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martedì 11 settembre 2018

POLITICA A SCUOLA


Avanti futuro 
                            

Un twitter di Salvini di luglio scorso “Per fortuna gli insegnanti che fanno politica a scuola (guarda caso sempre pro-sinistra e pro-immigrazione) sono sempre di meno, avanti futuro!” m’ha fatto ritornare indietro nel tempo.   

Continuano, come flash, ad apparirmi circostanze e situazioni dei decenni di servizio passati a scuola in qualità di dirigente scolastica con l’eterna questione sbandierata da amministratori, enti vari, quella, per intenderci, che la scuola non doveva far politica.
Non capivano, o fingevano di non capire costoro, che, sì, io facevo politica a scuola, ma non professione di fede partitica, esprimevo cioè politicamente pareri tecnici su questioni legate alla mia professionalità ma mai adesioni a schieramenti partitici.  
E così le accuse alla scuola (e a me) si rinnovavano ogni qual volta prendevamo posizione a favore ad esempio dell’integrazione degli alunni  stranieri, o quando organizzavamo manifestazioni per ricordare i giovani partigiani arzignanesi ‘morti per la libertà’, tra cui Antonio Giuriolo cui era intitolata la nostra scuola, o dedicavamo ad essi, sfruttando il nuovo indirizzo musicale, la canzone “O bella ciao”, o deliberavamo
attività  di recupero  gratuite per gli alunni più bisognosi, guarda caso soprattutto stranieri (ci ripetevamo anche allora …prima gli italiani), o facevamo  ‘cittadinanza attiva’  con sperimentazioni ed esercizi di democrazia (simulazioni di votazioni, elezioni del baby sindaco).     
È così che intendevamo costruire una città migliore: tirando su cittadini che sapessero scegliere con la propria testa. Noi ritenevamo (e riteniamo) che il senso più profondo, sia della parola scuola che della parola politica, fosse (ed è oggi) quello di preparare, insieme, un futuro migliore, collegandoci allo spirito che pervade la nostra Costituzione.

Non si deve fare politica a scuola”.                                                  

 Quale politica si intendeva?
Io la facevo in tutti i momenti della mia giornata in quanto come cittadina appartengo ad una “polis”, sistema di relazioni che determinano appunto il senso dell’attività precipua di ogni individuo inserito in strutture sociali.
Come si fa ad esercitare i diritti di cittadinanza se non si fa politica?
Come si fa ad esercitare i diritti ed i doveri previsti da un sistema democratico se non si fa politica?
E nella fattispecie come si fa a non fare politica scolastica se si dirige una scuola?
Venimmo a sapere, addirittura, che in una occasione, il consiglio Comunale aveva parlato delle attività scolastiche tacciando la scuola come “un covo di comunisti”; negli ultimi anni di mia attività il Sindaco di Arzignano espresse, utilizzando il giornale locale (GDV) pesanti accuse alla dirigenza sostenendo tolleranza zero con i dirigenti buonisti” (plurale maiestatis: ero io).         Tutto documentato.
Lo smacco per l’amministrazione e la sua propaganda negativa fu un premio, l’anno successivo, consegnato dal prefetto di Vicenza alla scuola e alla dirigente ‘buonista’ per l’impegno profuso sui temi della democrazia e del vivere civile nel rispetto della Costituzione
Non abbiamo mollato mai. Era con grande orgoglio che facevamo politica ricordando don Milani e andando in pellegrinaggio a Barbiana con gli allievi, compresi quelli del CTP per diversi anni consecutivi.                                          
Don Milani diceva :”Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia”. “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”.  Per cui il lavoro della scuola è il più politico al mondo: riflettere e far riflettere sul fatto che la democrazia è un bene che purtroppo non esiste in natura, che è un prodotto delicato da difendere con le armi della ragione e dell’informazione

Perciò come posso non plaudire le posizioni di Enrico Galiano che dichiara:  
La politica che faccio e che farò è quella nella sua accezione più alta: come vivere bene in comunità, come diventare buoni cittadini, come costruire insieme una polis forte, bella, sicura, luminosa e illuminata. Ha tutto un altro sapore, detta così, vero? Ecco perché uscire in giardino e leggere i versi di Giorgio Caproni, di Emily Dickinson, di David Maria Turoldo è fare politica. Spiegare al ragazzo che non deve urlare più forte e parlare sopra gli altri per farsi sentire è fare politica. Parlare di stelle cucite sui vestiti, di foibe, di gulag e di tutti gli orrori commessi nel passato perché i nostri ragazzi abbiano sempre gli occhi bene aperti sul presente è fare politica. Fotocopiare (spesso a spese nostre) le foto di Giovanni Falcone, di Malala Yousafzai, di Stephen Hawking, di Rocco Chinnici e dell’orologio della stazione di Bologna fermo alle 10.25 e poi appiccicarle ai muri delle nostre classi è fare politica.
Buttare via un intero pomeriggio di lezione preparata perché in prima pagina sul giornale c’è
l’ennesimo femminicidio, sedersi in cerchio insieme ai ragazzi a cercare di capire com’è che in questo Paese le donne muoiono così spesso per la violenza dei loro compagni e mariti, anche quello, soprattutto quello, è fare politica.  Insegnare a parlare correttamente e con un lessico ricco e preciso, affinché i pensieri dei ragazzi possano farsi più chiari e perché un domani non siano succubi di chi con le parole li vuole fregare, è fare politica. Accidenti se lo è.    

 …E in questo senso, soprattutto in questo senso, io faccio e farò sempre politica in classe”.

Rincara la dose Claudia Pepe
“… Lei, Sig. Ministro, sa cosa vuol dire insegnare a ragazzi che si siedono nell’ultimo banco e guardano dalla finestra per sei ore consecutive? E allora c’è la politica dell’inclusione, dell’accoglienza e insieme tutte noi insegnanti progettiamo e investiamo su quella vita umana. …                      Lei forse non conosce Don Milani il grande insegnante che ha cambiato la didattica di tutti noi… Noi abbiamo a che fare ogni giorno con l’integrazione, con il bullismo, con disturbi comportamentali, alimentari, familiari. Noi abbiamo nelle mani la vita, Ministro Salvini. E la vita è politica. 
La politica è quando prendo per mano un bambino che i genitori mi danno con fiducia la mattina, mi regalano la loro cosa più bella per insegnargli a diventare una persona, un uomo e una donna.”  



Il fatto è che, come sostiene Matteo Saudino,  
“… Coloro che contrastano la politicità dell’insegnante sono i costruttori di muri, i difensori di una tradizione che discrimina, i cantori delle disuguaglianze, gli esaltatori dell’uomo monodimensionale, mansueto esecutore di ordini e comandi…
L’apoliticità dell’insegnante segna, pertanto, la mutazione genetica, se non addirittura l’eutanasia della stessa professione docente. Insegnare, infatti, è l’atto politico più nobile e vitale che si possa compiere. Insegnare è il mestiere politicamente più rivoluzionario di tutti perché può portare gli uomini e le donne ad aver fame e sete di felicità, conoscenza ed emancipazione. Per questo motivo il mestiere dell’insegnante è un’arte pericolosa e faticosa che dobbiamo continuare a praticare con tenacia, resistendo alle sirene che voglio fare della scuola una industria dell’omologa e del consumo veloce e compulsivo.”

In fondo nella scuola tutto è politica, perché ogni azione didattica si pone come obiettivo fondamentale la formazione di cittadini consapevoli che sappiano almeno distinguere qual è il contesto opportuno per fare selfie, che tengano in giusta considerazione il prossimo, il suo dolore.
Quando si sceglie un manuale di letteratura che antologizza brani tratti dalle opere di Gobetti e Gramsci e non solo poesie di Baudelaire, si compie un gesto politico. Quando si assegna in lettura ad una classe “E tu splendi” di Giuseppe Catozzella, romanzo sul dramma dei migranti filtrato dagli occhi di un bambino, invece di “Divorare il cielo” Di Paolo Giordano, libro a impianto profondamente introspettivo e non propositivo, si fa politica.
 Avviare un dibattito con Don Ciotti e partecipare con la propria scuola alla marcia di Libera significa “fare politica” scrive Teresa D’Errico.

Mi viene il dubbio di cui si è fatta carico la dirigente Isabella Albano quando scrive:  
 “I partiti politici non sono la politica, altrimenti aderendo a questa visione la depriveremmo della nostra complessa e assai ricca vita di relazioni riducendola, purtroppo spesso, a manifestazioni di esponenti di partito che di politico hanno ben poco”

Ora sono fuori dalla scuola e continuo a fare politica fuori da ogni schieramento partitico

Iscritta a una associazione ambientalista locale, Ci.L.L.S.A che affronta tematiche legate al lavoro, alla legalità, alla salute e all’Ambiente, dopo cinque anni di militanza in essa rimango ancora del tutto basita quando qualcuno,   pur essendo d’accordo con le posizioni da essa espresse, dichiara di non iscriversi  perché preferisce non identificarsi in  una associazione che fa politica.


Eppure la nostra e’ una “voce libera da qualunque appartenenza partitica” e che fa del legame col territorio la sua cifra identitaria, mettendo a disposizione le proprie energie, le proprie intelligenze, la propria critica non asservita al Potere e, soprattutto, la propria partecipazione attiva”.

Politica, a scuola e fuori della scuola, così è.
Il mio canto libero, la mia coscienza.

Donata Albiero  


Cittadinanza attiva
http://donataalbiero.blogspot.com/2018/02/millumino-di-meno-lettera-aperta-agli.html



































domenica 26 agosto 2018

PAESE DELLA VOLGARITA’ E DELLE PAROLACCE: MANCANZA DI EDUCAZIONE?


Mancanza di educazione o malaeducazione? 

I bambini ci guardano         https://youtu.be/2EioSHrivj4

             


E’ un dato di fatto. 
Parolacce, offese, insulti, gesti osceni e sessisti, trivialità, ormai, si possono ascoltare e vivere ovunque in Italia: nei palazzi di Potere, in autobus, a scuola, negli uffici, in facebook.
A tutti i livelli.

L’italiano, una lingua nobile, rischia di diventare schiava di una modernità che è ignoranza, scurrilità e dimostra solo la propria volgarità. 

D’accordo: la lingua è una cosa viva, che evolve di pari passo con chi la parla e con la società in cui vive.


Allora perché resistere?                           
Perché rivolgersi, ancora, agli altri in modo educato?
Perché chiedere rispetto: tra genitori e figli, professori e studenti, autorità e cittadini, immigrati e residenti, vicini e lontani, amici, conoscenti e sconosciuti.
Perché?
Perché ci sono i nostri figli, i nostri alunni, a cui dover dar conto.                                       E’ l’esempio che diamo come genitori ed educatori (stendo un velo pietoso sui politici) che conta, non mi stanco mai di ripeterlo.    

Purtroppo, i bambini sentono le parolacce in continuazione dagli adulti, dai genitori, dalla gente dello spettacolo, nei dibattiti pubblici, dai politici. Il modo di parlare, il comunicare dei grandi è diventato sempre più frequentemente ingiurioso, offensivo e violento. 

Quindi?

Inutile lamentarsi della mancanza di educazione dei giovani se i modelli che proponiamo loro sono ben altri. 
Come pretendere che in un litigio un ragazzo non mandi a… quel paese (ma l’espressione è ormai d’altri tempi) un genitore, se è lo stesso genitore che insulta il proprio figlio, magari offende apertamente l’insegnante che, a suo parere, ha valutato ingiustamente il proprio pargolo, oppure ridicolizza senza mezzi termini una persona di cui non condivide il modo di essere” sostiene Giuseppe Maiolo, docente Psicologia dello sviluppo – Università di Trento, che aggiunge:  
Come aspettarsi che a scuola gli scolari ascoltino chi parla, rispettino i compagni e non li offendano, se gli adulti per primi non rispettano le regole comuni, sono offensivi e prevaricatori? 
Cosa significa parlare di legalità, di onestà, di rispetto dei più deboli, quando prevale negli atteggiamenti comuni, tra gli uomini pubblici, quelli che contano, arroganza, falsità, imbrogli, malaffare, esibizionismo e il proprio tornaconto?  

Non è mancanza di educazione. La dobbiamo chiamare, caso mai, mala educazione quella che stiamo proponendo in questo momento

Pienamente d’accordo.












Non si trasmettono certo con le parole valori come rispetto, accoglienza, partecipazione, ma è con i fatti e l’esempio che educhiamo alla tolleranza e alla comprensione, alla disponibilità e alla solidarietà, così come all’empatia.                  

Non si diventa “buoni” perché ci dicono di esserlo o ci spiegano come fare, ma perché vediamo come si comportano gli altri. 

Far crescere, vuol dire educare con l’esempio e non dire quello bisogna fare.  Prima di dire come bisogna comportarsi, l’adulto deve mostrare con i fatti e con il suo modo di essere quello che chiede.

Incominciamo dalle piccole cose quotidiane come educare a chiedere “per cortesia”, domandare “permesso” prima di entrare, salutare con un sorriso, ringraziare per un aiuto, attendere il proprio turno sia per prendere qualcosa che per parlare. 



Regole elementari e di base, che devono essere fornite ai bambini e rispettate da tutti. Sempre.

 Regole che valgono in famiglia e a scuola. Ovunque.

Questione di rispetto: per se stessi, per gli altri  



 Donata Albiero 

PS   Sull'argomento della "buona educazione"  vedasi anche   
      Monsignor Della Casa a scuola 
 http://donataalbiero.blogspot.com/2015/10/monsignor-della-casa-scuola.html )


Approfondimenti




giovedì 28 giugno 2018

IL MOVIMENTO ZERO PFAS NELLE SCUOLE DEL VENETO

  Gruppi, Comitati, Associazioni del Movimento No PFAS
Veneto     
  “Salvaguardare la Salute minacciata dalla contaminazione PFAS nelle falde del sud ovest Veneto” 
 

                             UN PROGETTO DI CITTADINANZA ATTIVA                                                                                                         (anno scolastico 2018/2019) 


  Siamo i rappresentanti del vasto movimento di cittadini costituito da Gruppi, Associazioni, Comitati di tre province del Veneto (VI, VR, PD) che, attraverso la pratica della cittadinanza attiva, da alcuni anni interloquiscono con le Istituzioni a vari livelli affinché si ponga fine a un vastissimo inquinamento da PFAS (Sostanze Perfluoro Alchiliche) delle acque superficiali e profonde.            
          
                                                                                                      
  Il movimento che rappresentiamo, espressione diretta dei cittadini, è totalmente autonomo e prescinde da ogni riferimento ad organizzazioni partitiche o confessionali.
























Ci rivolgiamo, soprattutto, alle scuole delle province di Vicenza, Padova, Verona, colpite dall’inquinamento delle acque e degli alimenti.

RITENIAMO  infatti, che in questa fase storica caratterizzata purtroppo da grandi disastri ambientali, la Scuola, come struttura educante, abbia il diritto istituzionale e il dovere etico di intervenire:
1)      nella formazione delle nuove generazioni cui dare gli strumenti culturali e morali per far 
      fronte alle grandi problematiche che caratterizzano la nuova realtà del Pianeta e della società
2)      nel coinvolgimento dei  docenti,  per affrontare le nuove  tematiche  con gli studenti;  
3)      nella creazione di consapevolezza nei  genitori  di un futuro che, se non  affrontato per tempo
      e modificato, negherebbe  ogni opportunità di vita e salute per i loro figli

















 Oggi, l’acqua che esce dai nostri rubinetti è contaminata da PFAS.      
  
  L’avere stabilito, da parte delle istituzioni, dei limiti massimi entro i quali tali sostanze possono essere accettate nell’acqua potabile non ci garantisce dal rischio che esse rappresentano per la nostra salute.                        Si tratta infatti di molecole, con caratteristiche di persistenza nell’ambiente e nel corpo umano nel quale, una volta assimilate, permangono per anni. 
Tali molecole appartengono alla classe degli interferenti endocrini, che non contaminano il nostro organismo solo con l’assunzione dell’acqua ma anche attraverso i cibi (animali o piante) a loro volta contaminati.                                              
 E’ il fenomeno denominato Bio Accumulo.                                                                                        Le malattie neoplastiche (tumori) che aggrediscono, in maniera sempre più frequente e diffusa, i bambini fin dalla più tenera età sono una delle conseguenze di tale contaminazione.   
 Gli interferenti endocrini contenuti nelle acque e nei cibi contaminati possono raggiungere i feti già nel grembo materno.
I PFAS  sono anche responsabili di patologie degenerative sempre più diffuse, come dimostrano le ricerche epidemiologiche.      



E' dimostrata la correlazione tra questi contaminanti tossici e le patologie degenerative, sempre più diffuse, compreso l’Alzheimer, il Parkinson, il Diabete, nonché varie patologie neurologiche che colpiscono i bambini nella fase dell’accrescimento tra cui i casi di soggetti iperattivi, sempre più presenti.


Ci troviamo all’interno di una prospettiva di estrema gravità con cui riteniamo sia doveroso e improcrastinabile confrontarsi per arginarla, fronteggiandone cause ed effetti alla ricerca di risposte e proposte nella vasta gamma di soluzioni.
   
Potremmo concordare, se ritenuto utile, a seconda delle necessità delle singole scuole, una progettualità   che, attraverso la pratica dell’apprendimento attivo, possa interessare e coinvolgere gli studenti.
Utilizzeremmo a tal uopo i nostri esperti, presenti nel movimento No PFAS, disposti a intervenire senza alcun onere per la scuola (avvocati, medici, educatori, geologi, tecnici, personale specializzato , mamme, esponenti di Acquisto Solidale...)   

 
   

Prima di iniziare con gli allievi, 

prevediamo una sessione propedeutica informativa rivolta agli adulti (genitori e insegnanti) dell’intero istituto,  per far conoscere meglio loro il fenomeno inquinante, la sua origine e le sue conseguenze nonché i contenuti e le modalità dei nostri corsi







Insieme con gli stessi docenti siamo disponibili a personalizzare i percorsi formativi con le classi interessate, adattandoli alla loro età ed esigenze (scuole secondarie di I°e II°grado).
       
  Ciò che ci interessa è contribuire, con la Scuola stessa, a sviluppare nei giovani una maggiore consapevolezza degli eventi che coinvolgono la comunità in cui vivono. 

















 SentiaAbbiamo  tutti il concreto bisogno di una nuova leadership morale.
La vediamo con fiducia e speranza nella SCUOLA.

Di qui la presentazione della nostra offerta progettuale che confidiamo sia presa in considerazione.
            

                                                                                       
        Distinti saluti
       
           Coordinatrice 
 gruppo educativo “Zero PFAS”,
        
      Donata Albiero (*) 







(*) Donata Albiero    già dirigente scolastica (alias preside e direttrice didattica) dal 1981 al 2012 
                                        docente di scuola primaria e secondaria dal 1972 al 1981      


2018 04 16 SEZZANO  (VR)  incontro gruppo educativo 

                                   
SIMONE














 DANILO, DONATA, CLAUDIO, LUCA 
                                                                  Allegato          
PROGETTO     “Salvaguardare la Salute minacciata dalla contaminazione PFAS nelle falde del
                               sud ovest Veneto”

UTENTI
a)      Genitori / Docenti di tutte le scuole di ogni ordine grado: assemblea serale 3h 
Incontro informativo con esperti e dibattito 
      b)     Studenti (scuola secondaria di primo e secondo grado)

Obiettivo generale formativo  
Creare consapevolezza che la salute è strettamente legata alla difesa dell’ambiente e che al di là della politica la cittadinanza attiva è la risposta da dare da parte del singolo cittadino
 Obiettivi intermedi
Sapere -  saper fare-  saper essere
Alla fine del percorso i ragazzi devono essere in grado di SAPERE che: 
1)      L’acqua è un bene comune
2)      Cosa sono i pfas e dove li troviamo
3)      Conoscere la storia dell’inquinamento del territorio dove vivono e le patologie provocate
4)      Conoscere la presenza di pfas negli alimenti
5)      Sapere le responsabilità delle istituzioni e dei cittadini
6)      Perché e come   esercitare la cittadinanza attiva 
         Lo studente, alla fine del percorso, dovrà essere in grado di fare proposte in merito alla
         prevenzione e a iniziative da attuarsi

Obiettivi specifici (operativi) e contenuti
1)      Capire che l’acqua è il “sangue” della terra e pertanto è un bene comune da proteggere; la ragione del cambiamento climatico e le conseguenze
2)      Prendere atto dell’inquinamento da pfas nel territorio e nel mondo e della sua storia; le responsabilità (politiche amministrative, economiche)
3)      Essere consapevoli che i pfas sono degli Interferenti endocrini e che hanno prodotto la contaminazione del cibo; azione dei GAS  (gruppi di Acquisto Solidale)
4)      Saper apprendere dalle Iniziative del movimento; ruolo degli studenti all’interno della scuola e all’esterno: proposte e soluzioni 
            Iniziative pubbliche degli stessi studenti

 Tempi
9 / 12 ore   divise in tre/ quattro moduli 

Metodologia   
Primi tre moduli: lezioni frontali in ogni incontro come imput: non più di venti minuti
                                consecutivi, lavori di gruppo, restituzione, proposte e discussione;
Quarto modulo: laboratorio finale degli allievi (con possibile intervento degli Angry animals di
                            Climate defense units)  
Prodotto  
Presentazione a fine percorso da parte dei ragazzi alla scuola e al comune di proposte e soluzioni.

Verifica e valutazione  
All’inizio del progetto si presenterà agli studenti un pre/ test per saggiare le loro conoscenze onde poter così tarare il tipo di interventi da fare ed eventualmente delle schede informative sui pfas
Alla fine del percorso sarà effettuato un post/ test per verificare la validità del corso effettuato.

il gruppo educativo  


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Donata Albiero                                                                28 giugno 2018

Spunti di ulteriore riflessione

La speranza di cambiare in meglio

Mi illumino di meno