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venerdì 23 febbraio 2018

M'ILLUMINO DI MENO.

LETTERA APERTA AGLI STUDENTI

Pensate, organizzatevi, protestate se occorre, proponete, agite ! 
https://www.facebook.com/zeropfasmontagnana/videos/301774920453925/








Stamattina avrei dovuto essere tra gli studenti delle superiori a Valdagno, invitata da Legambiente per una breve testimonianza sul tema del risparmio energetico, all’aperto nel Parco, prima che i ragazzi poi in bicicletta o a piedi si recassero a scuola.

L’iniziativa è saltata per ragioni metereologiche ma non il significato della giornata:  

"Quest’anno Caterpillar e Radio2 dedicano M’illumino di Meno alla bellezza del camminare e dell’andare a piedi.
Valdagno è una cittadina che a percorrerla tutta, in lungo ed in largo, non si fanno molte migliaia di metri; ecco che, opportunamente , questa si presta benissimo alla finalità universale di riduzione di utilizzo di energia specie se ricavata da fonte fossile. 
Abituiamoci ad andare a piedi perché sotto i nostri piedi c’è la Terra e per salvarla bisogna cambiare passo. Entro il 23 febbraio 2018, giorno di M’illumino di Meno quattordicesima edizione, vogliamo simbolicamente raggiungere la luna a piedi  
e sono 555 milioni di passi : abbiamo  dunque bisogno del contributo di tutti.  


 











  Avevo accettato volentieri perché la ritenevo una splendida opportunità di poter ancora rivolgermi direttamente ai ragazzi (dai 13 ai 19 anni) che tanto hanno significato nella mia vita professionale. Il tempo non lo ha consentito. 

Scrivo qui quello che avrei detto a braccio rivolgendomi con rispetto e fiducia ai miei giovani interlocutori
“ La mia generazione proviene da una epoca che ha avuto il suo massimo splendore negli anni ’80 del secolo scorso (voi non eravate nati ma i vostri genitori sì). 
                                                                                           
                                                                                         ARZIGNANO 
In quell’epoca la fede nello sviluppo e nel progresso aveva conquistato TUTTI, compreso noi, allora GIOVANI.
 Avevamo 20 - 25 anni, appena usciti dalla scuola e \o dalla Università, un lavoro sicuro a portata di mano;  sembrava che ci si aprisse davanti un mondo in cui bastava allungare una mano per cogliere frutti succosi della società del benessere. 


Purtroppo, invece, il pianeta stava per presentarci il conto amaro di uno sviluppo impetuoso che non aveva tenuto conto della sua stessa sostenibilità, con i danni mostruosi che stava arrecando all’ambiente e a noi stessi, per la nostra sopravvivenza.
Immense isole di plastiche hanno incominciato a galleggiare sull’oceano Pacifico e altrove, la maggior parte dei fiumi è stata invasa dai veleni prodotti da industrie e dall’agricoltura industriale,  le stesse falde profonde  sono state avvelenate dai pfas (sostanze chimiche) e metalli pesanti, i pesci sono stati contaminati dal mercurio e dalla miniplastica che hanno ingoiato, l’aria si è riempita sempre di più di anidride carbonica e altri  gas emessi dalle macchine, dagli inceneritori compromettendo  l’equilibrio termico del pianeta e la sopravvivenza delle  specie vegetali e animali che conosciamo, compreso l’uomo.                                                                        
E’ il cosiddetto riscaldamento globale e il conseguente cambiamento climatico. 
Si sciolgono i ghiacciai, le risorse di acqua potabile cominciano a scarseggiare per milioni di uomini; intere popolazioni scappano dalla loro Terra disertificata, accrescendo a dismisura il fenomeno delle IMMIGRAZIONI che il nostro PAESE soltanto ora ha cominciato a conoscere.
                        ARZIGNANO  manifestazione sul clima di CiLLSA    2014 

Ho fatto tale premessa perché sono convinta che tutti noi dobbiamo sempre “Pensare globalmente e agire localmente”

E mi rifaccio all’interessante opuscolo di Legambiente, in collaborazione con
MIUR - Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca dal titolo:  
Cambio di clima    -        Meno consumi, più energia pulita per salvare il clima
pensare globalmente...  - l’effetto serra - i mutamenti climatici - lo sviluppo sostenibile –
                                         diminuire i consumi   - il futuro: le fonti d’energia rinnovabili
agire localmente...         - contribuire al risparmio energetico
                                       - guida all’efficienza energetica (10 schede) 
 con una aggiunta in più da parte mia, però, per non rendere banale l’invito provocatorio di questo giorno “Pensiamo con i piedi."

Solo la presa di coscienza da parte vostra  della situazione generale in cui viviamo può far sì che singole giornate come questa del 23 febbraio 2018, “MI ILLUMINO DI MENO” dedicata nello specifico al risparmio energetico e agli stili di vita sostenibile, non vada utilizzata, solo in una bella passeggiata primaverile, in due ore in meno tra le aule scolastiche, in discorsi di maniera, in buoni propositi da dimenticare il giorno dopo.
Questo giorno potrà esservi utile (e lo sa bene la scuola e lo sanno bene i docenti che ve lo hanno ORGANIZZATO) solo se lo utilizzate per una riflessione profonda … per cambiare radicalmente, giorno dopo giorno ma quella che è stata per voi fino ad oggi la prospettiva di  VITA offerta dalla società consumistica.                                                          

Vita e ambiente sono un binomio inscindibile: per questo occorre rivedere stili e modalità di comportamento.                                                                                                        
 L’umanità ha il dovere di ritrovare se stessa, di ricreare rapporti leali, sviluppare sistemi   d’ interazione e di solidarietà con l’ambiente. La modernità deve ruotare attorno ai bisogni veri del genere umano, rispettando la vita in tutte le sue forme.
Non è più sufficiente che ciascuno di voi adotti diligentemente le misure già suggerite da vari decaloghi per risparmiare l’energia.

Sono precondizioni da cui partire per impostare in maniera costruttiva la vostra esistenza e il vostro essere fin d’ora cittadini attivi a casa, a scuola, nella società.

Dovrete essere VOI, già da domani, a dar vita a dei progetti destinati a invertire il processo di degrado globale, partendo dalla realtà in cui vivete, il vostro TERRITORIO e lo scempio che esso subisce.

 Fatevi protagonisti, inventate progetti, start up sullo sviluppo sostenibile; imparate a coordinarvi, a elaborare insieme analisi e strategie, a utilizzare le nozioni che avete appreso e che apprendete a scuola

Smentite quanti vi dicono di essere solo dei bamboccioni, senza interessi e senza sogni. Non hanno fiducia in voi.


Prendete coscienza che adesso è la vostra generazione che deve disegnare, qui e ora, non solo nuovi stili di vita,  nuovi modelli culturali di esistenza, di relazioni umane (oggi il modello di sviluppo e i consumi energetici imposti dal nostro stile di vita -Paesi del Nord- hanno le ricadute ambientali più catastrofiche proprio nella parte del pianeta più disagiata, quella che ne ha la minore responsabilità-Paesi del Sud-)

 Ricordatevi sempre che aria, acqua, suolo, sono beni comuni, di tutti i cittadini, da proteggere e difendere contro la rapacità di chi li vuole utilizzare per profitti privati). 

Partecipate attivamente e civilmente alle battaglie portate avanti dai cittadini nel vostro territorio per la salute e l’ambiente (contro le grandi opere deturpanti, per una riconversione industriale che punti all’energia pulita)    

Solo così potrete riciclare in senso ecologico e positivo l’amara eredità che la mia  generazione vi ha consegnato. 

 Fate appello alle vostre capacità, ai vostri ideali, ai vostri sogni per un mondo più vivibile.

Pensate, organizzatevi, protestate se occorre, proponete, agite.   


E concludo. 
Da alcuni anni, da cittadina attiva, curo un blog per continuare il mio legame  virtuale e ideale  con i giovani, parlando di temi ambientali, sociali, civili.
Sapete come lo ho chiamato?   GENERAZIONE SPERANZA.     

Dice tutto, non vi pare?  
Voi potete fare la differenza, voi siete la generazione speranza …per un mondo migliore, per un mondo sostenibile
Grazie “
E grazie anche a voi cari organizzatori, cari docenti e  dirigente scolastico, caro Stefano per il coinvolgimento attivo degli studenti: sono, lo sapete bene come lo so io,  la sola nostra Speranza  per davvero.

Donata Albiero                       23 febbraio 2018 







lunedì 12 febbraio 2018

DIRITTO ALLO STUDIO TRADITO E (D)ISTRUZIONE SCOLASTICA


LA BUONA SCUOLA DEI VINCENTI

Tempo di iscrizioni: bufera sui licei che compilando il rapporto sull’autovalutazione si lasciano scappare qualche parola di troppo…

 Ecco la scheda di presentazione (RAV) che un liceo di Roma ha fatto di sé e della propria offerta formativa, visibile sul sito del MIUR (Ministero Istruzione)
"...«Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile » . La percentuale di alunni svantaggiati «per condizione familiare è pressoché inesistente »[...]. 
Il finale è una conclusione che spiazza: «Tutto ciò», e si intende la quasi assenza di stranieri e la totale assenza di poveri, « favorisce il processo di apprendimento»
..."
E’ la prosa che accomuna diverse  scuole del Paese, spesso i licei più prestigiosi e selettivi, nel presentarsi alle famiglie, per attrarre l’iscrizione dei loro figli, per accalappiare nuove clienti.                                                           Quello che mi angustia non è il fatto in sé ma la considerazione che se diversi licei hanno scelto la strada della competizione, del razzismo, della discriminazione per accalappiare nuovi "clienti" vuol dire che la scuola azienda non è più uno slogan.

Ma noi cittadini, noi genitori come siamo messi? 
 Francesco Cancellato scrive rivolto alle famiglie e io concordo con lui, da ex dirigente scolastica alle prese con una scuola cosiddetta a ‘rischio’ per l’elevato numero di alunni stranieri non ancora alfabetizzati che ha accolto nel corso degli anni.                                                                                                    “Siamo noi che da ragazzini - ah, la piazza - scioperavamo e sfilavamo per una scuola aperta e plurale, inclusiva e pubblica, rispettosa delle differenze e delle diversità. Principi stupendi che cozzavano già allora con una realtà molto meno romantica, costretta a barcamenarsi tra tagli di fondi e demotivazione diffusa del personale. Principi cui però avevamo giurato di tener fede, una volta genitori. Siamo sempre noi, dieci - facciamo quindici - anni dopo, che ci informiamo in segreteria d'istituto di quanti bambini stranieri e disabili saranno in classe coi nostri figli. Che ci confrontiamo con gli altri genitori sui ritardi di programma delle classi in cui studiano, che ci lamentiamo dell’insegnante con la 104 che sparisce per metà anno e per le supplenti che si alternano. Che spostiamo nostro figlio in un’altra classe, senza stranieri e senza disabili, perché le elementari/medie/superiori sono importanti, perché la scuola è importante, perché ne va del suo futuro, perché “non sono razzista ma”. Che dalla lotta collettiva, passiamo alla via di fuga individuale…Siamo sempre noi, poi, che ci scandalizziamo quando una dirigente scolastica, in un rapporto di autovalutazione, rende esplicito quel che sappiamo tutti. Che le classi senza poveri, senza stranieri, senza disabili sono le più ambite, le più desiderate dai genitori. Genitori ricchi, italiani con figli normodotati, ovviamente. Come se tutti gli altri fossero un altro popolo”
Della politica, della società non ce ne frega nulla. 
Rimaniamo del tutto INDIFFERENTI di fronte al 10% di tagli lineari all'istruzione del periodo 2012-2014, di cinque volte superiore rispetto agli altri capitoli di spesa, come se l’istruzione sia la cosa più inutile del mondo per risollevare un Paese dalla crisi.
Invece ci preoccupiamo degli stranieri che “non sono come noi, che non hanno i nostri valori e la nostra cultura”, ignorando che la scuola è il più grande veicolo di integrazione sociale che esiste.

Solo dopo esserci fatti l’autocritica, come genitori, per il nostro ‘individualismo’, possiamo scagliarci contro le responsabilità della scuola, anche qui con la precisazione che essa riflette, spesso, la società in cui viviamo e che il destino della stessa scuola è segnato dalla POLITICA.

Perché è vero che più che parlare di scuola classista si deve parlare del contesto “classista” in cui agisce la scuola” Qui crescono diseguaglianze economiche, sociali e territoriali. I dati Indire, Ocse confermano: il 58,1% dei figli di coloro che hanno massimo la terza media abbandonano la scuola. Tasso che si riduce al 13,2% tra i ragazzi che hanno i genitori laureati. Un terzo degli abbandoni avviene nelle famiglie dove i genitori sono precari, il dato diminuisce con i genitori dipendenti e professionisti. L’ambiente familiare influenza pesantemente il percorso e le aspirazioni degli studenti. La scuola restringe la forbice fino ai 15 anni, dopo lo svantaggio del capitale sociale esplode. Questo muro sociale si ripresenta nell’accesso all’università e alla laurea: i figli dei laureati vanno avanti, mentre cresce il divario tra ricchi e poveri.

Infine, c’è la POLITICA, quella, per intenderci, che ha promulgato la legge sulla buona scuola, favorendo un sistema viziato di competitività feroce. Viziato di meritocrazia fasulla, perché deve essere costruita ad hoc.
Un sistema viziato di esclusione sociale.
Una scuola che dovrebbe partire dal concetto che non è un supermercato o un’azienda, dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera, ma un organo previsto costituzionalmente con il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, far crescere e formare cittadini valorizzando le persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno.
Una scuola In cui in mancanza di investimenti pubblici chiede soldi ai privati cittadini, con l’entrata anche di “sponsor” che sicuramente condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa.

E si arriva al capolinea; già proprio così


 Libertà di insegnamento, collegialità delle decisioni, gratuità dell’accesso all’istruzione, unitarietà del sistema scolastico: la scuola disegnata dalla legge 107/2015 cancella i principi fondativi della scuola della Repubblica italiana, sostituendoli con gli sponsor, i bonus, gli statuti, le squadre (sic). 
Trasformando le scuole in un unico,
aberrante agone competitivo, in cui vincerà il dirgente che avrà attirato, con ogni mezzo, maggiori investimenti privati. 


Che fare?  
Dobbiamo reagire, dobbiamo recuperare i valori della nostra Costituzione.
Ci vuole la Scuola della Costituzione.                                                                         


 Ci vuole la LIP:  Per la Scuola della Costituzione.

 Donata Albiero                                            12 febbraio 2018