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martedì 10 marzo 2026

UN' ULTIMA INTERVISTA CON IL MIO COMPAGNO DI VITA E DI IMPEGNO CIVILE SOCIALE PER PARLARE DEL PERCORSO SUI PFAS NELLE SCUOLE

 

Università degli Studi di Padova

Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche

L’inquinamento da PFAS nel Veneto

Disastro ambientale e cittadinanza attiva

Relatore: Ch.ma Prof.ssa ELISABETTA NOVELLO

Laureando: GIORGIO PARRELLA Matricola: 2130547

                              INSIEME NELLA VITA E NELL'ATTIVISMO 


(OMISSIS)

  2.1.4. CILLSA E IL PROGETTO EDUCATIVO ZERO PFAS

 Ho intervistato Donata Albiero e suo marito Giovanni Fazio insieme, nella loro casa di Arzignano. Due persone estremamente affabili ma molto determinate nell’esprimere le loro convinzioni. Entrambi sono in pensione. Donata è una ex dirigente scolastica, ha lavorato nella scuola per 42 anni, di cui 31 come preside.

Dal 2018 è coordinatrice del gruppo educativo Zero PFAS, quando movimenti e associazioni impegnati nel contrasto all’inquinamento ambientale causato dalla Miteni hanno deciso di entrare nelle scuole per affrontare questa tematica con gli studenti.

Giovanni è laureato in medicina; ha fatto il medico di famiglia per 42 anni.

Entrambi fanno parte di un’associazione strutturata, CILLSA, acronimo di ‘Cittadini per il lavoro, la legalità, la salute e l'ambiente’, Giovanni ne è stato il fondatore.

Pur conoscendo già la problematica, il loro approccio concreto con il mondo PFAS è avvenuto al momento della costituzione delle cosiddette ‘zone di osservazione’, effettuata sulla base delle concentrazioni di PFAS riscontrate. Il loro comune di residenza, Arzignano, non rientrava in nessuna di queste zone.

Donata ha raccontato così la loro esperienza iniziale:                                                                                  “Arzignano risultava, a pochi chilometri da Trissino, assolutamente non compresa in nessuna di queste zone a rischio. E Arzignano è il centro del distretto conciario; ora a noi pareva assolutamente assurda questa questione e allora abbiamo fatto delle analisi private, sì private in un laboratorio.

Ci siamo fatti analizzare e lì abbiamo scoperto di avere il PFAS; ora abbiamo pensato noi due insieme, se noi che siamo tutto sommato dei cittadini virtuosi, nel senso che cerchiamo prodotti buoni, abbiamo avuto i PFAS, cosa era dei nostri concittadini di Arzignano e da lì è iniziata veramente la battaglia”.

Dal 2018 Donata ha iniziato ad entrare nelle scuole per parlare dell’inquinamento da PFAS. È tornata nel mondo in cui ha operato per tanti anni perché, a ragione, ha ritenuto essenziale coinvolgere le nuove generazioni in questa grave problematica. Una grande opera di divulgazione e di corretta informazione.

Da allora, con il gruppo educativo Zero PFAS del Veneto, su mandato del movimento, ha incontrato più di diecimila studenti e più di duemila fra genitori e docenti:

 “Siamo entrati nelle scuole perché ci eravamo resi conto da una parte del silenzio istituzionale, da una parte della disinformazione istituzionale, da una parte della minimalizzazione istituzionale sul problema, ma dall'altra anche che la cittadinanza non sapeva nulla e la cittadinanza era restia ad apprendere.

E allora, siccome eravamo preoccupati perché uno dei target a maggior rischio sono proprio le nuove generazioni, e lo sono tuttora, abbiamo detto è bene che noi andiamo nelle scuole per un cambio di paradigma culturale.

Se i ragazzi conoscono e poi prendono consapevolezza del problema è più facile farli agire e solo agendo possiamo sperare in un futuro migliore”.

Il gruppo educativo Zero PFAS, coordinato da Donata, lavora in modo autonomo ma, alla fine di ogni anno, rendiconta quanto fatto, in maniera trasparente e pubblica, sia alle scuole che al movimento. Allo stesso tempo, all’inizio dell’anno scolastico, la scelta di proseguire in questo importante momento educativo/formativo viene condivisa con il gruppo di movimenti e associazioni.

Donata ha precisato che attualmente sono 16 quelli che inseriscono il loro ‘logo’ nel pubblicizzare l’iniziativa.

Li ha elencati analiticamente, sono: Rete Zero PFAS Italia, Cittadini Zero PFAS Di Vicenza, Comitato Zero PFAS Val d’Agno Chiampo, Zero PFAS di Padova, Pfas.Land, ISDE Nazionale, CILLSA, Libera Veneto, Rete Gas Vicentina, Acqua Bene Comune Vicenza, Mamme No PFAS, Legambiente Alta Padovana, Greenpeace Vicenza, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, Cgil Veneto, Il Mondo di Irene Verona.

Ha poi evidenziato alcuni aspetti interessanti che caratterizzano questa esperienza:

“Il gruppo è ristretto, il gruppo ristretto è formato soprattutto da esperti ISDE per la questione salute, esperti del territorio, da geologi a professori universitari a ex funzionari dell'ARPAV che vanno a parlare dal punto di vista scientifico.

Cerco di provocare i ragazzi con dei documenti già preparati in modo che quando noi entriamo nelle scuole siano preparati e possano fare domande e cerco di far sì che l'esperto non si metta a fare la relazione di due o tre ore, che non risolve niente, ma si metta in dialogo in metodo interattivo.

Allora con i ragazzi, con le scuole che decidono non solo di fare la sensibilizzazione ma di fare un progetto autonomo di cittadinanza attiva, dopo che ci hanno sentito e si sono confrontati con noi, alla fine porto allora gli attivisti, alcuni attivisti e faccio il confronto intergenerazionale. Tu ragazzo, tu scuola, hai fatto questo tipo di percorso di cittadinanza attiva, adesso ti spiego come io sono entrata nel movimento e che percorso ho fatto, e quindi è bello, è quel dibattito finale in cui i ragazzi si sentono forti, ma anche noi cresciamo insieme.

Eravamo partiti soltanto con le scuole secondarie di secondo grado, però ci siamo resi conto che se ben preparati possono dare soddisfazione anche i ragazzi di terza media.

Ci avevano chiesto anche le primarie, ma non ce la facciamo, quindi facciamo proprio le scuole secondarie. Le tre province, Vicenza risponde tantissimo, Padova risponde tantissimo, un po' meno Verona, facciamo però delle capatine anche nella provincia di Treviso e siamo stati anche nella provincia di Venezia”.

 Giovanni guarda alla problematica PFAS con molta preoccupazione, anche per il suo trascorso professionale che lo ha visto medico di base operativo sul territorio vicentino:

 “La prima cosa da fare non è tanto pensare all'inquinamento del passato, cioè della Miteni, che è comunque giusto fare, ma non vi accorgete che non fate niente per fermare quello di oggi. Allora la mia preoccupazione è questa, sì d'accordo dobbiamo fare le lotte, le firme, dobbiamo mirare al bando finale eccetera, ma nel frattempo noi abbiamo una responsabilità, dobbiamo salvare la vita e il futuro di quelli che vivono oggi e che oggi mangiano prodotti fortemente contaminati, che vivono in zone fortemente... e allora, proprio perché mi occupo della prevenzione, la prima cosa che noi chiediamo e che sono andato a portare all'ultimo incontro fatto in presenza della Rete Zero PFAS Veneta, la prima cosa che bisogna chiedere è assolutamente il divieto di scaricare reflui contenenti i PFAS nell'ambiente”.

Ho chiesto poi a Giovanni qualche ulteriore informazione su CILLSA:

“CILLSA l'abbiamo creata alla fine del 2012, è una associazione registrata. Abbiamo cominciato con iniziative per divulgare la necessità di agire contro il riscaldamento terrestre e poi contro il TAP (Trans Adriatic Pipeline).

Il mio compito era quello poi di trasferire nella zona, nell'Ovest Vicentino, la conoscenza di questi fatti, di coinvolgere le persone, cioè fare in modo che ci fosse attorno a noi una presa di coscienza generale della popolazione”.

Ma il motivo principale della nascita dell’associazione nel 2012 è legato, secondo Donata, alla volontà di impedire la costruzione dell'inceneritore ad Arzignano. Così ne ha parlato Giovanni:

“La lotta dell'inceneritore è stata durissima, considerato che noi siamo una piccola associazione, siamo riusciti in tutti questi anni a fermare le forti organizzazioni dei conciari. Purtroppo in quel periodo c'era anche l'amministrazione comunale che remava a favore dell'inceneritore e quindi la nostra battaglia era estremamente difficile, ma proprio per questo noi abbiamo raccolto più di duemila firme. L'inceneritore è legato anche al problema dei PFAS.

Perché come sappiamo, i fanghi sono delle concerie e contengono ampiamente i PFAS. Comunque fino ad ora non c'è l'inceneritore”.

 Donata ha poi evidenziato altre attività nelle quali è stata impegnata CILLSA; una campagna di informazione della cittadinanza supportata dall’amministrazione comunale che ha condiviso i problemi ambientali, pur rappresentando una forza politica spesso lontana da questi temi.

Da quattro anni viene anche organizzata l'eco festa di CILLSA; un'occasione di iniziative culturali che Alberto Peruffo ha definito, secondo Donata azzeccando il termine, una manifestazione di ‘ecologia militante’. Quest'anno è stato presentato il libro di Alessandro Tasinato ‘Il funerale dell'esperto ambientale’, un’opera che parla della crisi di questa società e del ruolo degli attivisti e degli esperti.

Ho poi chiesto a Donata e Giovanni quanto ritenessero fosse stato importante l'impegno e l'attività delle associazioni, dei movimenti e degli attivisti per contrastare l'inquinamento da PFAS                             Per Donata è stato essenziale. Ritiene che senza l’intervento dei movimenti non sarebbe stato fatto nulla. Fondamentale quindi, come ripete spesso ai ragazzi che incontra; Davide contro Golia per semplificare il discorso.

 È intervenuto quindi Giovanni aggiungendo che è successo qualcosa di straordinario: dei semplici cittadini, senza partiti politici né sindacati alle spalle, sono riusciti a fare chiudere una multinazionale potentissima. Nessuno avrebbe potuto immaginarlo.

Prima di finire l’intervista, parlando del comportamento delle Istituzioni in questa vicenda, è emerso nuovamente il ruolo del Comune di Arzignano. Giovanni ha sottolineato come, a livello locale, sono stati raggiunti notevoli successi, anche in contraddizione con quelle che erano le direttive del Paese che, pur essendo un comune leghista, si comporta con modalità ecologiste facendo sempre nuovi passi in avanti.

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 Intervista a Donata Albiero e Giovanni Fazio – 30 settembre 2025

 GP - Eccoci, allora oggi è il 30 settembre 2025, io sono Giorgio Parrella del dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità dell'Università di Padova, sono ad Arzignano in compagnia di Donata Albiero e di Giovanni Fazio e parliamo di inquinamento da PFAS.

Allora, grazie per la disponibilità, partiamo da Donata; ti puoi presentare velocemente, anche l'ambito associativo di cui stai parlando.

 DA - Io provengo, sono sempre stata, diciamo così, interessata al discorso della salute e dell'ambiente nel concetto di One Health, una salute e un ambiente, ho fatto un'esperienza scolastica di più di 40 anni, di cui 31 come dirigente scolastica e dal 2013, quando sono uscita dalla scuola, mi sono iscritta ad un'associazione ecologista che opera nell'ovest vicentino, CILLSA e da lì siamo subito partiti per affrontare i problemi di PFAS.

Subito nel 2013 e da allora non abbiamo mai smesso, sono anche stata nominata coordinatrice del gruppo educativo Zero PFAS dal movimento in un incontro storico avvenuto nel 2018, dove decidemmo di entrare nelle scuole per affrontare questa tematica con gli studenti.

 GP - Questo movimento è un movimento, non è un'associazione?

 DA- No, sono tante associazioni, comitati, gruppi e anche singoli cittadini che pur diversissimi tra loro, anche per idee e impostazioni, si sono riconosciuti nell'obiettivo di combattere i PFAS e chi negava la loro esistenza.

 GP - A te Giovanni.

 GF - Io sono un medico ISDE, sono stato per 42 anni medico di famiglia, questo è il nome vero che si dovrebbe dare perché la riforma prevedeva questo. Mi sono occupato, già nella mia professione, di didattica e inserimento, di didattica attiva per i gruppi dei medici; ho fondato, insieme ad altri colleghi, la scuola di medicina generale della regione Veneto, gestita tutta dai medici e sono stato tutor per molti anni. Mi sono quindi occupato molto di formazione nel momento in cui facevo questa professione; alla fine del 2012 sono stato promotore e fondatore dell'associazione CILLSA che sta per’ Cittadini per il lavoro, la legalità, la salute e l'ambiente’. Abbiamo quindi voluto mettere anche la legalità per evitare che ci si riconoscesse come gruppi eversivi, anche se eversivi rispetto a questo sistema lo siamo.

 GP – CILLSA è un'associazione?

GF - Sì, è un’associazione, abbiamo il codice fiscale e tutto quanto.

 GP - Donata, qual è stato il motivo che ti ha portato ad approfondire il problema legato all'inquinamento da PFAS?

 DA - A dire la verità, ripeto, abbiamo militato nel movimento e quindi nel 2018 siamo partiti con le scuole; prima di allora però, siccome si stava parlando dell'inquinamento da PFAS e la Regione aveva delineato le famose zone più o meno a rischio e risultava che Arzignano non era in nessuna zona, quasi un'isola pura, quando invece sappiamo….

 GP – Quindi ne rossa ne arancione.

 DA – Ne rossa ne arancione, però noi non eravamo nemmeno in quelle altre perché Arzignano risultava, a pochi chilometri da Trissino, assolutamente non compresa in nessuna di queste zone a rischio. E Arzignano è il centro del distretto conciario; ora a noi pareva assolutamente assurda questa questione e allora abbiamo fatto delle analisi private, sì private in un laboratorio.

Ci siamo fatti analizzare e lì abbiamo scoperto di avere il PFAS; ora abbiamo pensato noi due insieme, se noi che siamo tutto sommato di cittadini virtuosi, nel senso che cerchiamo prodotti buoni, abbiamo avuto i PFAS cosa era dei nostri concittadini di Arzignano e da lì è iniziata veramente la battaglia.

Però tieni presente che comunque nel 2013 noi, il dottor Fazio, fece un esposto, no un esposto, una diffida in comune per conoscere quali erano i dati di Arzignano perché avevamo nella nostra associazione il dottor Vincenzo Cordiano che è stato il primo che in piazza ad Arzignano ha anche fatto una conferenza sui PFAS, di cui nessuno sapeva niente. C’erano quindi questi motivi.

 GF - Sì, essendo amico di Vincenzo Cordiano ho appreso immediatamente, quasi contemporaneamente alla ricerca del

 CNR, la presenza dei PFAS e cosa fossero e quindi abbiamo deciso insieme di fare delle iniziative anche per i colleghi, eccetera; una di queste iniziative è stata durante…noi facevamo le feste per l'ambiente, contro il riscaldamento, in piazza con varie cose, bambini, scuole eccetera e c'è il filmato di quella volta, diciamo nel 2014, dove spieghiamo pubblicamente in una piazza tipo comizio che cosa sono i PFAS alla gente.

Ma poi il fatto che i colleghi, i medici di famiglia, non erano per niente interessati a venire a sentire di cosa si trattava, mentre noi ci rendevamo conto della gravità di quello che stava succedendo e quindi questo ci ha spinti a lavorare, a fare proposte, a entrare in contatto con gli altri gruppi per informare prima di tutto i cittadini.

E così siamo partiti con azioni concrete di propaganda, soprattutto incontri nei comuni, conferenze, dibattiti eccetera, e portando la partecipazione delle persone ad un livello un po’ più alto.

 GP - Dopo parliamo anche di questo; conoscevate già la problematica relativa all'inquinamento da PFAS?

 GF - Sì, dal 2013, appena si è saputo. Vincenzo era stato a un convegno un po' prima e quindi aveva appreso anche quello che avveniva negli Stati Uniti.

 DA - È in quell'occasione, nel 2013, che sia noi che lottavamo qua, sia Vincenzo, eravamo considerati dei terroristi. Allarmisti.

 GP - Che comportamenti iniziative avete messo in pratica quando avete saputo dell'inquinamento dal PFAS?

 DA - Io mi sono dedicata anima e corpo al discorso della scuola dal 2018, forte dell'esperienza anche…

 GP - Scusa, dal 2018?

 DA - Come cittadina, come…io sono portavoce adesso anche di CILLSA, quindi come CILLSA abbiamo incominciato nel 2013. Dal 2018 io mi sono occupata di più dell'ambito della scuola e quindi sono entrata nella scuola.

Tieni presente che dal 2018 ad adesso noi, io con il gruppo educativo Zero PFAS del Veneto, su mandato del movimento, abbiamo incontrato più di diecimila studenti, più di duemila fra genitori e docenti.

Sempre per il discorso che siamo entrati nelle scuole perché ci eravamo resi conto da una parte del silenzio istituzionale, da una parte della disinformazione istituzionale, da una parte della minimalizzazione istituzionale sul problema, ma dall'altra anche che la cittadinanza non sapeva nulla e la cittadinanza era restia ad apprendere.

E allora, siccome eravamo preoccupati perché uno dei target a maggior rischio sono proprio le nuove generazioni, e lo sono tuttora, abbiamo detto è bene che noi andiamo nelle scuole per un cambio di paradigma culturale.

Se i ragazzi conoscono e poi prendono consapevolezza del problema è più facile farli agire e solo agendo possiamo sperare in un futuro migliore; quindi questo è stato il paradigma e così è dimostrato, sono i ragazzi, perché io faccio un questionario di entrata, e le famiglie non ne parlano con i ragazzi, sono i ragazzi che portano a casa la problematica.

 GP – E questo all'inizio d'intesa con il movimento, con tutti i gruppi, le associazioni, gli attivisti?

 DA - Ogni anno io chiedo siete d'accordo, non siete d'accordo, perché lavoriamo in maniera autonoma, perché siamo un gruppo educativo ovviamente, però monitoriamo e rendicontiamo a fine d'anno, in maniera trasparente e pubblica, sia alle scuole sia al movimento quello che facciamo.

Ogni anno io chiedo siete convinti eccetera, adesso siamo arrivati a 16 loghi di associazioni che dicono andate avanti.

 GP – 16…E quanti siete?

 DA - Il gruppo è ristretto, il gruppo ristretto è formato soprattutto da esperti, ISDE per la questione salute, esperti del territorio, da geologi a professori universitari a ex funzionari dell'ARPAV che vanno a parlare dal punto di vista scientifico.

Poi se le scuole oltre all'incontro di sensibilizzazione, che comunque è ben organizzato, cioè non è un incontro di relatore, perché prima c'è un lavoro a monte, preparatorio, io devo sapere se e quanto conoscono i ragazzi, quali sono i loro bisogni, le loro aspettative.

Cerco di provocarli con dei documenti già preparati in modo che quando noi entriamo nelle scuole siano preparati e possano fare domande e cerco di far sì che l'esperto non si metta a fare la relazione tre ore o due ore, che non risolve niente, ma si metta in dialogo in metodo interattivo.

Allora con i ragazzi, con le scuole che decidono non solo di fare la sensibilizzazione ma di fare un progetto autonomo di cittadinanza attiva dopo che ci hanno sentito e poi di confrontarsi con noi, allora porto alla fine gli attivisti, alcuni attivisti e faccio il confronto intergenerazionale. Tu ragazzo, tu scuola, hai fatto questo tipo di percorso di cittadinanza attiva, adesso io ti spiego come io sono entrata nel movimento e che percorso ho fatto, e quindi è bello, è quel dibattito finale in cui i ragazzi si sentono forti, ma anche noi cresciamo insieme.

 GP - Certo, parlavi di 16 movimenti e associazioni che diciamo fanno parte un po' del coordinamento.

 DA – No, non sono del coordinamento, diciamo loro ci danno la fiducia.

 GP- Vi danno la fiducia, qualche nome di queste?

DA – Certo, c’è l’ISDE, la Rete Zero PFAS Italia, Greenpeace di Vicenza, Italia Nostra della sezione dell'Alto Vicentino, Lega Ambiente la sezione del Bassanese, CILLSA, Rete Gas Vicentina, Acqua Bene Comune, CGL del Veneto, forse me ne sono dimenticata qualcuno, ma ci sono anche organizzazioni a livello nazionale, Libera dell'associazione naturalmente di Don Ciotti del Veneto.

 GF - Io ho affrontato il problema dal punto di vista medico, oltre che medico attivista, naturalmente per me deve essere medico attivista, ho fatto dei vari…, man mano che si presentavano le problematiche, ho scritto dei report.

Praticamente ho prodotto diversi report con delle analisi molto puntuali, per esempio sulla mancata bonifica del Fratta Gorzone, due patti stato/regione decennali, uno dal 2005 al 2015, uno dal 2015 al 27, di cui non c'è stata nemmeno la prima pietra, e dovevano essere dei patti che salvano, il Fratta Gorzone è uno dei fiumi più inquinati d'Italia, però dal punto di vista, diciamo, come viene presentata la cosa, se domandiamo al consorzio, diciamo, Arica, che raccoglie i reflui di tutte le concerie, diciamo, e loro ti dicono, beh noi da sempre abbiamo rispettato i limiti, siamo perfettamente nei limiti, poi se sentiamo poi quello che dicono i responsabili regionali dell'ISP, quello dell'ISP eccetera, ti dicono, il Fratta Gorzone è un fiume biologicamente morto, quindi la politica dice, ma come, qua tutto a posto, però il fiume è morto, e comunque queste sono delle analisi che abbiamo fatto.

Poi mi sono soprattutto occupato della prevenzione, perché ci troviamo in una situazione in cui anche adesso c'è una parte del movimento che chiede giustamente la bonifica del sito, e quello che sta succedendo adesso, non chiedete niente, perché la quantità di sostanze perfluoroalchiliche che vengono acquistate ogni anno dalle varie aziende eccetera, che sono più di 50, sono circa 500 aziende che li usano, sono tonnellate, sono 360 tonnellate documentate nel Veneto, quindi parliamo di sostanze che si misurano a nanogrammi, ovviamente tutti i reflui di queste sostanze vanno a finire dove? Nei depuratori o direttamente dopo nei corsi d'acqua. Questo cosa comporta? Comporta che poiché siamo di fronte a un tipo di inquinamento straordinario, differente da tutti gli altri, perché sappiamo che nell'ambiente non viene assolutamente distrutto il carico, quindi il carico ambientale aumenta di anno in anno, come dico siamo nei limiti però il fiume è morto.

Quindi la prima cosa da fare non è tanto pensare all'inquinamento del passato, cioè della Miteni, che è giusto fare, ma non vi accorgete che non fate niente per fermare quello di oggi. Allora la mia preoccupazione è questa, sì d'accordo dobbiamo fare le lotte, le firme, dobbiamo mirare al bando finale eccetera, ma nel frattempo noi abbiamo una responsabilità, dobbiamo salvare la vita e il futuro di quelli che vivono oggi e che oggi mangiano prodotti fortemente contaminati, che vivono in zone fortemente... e allora, proprio perché mi occupo della prevenzione, la prima cosa che noi chiediamo e adesso sono andato anche a portarla su all'ultimo incontro che si è fatto in persona per la rete Zero PFAS Veneta, la prima cosa che bisogna chiedere è assolutamente il divieto di scaricare reflui contenenti i PFAS nell'ambiente, questo sia per i depuratori che per la gente, questo è fondamentale e su questo non possiamo più accontentarci del limite, poiché il limite potrebbe essere accettabile per un inquinante che poi col tempo viene ossidato, si cambia e poi scompare, ma il limite per una sostanza che è perenne significa che noi di anno in anno oltretutto ne abbiamo sempre di più.                                                                                                                                                            

 

GP – Dovrebbe essere zero…

 

DA - Ti do con esattezza i loghi che attualmente al 30 settembre mando nelle scuole come aderenti: Rete Zero PFAS Italia, Cittadini Zero PFAS Di Vicenza, Comitato Zero PFAS Val d’Agno Chiampo, Zero PFAS di Padova, Pfas.Land, ISDE Nazionale, CILLSA, Libera Veneto, Rete Gas Vicentina, Acqua Bene Comune Vicenza, Mamme No PFAS, Legambiente Alta Padovana, Greenpeace Vicenza, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, CGL Veneto, Il Mondo di Irene Verona. Per precisione.

 GP - Assolutamente, grazie. Due parole su CILLSA.

 GF – CiLLSA l'abbiamo creata alla fine del 2012, è una associazione registrata dal notaio, è stata riconosciuta dai comuni, eccetera.

Abbiamo cominciato con iniziative per divulgare la necessità di agire contro il riscaldamento terrestre e poi contro il TAP e praticamente a tutto tondo, ma soprattutto il mio compito era quello poi di trasferire nella zona, nell'Ovest Vicentino, trasferire la conoscenza di questi fatti, di coinvolgere le persone, cioè fare in modo che ci fosse attorno a noi una presa di coscienza generale nella popolazione.

 DA - Una precisazione; la nascita di CILLSA era legata prima, nel 2012, verso la fine del 2012, perché volevamo impedire la costruzione dell'inceneritore qui ad Arzignano. Poi nel 2013 siamo stati anche coinvolti dal discorso PFAS.

 GP - Adesso è quello che vi occupa di più, il PFAS?

 GF – La lotta dell'inceneritore è stata durissima, considerato che noi siamo una piccola associazione, siamo riusciti in tutti questi anni a fermare le forti organizzazioni dei conciari. Purtroppo in quel periodo c'era anche l'amministrazione comunale che remava a favore dell'inceneritore e quindi la nostra battaglia era estremamente difficile, ma proprio per questo noi abbiamo raccolto più di duemila firme e quando hanno visto che abbiamo raccolto molte firme, soprattutto a livello locale, si sono anche un po' preoccupati. Comunque abbiamo presentato nel 2014 una lista civica per costringere sia la formazione di sinistra che quella di destra, che non avrebbero parlato né dell'ospedale né del depuratore, perché entrambi avevano le stesse idee e soprattutto quella del PD.

 DA - Sì, ma comunque adesso lui parla di PFAS.

 GP - No no, certo era per riassumere un attimino l'impegno del CILLSA.

 GF - Siamo riusciti ancora una volta a bloccare, perché hanno dovuto confrontarsi davanti alla pubblica opinione, alla televisione eccetera. Comunque fino ad ora non c'è l'inceneritore e comunque l'inceneritore è legato anche al problema dei PFAS.

Perché come sappiamo, i fanghi sono delle concerie e contengono ampiamente i PFAS, quindi non è un fatto estraneo. Lo stesso, abbiamo aiutato all'inizio, dato quello che succedeva negli Stati Uniti, al movimento delle rive del Brenta contro gli inceneritori, spiegandogli che i fanghi che venivano dalle concerie, eccetera contenevano i PFAS. Questo è stato quello che ha permesso di bloccare attualmente l'inceneritore da 100.000 tonnellate dell'Eni.

Comunque noi poi ci siamo concentrati ovviamente sull'inquinante più forte e quindi abbiamo cooperato insieme ad Alberto Peruffo nella realizzazione di grandi manifestazioni, te l'avrà detto.

 GP - Sì sì dopo ne parliamo, a breve.

 GF - Poi soprattutto, sempre noi sui PFAS, abbiamo continuato a spiegare che non solo si deve fermare l'inquinamento di adesso ma che sono 13 anni che noi chiediamo che la Regione faccia delle linee alimentari zero PFAS per garantire la salute soprattutto dei soggetti a rischio, in particolare le gravide, perché sappiamo che il momento della gravidanza per il fedo e per il nascituro è il momento in cui più agiscono i PFAS.

E allora su questo abbiamo fatto tante iniziative, convegni, riunioni: l'ultimo convegno che abbiamo fatto adesso di CILLSA che ha visto proprio il problema ‘ic et nunc’, cosa si fa adesso per salvare la popolazione e allora una delle domande che poniamo è: primo ridare al medico la possibilità e il dovere di fare le analisi del sangue per i PFAS che attualmente non sono consentite dalla Regione Veneto, in maniera veramente contraddittoria con il fatto che siamo la Regione più inquinata da PFAS. Però viene vietato ai medici di accertare e di visitare una donna oppure parliamo anche dei consultori familiari, non si è formato il personale...

 GP - Scusami, gli esami sono possibili solo per chi risiede in zona rossa?

 GF - Vengono effettuati all'interno di un progetto regionale, molto buono, di controllo e di monitoraggio della popolazione della zona rossa, a loro vengono fatti.

 GP – Quelli della zona arancione no?

 DA - Ultimamente a pagamento. Ma con una certa fascia di età perché sono esclusi gli anziani, sono esclusi i bambini.

 GF - Però il problema non è questo, il problema è che invece la prevenzione deve prevedere che tutti i soggetti a rischio, per esempio gli operai che come quelli della Miteni lavorano nelle fabbriche in cui sono a contatto costante con i PFAS, gli operai del depuratore che lavorano sulle vasche e quindi anche naturalmente nelle fabbriche. In nessun DGR viene inserito come inquinante e quindi pericoloso il PFAS, mentre sappiamo che ce ne sono 500 che li usano e quindi a nessun operaio vengono fatti gli esami come venivano fatti a quelli della Miteni tuttavia.

Quindi c'è un blocco degli esami su cui noi adesso nella campagna autunnale intenderemo mettere con le spalle al muro la Regione. Ma non solo questo, abbiamo bisogno di avere, chiediamo che si faccia una linea di prodotti alimentari riconosciuti dalla Regione PFAS free, che si faccia un documento in cui gli alimenti, ma questo a livello nazionale, l'obbligo per chi produce qualunque prodotto alimentare, di inserire nella confezione se contiene PFAS o meno.

Perché è fondamentale, si dice sì va bene che c'è da fare la discarica, ma noi dobbiamo salvare i bambini che nascono oggi, già stanno nascendo oggi dei bambini che non sono protetti, non sono protetti. Ecco quindi la nostra preoccupazione come associazione e l'abbiamo proposto nel convegno che abbiamo fatto il 13 di settembre, la nostra lotta adesso va proprio con obiettivi ben precisi per pretendere la prevenzione, sia della continuazione dell'inquinamento sia del danno, quindi chiudere tutte le porte di ingresso ai PFAS.

 GP - Chiarissimo, senti una cosa, CILLSA indicativamente come numeri, quanti siete, che tipo di persone ne fanno parte, età?

 GF - Abbiamo una cinquantina di iscritti, ovviamente gli attivi sono pochi, sono contenti di partecipare, però poi alla fine sono dodici.

 GP - Ceto sociale più o meno?

GF - I ceti sociali, abbiamo molti pensionati, poi diciamo che abbiamo anche degli operai però sono operai in pensione e ceti medi ovviamente.

 DA - Abbiamo anche medici.

 GF - Il nucleo più importante, è quello di cinque medici ISDE; tre sono i più importanti perché è nostro socio Vincenzo Cordiano, abbiamo Francesco Bertola.

 DA - Siete in tre medici ISDE e altri tre medici normali.

 GP - Perfetto, e allora le iniziative più interessanti a cui avete partecipato?

 DA - Le iniziative più interessanti sono state, da un lato quelle del movimento perché quelle organizzate con Alberto Peruffo rispondevano al nostro principio di relazione delle comunità e quindi abbiamo partecipato, poi come CILLSA noi abbiamo proseguito una nostra campagna di informazione della cittadinanza, sorretta stavolta da un'amministrazione che sui problemi ambientali si incontra con noi per quanto sia all'interno, diciamo così, di una forza politica che non risponde a questi problemi.

 GP - Quindi vi segue?

 DA - Sì, sull'ambiente e poi da quattro anni organizziamo, è stata una scommessa la prima volta, e da quattro anni la ripetiamo, l'eco festa di CILLSA la quale non è una scampagnata o un momento, è un'occasione di iniziative culturali. Peruffo le ha chiamate, mi è piaciuto tantissimo, una manifestazione di ecologia militante, ha azzeccato il termine e me lo sto riportando dappertutto perché mi piace, perché è centrato, perché ci sono dei momenti culturali, per esempio quest'anno abbiamo aperto con il discorso della presentazione del libro di Alessandro Tasinato ‘Il funerale dell'esperto ambientale’ perché parla della crisi di questa società e del ruolo degli attivisti e degli esperti.

Abbiamo continuato con il convegno di cui il moderatore e conduttore è stato il dottor Fazio, che è il cuore perché noi vogliamo portare dei risultati. L'anno scorso dal convegno abbiamo portato delle proposte a Firenze, a Greenpeace e da lì è nato il movimento Zero PFAS del Veneto, quindi voglio dirti, che è diventato d'Italia. Quindi noi abbiamo sempre l'ambizione di portare delle proposte poi da condividere a tappeto e diventare una rete perché crediamo nelle reti, quindi c'è questo aspetto e poi c'è l'aspetto di un CILLSA che mi aiuta, forse perché ci lavoro dentro, forse perché ci sono tanti medici dentro, non lo so, ma un CILLSA che mi aiuta nella divulgazione di quello che è il mio lavoro a scuola perché io dove metto tutto il lavoro nelle scuole? Quindi il sito mi regala due o tre pagine in cui parlo dei PFAS, in cui parlo del gruppo educativo Zero PFAS, in cui faccio un archivio di tutto quello che hanno fatto le scuole.

 GP – CILLSA ha un suo sito internet?

 GF - Sì, lei lo usa per la scuola.                                                                                                                                           

 DA Lui lo usa per problemi generali. Noi abbiamo creato il CILLSA Informa, se poi mi dai la tua email, non mi ricordo più l'email, ma comunque nell'email ti do il sito di CILLSA, ti do i loghi in modo che tu abbia tutto quanto e ti do anche la lettera che mando ai dirigenti, se per caso ti serve.

Se vuoi, in CILLSA Informa lui manda sempre i comunicati, quindi da lì puoi trarre degli spunti.

 GF - Il nostro lavoro è stato…ci siamo trovati con un'amministrazione leghista, tuttavia questa amministrazione locale è contraria giustamente alla costruzione dell'inceneritore, poiché la pressione fortissima del fronte della concia, dell'industria, della Regione, è per far bruciare i fanghi qua. Quando il vice sindaco in Assemblea e in Consiglio Comunale ha dichiarato che loro e tutti i sindaci del bacino del Chiampo non avrebbero assolutamente permesso la costruzione di un inceneritore, è scoppiato un attacco durissimo da parte dei giornali.

Quando è scoppiato questo attacco noi abbiamo detto che difendiamo il comune che fa questa proposta e loro quando hanno visto che noi li abbiamo difesi hanno trovato in noi una spalla forte e quindi è nato un rapporto molto costruttivo insieme, perché da lì abbiamo lavorato per avere i filtri, l'acqua nel comune.

Abbiamo lavorato con l'Acqua del Chiampo per portare, quando ancora l'acqua non era filtrata, i boccioni nelle scuole. Lavoriamo col comune per verificare le mense scolastiche da dove vengono i cibi, tutta una serie di iniziative.

 GP - Come dovrebbe essere comunque a prescindere dal colore politico.

GF - Certo, praticamente abbiamo coinvolto in tutta una serie di operazioni ecologiche un'amministrazione che era impensabile. E questo è anche un modo importante per fare politica, perché questo comporta anche l'ascolto maggiore da parte di una popolazione, per esempio leghista che ci vedeva come avversari.

 GP - Chiarissimo, non l'ho chiesto prima, CILLSA è di Arzignano oppure…

GF - Ovest Vicentina.

 GP - Gli obiettivi, quelli iniziali, all’inizio lotta No PFAS, abbiamo capito. Quali sono gli obiettivi di adesso e quelli futuri che vi prefiggete?

 DA - Gli obiettivi di adesso per quanto riguarda la scuola è sempre creare consapevolezza per diventare cittadini attivi, perché senza consapevolezza tu non ti puoi muovere e far capire ai ragazzi che è solo l'azione che può generare speranza.

La speranza non si crea dal nulla stando in casa nelle poltrone, ma agendo. E poi l'altro obiettivo è di creare un rapporto relazionale con gli adulti, di creare uno scambio intergenerazionale. Siamo tutti sulla stessa barca.

Ancora l'obiettivo, è vero che bisogna partire da se stessi, assolutamente, però da soli non facciamo niente.

 GP - Il target di riferimento, scuola secondaria di primo e di secondo grado?

 DA - Secondaria di primo e di secondo grado. Eravamo partiti soltanto con le scuole secondarie di secondo grado, però ci siamo resi conto che se ben preparati possono dare soddisfazione anche i ragazzi di terza media.

Ci avevano chiesto anche le primarie, ma non ce la facciamo, quindi facciamo proprio le scuole secondarie. Le tre province, Vicenza risponde tantissimo, Padova risponde tantissimo, un po' meno Verona, facciamo però delle capatine anche nella provincia di Treviso e siamo stati anche nella provincia di Venezia.

 GP - E' importantissimo questo movimento.

 DA - E andiamo gratuitamente, quindi in realtà ci rimettiamo, però ci crediamo.

 GP - Assolutamente, complimenti.

 GF - E' importante perché quando lei ogni anno fa la relazione la manda un po' in giro e troviamo sempre nuove scuole che chiedono, non è che noi preghiamo di entrare, abbiamo comunicato ai ragazzi che ci siamo.

 DA - Infatti io non è che mando adesso, ormai che sono conosciuta, non è che mando genericamente a tutte le scuole il mio progetto o il mio incontro di sensibilizzazione, no, si sa che io devo avere un referente, un qualcuno all'interno della scuola, vuoi che sia un genitore che si interessa, vuoi che sia un insegnante, non ha importanza, ma qualcuno. Allora io parto ufficialmente, quindi ci deve essere già un'attenzione, una telefonata, un qualcosa. E finora noi abbiamo fatto 46 Istituti.

46 Istituti, però tieni presente, io sono una maniaca della statistica, che più di 12 ci hanno chiamato 3-4 volte. 3-4 volte intendo in anni diversi, che quindi ripetono le esperienze con altri studenti.

 GP - Quindi un po' vi conoscono, un po' vi fate conoscere anche voi e poi c'è bisogno che ci sia comunque un referente, cioè una persona che si faccia un po' carico.                                                                                                                           

 DA - Non chiedo io che si faccia carico, ma nella scuola chi porta questa lettera mia, questo itinerario? Deve essere qualcuno che ha sentito parlare di noi, che lo presenta al collegio dei docenti. Poi che sia un referente o no, che faccia o non faccia non ha importanza, ma comunque nella scuola ci deve essere un punto libero.

 GP - Gli obiettivi attuali e futuri?

 GF - Gli obiettivi ultimi, proprio all'interno della Rete Zero PFAS, siamo stati all'Università di San Giorgio, a Mestre, trasformare ora da subito quelle che sono le istanze del movimento, perché quando ci troviamo in settanta tutti dicono queste…però queste istanze se non trovano un nucleo centrale che riesce a trasformarle in obiettivi concreti, restano delle istanze e non c'è niente.

Quindi l'obiettivo nostro, soprattutto da parte di CILLSA, ma confortato dal fatto che partecipano a questa idea Alberto Peruffo e tanti altri, è quello di trasformare ora e non fra…, come dicevo prima, sentire l'urgenza di trasformare in obiettivi quelle che sono le istanze generiche e lasciando la forma democratica dal basso dell'associazione, della rete, perché la rete è una cosa interessantissima è un'esperienza di democrazia dal basso.

E quindi dalla rete ci vengono le istanze, io propongo che ci sia un nucleo interno che a queste istanze dia una forma, sia giuridica sia formale eccetera, per dire dobbiamo presentare una richiesta al Dipartimento regionale di prevenzione, deve essere fatta in un certo modo, ma risponde all'istanza della associazione che dice vogliamo che si facciano gli esami del sangue.

Quindi è cominciare a trasformare in obiettivi concreti immediati tutta una serie di istanze che vengono dalla base, una volta trasformate in obiettivi facendoli approvare da tutte le associazioni e presentarle come richiesta di tutte le associazioni e che chi le presenta è solo un portavoce che poi a sua volta risponderà di quello che ha risposto la controparte.

Questo significa che il soggetto devono restare le associazioni, non ci deve essere una segreteria, una linea politica, anzi tanto la possibilità in certi obiettivi di astenersi e di non partecipare in modo che si dà la massima libertà alle associazioni ma si rende possibile un'azione politica forte senza creare una linea politica tipo partito, segretario politico, comitato centrale e tutto il resto, quindi è anche una sperimentazione di democrazia diretta. Importante però: questa cosa deve portare risultati, quindi si deve trasformare in oggetto.

Se poi la controparte ti dice no, stabiliamo le forme di lotta, andremo nei supermercati, faremo quello che dobbiamo fare, faremo richieste all'autore giudiziaria e così via, ma tutto questo deve essere sempre presentato in forma concreta alle associazioni dopo che sono state ricevute le istanze e quindi approvate. Dopodiché si parte da domani, si faranno le iniziative davanti ai supermercati e basta, magari si stampa il volantino con cui ci si va.

Questo permette di non creare mai gruppi dirigenti più o meno mascherati, ma che siano realmente democratici.

 GP - Parlavamo di obiettivi e di movimenti, quindi un semplice portavoce che si faccia carico di presentare le istanze che salgono dal basso, dalla base. Tutti questi movimenti, queste associazioni, possono avere anche idee diverse a volte. Io ho colto anche, magari, modi di intendere, comportamenti diversificati in base a questo. Cosa potete dire al riguardo?

 GF - Allora, il metodo democratico significa tutti quelli che chiedono di aderire sinceramente, perché precedentemente abbiamo avuto anche delle brutte sorprese, tutte le associazioni che vogliono aderire sinceramente alla Rete Zero PFAS che non a caso si chiama Zero PFAS e non 0,5 PFAS. Ecco, allora tutti quelli che chiedono hanno il diritto di presentare le loro istanze. Alcune istanze le riteniamo più incisive, più importanti, più pregnanti per il movimento, le proponiamo come obiettivi.

Quelli che pensano che non fanno parte del loro patrimonio culturale, possono dire che questi obiettivi noi non li seguiamo, tutti gli altri sì, e allora presentiamo gli obiettivi con i nomi di tutti quelli che ci stanno.

E questo è il modo democratico di gestire una rete, dando anche la libertà. Certo, se scoppiano delle contraddizioni per cui a un certo punto ci sono stati dei casi in cui i portavoce di queste reti difendevano il gestore delle acque e non i compagni che andavano là a protestare e a raccogliere i dati, eccetera, è chiaro che lì nasce una contraddizione incompatibile e allora col tempo si deve vedere il modo di chiedere a questi…

 GP - La Rete Zero PFAS è un qualcosa che ha preso piede, sta prendendo piede in questo momento oppure...

 GF - Ti spiego, allora, è stata un'idea di Greenpeace, in particolare proprio di Giuseppe Ungherese, il quale ha invitato una sessantina di persone, tra cui noi, che erano le figure leader del movimento Zero PFAS nel Veneto, tra cui c'era la Michela Piccoli etc.

Siamo andati a Firenze per due giorni, è stata una due giorni. Greenpeace ci ha pagato anche il soggiorno; lì abbiamo costruito insieme la proposta, cioè di fare una rete nazionale. L'anno scorso. L'ottobre dell'anno scorso.

Erano presenti anche attivisti del Piemonte, della Val d'Aosta e della Toscana, e quindi insieme abbiamo detto si doveva fare una rete nazionale. Abbiamo portato queste istanze e quindi bene o male abbiamo detto, ognuno fa una rete nella propria regione, ma stiamo lavorando a costituire quella nazionale. E da lì è nata questa proposta.

Diciamo che all'inizio, in realtà abbiamo fatto qualche riunione via internet, via zoom, abbiamo avuto molte adesioni, ma di fatto, concretamente, azioni specifiche in nome della rete, ancora, anche se abbiamo tanti documenti, tante istanze eccetera, ecco perché dicevo prima che bisognava creare gli obiettivi apportati. Non se ne sono fatte, infatti, tranne qualche proclama così in generale.

GP - È in fieri quindi.                                                                                                                                                                

 GF - Però quest'ultima riunione dove, diciamo, questa nostra proposta di formalizzazione della rete è stata accolta molto bene dall'assemblea e quindi adesso noi insistiamo perché su questo tipo di organizzazione, che veramente rispetto ai partiti del novecento e di adesso, che erano tutti formati sullo stesso criterio della segreteria nazionale, e portavano sempre alle scissioni, alle divisioni, una rete invece fatta su questa base porta invece all'adesione, perché la linea politica viene data dalla base di volta in volta.

Non hai l'obbligo di praticare una fede politica, hai l'appoggio per il tuo lavoro, sei al Lago di Garda, prendi la gente del Lago di Garda, oppure di Treviso, da Treviso al Lago di Garda ci troviamo e facciamo delle cose insieme.

 GP - Chiarissimo. Allora, quanto ritenete sia stato importante l'impegno e l'attività delle associazioni, dei movimenti e degli attivisti per contrastare l'inquinamento da PFAS, quindi in ambito divulgativo, per sollecitare l'intervento dalle Istituzioni, in ambito processuale?

 DA - Essenziale. Senza di noi non sarebbe stato fatto nulla. Essenziale, quello che ripeto sempre ai ragazzi, Davide contro Golia. Davide siamo noi, i cittadini.

 GF - Io vorrei aggiungere che è successo qualcosa di straordinario, dei semplici cittadini senza partiti politici alle spalle, né sindacati, sono riusciti a far chiudere una multinazionale potentissima. Nessuno aveva pensato a una cosa così.

 DA - E a far fare il processo.

 GF - Perché c'era la Mitsubishi, l’Eni e pensare che con la nostra azione abbiamo portato migliaia di persone davanti alla fabbrica. Abbiamo chiamato Bilott, l'avvocato dagli Stati Uniti, abbiamo riempito i teatri, eccetera. Alla fine la semplice gente, i semplici cittadini che hanno partecipato, con una grande adesione a tutto questo. Le Mamme sono una parte.

 DA - Le Mamme sono nate nel ‘17.

 GF - Diciamo che il fulcro stava attorno ad Alberto Peruffo. Lui è un grande organizzatore da questo punto di vista.

E abbiamo sostenuto questa linea. E guardate che far chiudere una multinazionale e questo, quando si è visto che le cose andavano in questa direzione, allora il Tribunale, che prima aveva nicchiato dicendo ma no, non si sa nemmeno se farà uscire il precedente procuratore del Tribunale di Vicenza.

Invece quando ha visto il movimento di massa, le adesioni, migliaia di persone alle manifestazioni, allora la magistratura ha cominciato a capire che forse era meglio cominciare a pensare a queste cose e siamo arrivati alla sentenza. Questa sentenza non ci sarebbe stata senza l'azione del movimento.

 GP - Chiarissimo. Attendiamo le motivazioni adesso, sono state prorogate di tre mesi.

 GF - Sappiamo che dietro il governo, le lobby, i politici stanno lavorando per annullare tutto e non mancheranno le minacce ai magistrati. Io sono sicurissimo che dietro c'è un lavoro.

Però intanto formalmente la magistratura l'ha fatto, questo è un fatto storico.

 GP - Ah certo, assolutamente.

 GF - E non è detto che ce la spuntino a rovinare.

 GP - Chiarissimo. Parlavamo prima di tanti altri movimenti e associazioni, mi pare di capire che avete fatto insieme tante attività.

 DA - Anche nell'eco festa, proprio per dare il senso dello spirito di squadra, pur rivendicando l'identità di CILLSA oggettivamente. Però abbiamo fatto e abbiamo scritto anche come titolo ‘Il villaggio delle associazioni’. In una giornata abbiamo raccolto tutte le associazioni che si riconoscevano nella Rete Zero PFAS, alcune sono venute, alcune ci sono state e insieme ci siamo confrontati con la cittadinanza. Cioè la cittadinanza doveva capire che CILLSA fa parte di una rete.

 GF - Sì, abbiamo tirato fuori circa tredici gazebo, ognuno con un'associazione eccetera, quindi ti hanno visto fisicamente.

 DA - Doveva anche capire la cittadinanza, i nostri principi che sono per la pace, quindi abbiamo invitato le donne dalla Palestina che sono per i migranti, anche se siamo in un'amministrazione leghista e quindi abbiamo invitato il collettivo delle rotte balcaniche, perché CILLSA è questo.

 GF - Certo, siamo all'interno di un contesto che non dobbiamo mai perdere di vista, quindi non siamo l'ecologista dell’aiuola.

Quindi abbiamo influenzato anche l'amministrazione comunale, ma noi non trattiamo col comune, collaboriamo nel senso che si deve fare questa cosa e loro la fanno. Abbiamo appena criticato che è venuto ad Arzignano il McDonald's, quindi continuiamo nella nostra strada.

 GP - Certo, assolutamente. A proposito, come vedete il futuro dei movimenti e delle associazioni?                          

 DA - Questo è un bicchiere mezzo pieno.

 GF - Il futuro, secondo me, deve darsi, come dicevamo, delle strutture di rete indispensabili, perché sennò è destinato assolutamente a naufragare.

I movimenti, si sa, si gonfiano e si sgonfiano, hanno grande potere in certi momenti, ma poi ovviamente…non essendo organizzati.

Ecco, se però noi riusciamo veramente a strutturare una rete, e parlo di una rete nazionale, capace di incidere anche localmente, ma ovviamente perché è fatta da associazioni locali, questo è il rapporto, riuscire all'associazione locale, che continua a fare la sua politica locale, riuscire a inserirla in una rete nazionale.

Cosa che darebbe una potenza formidabile anche all'azione locale e soprattutto quando individuare gli avversari, individuare le controparti, ma individuarle non scrivendo la rete, ma scrivendo duecento associazioni ti stanno chiedendo questo, perché hanno sottoscritto quel determinato punto.

Perché è il soggetto politico che deve decidere sia cosa chiedere, sia cosa fare in caso di risposta negativa. Allora questo secondo noi è un modo di fare politica che abbiamo visto anche con le femministe, ha funzionato, funziona proprio per il problema delle differenze di genere, funziona per la Palestina, dove sono andati alle manifestazioni un po' tutti, quindi è la contraddizione degli errori che si sono fatti nelle politiche, nel modo di fare politiche in tutto il novecento e nella prima parte del 2000, una democrazia che cresce, che ha un futuro sicuro.

DA - Ecco, questo concetto io cerco di trasferire alla scuola per gli studenti, nel senso che sentinelle del territorio, studenti ambientalisti, protagonisti, ma in una visione generale, perché non basta il locale, si agisce nel locale ma si pensa globalmente.

 GF - Però, gli obiettivi devono essere radicali, coerenti, non si può fare un obiettivo che raggiunge una cosa a metà, perché distinguere l'obiettivo è quello di chiudere per esempio tutti gli scarichi nell'ambiente, poi la trattativa può prevedere i tempi e i modi, ma se noi partiamo in partenza accettando che ci siano i limiti vuol dire che abbiamo già accettato la filosofia e la politica dell'avversario. Questo no, dobbiamo essere radicali, poi il modo come ci confrontiamo si vedrà, se ci dicono in questo momento non abbiamo dove metterli, ste robe e vabbè ti diamo un anno di tempo per costruirle queste discariche.

 GP - Certo, chiarissimo. Cosa ne pensate dell'operato delle Istituzioni locali, nazionali a riguardo all'inquinamento dei PFAS?

 GF - A livello locale come quello del nostro Comune, abbiamo avuto notevoli successi, anche in contraddizione con quelle che erano le direttive del Paese, è un comune leghista però si comporta come un comune ecologista e fa sempre nuovi passi avanti.

Adesso hanno fatto un monumento ai martiri, agli operai che sono morti nei campi di concentramento nazista, hanno fatto le pietre di inciampo, hanno fatto tutte cose stranissime che di solito un comune leghista non fa e quindi noi pensiamo che i comuni che sono fatti da persone e che hanno interessi concreti con la gente, nei comuni se si trovano delle controparti intelligenti che capiscono l'importanza delle nostre proposte è possibile ottenere.

Adesso, per esempio, abbiamo raccolto, stiamo raccogliendo in tutti i comuni del Veneto un documento da presentare in Parlamento affinché si faccia una legge sui PFAS e siamo andati a chiedere a tutti i comuni, il nostro naturalmente l'ha firmato subito.

 GP - Parli del Bando?

 GF - Sì sì, abbiamo già moltissimi comuni.

GP – ‘Il Mondo di Irene’ è molto attivo, ho parlato con Luisa Aprili.

 DA - Sono amici e ricordo due o tre anni fa che mi leggeva la poesia con cui voleva fondare ‘Il Mondo di Irene. Nelle scuole invece non si fa.

 GF - Io ci credo, ci credo è l'unica strategia possibile, sono molto pessimista in realtà sulle sorti del pianeta perché la forza delle lobby, la forza enorme di quelli che stanno distruggendo il mondo e poi lo sviluppo di questa società iper liberista che crea degli oligopoli fortissimi, persone che hanno redditi che sono più grandi di quello che è il bilancio di uno Stato. Tutte queste cose vanno combattute ferocemente perché finché esistono persone come Elon Musk la democrazia è destinata a finire, non può resistere a questo.

D'altra parte penso che come la sento io questa cosa, cominciano a sentirla anche gli altri. Non dimentichiamoci la famosa lettera che Draghi e Trichet inviarono all'Italia sulle condizioni: volevano abbassare la contrattualità degli operai legando i contratti nazionali, abbassare i salari, definanziare la scuola pubblica, definanziare la sanità e sono tutte scritte. Ogni tanto io la ripubblico perché la gente sappia qual è la mia opinione.

 DA - Ritornando alla tua domanda per quanto riguarda la scuola, il comune di Arzignano mi ha sempre invitato con conferenze che facciamo per gli adulti in biblioteca. Poi ho fatto comprare anche i libri di Vincenzo Cordiano, li abbiamo portati nelle scuole. Durante l'eco festa ho detto insistiamo con le scuole che c'è anche il protagonismo degli studenti e hanno scritto dei messaggi nelle scuole. Abbiamo un assessorato che è dedicato alla cultura e alle ecologie quindi si occupa anche di PFAS. Mentre come associazione siamo riusciti a penetrare nel comune di Vicenza nel senso che loro hanno un sito dove raccolgono tutte le offerte del territorio e poi le presentano al pubblico delle scuole. E noi là dovevamo essere come associazione, quindi come associazione ci siamo approdati.

Tanto non c'era problema perché sono la coordinatrice del progetto educativo, quindi ho presentato tutto il progetto della scuola come associazione CILLSA perché loro avevano bisogno di un codice fiscale. L'abbiamo presentato ed è stato accettato. Cosa significa questa visibilità? Perché io non avendo alle spalle né giornali, né istituzioni, né provincia, né provveditorati gioco sul tam tam fra gli attivisti e su queste forme di comunicazione.

Da tener presente anche che, da due anni a questa parte, sono riuscita a mobilitare anche la stampa, addirittura la stampa a livello nazionale, quindi ho avuto riscontro nel Fatto Quotidiano, nel Potere al Popolo. Anche finalmente nei giornali cosiddetti cattolici, per cui c'è questo tam tam. Adesso sanno chi è il gruppo educativo Zero PFAS.

 GP - Perfetto. Prima parlavi anche di conferenze per adulti.

 DA - Là è più difficile anche se le conferenze per adulti che organizziamo nella scuola vanno bene. Qua nel comune hanno…

 GF - Ne abbiamo fatte tantissime.

 DA - Sì, ne abbiamo fatte tantissime anche in giro, però rispondono più gli studenti. Però comunque non molliamo.

 GP - Certo, vi chiedo anche una valutazione sull'operato della Regione in questi anni, oltre all'ambito…

 GF - Un momento. Nel 2016 la Regione, spronata un po' dalla novità, preparò questo progetto di monitoraggio nella cosiddetta zona rossa e scrisse, e poi disse che si doveva agire subito sugli alimenti che erano il punto più importante della trasmissione dei PFAS nel corpo umano, e invitò le ULSS a darsi da fare, visto che avevano dato l'incarico all'Istituto Superiore di Sanità di fare una prima ricerca, di facilitare e farsi carico di segnare le zone, eccetera. Questo nel 2016.

Nel 2017 le Mamme vengono a scoprire, grazie a questo monitoraggio che è stato fatto, che i loro figli avevano quantità enormi di PFAS, e quindi io fui chiamato dalla Michela Piccoli, mi ricordo la prima sera, in una tavernetta e spiegai cosa erano questi PFAS.

Mi dicevano che c'era questo risultato, ma nessuno ci spiega, e fui io anche a suggerire di chiamarle Mamme, perché questo è un nome che vi può portare più consenso, e organizzammo la prima manifestazione con le Mamme a Lonigo.

Mi ricordo la sera in cui la preparammo c'era il sindaco di Lonigo, che aveva coinvolto anche i sindaci delle altre città, e alcuni assessori regionali, perché doveva essere... e allora dice, mettiamo in testa naturalmente i sindaci, allora io vedo che nessuno aveva il coraggio, c'era un certo malumore, c'erano una trentina di persone che discutevano, io ho detto no, davanti ci stanno le mamme con i bambini, poi ci stanno tutti quelli del movimento, poi ci stanno i cittadini, sindaci e assessori si mettono in coda senza diritto di parlare.

E lui era ammutolito e così è stato fatto, perché eravamo in diecimila, da quel momento la Regione ha cambiato tutto; niente esami, minimizzare, non facciamo sapere niente, quindi ha avuto un ruolo di minimizzazione per difendere la linea politica, perché ha capito che perdeva i consensi, e questa è la politica che ha fatto fino ad ora.

Tuttora, come ti avranno detto gli altri, l'ennesimo monitoraggio sugli alimenti, non si sa che fine ha fatto, non te le dicono, perché si sa come sono.

 GP - Certo, assolutamente. Allora, grazie intanto, chiarissimo, tantissimi spunti molto interessanti.

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