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giovedì 25 gennaio 2018

SMARTPHONE IN CLASSE, LA RIVOLUZIONE E' UFFICIALMENTE PARTITA

Un dibattito aperto

A volte dobbiamo disconnetterci per creare buone connessioni  
https://www.facebook.com/labuonaeducazione/videos/2030844107135443/



 Ci siamo.
Il progetto della ministra dell’Istruzione Fedeli che punta a introdurre nelle scuole italiane l’uso degli smartphone è in dirittura d’arrivo. Le linee guida sono state completate dagli esperti. Tra poco una circolare ministeriale le espliciterà. Resta il divieto per uso personale. La scuola, stando alle parole della ministra Fedeli, ancora ferma a obsolete metodologie, ne aveva bisogno”.
Ma ne aveva davvero bisogno la povera scuola italiana? In Francia li hanno vietati, c’è già una letteratura negli Usa che li boccia.In Inghilterra li stanno togliendo: uno studio ha stabilito che la sola presenza del cellulare sul banco distrae lo studente, peggiora la sua attenzione.

In Italia, il dibattito è acceso.
Daniele Novara, pedagogista, mio punto di riferimento quando ero dirigente scolastica, è del tutto contrario: Lo smartphone in classe è l’ultimo atto della consegna della scuola italiana alle lobby digitali. Il ministero confeziona come novità la svendita della scuola agli interessi dei colossi dell’informatica. La didattica digitale non appartiene in alcun modo alla didattica progressista e innovativa”. Non basta quindi, secondo lui, introdurre un nuovo aggeggio elettronico per dare una svolta alla didattica. "La tecnologia a scuola diventa una risorsa se usata collettivamente -scrive sul sito del Centro psicopedagogico-. Se usata individualmente schiaccia gli alunni nell'isolamento e nella distrazione, sottraendoli all'apprendimento sociale condiviso coi compagni. Opporsi a questa deriva è l'unica cosa che possano fare i genitori, se vogliono evitare guai seri ai loro figli". 

“Siamo prossimi alla resa del sistema educativo – spiega lo psicoterapueta ed esperto di cyberbullismo Luca Pisano, direttore di Ifos –: la scuola tecnologica delega la funzione del pensare a un oggetto. Questa è la base per fabbricare cretini a scuola: con gli smartphone non si sviluppa l’apparato psichico. Il docente così si depotenzia:c’è già la lavagna didattica, a cosa serve il cellulare? Come farà poi il prof a controllare che gli studenti non giochino o vedano porno durante la lezione?”

Da dirigente nella scuola media ho sempre  fatto una crociata (perdente) contro i cellulari a scuola, pur credendo nella tecnologia e nell’importanza del digitale a scuola, quindi nelle TIC, nei COMPUTER,  nelle LIM di cui ho provveduto a dotare i plessi Motterle, Zanella di Arzignano e Beltrame di Montorso, facenti parte della mitica scuola media Giuriolo, prima di uscire dalla scuola nel 2012: tutte le 36 classi, intendo ogni aula, avevano e hanno oggi le LIM ; si aggiungano  vari  laboratori specifici per la video scritttura, le lingue straniere, l’informatica con annessi  gli  strumenti compensativi per gli allievi in difficoltà. Il tutto coronato da corsi di formazione continui per il personale (non obbligatori)  .
Non mi si accusi, pertanto, non appoggiando questa scelta del Ministro dell’Istruzione a favore degli smartphone, di rappresentare il vecchio, il passato, la lezione frontale dei docenti che ho sempre combattuto, credendo nell’ambiente di apprendimento e nella scuola laboratoriale. 

Ma ho sempre ritenuto e lo ritengo oggi, che l’uso degli smartphone non debba essere mascherato come supporto didattico in classe. E non mi si dica che utilizzarli vuol dire prendere atto della realtà e dell’uso che i ragazzi ne fanno.
                                                                                                                          
Come può il MIUR far prevalere la logica aberrante del ‘visto che’…?                                       Visto che il telefonino è entrato nelle nostre vite quotidiane, tanto vale farlo entrare anche nella scuola.
Visto che…è una logica perversa.                                                 
  Scrive Paola Mastrocola: L’abbiamo già fatto, e lo faremo ancora: visto che i ragazzi non sanno più scrivere aboliamo il tema; visto che copiano le versioni da internet, aboliamo o riduciamo la versione dal latino e greco; visto che non sanno più scrivere in corsivo, che scrivano su tastiera; visto che faticano a fare i calcoli, che usino la calcolatrice. Potremmo continuare: visto che ai giovani piace bere birra, ammettiamola come bevanda nell’intervallo; visto che i nostri figlioletti si mettono le dita nel naso, tanto vale insegnar loro un metodo migliore per farlo anche in pubblico; visto che ai ragazzini portati la sera al ristorante piace correre tra i tavoli, inutile costringerli a stare seduti, tanto vale installare dei semafori. Non capisco se si tratti di una debolezza o di una vera e propria convinzione: cioè, non ci opponiamo all’uso clandestino dei telefonini in classe perché tanto non ce la faremo mai a scovarli, requisirli o vietarli (la battaglia è persa in partenza, dunque inutile combatterla)? Oppure ci crediamo veramente, siamo davvero convinti che i telefonini siano meravigliosi strumenti di un nuovo apprendimento?”
Qui sta il punto a mio parere.  Non prendeteci in giro come professionisti.   
       
    Non è questione di lezione frontale (il vecchio) e di metodo innovativo (il digitale).   Gli studenti maneggiano già troppo gli smartphone fuori delle pareti scolastiche e ne sono assuefatti. Hanno ragione quegli insegnanti che commentano in facebook:“Dentro non porterebbero nessuna rivoluzione didattica e metodologica. Gli studenti oggi più di ieri, hanno semmai bisogno di disintossicarsi dal telefono, di interloquire con il docente, di socializzare coi compagni, di sporcarsi le mani, di usare la manualità, con gli strumenti didattici in uso, penne colori e materiali di ogni genere. Di vivere la quotidianità coi piedi per terra, nel reale”.  Ma, poi, di quale innovazione tecnologica si continua a parlare quando nelle scuole   esistono ben altre priorità: lo stato delle aule e le strutture degli edifici scolastici.                                                                                                        Si vuole andare verso il futuro quando le fondamenta cadono a pezzi”.
E non indoriamo la pillola; non riempiamoci la bocca di belle parole “RESPONSABILTA’ e REGOLAMENTAZIONE nelle modalità e nei tempi.  A discrezione di ogni insegnante che potrà promuoverlo o bocciarlo come strumento didattico valido o meno. Divieto d’uso                per i più piccoli. Ci sarà pure un perché se Steve Jobs proibiva ai suoi figli, da piccoli, l’uso di iPad, iPod e iPhone, se Evan Williams, fondatore di Twitter, ha educato i figli abituandoli alla lettura dei libri e cercando di tenerli il più possibile lontani dagli smartphone e iPad?      
Intanto il dibattito prosegue.                                                                                                          È follia allo stato puro, accusa il Codacons nel bocciare senza appello la decisione della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, di far entrare gli smartphone nelle aule scolastiche. Si tratta di un provvedimento pericolosissimo, che rischia di portare i ragazzi alla perdita della capacità di pensare, leggere e scrivere in modo indipendente dai telefonini.
Vogliamo riflettere?  
Per quanto mi riguarda, sto con l’accorato appello di  Mastrocola: "Il telefonino in classe potrebbe agevolare l’ormai iniziata, lenta, progressiva dismissione dei libri, che abbiamo sotto gli occhi e che ipocritamente continuiamo a negare. Un ulteriore, durissimo colpo al valore della concentrazione, dell’introspezione, della memoria, dell’attenzione, della riflessione. Dispiacerebbe che fosse proprio la scuola a contribuire in modo così massiccio a relegare i libri negli ombrosi, umidi e ammuffiti scantinati delle nostre esistenze.”  
La scuola dovrebbe invece essere l’ultimo baluardo, l’isola di resistenza da cui, semmai, far ripartire una battaglia culturale.
Poveri ragazzi e povere relazioni umane!   

Donata Albiero                                                             25 gennaio 2018 

         
Approfondimenti 


IMPUGNARE correttamente la penna può prevenire  i disturbi della scrittura   http://donataalbiero.blogspot.it/2018/01/impugnare-correttamente-la-penna-puo.html        

RILANCIAMO lo scrivere a mano in corsivo 
http://donataalbiero.blogspot.it/2017/10/rilanciamo-lo-scrivere-mano-in-corsivo.html




                             

sabato 13 gennaio 2018

IMPUGNARE CORRETTAMENTE LA PENNA PUO' PREVENIRE I DISTURBI DELLA SCRITTURA

                                                              
L’ impugnatura corretta facilita una buona visione e l'uso del corsivo

 

Come impugnare bene penna-matita    https://youtu.be/iywQd_cgegU


C’erano una volta carta, penna, calamaio: il mio passato, i miei strumenti di scrittura.
Il presente li ha pressoché sostituiti con  tastiere, pc, tablet, smartphone.
Il calamaio è finito nel cassetto dei ricordi, la carta continua a reggere la sfida, la penna sta diventando un oggetto sempre più "antiquato". 
Diminuiscono, di conseguenza, gli  educatori che sentono l’esigenza di insegnare alla  generazione dei nativi digitali come si tiene una penna in mano e l’uso del corsivo (di cui sono fautrice).

Forse è per questo che tanti bambini tengono la penna o la matita con una posizione scorretta, impugnandola nei modi più strani.
E’ evidente che impugnare correttamente la penna, non è considerata una necessità.
 Eppure …
L'uso sbagliato può creare eccessivo affaticamento nella visione, danni ai muscoli ed alle articolazioni, danni che con abitudini sbagliate protratte nel tempo, assumono caratteristiche permanenti.
Ricordo, a tal proposito un convegno, mi pare del 2012, quando il neuroscienziato tedesco, Christian Marquardt, ha illustrato, a Monza i rischi e problemi dell’errata impugnatura.


Il problema di una corretta impugnatura dovrebbe essere preso in seria considerazione non soltanto al momento dell'apprendimento della scrittura, quando il bambino deve compiere per scrivere due distinti movimenti: tenere in mano la penna ed eseguire le figure delle lettere, ma anche nel momento della presa in mano del pennello o del matitone per disegnare
Non bisognerebbe, infatti, dimenticare che per introdurre i bambini alla scrittura è necessario insegnare le varie regole della "giusta posizione del corpo, delle mani e dell'impugnatura della matita o della penna".
Sin dalla scuola dell’infanzia è, pertanto, molto importante educare i bambini ad una corretta impugnatura dedicando tempo e giochi.

Più di cinquant’anni fa, quando frequentavo le scuole elementari (le primarie di oggi) genitori ed insegnanti erano attenti a richiamare i bambini e i ragazzi a mantenere una postura corretta e ad impugnare correttamente la penna, quando sedevano nei banchi. Io stessa, nei primi anni d’insegnamento come maestra richiamavo l’allievo di turno con la fatidica frase "Stai diritto e scrivi bene!" e lo ripetei come professoressa di lettere agli scolari di prima.
I banchi inclinati facilitavano la posizione e una educazione dell'impugnatura della penna era indotta, dall'uso dei pennini (quando andavo a scuola) o stilografiche (quando insegnavo negli anni ottanta, cercando di far ritardare il più possibile l'uso della penna biro)che sporcavano le dita d'inchiostro.

 In questi ultimi decenni il concetto di postura corretta è andato sempre affievolendosi benché sia notevolmente aumentato il numero di bambini e adolescenti che frequentano palestre, seguono corsi di educazione fisica, praticano discipline sportive. A casa e a scuola i ragazzi studiano spesso, impugnano la penna con prese scorrette che, coprendo troppo spesso la punta, li obbligano a ruotare il quaderno di 90° per vedere cosa stanno scrivendo.

Purtroppo, si aggiunge la scelta sempre più frequente di molti alunni nelle scuole medie (l’ho constatato anch’io come dirigente scolastica) di scrivere in stampatello, preferendolo al proprio corsivo che troppo spesso li penalizza nei giudizi finali dei propri insegnanti. Il ragazzo che scrive male, matura un giudizio negativo sulla sua calligrafia, al punto di non riconoscersi in essa; per evitare i continui giudizi negativi degli adulti, regredisce scegliendo la scrittura in stampatello, di più facile esecuzione e più ordinata, anche se più anonima e meno espressiva di quello che lui veramente è interiormente.  


E' quindi molto importante educare i bambini sin dalla scuola d’infanzia  ad una corretta impugnatura, sia per prevenire gli atteggiamenti posturali scorretti, sia per maturare nel tempo un proprio stile di scrittura in corsivo, chiara espressione di autostima e di una propria personalità.

Suggerisco a genitori e insegnanti per La corretta impostazione e localizzazione dei movimenti necessari alla scrittura il video  della P.E.A.V.( Proteggi Educa Allena la tua Visione) ; rappresenta infatti una valida proposta operativa, comprovata dallo studio dell'ottico optometrista Giorgio Bollani.
 Io intanto cercherò di convincere i miei figli a fare altrettanto con i loro piccoli (Nemo profeta in patria)-

“1) Partiamo dall’esecuzione di un gesto magico "il numero 3" con la mano di scrittura. Il gesto sarà ripetuto spesso dal bambino, proprio nell’età in cui inizia a scarabocchiare, e permette di acquisire facilmente la posizione base di partenza: pollice, indice e medio completamente distesi; anulare e mignolo flessi sul palmo della mano.
2) Depositiamo la matita nella "valle incantata" valle tra pollice ed indice che ricorda piacevolmente il cartone animato dei piccoli dinosauri e facciamo scivolare la matita in questa valle come se suonassimo il violino. Questo esercizio di sfregamento è importantissimo per far apprendere attraverso il senso propriocettivo la corretta posizione di scorrimento del matitone nell’atto della scrittura.
3) Ora chiudiamo le tre dita pollice, indice e medio come "le fauci di un leone" in modo armonico e dolce ponendo la punta dei polpastrelli sulle tre facce del matitone e scivoliamo pian piano verso la punta della matita fino ad arrivare a "due dita dalla punta". (l'autrice è Direttrice dell'Istituto di grafologia, Milano) (da Salute di Repubblica)”

E allora via, per poter poi scrivere a mano.
Insisto, ci i sono evidenze scientifiche che appurano l'inferenza della scrittura sui processi intellettivi: più scrivi A MANO più stimoli il cervello


Donata  Albiero                                          13 gennaio 2017


Approfondimenti

CONSIGLI   

RILANCIAMO L'USO DEL CORSIVO 
http://donataalbiero.blogspot.it/2017/10/rilanciamo-lo-scrivere-mano-in-corsivo.html


lunedì 1 gennaio 2018

LA SPERANZA DI CAMBIARE IN MEGLIO

 Cittadinanza attiva per responsabilizzarci  

Un altro anno è passato,  un anno da dimenticare... un anno di guerre, orrori, paura, disperazione, violenza, sfruttamento per milioni di bambini, nel mondo e nella nostra ricca (per pochi) Italia, un anno in cui l'Europa ha continuato a perdere la sua umanità, con il razzismo più bieco, l’indifferenza che ha strozzato l’intelligenza. 

È stato un anno atroce.  
Scrive Gustavo Esteva “…Ed è probabile che il peggio debba ancora venire. Inflazione, svalutazione, fuga di capitali, scarsa attività economica, aumento della disuguaglianza, deterioramento delle condizioni di vita della maggior parte della gente, corruzione dilagante, distruzione ambientale sempre più grave.” Tralascio ogni commento sul bilancio politico che ritengo ancor più negativo.
Se ne è andato, il 2017 per fortuna e non mi lascia rimpianti.

Tuttavia, paradossalmente, è un anno che mi ha donato tanto nella mia militanza civile e sociale: l’impegno nel territorio, contro l’inquinamento da PFAS (perfluorati alchilici) che avvelenano la nostra acqua, i nostri cibi, e anche l’aria; il ritrovarmi con altri cittadini che hanno fatto rete, il riconoscermi nelle  associazioni e comitati  che si sono mossi e messi in gioco per la difesa  della nostra salute e quella dei nostri figli pur se soli contro scelte sciagurate di partiti, istituzioni, enti locali, imprese, talvolta guardati a vista anche dagli  stessi che difendevamo; l'impegno per la scuola pubblicaseguendo l'attività del comitato LIP SCUOLA della mia provincia, la Legge di Iniziativa Popolare che ha come riferimento potente e portante la nostra Carta Costituzionale (artt 3, 9, 33, 34), nella consapevolezza che la LIP garantisca una scuola plurale, laica, inclusiva,  , inclusiva, finalizzata alla valorizzazione della persona, alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza.
                                
Ho capito, nelle battaglie condotte da  cittadina attiva, che non è sempre facile assumere la piena responsabilità di organizzarci per governarci.  
Riuscirci, pur tra mille difficoltà e contraddizioni, mi ha dato nuova forza per continuare, con la consapevolezza che quando prevalgono la paura e il senso di impotenza si può alimentare una nuova speranza con la propria azione, a partire dalla convinzione che nessuna soluzione alle nostre difficoltà può venire dall’alto, e che in basso possiamo introdurre irrevocabilmente un’altra possibilità.
Ma questo esige la decisione di passare a un’offensiva pacifica e vigorosa, uniti come movimenti, come gruppi di cittadini attivi.

 Buon anno nuovo, dunque, a quanti agiscono e non perdono mai la speranza che il mondo possa cambiare in meglio.

Buon 2018 ai giovani, che devono manifestare per il Futuro, e quindi difendere il Bene comune rappresentato dalla scuola pubblica, la scuola di tutti, la scuola della COSTITUZIONE.

A loro regalo il messaggio di fine anno, correva il 1982, di un grande presidente, Sandro Pertini… 
Preparate il vostro animo a scuola, cercate di corredare la vostra mente di una cultura che vi sarà utile, sarà strumento per voi necessario per farvi camminare domani nella vita come uomini liberi. 
Cercate anche di darvi una fede politica. Respingete però quelle idee politiche che non presuppongono il concetto di libertà, altrimenti andreste verso la vostra rovina. E cercate anche di combattere sì, i vostri avversari, ma combattete tenendo presente quello che ho tenuto presente sempre io, l'ammonimento di un illuminista francese. Cioè io dico sempre questo al mio avversario: io combatto la tua idea che è contraria alla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perché tu la tua idea la possa esprimere sempre liberamente. Ed allora combattete discutendo liberamente, lottando civilmente. Andate verso la meta alla quale io ho sempre aspirato da quando avevo la vostra età. La meta suprema che è quella della libertà, della giustizia sociale per tutti gli uomini, della scomparsa della fame nel mondo. La meta della pace fra tutte le nazioni, della fratellanza fra tutti i popoli...”  

Unisco l’attenzione di Pertini ai giovani all’invito  di Mario Rigoni Stern per gli stessi: 
Leggete, studiate, e lavorate sempre con etica e con passione; ragionate con la vostra testa e imparate a dire di no; siate ribelli per giusta causa, difendete la natura e i più deboli; non siate conformisti e non accodatevi al carro del vincitore; siate forti e siate liberi, altrimenti quando sarete vecchi e deboli rimpiangerete le montagne che non avete salito e le battaglie che non avete combattuto”.

Buon 2018, a noi cittadini attivi.
Insieme, dobbiamo lavorare per la realizzazione di un'alternativa politica, culturale, sociale ed economica dal basso, di rottura e costruzione.
Movimenti sociali, associazioni, comitati, collettivi, singole personalità, dobbiamo, con unità di intenti, liberare progressivamente territori ed istituzioni dalle occupazioni di un sistema profondamente corrotto, per la   difesa dei beni comuni e contando sulla partecipazione attiva dei cittadini.

Nel mio piccolo,  io mi impegnerò attivamente nella associazione locale ambientalista Ci.L.L.S.A (Cittadini per il lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente), perché difende i cittadini e il territorio, perché sono più che mai convinta che amare la propria terra sia il primo passo per creare un mondo migliore; 

mi impegnerò nel comitato Zero PFAS Agno Chiampo  e nella raccolta adesioni ad esso; 

proseguirò il cammino nel comitato provinciale scuola LIP(legge di iniziativa popolare) con la raccolta firme per la Scuola della Costituzione, a primavera; 

sarò attenta alle iniziative di ‘Vicenza si solleva’ soprattutto per quanto riguarda la Pace e il Disarmo, la lotta contro le grandi opere predatrici del territorio,  

condividerò il lavoro del movimento NO PFAS nel suo complesso,  delle altre Associazioni , comitati che gravitano sul territorio e mettono al primo posto salute, legalità, giustizia, lavoro.  
Continuerò a praticare e sostenere la cittadinanza attiva, libera da vincoli partitici e da schieramenti precostituiti. 

Non è un caso che io abbia rifiutato di essere "candidata" per le prossime elezioni politiche. 
Non mi asterrò certo nelle votazioni che ci saranno ma voglio essere cittadina libera. E non mi lascerò certo ingannare da promesse elettorali ad hoc dei vari partiti: non conta ciò che faranno ma quello che hanno fatto, quello che stanno facendo oggi relativamente alla Scuola, allo Ius soli, alla difesa dell'ambiente contro l'inquinamento e la sua distruzione. 

Come donna, madre, educatrice, cittadina sosterrò sempre i diritti dei bambini in qualsiasi parte del mondo si trovino, senza discriminazione alcuna: il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo, il diritto a un nome, a una nazionalità, il diritto alla libertà di pensiero, di  coscienza e di religione, il diritto alla protezione da ogni forma di violenza. 


Auguro infine un nuovo anno per tutti di pace e di giustizia.

Un anno che ripeta gli auguri di  "Buon Natale"  per 365 giorni 
http://donataalbiero.blogspot.it/2017/12/buon-natale-vero.html

Un anno soprattutto con l'amore nel cuore. 
Senza amore si può sopravvivere;  con l'amore, invece, si lotta e si vive.


Donata Albiero                               1 gennaio 2018