Università degli Studi di Padova
Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche
L’inquinamento da PFAS nel Veneto
Disastro ambientale e cittadinanza attiva
Relatore: Ch.ma Prof.ssa ELISABETTA NOVELLO
Laureando: GIORGIO PARRELLA Matricola: 2130547
INSIEME NELLA VITA E NELL'ATTIVISMO
(OMISSIS)
2.1.4.
CILLSA E IL PROGETTO EDUCATIVO ZERO PFAS
Ho
intervistato Donata Albiero e suo marito Giovanni Fazio insieme, nella
loro casa di Arzignano. Due persone estremamente affabili ma molto determinate
nell’esprimere le loro convinzioni. Entrambi sono in pensione. Donata è una ex
dirigente scolastica, ha lavorato nella scuola per 42 anni, di cui 31 come
preside.
Dal
2018 è coordinatrice del gruppo educativo Zero PFAS, quando movimenti e
associazioni impegnati nel contrasto all’inquinamento ambientale causato dalla
Miteni hanno deciso di entrare nelle scuole per affrontare questa tematica con
gli studenti.
Giovanni è laureato
in medicina; ha fatto il medico di famiglia per 42 anni.
Entrambi
fanno parte di un’associazione strutturata, CILLSA, acronimo di ‘Cittadini per
il lavoro, la legalità, la salute e l'ambiente’, Giovanni ne è stato il
fondatore.
Pur
conoscendo già la problematica, il loro approccio concreto con il mondo PFAS è
avvenuto al momento della costituzione delle cosiddette ‘zone di osservazione’,
effettuata sulla base delle concentrazioni di PFAS riscontrate. Il loro comune
di residenza, Arzignano, non rientrava in nessuna di queste zone.
Donata
ha raccontato così la loro esperienza iniziale: “Arzignano
risultava, a pochi chilometri da Trissino, assolutamente non compresa in
nessuna di queste zone a rischio. E Arzignano è il centro del distretto
conciario; ora a noi pareva assolutamente assurda questa questione e allora
abbiamo fatto delle analisi private, sì private in un laboratorio.
Ci siamo fatti analizzare e lì abbiamo scoperto di avere il
PFAS; ora abbiamo pensato noi due insieme, se noi che siamo tutto sommato dei
cittadini virtuosi, nel senso che cerchiamo prodotti buoni, abbiamo avuto i
PFAS, cosa era dei nostri concittadini di Arzignano e da lì è iniziata
veramente la battaglia”.
Dal 2018 Donata ha iniziato ad entrare nelle scuole per
parlare dell’inquinamento da PFAS. È tornata nel mondo in cui ha operato per
tanti anni perché, a ragione, ha ritenuto essenziale coinvolgere le nuove
generazioni in questa grave problematica. Una grande opera di divulgazione e di
corretta informazione.
Da allora, con il gruppo educativo Zero PFAS del Veneto, su
mandato del movimento, ha incontrato più di diecimila studenti e più di duemila
fra genitori e docenti:
“Siamo entrati nelle scuole perché ci eravamo resi conto da
una parte del silenzio istituzionale, da una parte della disinformazione
istituzionale, da una parte della minimalizzazione istituzionale sul problema,
ma dall'altra anche che la cittadinanza non sapeva nulla e la cittadinanza era
restia ad apprendere.
E allora, siccome eravamo preoccupati perché uno dei target a
maggior rischio sono proprio le nuove generazioni, e lo sono tuttora, abbiamo
detto è bene che noi andiamo nelle scuole per un cambio di paradigma culturale.
Se i ragazzi conoscono e poi prendono consapevolezza del
problema è più facile farli agire e solo agendo possiamo sperare in un futuro
migliore”.
Il gruppo educativo Zero PFAS, coordinato da Donata, lavora
in modo autonomo ma, alla fine di ogni anno, rendiconta quanto fatto, in
maniera trasparente e pubblica, sia alle scuole che al movimento. Allo stesso
tempo, all’inizio dell’anno scolastico, la scelta di proseguire in questo
importante momento educativo/formativo viene condivisa con il gruppo di
movimenti e associazioni.
Donata ha precisato che attualmente sono 16 quelli che
inseriscono il loro ‘logo’ nel pubblicizzare l’iniziativa.
Li ha elencati analiticamente, sono: Rete Zero PFAS Italia,
Cittadini Zero PFAS Di Vicenza, Comitato Zero PFAS Val d’Agno Chiampo, Zero
PFAS di Padova, Pfas.Land, ISDE Nazionale, CILLSA, Libera Veneto, Rete Gas
Vicentina, Acqua Bene Comune Vicenza, Mamme No PFAS, Legambiente Alta Padovana,
Greenpeace Vicenza, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, Cgil Veneto,
Il Mondo di Irene Verona.
Ha poi evidenziato alcuni aspetti interessanti che
caratterizzano questa esperienza:
“Il gruppo è ristretto, il gruppo ristretto è formato
soprattutto da esperti ISDE per la questione salute, esperti del territorio, da
geologi a professori universitari a ex funzionari dell'ARPAV che vanno a
parlare dal punto di vista scientifico.
Cerco di provocare i ragazzi con dei documenti già preparati
in modo che quando noi entriamo nelle scuole siano preparati e possano fare
domande e cerco di far sì che l'esperto non si metta a fare la relazione di due
o tre ore, che non risolve niente, ma si metta in dialogo in metodo
interattivo.
Allora con i ragazzi, con le scuole che decidono non solo di
fare la sensibilizzazione ma di fare un progetto autonomo di cittadinanza
attiva, dopo che ci hanno sentito e si sono confrontati con noi, alla fine
porto allora gli attivisti, alcuni attivisti e faccio il confronto
intergenerazionale. Tu ragazzo, tu scuola, hai fatto questo tipo di percorso di
cittadinanza attiva, adesso ti spiego come io sono entrata nel movimento e che
percorso ho fatto, e quindi è bello, è quel dibattito finale in cui i ragazzi
si sentono forti, ma anche noi cresciamo insieme.
Eravamo partiti soltanto con le scuole secondarie di secondo
grado, però ci siamo resi conto che se ben preparati possono dare soddisfazione
anche i ragazzi di terza media.
Ci avevano chiesto anche le primarie, ma non ce la facciamo,
quindi facciamo proprio le scuole secondarie. Le tre province, Vicenza risponde
tantissimo, Padova risponde tantissimo, un po' meno Verona, facciamo però delle
capatine anche nella provincia di Treviso e siamo stati anche nella provincia
di Venezia”.
Giovanni guarda alla problematica PFAS con molta
preoccupazione, anche per il suo trascorso professionale che lo ha visto medico
di base operativo sul territorio vicentino:
“La prima cosa da fare non è tanto pensare
all'inquinamento del passato, cioè della Miteni, che è comunque giusto fare, ma
non vi accorgete che non fate niente per fermare quello di oggi. Allora la mia
preoccupazione è questa, sì d'accordo dobbiamo fare le lotte, le firme,
dobbiamo mirare al bando finale eccetera, ma nel frattempo noi abbiamo una
responsabilità, dobbiamo salvare la vita e il futuro di quelli che vivono oggi
e che oggi mangiano prodotti fortemente contaminati, che vivono in zone
fortemente... e allora, proprio perché mi occupo della prevenzione, la prima
cosa che noi chiediamo e che sono andato a portare
all'ultimo incontro fatto in presenza della Rete Zero PFAS Veneta, la prima
cosa che bisogna chiedere è assolutamente il divieto di scaricare reflui
contenenti i PFAS nell'ambiente”.
Ho chiesto poi a Giovanni qualche ulteriore informazione su
CILLSA:
“CILLSA l'abbiamo creata alla fine del 2012, è una
associazione registrata. Abbiamo cominciato con iniziative per divulgare la
necessità di agire contro il riscaldamento terrestre e poi contro il TAP (Trans
Adriatic Pipeline).
Il mio compito era quello poi di trasferire nella
zona, nell'Ovest Vicentino, la conoscenza di questi fatti, di coinvolgere le
persone, cioè fare in modo che ci fosse attorno a noi una presa di coscienza
generale della popolazione”.
Ma il motivo principale della nascita dell’associazione nel
2012 è legato, secondo Donata, alla volontà di impedire la costruzione
dell'inceneritore ad Arzignano. Così ne ha parlato Giovanni:
“La lotta dell'inceneritore è stata durissima,
considerato che noi siamo una piccola associazione, siamo riusciti in tutti
questi anni a fermare le forti organizzazioni dei conciari. Purtroppo in quel
periodo c'era anche l'amministrazione comunale che remava a favore
dell'inceneritore e quindi la nostra battaglia era estremamente difficile, ma
proprio per questo noi abbiamo raccolto più di duemila firme. L'inceneritore è
legato anche al problema dei PFAS.
Perché come sappiamo, i fanghi sono delle concerie e
contengono ampiamente i PFAS. Comunque fino ad ora non c'è l'inceneritore”.
Donata ha poi evidenziato altre attività nelle quali è stata
impegnata CILLSA; una campagna di informazione della cittadinanza supportata
dall’amministrazione comunale che ha condiviso i problemi ambientali, pur
rappresentando una forza politica spesso lontana da questi temi.
Da quattro anni viene anche organizzata l'eco festa di
CILLSA; un'occasione di iniziative culturali che Alberto Peruffo ha definito,
secondo Donata azzeccando il termine, una manifestazione di ‘ecologia
militante’. Quest'anno è stato presentato il libro di Alessandro Tasinato ‘Il
funerale dell'esperto ambientale’, un’opera che parla della crisi di questa
società e del ruolo degli attivisti e degli esperti.
Ho poi chiesto a Donata e Giovanni quanto ritenessero fosse
stato importante l'impegno e l'attività delle associazioni, dei movimenti e
degli attivisti per contrastare l'inquinamento da PFAS Per Donata è stato
essenziale. Ritiene che senza l’intervento dei movimenti non sarebbe stato
fatto nulla. Fondamentale quindi, come ripete spesso ai ragazzi che incontra;
Davide contro Golia per semplificare il discorso.
È intervenuto quindi Giovanni aggiungendo che è successo
qualcosa di straordinario: dei semplici cittadini, senza partiti politici né
sindacati alle spalle, sono riusciti a fare chiudere una multinazionale
potentissima. Nessuno avrebbe potuto immaginarlo.
Prima di finire l’intervista, parlando del comportamento
delle Istituzioni in questa vicenda, è emerso nuovamente il ruolo del Comune di
Arzignano. Giovanni ha sottolineato come, a livello locale, sono stati
raggiunti notevoli successi, anche in contraddizione con quelle che erano le
direttive del Paese che, pur essendo un comune leghista, si comporta con
modalità ecologiste facendo sempre nuovi passi in avanti.
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Intervista
a Donata Albiero e Giovanni Fazio – 30 settembre 2025
GP
- Eccoci, allora oggi è il 30 settembre 2025, io sono Giorgio Parrella del
dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità dell'Università
di Padova, sono ad Arzignano in compagnia di Donata Albiero e di Giovanni Fazio
e parliamo di inquinamento da PFAS.
Allora,
grazie per la disponibilità, partiamo da Donata; ti puoi presentare
velocemente, anche l'ambito associativo di cui stai parlando.
DA
- Io provengo, sono sempre stata, diciamo così, interessata al discorso della
salute e dell'ambiente nel concetto di One Health, una salute e un ambiente, ho
fatto un'esperienza scolastica di più di 40 anni, di cui 31 come dirigente
scolastica e dal 2013, quando sono uscita dalla scuola, mi sono iscritta ad
un'associazione ecologista che opera nell'ovest vicentino, CILLSA e da lì siamo
subito partiti per affrontare i problemi di PFAS.
Subito
nel 2013 e da allora non abbiamo mai smesso, sono anche stata nominata
coordinatrice del gruppo educativo Zero PFAS dal movimento in un incontro
storico avvenuto nel 2018, dove decidemmo di entrare nelle scuole per
affrontare questa tematica con gli studenti.
GP
- Questo movimento è un movimento, non è un'associazione?
DA-
No, sono tante associazioni, comitati, gruppi e anche singoli cittadini che pur
diversissimi tra loro, anche per idee e impostazioni, si sono riconosciuti
nell'obiettivo di combattere i PFAS e chi negava la loro esistenza.
GP
- A te Giovanni.
GF
- Io sono un medico ISDE, sono stato per 42 anni medico di famiglia, questo è
il nome vero che si dovrebbe dare perché la riforma prevedeva questo. Mi sono
occupato, già nella mia professione, di didattica e inserimento, di didattica
attiva per i gruppi dei medici; ho fondato, insieme ad altri colleghi, la
scuola di medicina generale della regione Veneto, gestita tutta dai medici e
sono stato tutor per molti anni. Mi sono quindi occupato molto di formazione
nel momento in cui facevo questa professione; alla fine del 2012 sono stato
promotore e fondatore dell'associazione CILLSA che sta per’ Cittadini per il
lavoro, la legalità, la salute e l'ambiente’. Abbiamo quindi voluto mettere
anche la legalità per evitare che ci si riconoscesse come gruppi eversivi,
anche se eversivi rispetto a questo sistema lo siamo.
GP – CILLSA è un'associazione?
GF - Sì, è un’associazione, abbiamo il codice fiscale e tutto
quanto.
GP - Donata, qual è stato il motivo che ti ha portato ad
approfondire il problema legato all'inquinamento da PFAS?
DA - A dire la verità, ripeto, abbiamo militato nel movimento
e quindi nel 2018 siamo partiti con le scuole; prima di allora però, siccome si
stava parlando dell'inquinamento da PFAS e la Regione aveva delineato le famose
zone più o meno a rischio e risultava che Arzignano non era in nessuna zona,
quasi un'isola pura, quando invece sappiamo….
GP – Quindi ne rossa ne arancione.
DA – Ne rossa ne arancione, però noi non eravamo nemmeno in
quelle altre perché Arzignano risultava, a pochi chilometri da Trissino,
assolutamente non compresa in nessuna di queste zone a rischio. E Arzignano è
il centro del distretto conciario; ora a noi pareva assolutamente assurda
questa questione e allora abbiamo fatto delle analisi private, sì private in un
laboratorio.
Ci siamo fatti analizzare e lì abbiamo scoperto di avere il
PFAS; ora abbiamo pensato noi due insieme, se noi che siamo tutto sommato di
cittadini virtuosi, nel senso che cerchiamo prodotti buoni, abbiamo avuto i
PFAS cosa era dei nostri concittadini di Arzignano e da lì è iniziata veramente
la battaglia.
Però tieni presente che comunque nel 2013 noi, il dottor
Fazio, fece un esposto, no un esposto, una diffida in comune per conoscere
quali erano i dati di Arzignano perché avevamo nella nostra associazione il
dottor Vincenzo Cordiano che è stato il primo che in piazza ad Arzignano ha
anche fatto una conferenza sui PFAS, di cui nessuno sapeva niente. C’erano
quindi questi motivi.
GF - Sì, essendo amico di Vincenzo Cordiano ho appreso
immediatamente, quasi contemporaneamente alla ricerca del
CNR, la presenza dei PFAS e cosa fossero e quindi abbiamo
deciso insieme di fare delle iniziative anche per i colleghi, eccetera; una di
queste iniziative è stata durante…noi facevamo le feste per l'ambiente, contro
il riscaldamento, in piazza con varie cose, bambini, scuole eccetera e c'è il
filmato di quella volta, diciamo nel 2014, dove spieghiamo pubblicamente in una
piazza tipo comizio che cosa sono i PFAS alla gente.
Ma poi il fatto che i colleghi, i medici di famiglia, non
erano per niente interessati a venire a sentire di cosa si trattava, mentre noi
ci rendevamo conto della gravità di quello che stava succedendo e quindi questo
ci ha spinti a lavorare, a fare proposte, a entrare in contatto con gli altri
gruppi per informare prima di tutto i cittadini.
E così siamo partiti con azioni concrete di propaganda,
soprattutto incontri nei comuni, conferenze, dibattiti eccetera, e portando la
partecipazione delle persone ad un livello un po’ più alto.
GP - Dopo parliamo anche di questo; conoscevate già la
problematica relativa all'inquinamento da PFAS?
GF - Sì, dal 2013, appena si è saputo. Vincenzo era stato a
un convegno un po' prima e quindi aveva appreso anche quello che avveniva negli
Stati Uniti.
DA - È in quell'occasione, nel 2013, che sia noi che
lottavamo qua, sia Vincenzo, eravamo considerati dei terroristi. Allarmisti.
GP - Che comportamenti iniziative avete messo in pratica
quando avete saputo dell'inquinamento dal PFAS?
DA - Io mi sono dedicata anima e corpo al discorso della
scuola dal 2018, forte dell'esperienza anche…
GP - Scusa, dal 2018?
DA - Come cittadina, come…io sono portavoce adesso anche di
CILLSA, quindi come CILLSA abbiamo incominciato nel 2013. Dal 2018 io mi sono
occupata di più dell'ambito della scuola e quindi sono entrata nella scuola.
Tieni presente che dal 2018 ad adesso noi, io con il gruppo
educativo Zero PFAS del Veneto, su mandato del movimento, abbiamo incontrato
più di diecimila studenti, più di duemila fra genitori e docenti.
Sempre per il discorso che siamo entrati nelle scuole perché
ci eravamo resi conto da una parte del silenzio istituzionale, da una parte
della disinformazione istituzionale, da una parte della minimalizzazione
istituzionale sul problema, ma dall'altra anche che la cittadinanza non sapeva
nulla e la cittadinanza era restia ad apprendere.
E allora, siccome eravamo preoccupati perché uno dei target a
maggior rischio sono proprio le nuove generazioni, e lo sono tuttora, abbiamo
detto è bene che noi andiamo nelle scuole per un cambio di paradigma culturale.
Se i ragazzi conoscono e poi prendono consapevolezza del
problema è più facile farli agire e solo agendo possiamo sperare in un futuro
migliore; quindi questo è stato il paradigma e così è dimostrato, sono i
ragazzi, perché io faccio un questionario di entrata, e le famiglie non ne
parlano con i ragazzi, sono i ragazzi che portano a casa la problematica.
GP – E questo all'inizio d'intesa con il movimento, con tutti
i gruppi, le associazioni, gli attivisti?
DA - Ogni anno io chiedo siete d'accordo, non siete
d'accordo, perché lavoriamo in maniera autonoma, perché siamo un gruppo
educativo ovviamente, però monitoriamo e rendicontiamo a fine d'anno, in
maniera trasparente e pubblica, sia alle scuole sia al movimento quello che
facciamo.
Ogni anno io chiedo siete convinti eccetera, adesso siamo
arrivati a 16 loghi di associazioni che dicono andate avanti.
GP – 16…E quanti siete?
DA - Il gruppo è ristretto, il gruppo ristretto è formato
soprattutto da esperti, ISDE per la questione salute, esperti del territorio,
da geologi a professori universitari a ex funzionari dell'ARPAV che vanno a
parlare dal punto di vista scientifico.
Poi se le scuole oltre all'incontro di sensibilizzazione, che
comunque è ben organizzato, cioè non è un incontro di relatore, perché prima
c'è un lavoro a monte, preparatorio, io devo sapere se e quanto conoscono i
ragazzi, quali sono i loro bisogni, le loro aspettative.
Cerco di provocarli con dei documenti già preparati in modo
che quando noi entriamo nelle scuole siano preparati e possano fare domande e
cerco di far sì che l'esperto non si metta a fare la relazione tre ore o due
ore, che non risolve niente, ma si metta in dialogo in metodo interattivo.
Allora con i ragazzi, con le scuole che decidono non solo di
fare la sensibilizzazione ma di fare un progetto autonomo di cittadinanza
attiva dopo che ci hanno sentito e poi di confrontarsi con noi, allora porto
alla fine gli attivisti, alcuni attivisti e faccio il confronto
intergenerazionale. Tu ragazzo, tu scuola, hai fatto questo tipo di percorso di
cittadinanza attiva, adesso io ti spiego come io sono entrata nel movimento e
che percorso ho fatto, e quindi è bello, è quel dibattito finale in cui i ragazzi
si sentono forti, ma anche noi cresciamo insieme.
GP - Certo, parlavi di 16 movimenti e associazioni che
diciamo fanno parte un po' del coordinamento.
DA – No, non sono del coordinamento, diciamo loro ci danno la
fiducia.
GP- Vi danno la fiducia, qualche nome di queste?
DA – Certo, c’è l’ISDE, la Rete Zero PFAS Italia, Greenpeace
di Vicenza, Italia Nostra della sezione dell'Alto Vicentino, Lega Ambiente la
sezione del Bassanese, CILLSA, Rete Gas Vicentina, Acqua Bene Comune, CGL del
Veneto, forse me ne sono dimenticata qualcuno, ma ci sono anche organizzazioni
a livello nazionale, Libera dell'associazione naturalmente di Don Ciotti del
Veneto.
GF - Io ho affrontato il problema dal punto di vista medico,
oltre che medico attivista, naturalmente per me deve essere medico attivista,
ho fatto dei vari…, man mano che si presentavano le problematiche, ho scritto
dei report.
Praticamente ho prodotto diversi report con delle analisi
molto puntuali, per esempio sulla mancata bonifica del Fratta Gorzone, due
patti stato/regione decennali, uno dal 2005 al 2015, uno dal 2015 al 27, di cui
non c'è stata nemmeno la prima pietra, e dovevano essere dei patti che salvano,
il Fratta Gorzone è uno dei fiumi più inquinati d'Italia, però dal punto di
vista, diciamo, come viene presentata la cosa, se domandiamo al consorzio,
diciamo, Arica, che raccoglie i reflui di tutte le concerie, diciamo, e loro ti
dicono, beh noi da sempre abbiamo rispettato i limiti, siamo perfettamente nei
limiti, poi se sentiamo poi quello che dicono i responsabili regionali
dell'ISP, quello dell'ISP eccetera, ti dicono, il Fratta Gorzone è un fiume
biologicamente morto, quindi la politica dice, ma come, qua tutto a posto, però
il fiume è morto, e comunque queste sono delle analisi che abbiamo fatto.
Poi mi sono soprattutto occupato della prevenzione, perché ci
troviamo in una situazione in cui anche adesso c'è una parte del movimento che
chiede giustamente la bonifica del sito, e quello che sta succedendo adesso,
non chiedete niente, perché la quantità di sostanze perfluoroalchiliche che
vengono acquistate ogni anno dalle varie aziende eccetera, che sono più di 50,
sono circa 500 aziende che li usano, sono tonnellate, sono 360 tonnellate
documentate nel Veneto, quindi parliamo di sostanze che si misurano a
nanogrammi, ovviamente tutti i reflui di queste sostanze vanno a finire dove?
Nei depuratori o direttamente dopo nei corsi d'acqua. Questo cosa comporta?
Comporta che poiché siamo di fronte a un tipo di inquinamento straordinario,
differente da tutti gli altri, perché sappiamo che nell'ambiente non viene
assolutamente distrutto il carico, quindi il carico ambientale aumenta di anno
in anno, come dico siamo nei limiti però il fiume è morto.
Quindi la prima cosa da fare non è tanto pensare
all'inquinamento del passato, cioè della Miteni, che è giusto fare, ma non vi
accorgete che non fate niente per fermare quello di oggi. Allora la mia
preoccupazione è questa, sì d'accordo dobbiamo fare le lotte, le firme,
dobbiamo mirare al bando finale eccetera, ma nel frattempo noi abbiamo una
responsabilità, dobbiamo salvare la vita e il futuro di quelli che vivono oggi
e che oggi mangiano prodotti fortemente contaminati, che vivono in zone
fortemente... e allora, proprio perché mi occupo della prevenzione, la prima
cosa che noi chiediamo e adesso sono andato anche a portarla su all'ultimo
incontro che si è fatto in persona per la rete Zero PFAS Veneta, la prima cosa
che bisogna chiedere è assolutamente il divieto di scaricare reflui contenenti
i PFAS nell'ambiente, questo sia per i depuratori che per la gente, questo è
fondamentale e su questo non possiamo più accontentarci del limite, poiché il
limite potrebbe essere accettabile per un inquinante che poi col tempo viene
ossidato, si cambia e poi scompare, ma il limite per una sostanza che è perenne
significa che noi di anno in anno oltretutto ne abbiamo sempre di più.
GP – Dovrebbe essere zero…
DA - Ti do con esattezza i loghi che attualmente al 30
settembre mando nelle scuole come aderenti: Rete Zero PFAS Italia, Cittadini
Zero PFAS Di Vicenza, Comitato Zero PFAS Val d’Agno Chiampo, Zero PFAS di
Padova, Pfas.Land, ISDE Nazionale, CILLSA, Libera Veneto, Rete Gas Vicentina,
Acqua Bene Comune Vicenza, Mamme No PFAS, Legambiente Alta Padovana, Greenpeace
Vicenza, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, CGL Veneto, Il Mondo di
Irene Verona. Per precisione.
GP - Assolutamente, grazie. Due parole su CILLSA.
GF – CiLLSA l'abbiamo creata alla fine del 2012, è una
associazione registrata dal notaio, è stata riconosciuta dai comuni, eccetera.
Abbiamo cominciato con iniziative per divulgare la necessità
di agire contro il riscaldamento terrestre e poi contro il TAP e praticamente a
tutto tondo, ma soprattutto il mio compito era quello poi di trasferire nella
zona, nell'Ovest Vicentino, trasferire la conoscenza di questi fatti, di
coinvolgere le persone, cioè fare in modo che ci fosse attorno a noi una presa
di coscienza generale nella popolazione.
DA - Una precisazione; la nascita di CILLSA era legata prima,
nel 2012, verso la fine del 2012, perché volevamo impedire la costruzione
dell'inceneritore qui ad Arzignano. Poi nel 2013 siamo stati anche coinvolti
dal discorso PFAS.
GP - Adesso è quello che vi occupa di più, il PFAS?
GF – La lotta dell'inceneritore è stata durissima,
considerato che noi siamo una piccola associazione, siamo riusciti in tutti
questi anni a fermare le forti organizzazioni dei conciari. Purtroppo in quel
periodo c'era anche l'amministrazione comunale che remava a favore
dell'inceneritore e quindi la nostra battaglia era estremamente difficile, ma
proprio per questo noi abbiamo raccolto più di duemila firme e quando hanno
visto che abbiamo raccolto molte firme, soprattutto a livello locale, si sono
anche un po' preoccupati. Comunque abbiamo presentato nel 2014 una lista civica
per costringere sia la formazione di sinistra che quella di destra, che non
avrebbero parlato né dell'ospedale né del depuratore, perché entrambi avevano
le stesse idee e soprattutto quella del PD.
DA - Sì, ma comunque adesso lui parla di PFAS.
GP - No no, certo era per riassumere un attimino l'impegno
del CILLSA.
GF - Siamo riusciti ancora una volta a bloccare, perché hanno
dovuto confrontarsi davanti alla pubblica opinione, alla televisione eccetera.
Comunque fino ad ora non c'è l'inceneritore e comunque l'inceneritore è legato
anche al problema dei PFAS.
Perché come sappiamo, i fanghi sono delle concerie e
contengono ampiamente i PFAS, quindi non è un fatto estraneo. Lo stesso,
abbiamo aiutato all'inizio, dato quello che succedeva negli Stati Uniti, al
movimento delle rive del Brenta contro gli inceneritori, spiegandogli che i
fanghi che venivano dalle concerie, eccetera contenevano i PFAS. Questo è stato
quello che ha permesso di bloccare attualmente l'inceneritore da 100.000
tonnellate dell'Eni.
Comunque noi poi ci siamo concentrati ovviamente
sull'inquinante più forte e quindi abbiamo cooperato insieme ad Alberto Peruffo
nella realizzazione di grandi manifestazioni, te l'avrà detto.
GP - Sì sì dopo ne parliamo, a breve.
GF - Poi soprattutto, sempre noi sui PFAS, abbiamo continuato
a spiegare che non solo si deve fermare l'inquinamento di adesso ma che sono 13
anni che noi chiediamo che la Regione faccia delle linee alimentari zero PFAS
per garantire la salute soprattutto dei soggetti a rischio, in particolare le
gravide, perché sappiamo che il momento della gravidanza per il fedo e per il
nascituro è il momento in cui più agiscono i PFAS.
E allora su questo abbiamo fatto tante iniziative, convegni,
riunioni: l'ultimo convegno che abbiamo fatto adesso di CILLSA che ha visto
proprio il problema ‘ic et nunc’, cosa si fa adesso per salvare la popolazione
e allora una delle domande che poniamo è: primo ridare al medico la possibilità
e il dovere di fare le analisi del sangue per i PFAS che attualmente non sono
consentite dalla Regione Veneto, in maniera veramente contraddittoria con il
fatto che siamo la Regione più inquinata da PFAS. Però viene vietato ai medici
di accertare e di visitare una donna oppure parliamo anche dei consultori
familiari, non si è formato il personale...
GP - Scusami, gli esami sono possibili solo per chi risiede
in zona rossa?
GF - Vengono effettuati all'interno di un progetto regionale,
molto buono, di controllo e di monitoraggio della popolazione della zona rossa,
a loro vengono fatti.
GP – Quelli della zona arancione no?
DA - Ultimamente a pagamento. Ma con una certa fascia di età
perché sono esclusi gli anziani, sono esclusi i bambini.
GF - Però il problema non è questo, il problema è che invece
la prevenzione deve prevedere che tutti i soggetti a rischio, per esempio gli
operai che come quelli della Miteni lavorano nelle fabbriche in cui sono a
contatto costante con i PFAS, gli operai del depuratore che lavorano sulle
vasche e quindi anche naturalmente nelle fabbriche. In nessun DGR viene
inserito come inquinante e quindi pericoloso il PFAS, mentre sappiamo che ce ne
sono 500 che li usano e quindi a nessun operaio vengono fatti gli esami come
venivano fatti a quelli della Miteni tuttavia.
Quindi c'è un blocco degli esami su cui noi adesso nella
campagna autunnale intenderemo mettere con le spalle al muro la Regione. Ma non
solo questo, abbiamo bisogno di avere, chiediamo che si faccia una linea di
prodotti alimentari riconosciuti dalla Regione PFAS free, che si faccia un
documento in cui gli alimenti, ma questo a livello nazionale, l'obbligo per chi
produce qualunque prodotto alimentare, di inserire nella confezione se contiene
PFAS o meno.
Perché è fondamentale, si dice sì va bene che c'è da fare la
discarica, ma noi dobbiamo salvare i bambini che nascono oggi, già stanno
nascendo oggi dei bambini che non sono protetti, non sono protetti. Ecco quindi
la nostra preoccupazione come associazione e l'abbiamo proposto nel convegno
che abbiamo fatto il 13 di settembre, la nostra lotta adesso va proprio con
obiettivi ben precisi per pretendere la prevenzione, sia della continuazione
dell'inquinamento sia del danno, quindi chiudere tutte le porte di ingresso ai
PFAS.
GP - Chiarissimo, senti una cosa, CILLSA indicativamente come
numeri, quanti siete, che tipo di persone ne fanno parte, età?
GF - Abbiamo una cinquantina di iscritti, ovviamente gli
attivi sono pochi, sono contenti di partecipare, però poi alla fine sono
dodici.
GP - Ceto sociale più o meno?
GF - I ceti sociali, abbiamo molti pensionati, poi diciamo
che abbiamo anche degli operai però sono operai in pensione e ceti medi
ovviamente.
DA - Abbiamo anche medici.
GF - Il nucleo più importante, è quello di cinque medici
ISDE; tre sono i più importanti perché è nostro socio Vincenzo Cordiano,
abbiamo Francesco Bertola.
DA - Siete in tre medici ISDE e altri tre medici normali.
GP - Perfetto, e allora le iniziative più interessanti a cui
avete partecipato?
DA - Le iniziative più interessanti sono state, da un lato
quelle del movimento perché quelle organizzate con Alberto Peruffo rispondevano
al nostro principio di relazione delle comunità e quindi abbiamo partecipato,
poi come CILLSA noi abbiamo proseguito una nostra campagna di informazione
della cittadinanza, sorretta stavolta da un'amministrazione che sui problemi
ambientali si incontra con noi per quanto sia all'interno, diciamo così, di una
forza politica che non risponde a questi problemi.
GP - Quindi vi segue?
DA - Sì, sull'ambiente e poi da quattro anni organizziamo, è
stata una scommessa la prima volta, e da quattro anni la ripetiamo, l'eco festa
di CILLSA la quale non è una scampagnata o un momento, è un'occasione di
iniziative culturali. Peruffo le ha chiamate, mi è piaciuto tantissimo, una
manifestazione di ecologia militante, ha azzeccato il termine e me lo sto
riportando dappertutto perché mi piace, perché è centrato, perché ci sono dei
momenti culturali, per esempio quest'anno abbiamo aperto con il discorso della
presentazione del libro di Alessandro Tasinato ‘Il funerale dell'esperto
ambientale’ perché parla della crisi di questa società e del ruolo degli
attivisti e degli esperti.
Abbiamo continuato con il convegno di cui il moderatore e
conduttore è stato il dottor Fazio, che è il cuore perché noi vogliamo portare
dei risultati. L'anno scorso dal convegno abbiamo portato delle proposte a
Firenze, a Greenpeace e da lì è nato il movimento Zero PFAS del Veneto, quindi
voglio dirti, che è diventato d'Italia. Quindi noi abbiamo sempre l'ambizione
di portare delle proposte poi da condividere a tappeto e diventare una rete
perché crediamo nelle reti, quindi c'è questo aspetto e poi c'è l'aspetto di un
CILLSA che mi aiuta, forse perché ci lavoro dentro, forse perché ci sono tanti
medici dentro, non lo so, ma un CILLSA che mi aiuta nella divulgazione di
quello che è il mio lavoro a scuola perché io dove metto tutto il lavoro nelle
scuole? Quindi il sito mi regala due o tre pagine in cui parlo dei PFAS, in cui
parlo del gruppo educativo Zero PFAS, in cui faccio un archivio di tutto quello
che hanno fatto le scuole.
GP – CILLSA ha un suo sito internet?
GF - Sì, lei lo usa per la scuola.
DA Lui lo usa per problemi generali. Noi abbiamo creato il
CILLSA Informa, se poi mi dai la tua email, non mi ricordo più l'email, ma
comunque nell'email ti do il sito di CILLSA, ti do i loghi in modo che tu abbia
tutto quanto e ti do anche la lettera che mando ai dirigenti, se per caso ti
serve.
Se vuoi, in CILLSA Informa lui manda sempre i comunicati,
quindi da lì puoi trarre degli spunti.
GF - Il nostro lavoro è stato…ci siamo trovati con
un'amministrazione leghista, tuttavia questa amministrazione locale è contraria
giustamente alla costruzione dell'inceneritore, poiché la pressione fortissima
del fronte della concia, dell'industria, della Regione, è per far bruciare i
fanghi qua. Quando il vice sindaco in Assemblea e in Consiglio Comunale ha
dichiarato che loro e tutti i sindaci del bacino del Chiampo non avrebbero
assolutamente permesso la costruzione di un inceneritore, è scoppiato un attacco
durissimo da parte dei giornali.
Quando è scoppiato questo attacco noi abbiamo detto che
difendiamo il comune che fa questa proposta e loro quando hanno visto che noi
li abbiamo difesi hanno trovato in noi una spalla forte e quindi è nato un
rapporto molto costruttivo insieme, perché da lì abbiamo lavorato per avere i
filtri, l'acqua nel comune.
Abbiamo lavorato con l'Acqua del Chiampo per portare, quando
ancora l'acqua non era filtrata, i boccioni nelle scuole. Lavoriamo col comune
per verificare le mense scolastiche da dove vengono i cibi, tutta una serie di
iniziative.
GP - Come dovrebbe essere comunque a prescindere dal colore
politico.
GF - Certo, praticamente abbiamo coinvolto in tutta una serie
di operazioni ecologiche un'amministrazione che era impensabile. E questo è
anche un modo importante per fare politica, perché questo comporta anche
l'ascolto maggiore da parte di una popolazione, per esempio leghista che ci
vedeva come avversari.
GP - Chiarissimo, non l'ho chiesto prima, CILLSA è di
Arzignano oppure…
GF - Ovest Vicentina.
GP - Gli obiettivi, quelli iniziali, all’inizio lotta No
PFAS, abbiamo capito. Quali sono gli obiettivi di adesso e quelli futuri che vi
prefiggete?
DA - Gli obiettivi di adesso per quanto riguarda la scuola è
sempre creare consapevolezza per diventare cittadini attivi, perché senza
consapevolezza tu non ti puoi muovere e far capire ai ragazzi che è solo
l'azione che può generare speranza.
La speranza non si crea dal nulla stando in casa nelle
poltrone, ma agendo. E poi l'altro obiettivo è di creare un rapporto
relazionale con gli adulti, di creare uno scambio intergenerazionale. Siamo
tutti sulla stessa barca.
Ancora l'obiettivo, è vero che bisogna partire da se stessi,
assolutamente, però da soli non facciamo niente.
GP - Il target di riferimento, scuola secondaria di primo e
di secondo grado?
DA - Secondaria di primo e di secondo grado. Eravamo partiti
soltanto con le scuole secondarie di secondo grado, però ci siamo resi conto
che se ben preparati possono dare soddisfazione anche i ragazzi di terza media.
Ci avevano chiesto anche le primarie, ma non ce la facciamo,
quindi facciamo proprio le scuole secondarie. Le tre province, Vicenza risponde
tantissimo, Padova risponde tantissimo, un po' meno Verona, facciamo però delle
capatine anche nella provincia di Treviso e siamo stati anche nella provincia
di Venezia.
GP - E' importantissimo questo movimento.
DA - E andiamo gratuitamente, quindi in realtà ci rimettiamo,
però ci crediamo.
GP - Assolutamente, complimenti.
GF - E' importante perché quando lei ogni anno fa la
relazione la manda un po' in giro e troviamo sempre nuove scuole che chiedono,
non è che noi preghiamo di entrare, abbiamo comunicato ai ragazzi che ci siamo.
DA - Infatti io non è che mando adesso, ormai che sono
conosciuta, non è che mando genericamente a tutte le scuole il mio progetto o
il mio incontro di sensibilizzazione, no, si sa che io devo avere un referente,
un qualcuno all'interno della scuola, vuoi che sia un genitore che si
interessa, vuoi che sia un insegnante, non ha importanza, ma qualcuno. Allora
io parto ufficialmente, quindi ci deve essere già un'attenzione, una
telefonata, un qualcosa. E finora noi abbiamo fatto 46 Istituti.
46 Istituti, però tieni presente, io sono una maniaca della
statistica, che più di 12 ci hanno chiamato 3-4 volte. 3-4 volte intendo in
anni diversi, che quindi ripetono le esperienze con altri studenti.
GP - Quindi un po' vi conoscono, un po' vi fate conoscere
anche voi e poi c'è bisogno che ci sia comunque un referente, cioè una persona
che si faccia un po' carico.
DA - Non chiedo io che si faccia carico, ma nella scuola chi
porta questa lettera mia, questo itinerario? Deve essere qualcuno che ha
sentito parlare di noi, che lo presenta al collegio dei docenti. Poi che sia un
referente o no, che faccia o non faccia non ha importanza, ma comunque nella
scuola ci deve essere un punto libero.
GP - Gli obiettivi attuali e futuri?
GF - Gli obiettivi ultimi, proprio all'interno della Rete
Zero PFAS, siamo stati all'Università di San Giorgio, a Mestre, trasformare ora
da subito quelle che sono le istanze del movimento, perché quando ci troviamo
in settanta tutti dicono queste…però queste istanze se non trovano un nucleo
centrale che riesce a trasformarle in obiettivi concreti, restano delle istanze
e non c'è niente.
Quindi l'obiettivo nostro, soprattutto da parte di CILLSA, ma
confortato dal fatto che partecipano a questa idea Alberto Peruffo e tanti
altri, è quello di trasformare ora e non fra…, come dicevo prima, sentire
l'urgenza di trasformare in obiettivi quelle che sono le istanze generiche e
lasciando la forma democratica dal basso dell'associazione, della rete, perché
la rete è una cosa interessantissima è un'esperienza di democrazia dal basso.
E quindi dalla rete ci vengono le istanze, io propongo che ci
sia un nucleo interno che a queste istanze dia una forma, sia giuridica sia
formale eccetera, per dire dobbiamo presentare una richiesta al Dipartimento
regionale di prevenzione, deve essere fatta in un certo modo, ma risponde
all'istanza della associazione che dice vogliamo che si facciano gli esami del
sangue.
Quindi è cominciare a trasformare in obiettivi concreti
immediati tutta una serie di istanze che vengono dalla base, una volta
trasformate in obiettivi facendoli approvare da tutte le associazioni e
presentarle come richiesta di tutte le associazioni e che chi le presenta è
solo un portavoce che poi a sua volta risponderà di quello che ha risposto la
controparte.
Questo significa che il soggetto devono restare le
associazioni, non ci deve essere una segreteria, una linea politica, anzi tanto
la possibilità in certi obiettivi di astenersi e di non partecipare in modo che
si dà la massima libertà alle associazioni ma si rende possibile un'azione
politica forte senza creare una linea politica tipo partito, segretario
politico, comitato centrale e tutto il resto, quindi è anche una
sperimentazione di democrazia diretta. Importante però: questa cosa deve
portare risultati, quindi si deve trasformare in oggetto.
Se poi la controparte ti dice no, stabiliamo le forme di
lotta, andremo nei supermercati, faremo quello che dobbiamo fare, faremo
richieste all'autore giudiziaria e così via, ma tutto questo deve essere sempre
presentato in forma concreta alle associazioni dopo che sono state ricevute le
istanze e quindi approvate. Dopodiché si parte da domani, si faranno le
iniziative davanti ai supermercati e basta, magari si stampa il volantino con
cui ci si va.
Questo permette di non creare mai gruppi dirigenti più o meno
mascherati, ma che siano realmente democratici.
GP - Parlavamo di obiettivi e di movimenti, quindi un
semplice portavoce che si faccia carico di presentare le istanze che salgono
dal basso, dalla base. Tutti questi movimenti, queste associazioni, possono
avere anche idee diverse a volte. Io ho colto anche, magari, modi di intendere,
comportamenti diversificati in base a questo. Cosa potete dire al riguardo?
GF - Allora, il metodo democratico significa tutti quelli che
chiedono di aderire sinceramente, perché precedentemente abbiamo avuto anche
delle brutte sorprese, tutte le associazioni che vogliono aderire sinceramente
alla Rete Zero PFAS che non a caso si chiama Zero PFAS e non 0,5 PFAS. Ecco,
allora tutti quelli che chiedono hanno il diritto di presentare le loro
istanze. Alcune istanze le riteniamo più incisive, più importanti, più
pregnanti per il movimento, le proponiamo come obiettivi.
Quelli che pensano che non fanno parte del loro patrimonio
culturale, possono dire che questi obiettivi noi non li seguiamo, tutti gli
altri sì, e allora presentiamo gli obiettivi con i nomi di tutti quelli che ci
stanno.
E questo è il modo democratico di gestire una rete, dando
anche la libertà. Certo, se scoppiano delle contraddizioni per cui a un certo
punto ci sono stati dei casi in cui i portavoce di queste reti difendevano il
gestore delle acque e non i compagni che andavano là a protestare e a
raccogliere i dati, eccetera, è chiaro che lì nasce una contraddizione
incompatibile e allora col tempo si deve vedere il modo di chiedere a questi…
GP - La Rete Zero PFAS è un qualcosa che ha preso piede, sta
prendendo piede in questo momento oppure...
GF - Ti spiego, allora, è stata un'idea di Greenpeace, in
particolare proprio di Giuseppe Ungherese, il quale ha invitato una sessantina
di persone, tra cui noi, che erano le figure leader del movimento Zero PFAS nel
Veneto, tra cui c'era la Michela Piccoli etc.
Siamo andati a Firenze per due giorni, è stata una due
giorni. Greenpeace ci ha pagato anche il soggiorno; lì abbiamo costruito
insieme la proposta, cioè di fare una rete nazionale. L'anno scorso. L'ottobre
dell'anno scorso.
Erano presenti anche attivisti del Piemonte, della Val
d'Aosta e della Toscana, e quindi insieme abbiamo detto si doveva fare una rete
nazionale. Abbiamo portato queste istanze e quindi bene o male abbiamo detto,
ognuno fa una rete nella propria regione, ma stiamo lavorando a costituire
quella nazionale. E da lì è nata questa proposta.
Diciamo che all'inizio, in realtà abbiamo fatto qualche
riunione via internet, via zoom, abbiamo avuto molte adesioni, ma di fatto,
concretamente, azioni specifiche in nome della rete, ancora, anche se abbiamo
tanti documenti, tante istanze eccetera, ecco perché dicevo prima che bisognava
creare gli obiettivi apportati. Non se ne sono fatte, infatti, tranne qualche
proclama così in generale.
GP - È in fieri quindi.
GF - Però quest'ultima riunione dove, diciamo, questa nostra
proposta di formalizzazione della rete è stata accolta molto bene
dall'assemblea e quindi adesso noi insistiamo perché su questo tipo di
organizzazione, che veramente rispetto ai partiti del novecento e di adesso,
che erano tutti formati sullo stesso criterio della segreteria nazionale, e
portavano sempre alle scissioni, alle divisioni, una rete invece fatta su
questa base porta invece all'adesione, perché la linea politica viene data
dalla base di volta in volta.
Non hai l'obbligo di praticare una fede politica, hai
l'appoggio per il tuo lavoro, sei al Lago di Garda, prendi la gente del Lago di
Garda, oppure di Treviso, da Treviso al Lago di Garda ci troviamo e facciamo
delle cose insieme.
GP - Chiarissimo. Allora, quanto ritenete sia stato
importante l'impegno e l'attività delle associazioni, dei movimenti e degli
attivisti per contrastare l'inquinamento da PFAS, quindi in ambito divulgativo,
per sollecitare l'intervento dalle Istituzioni, in ambito processuale?
DA - Essenziale. Senza di noi non sarebbe stato fatto nulla.
Essenziale, quello che ripeto sempre ai ragazzi, Davide contro Golia. Davide
siamo noi, i cittadini.
GF - Io vorrei aggiungere che è successo qualcosa di
straordinario, dei semplici cittadini senza partiti politici alle spalle, né
sindacati, sono riusciti a far chiudere una multinazionale potentissima.
Nessuno aveva pensato a una cosa così.
DA - E a far fare il processo.
GF - Perché c'era la Mitsubishi, l’Eni e pensare che con la
nostra azione abbiamo portato migliaia di persone davanti alla fabbrica.
Abbiamo chiamato Bilott, l'avvocato dagli Stati Uniti, abbiamo riempito i
teatri, eccetera. Alla fine la semplice gente, i semplici cittadini che hanno
partecipato, con una grande adesione a tutto questo. Le Mamme sono una parte.
DA - Le Mamme sono nate nel ‘17.
GF - Diciamo che il fulcro stava attorno ad Alberto Peruffo.
Lui è un grande organizzatore da questo punto di vista.
E abbiamo sostenuto questa linea. E guardate che far chiudere
una multinazionale e questo, quando si è visto che le cose andavano in questa
direzione, allora il Tribunale, che prima aveva nicchiato dicendo ma no, non si
sa nemmeno se farà uscire il precedente procuratore del Tribunale di Vicenza.
Invece quando ha visto il movimento di massa, le adesioni,
migliaia di persone alle manifestazioni, allora la magistratura ha cominciato a
capire che forse era meglio cominciare a pensare a queste cose e siamo arrivati
alla sentenza. Questa sentenza non ci sarebbe stata senza l'azione del
movimento.
GP - Chiarissimo. Attendiamo le motivazioni adesso, sono
state prorogate di tre mesi.
GF - Sappiamo che dietro il governo, le lobby, i politici
stanno lavorando per annullare tutto e non mancheranno le minacce ai
magistrati. Io sono sicurissimo che dietro c'è un lavoro.
Però intanto formalmente la magistratura l'ha fatto, questo è
un fatto storico.
GP - Ah certo, assolutamente.
GF - E non è detto che ce la spuntino a rovinare.
GP - Chiarissimo. Parlavamo prima di tanti altri movimenti e
associazioni, mi pare di capire che avete fatto insieme tante attività.
DA - Anche nell'eco festa, proprio per dare il senso dello
spirito di squadra, pur rivendicando l'identità di CILLSA oggettivamente. Però
abbiamo fatto e abbiamo scritto anche come titolo ‘Il villaggio delle
associazioni’. In una giornata abbiamo raccolto tutte le associazioni che si
riconoscevano nella Rete Zero PFAS, alcune sono venute, alcune ci sono state e
insieme ci siamo confrontati con la cittadinanza. Cioè la cittadinanza doveva
capire che CILLSA fa parte di una rete.
GF - Sì, abbiamo tirato fuori circa tredici gazebo, ognuno
con un'associazione eccetera, quindi ti hanno visto fisicamente.
DA - Doveva anche capire la cittadinanza, i nostri principi
che sono per la pace, quindi abbiamo invitato le donne dalla Palestina che sono
per i migranti, anche se siamo in un'amministrazione leghista e quindi abbiamo
invitato il collettivo delle rotte balcaniche, perché CILLSA è questo.
GF - Certo, siamo all'interno di un contesto che non dobbiamo
mai perdere di vista, quindi non siamo l'ecologista dell’aiuola.
Quindi abbiamo influenzato anche l'amministrazione comunale,
ma noi non trattiamo col comune, collaboriamo nel senso che si deve fare questa
cosa e loro la fanno. Abbiamo appena criticato che è venuto ad Arzignano il
McDonald's, quindi continuiamo nella nostra strada.
GP - Certo, assolutamente. A proposito, come vedete il futuro
dei movimenti e delle associazioni?
DA - Questo è un bicchiere mezzo pieno.
GF - Il futuro, secondo me, deve darsi, come dicevamo, delle
strutture di rete indispensabili, perché sennò è destinato assolutamente a
naufragare.
I movimenti, si sa, si gonfiano e si sgonfiano, hanno grande
potere in certi momenti, ma poi ovviamente…non essendo organizzati.
Ecco, se però noi riusciamo veramente a strutturare una rete,
e parlo di una rete nazionale, capace di incidere anche localmente, ma
ovviamente perché è fatta da associazioni locali, questo è il rapporto,
riuscire all'associazione locale, che continua a fare la sua politica locale,
riuscire a inserirla in una rete nazionale.
Cosa che darebbe una potenza formidabile anche all'azione
locale e soprattutto quando individuare gli avversari, individuare le
controparti, ma individuarle non scrivendo la rete, ma scrivendo duecento
associazioni ti stanno chiedendo questo, perché hanno sottoscritto quel
determinato punto.
Perché è il soggetto politico che deve decidere sia cosa
chiedere, sia cosa fare in caso di risposta negativa. Allora questo secondo noi
è un modo di fare politica che abbiamo visto anche con le femministe, ha
funzionato, funziona proprio per il problema delle differenze di genere,
funziona per la Palestina, dove sono andati alle manifestazioni un po' tutti,
quindi è la contraddizione degli errori che si sono fatti nelle politiche, nel
modo di fare politiche in tutto il novecento e nella prima parte del 2000, una
democrazia che cresce, che ha un futuro sicuro.
DA - Ecco, questo concetto io cerco di trasferire alla scuola
per gli studenti, nel senso che sentinelle del territorio, studenti
ambientalisti, protagonisti, ma in una visione generale, perché non basta il
locale, si agisce nel locale ma si pensa globalmente.
GF - Però, gli obiettivi devono essere radicali, coerenti,
non si può fare un obiettivo che raggiunge una cosa a metà, perché distinguere
l'obiettivo è quello di chiudere per esempio tutti gli scarichi nell'ambiente,
poi la trattativa può prevedere i tempi e i modi, ma se noi partiamo in
partenza accettando che ci siano i limiti vuol dire che abbiamo già accettato
la filosofia e la politica dell'avversario. Questo no, dobbiamo essere
radicali, poi il modo come ci confrontiamo si vedrà, se ci dicono in questo
momento non abbiamo dove metterli, ste robe e vabbè ti diamo un anno di tempo
per costruirle queste discariche.
GP - Certo, chiarissimo. Cosa ne pensate dell'operato delle
Istituzioni locali, nazionali a riguardo all'inquinamento dei PFAS?
GF - A livello locale come quello del nostro Comune, abbiamo
avuto notevoli successi, anche in contraddizione con quelle che erano le
direttive del Paese, è un comune leghista però si comporta come un comune
ecologista e fa sempre nuovi passi avanti.
Adesso hanno fatto un monumento ai martiri, agli operai che
sono morti nei campi di concentramento nazista, hanno fatto le pietre di
inciampo, hanno fatto tutte cose stranissime che di solito un comune leghista
non fa e quindi noi pensiamo che i comuni che sono fatti da persone e che hanno
interessi concreti con la gente, nei comuni se si trovano delle controparti
intelligenti che capiscono l'importanza delle nostre proposte è possibile
ottenere.
Adesso, per esempio, abbiamo raccolto, stiamo raccogliendo in
tutti i comuni del Veneto un documento da presentare in Parlamento affinché si
faccia una legge sui PFAS e siamo andati a chiedere a tutti i comuni, il nostro
naturalmente l'ha firmato subito.
GP - Parli del Bando?
GF - Sì sì, abbiamo già moltissimi comuni.
GP – ‘Il Mondo di Irene’ è molto attivo, ho parlato con Luisa
Aprili.
DA - Sono amici e ricordo due o tre anni fa che mi leggeva la
poesia con cui voleva fondare ‘Il Mondo di Irene. Nelle scuole invece non si
fa.
GF - Io ci credo, ci credo è l'unica strategia possibile,
sono molto pessimista in realtà sulle sorti del pianeta perché la forza delle
lobby, la forza enorme di quelli che stanno distruggendo il mondo e poi lo
sviluppo di questa società iper liberista che crea degli oligopoli fortissimi,
persone che hanno redditi che sono più grandi di quello che è il bilancio di
uno Stato. Tutte queste cose vanno combattute ferocemente perché finché
esistono persone come Elon Musk la democrazia è destinata a finire, non può
resistere a questo.
D'altra parte penso che come la sento io questa cosa,
cominciano a sentirla anche gli altri. Non dimentichiamoci la famosa lettera
che Draghi e Trichet inviarono all'Italia sulle condizioni: volevano abbassare
la contrattualità degli operai legando i contratti nazionali, abbassare i
salari, definanziare la scuola pubblica, definanziare la sanità e sono tutte
scritte. Ogni tanto io la ripubblico perché la gente sappia qual è la mia
opinione.
DA - Ritornando alla tua domanda per quanto riguarda la
scuola, il comune di Arzignano mi ha sempre invitato con conferenze che
facciamo per gli adulti in biblioteca. Poi ho fatto comprare anche i libri di
Vincenzo Cordiano, li abbiamo portati nelle scuole. Durante l'eco festa ho
detto insistiamo con le scuole che c'è anche il protagonismo degli studenti e
hanno scritto dei messaggi nelle scuole. Abbiamo un assessorato che è dedicato
alla cultura e alle ecologie quindi si occupa anche di PFAS. Mentre come associazione
siamo riusciti a penetrare nel comune di Vicenza nel senso che loro hanno un
sito dove raccolgono tutte le offerte del territorio e poi le presentano al
pubblico delle scuole. E noi là dovevamo essere come associazione, quindi come
associazione ci siamo approdati.
Tanto non c'era problema perché sono la coordinatrice del
progetto educativo, quindi ho presentato tutto il progetto della scuola come
associazione CILLSA perché loro avevano bisogno di un codice fiscale. L'abbiamo
presentato ed è stato accettato. Cosa significa questa visibilità? Perché io
non avendo alle spalle né giornali, né istituzioni, né provincia, né
provveditorati gioco sul tam tam fra gli attivisti e su queste forme di
comunicazione.
Da tener presente anche che, da due anni a questa parte, sono
riuscita a mobilitare anche la stampa, addirittura la stampa a livello
nazionale, quindi ho avuto riscontro nel Fatto Quotidiano, nel Potere al
Popolo. Anche finalmente nei giornali cosiddetti cattolici, per cui c'è questo
tam tam. Adesso sanno chi è il gruppo educativo Zero PFAS.
GP - Perfetto. Prima parlavi anche di conferenze per adulti.
DA - Là è più difficile anche se le conferenze per adulti che
organizziamo nella scuola vanno bene. Qua nel comune hanno…
GF - Ne abbiamo fatte tantissime.
DA - Sì, ne abbiamo fatte tantissime anche in giro, però
rispondono più gli studenti. Però comunque non molliamo.
GP - Certo, vi chiedo anche una valutazione sull'operato
della Regione in questi anni, oltre all'ambito…
GF - Un momento. Nel 2016 la Regione, spronata un po' dalla
novità, preparò questo progetto di monitoraggio nella cosiddetta zona rossa e
scrisse, e poi disse che si doveva agire subito sugli alimenti che erano il
punto più importante della trasmissione dei PFAS nel corpo umano, e invitò le
ULSS a darsi da fare, visto che avevano dato l'incarico all'Istituto Superiore
di Sanità di fare una prima ricerca, di facilitare e farsi carico di segnare le
zone, eccetera. Questo nel 2016.
Nel 2017 le Mamme vengono a scoprire, grazie a questo
monitoraggio che è stato fatto, che i loro figli avevano quantità enormi di
PFAS, e quindi io fui chiamato dalla Michela Piccoli, mi ricordo la prima sera,
in una tavernetta e spiegai cosa erano questi PFAS.
Mi dicevano che c'era questo risultato, ma nessuno ci spiega,
e fui io anche a suggerire di chiamarle Mamme, perché questo è un nome che vi
può portare più consenso, e organizzammo la prima manifestazione con le Mamme a
Lonigo.
Mi ricordo la sera in cui la preparammo c'era il sindaco di
Lonigo, che aveva coinvolto anche i sindaci delle altre città, e alcuni
assessori regionali, perché doveva essere... e allora dice, mettiamo in testa
naturalmente i sindaci, allora io vedo che nessuno aveva il coraggio, c'era un
certo malumore, c'erano una trentina di persone che discutevano, io ho detto
no, davanti ci stanno le mamme con i bambini, poi ci stanno tutti quelli del
movimento, poi ci stanno i cittadini, sindaci e assessori si mettono in coda
senza diritto di parlare.
E lui era ammutolito e così è stato fatto, perché eravamo in
diecimila, da quel momento la Regione ha cambiato tutto; niente esami,
minimizzare, non facciamo sapere niente, quindi ha avuto un ruolo di
minimizzazione per difendere la linea politica, perché ha capito che perdeva i
consensi, e questa è la politica che ha fatto fino ad ora.
Tuttora, come ti avranno detto gli altri, l'ennesimo
monitoraggio sugli alimenti, non si sa che fine ha fatto, non te le dicono,
perché si sa come sono.
GP - Certo, assolutamente. Allora, grazie intanto,
chiarissimo, tantissimi spunti molto interessanti.
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