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martedì 19 novembre 2019

INFANZIA RUBATA E DIRITTI NEGATI




NON RESTARE IN SILENZIO




20 novembre 2019: una data, un evento celebrativo per ricordare trent'anni di Diritti dei bambini e le enormi, troppe, sfide ancora aperte nel mondo.
Una giornata per riflettere
e ricordarci che la lotta per tutelare i più piccoli non può mai considerarsi conclusa.
Non finché questi diritti saranno disattesi anche verso un solo bambino.
 Guardo i miei nipotini: Ettore 10 mesi, Iris poco più di un anno, Ernesto 4 anni, Luna 6 anni,
l’amore e i diritti che vivono pienamente anche se inconsapevolmente.  
Penso, è automatico, che i diritti dei bambini sono la nostra visione sul futuro.
Violarli significa cancellare i ‘colori dal mondo’ e smettere di credere in un mondo migliore. 
  “I bambini - trovo scritto in un appunto conservato - sono sorrisi di tempera su fogli appesi alle pareti. Sono scorribande in bici lungo i vialetti del parco, mentre le risate riempiono il vuoto che spesso l’adulto scava dentro di sé. Preservare il diritto di essere bambino vuol dire proteggere piccole mani imbrattate di mille colori che disegnano avventure incredibili. Viaggi in mondi fantastici popolati di persone senza pregiudizi né odio”.


(Foto di Nino Fezza)
 Sono coinvolta da questa descrizione ‘raffigurativa’, perché sono mondi che noi grandi abbiamo dimenticato, ma che esistono ancora: dobbiamo solo crederci.
Continuo a pensare ai miei quattro nipotini e ai loro diritti che come adulti cerchiamo di
rispettare.
 Ragiono.
Tutti i bambini hanno gli stessi diritti, non importa chi siano, dove vivano, che
lingua parlino, quale sia la loro religione, cosa pensino, se siano maschio o femmina,
se abbiano o meno una disabilità, chi siano le loro famiglie e quello che le loro famiglie
credano o facciano. 
 “Ogni bambino ha il diritto di sopravvivere e prosperare, di essere educato, di essere
libero da violenze e abusi, di partecipare e di essere ascoltato”
Parole, concetti incontestabili ma  la realtà come è?
C’è sempre un ma...    
 Sono milioni i bambini in Italia e nel mondo la cui infanzia è negata, milioni, ben 690 milioni.
 Ci sono milioni di bambini che vivono in situazioni di privazione e sofferenza: bambini che ancora non sanno e non possono essere artefici del proprio tempo.
Nei paesi del Sud del mondo, nei paesi colpiti da conflitti e catastrofi naturali, bambini e
bambine sono la categoria più vulnerabile delle società.    
I tassi di mortalità infantile sono altissimi a causa di malattie legate alla carenza di igiene
e alla malnutrizione, altrimenti facilmente curabili; infanzia negata significa, qui, anche lavoro
minorile, matrimoni precoci, violenza e mancanza di accesso ai diritti fondamentali dei
bambini come cibo, acqua e istruzione.

 Zone grigie dell’infanzia e numeri impietosi.     

 Le violazioni più gravi vengono commesse nei contesti di conflitto. , sono 420 milioni i bambini che oggi vivono in zone di guerra. In particolare, l’Asia è il continente dove il maggior numero di bambini – circa 195 milioni – vive in aree di conflitto, seguita dall’Africa – 152 milioni. Un dato preoccupante riguarda il Medio Oriente: il 40 % dei bambini conosce la guerra fin dalla nascita.
 Mi sento impotente, fragile,
incapace di dare, di offrire soluzioni che sono politiche, sociali,
culturali.
Ma un imperativo mi impone di NON RESTARE IN SILENZIO.  

(Foto Nino Fezza)
E spero che non rimangano in silenzio i cittadini come me (madri, padri, fratelli, sorelle, figli , figlie) i docenti nel loro quotidiano impegno educativo, i giornalisti, i mass media, le istituzioni.

Concludo allora semplicemente con le parole di Nino Fezza (cinereport) che della difesa dei diritti dei bambini corona le sue azioni.

“Un mondo di bambini...
bambini sui barconi da soli, messi lì dalle loro madri che sperano di salvarli da una vita
di disperazione, di fame, di miseria.
Bambini nati e cresciuti in un campo profughi.
Bambini Rohingya costretti d assistere a indescrivibili atrocità.
Bambini Palestinesi e Israeliani costretti ad un odio senza fine.
Bambini Yemeniti e Siriani sotto continui bombardamenti.
Bambini africani condannati alla fame fin dalla nascita.
Bambini separati forzatamente dai loro genitori negli Stati Uniti.
Bambini rom condannati ad essere cacciati e additati ovunque.
Bambini, loro sono solo bambini.
Bambini, loro non hanno colpe.”
 

Bambini, potrebbero essere i nostri figli...
potrebbero essere i miei nipotini.

Donata Albiero

  P.S.
Vorrei soffermarmi su un diritto misconosciuto che riguarda direttamente i nostri bambini ('prima gli italiani'), quelli che vivono nel nostro territorio e per fare del campanilismo nel Veneto martoriato anche dalla contaminazione di acqua e  cibo per le sostanze chimiche  perfluoroalchiliche -PFAS. 
E'  il diritto del minore a "non essere inquinato".
L'esposizione a contaminanti ambientali può iniziare già in epoca prenatale, quando embrione e feto possono subire le conseguenze di esposizione materna.  
 Gli  effetti di tale esposizione possono manifestarsi sia in tempi brevi, causando disturbi nello sviluppo, neoplasie, malformazioni, che dopo molti anni, in età adulta. 
Va inoltre tenuto conto della possibilità che sostanze inquinanti esercitino un’azione dannosa sulle cellule germinali, e quindi che, agendo prima del concepimento, condizionino negativamente lo sviluppo delle generazioni future.

Non continuiamo a rimanere in silenzio!  


Una lettera aperta alle bambine e bambini di tutto il mondo di Henrietta Fore, Direttore generale
Unicef  


PARLIAMO DI DIRITTI (Post di approfondimento)


















domenica 3 novembre 2019

LA SCUOLA NON IN FESTA PER IL 4 NOVEMBRE



   FESTA DEL'UNITA' NAZIONALE E DELLE FORZE ARMATE 


QUALE FESTA?

Non c’è nulla da festeggiare il 4 novembre a SCUOLA, nemmeno quest’anno.

L’ho già detto e lo ripeto.  

Plaudo, pertanto, alla scelta di alcuni insegnanti di un liceo di Venezia di non alimentare la retorica militarista di tale giorno.  La scuola ha il dovere storico e morale di ricordare che il 4 novembre non vi è nulla da festeggiare. È in realtà un giorno di lutto, come spiega Matteo Saudino (insegnante di filosofia a Torino), "poiché in quella data termina una delle guerre più violente della storia, costata la vita a oltre 13 milioni di uomini..., una scellerata macelleria sociale dal cui sangue sbocciarono i frutti velenosi del fascismo e del nazismo..."

Non commento le assurde accuse di “non meritare di insegnare in una scuola italiana”, rivolte dall’assessora veneta all’Istruzione, la leghista Eleonora Donazzan ad essi. Un personaggio politico che ho contestato tante volte in nelle sue inopportune interferenze nel campo scolastico   
Constato invece, e me ne rammarico, sempre più la subdola invadenza del mondo delle istituzioni militari nella scuola senza…reazioni da parte di quest’ultima.
Di fatto, dal Lupetto Vittorio, la mascotte dell’Esercito per i più piccoli, alle linee di tiro nelle caserme aperte anche ai bambini, dai simulatori di software militari all’addestramento sportivo: oltre che nella realtà digitale, nel mondo accademico e nell’informazione, le Forze Armate sono entrate purtroppo nei progetti (DIS)EDUCATIVI delle istituzioni scolastiche  
E’ tempo di reagire.
La scuola italiana, come comunità educante, deve rivendicare con orgoglio le radici pacifiste della Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza alla violenza nazifascista 

«La scuola ripudia la guerra»

 E’ questo il nome di una campagna sulla smilitarizzazione delle scuole che Pax Christi porta avanti dal 2013, che ho più volte evidenziato nei post di Generazione Speranza, da me scritti in questi ultimi anni.

 La proposta è contenuta in un manifesto con alcune linee guida pacifiste da inserire nel Piano di Offerta formativa delle scuole, tra le quali, appunto, la non organizzazione a conferenze con le forze armate, oltre che promozione di attività per sensibilizzare alla non-violenza

“Riteniamo sia grave responsabilità la contaminazione dell’attività didattica con la promozione di una cultura di guerra in cui il soldato è proposto come colui che diffonde la pace e sacrifica la sua vita, sorvolando sul fatto che lo fa armi in pugno, imparando ad eliminare l’altro…

La scuola deve ripudiare la guerra.

A oltre cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, a 20 anni dai bombardamenti su Belgrado che prolungarono la guerra nei Balcani e diedero avvio alla stagione delle guerre travestite da ingannevoli alti proclami ("umanitaria", "per la democrazia" e simili), a 18 anni dall'inizio della "guerra al terrore" che ha distrutto l'Afghanistan e l'Iraq e reso il mondo molto più insicuro e disumano: basta guerre, basta armi, basta sofferenze e lutti.
E' l'ora di una svolta, in nome dell'umanità e della pace.
Ripropongo la campagna "Un'altra difesa è possibile" che può ancora rappresentare questa svolta.

Il Parlamento approvi finalmente la proposta di legge d'iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile, non armata e nonviolenta.
Pace, disarmo, smilitarizzazione. Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto.
Solo la pace salva le vite. Salvare le vite è il primo dovere
 Solo realizzando una pace stabile e duratura, fatta di giustizia sociale, solidarietà, diritti civili, sviluppo economico equo, ecologia e dignità gli uomini e le donne potranno realizzarsi come esseri liberi e felici.
Donata Albiero                        3 novembre 2019

 Legenda

























































venerdì 25 ottobre 2019

UN PROGETTO DI CITTADINI ATTIVI PER UN NUOVO SGUARDO AL SENSO DELL'EDUCAZIONE





IL PROGETTO NO PFAS ENTRA NELLE SCUOLE
                                                                                
                                                                                                             
Tutta un’altra scuola” è l’idea che Terra Nuova, rivista che propone stili di vita sostenibili, porta avanti insieme a un gruppo composto da rappresentanti di realtà educative e scolastiche che hanno scelto di mettere il bambino al centro.

Terra Nuova è la rivista di riferimento degli stili di vita sostenibili. Un mensile stampato in 23 mila copie, che conta circa 10 mila abbonati e viene distribuito in oltre 1200 vendita. Dal 1977 propone temi portanti come l’alimentazione naturale, l’agricoltura biologica, il consumo critico, l’ecoturismo, la crescita personale e la medicina non convenzionale.

Terra Nuova è anche una casa editrice che conta oltre 200 titoli al suo attivo.


Ma è soprattutto l’incontro di tante persone (e ci fa piacere come movimento No PFAS essere incluse tra queste) che condividono ogni giorno buone pratiche per prendersi cura di se stessi, degli altri e del mondo che abitiamo.


Il progetto che sensibilizza studenti e docenti sul problema dell’inquinamento da Pfas entra nelle scuole del Veneto grazie ai comitati.

Il progetto si intitola «Pfas in Veneto. I rischi per la salute sono reali: conoscere per capire e agire» e numerose associazioni, comitati e gruppi hanno aderito all’iniziativa. Nel dettaglio, si tratta di Acqua Libera dai Pfas, CiLLSA (Cittadini per il lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente), ISDE (Medici per l’ambiente), Comitato Zero Pfas Agno-Chiampo, Comitato Zero Pfas Padova, Rete Gas Vicentina, Legambiente, Mamme No Pfas, Medicina Democratica, Climate Defense Units, Libera e PFAS.land (organo di informazione, promotore del progetto).

«Il Movimento si ripresenta ai ragazzi delle scuole, a titolo gratuito, con i suoi esperti, i suoi animatori, le sue attività per dare un quadro scientifico e oggettivo di quanto sta avvenendo nella nostra terra martoriata dai Pfas – spiega Donata Albiero, responsabile del progetto – per allertare sui gravi rischi che tali sostanze perfluoroalchiliche causano alla salute umana e per rendere protagonisti, coltivando il senso di responsabilità (l’unico che rende cittadini attivi), i nostri ragazzi. Il tutto nel quadro dell’impoverimento delle risorse idriche non inquinate, dovuto anche ai cambiamenti climatici, e a un sistema che mira quasi esclusivamente al profitto. Una consapevolezza ci guida come cittadini attivi: niente cambia se non cambi niente. Un processo, quindi, di conoscenza scientifica e cittadinanza attiva, attraverso il metodo attivo, per fornire alle giovani generazioni gli strumenti culturali onde poter far fronte all’emergenza Pfas e al degrado ambientale che quotidianamente avanzano, soprattutto nella nostra regione».

«Questo progetto è anche un segno di maturità del Movimento No pfas – prosegue Donata Albiero – ormai riconosciuto in tutta Italia e all’estero grazie alla molteplice composizione di forze e percorsi. Da Legambiente, che opera instancabilmente e con competenza in territorio regionale e nazionale sin dall’esordio della vicenda nel 2013, a ISDE (società scientifica internazionale dei Medici per l’Ambiente) con il suo presidente Regionale dottor Vincenzo Cordiano, primo medico a parlare di Pfas nelle zone colpite; da Greenpeace, con le sue campagne internazionali che hanno aperto la strada a grandi collaborazioni come quella con l’avvocato Rober Bilott e con artisti e registi di fama mondiale, soprattutto per la grande forza e competenza dimostrata dalla cittadinanza attiva dei primi comitati di zona; dalle associazioni ambientaliste locali alle iniziative delle Mamme No Pfas, che hanno portato la nostra voce presso le Istituzioni e il Parlamento Europeo, o la nostra esperienza in molte situazioni mediatiche o pubbliche, come la recente partecipazione della dottoressa Laura Facciolo a un importantissimo convegno scientifico in USA; dalla galassia dei centri e movimenti sociali che hanno dimostrato la loro forza civile sulle piazze e di fronte alla fabbrica colpevole e in decine di assemblee formative, fino ai nostri avvocati di Medicina Democratica e al contributo di centinaia di persone che costantemente si impegnano per difendere i cittadini da questa peste del ventesimo secolo».

«La nostra proposta è quindi un’iniziativa unica, autonoma, di cittadini liberi, un progetto organico , dal valore civico e sociale, offerto quale contributo alla formazione delle nuove generazioni, dando a queste gli strumenti culturali e morali idonei ad affrontare le grandi sfide che caratterizzano la nuova realtà del pianeta e della società – prosegue Albiero – Un piano di lavoro che coinvolge i docenti per sollecitarli a trattare le nuove tematiche con gli studenti e al tempo stesso i genitori per renderli consapevoli sulle attuali criticità ambientali ed ecologiche da affrontare subito. Esso prevede corsi nelle classi, le assemblee di istituto rivolte agli studenti, gli incontri preparatori divulgativi a genitori, eventuali iniziative di aggiornamento per docenti, con un programma declinato da interventi, relazioni, attività, cineforum, incontri con l’autore, testimonianze di attivisti, video, esercitazioni, dibattiti. Ci muoviamo nell’ottica di un cambio di paradigma culturale, valoriale e pratico: da una società che pone al primo posto il consumo e il profitto (di pochi) alla società che pone al primo posto la salute (di tutti), il benessere. La persona – che significa pure tutto ciò che la circonda, il suo ambiente – al primo posto. A scuola, dunque, insieme, per la tutela del bene comune, per il cambiamento, attraverso la costruzione partecipata e responsabile della cittadinanza attiva».

Link articolo  pubblicato il 24 OTTOBRE 2019  
  http://www.tuttaunaltrascuola.it/progetto-nopfas-entra-scuola/

Donata Albiero         
                  

sabato 5 ottobre 2019

DOCENTI SPECIALI INSEGNANO IN LIBERTÀ



Nessun bambino è perduto se ha un insegnante che crede in lui “



  Credo in una scuola  
https://youtu.be/1it-5LMUjCw   Official video BASSANESE


E’ oggi, 5 ottobre 2019, una giornata celebrativa, che non mi riguarda più
direttamente, la giornata mondiale dei docenti

Penso però che essa rappresenti un’occasione per fermarsi a riflettere sul ruolo dei docenti e questo si può fare anche a distanza. 
La giornata di quest’anno è dedicata ai giovani insegnanti e al futuro di questa
professione, un tema rientrante tra gli impegni dell’ “Agenda 2030” per lo
sviluppo sostenibile, adottata dalle Nazioni Unite nel 2015, che si propone
di promuovere un’educazione di qualità, inclusiva, paritaria e di garantire
opportunità di apprendimento permanente per tutti.

Sono nel mondo ogni giorno ben 55 milioni di insegnanti (quasi l’1% della
popolazione mondiale) che lavorano con oltre un miliardo di bambini, ragazzi,
giovani, per favorire la crescita civile e culturale delle nuove generazioni.

Docenti che, giorno per giorno, promuovono e costruiscono, con i loro studenti,
i valori del dialogo, della tolleranza, del rispetto e della solidarietà, che sono le
basi del vivere democratico.
Purtroppo in tutto il mondo, troppi insegnanti non hanno la libertà e il sostegno
di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro di vitale importanza.
Vale anche per il nostro Paese.
Parlo per esperienza diretta. Per quarantuno anni consecutivi ho lavorato nella scuola, 31 come dirigente scolastica, sperimentando, giorno dopo giorno, soprattutto nell’ultimo decennio, la difficoltà per i docenti di fare della scuola, della classe, un luogo capace di dare ascolto, dignità, opportunità di confronto, di dare senso all’azione educativa soprattutto recuperando la distanza fra scuola e società, per rendere gli studenti capaci di comprendere i fatti del mondo in cui vivono, attraverso la pratica della ricerca.
L’obiettivo condiviso nelle scuole in cui mi sono trovata ad operare con i professionisti docenti è sempre stato uno solo: la formazione di menti libere da pregiudizi, flessibili e creative, capaci di connettere pensiero e azione.




Agli insegnanti ho sempre chiesto di mantenere la fiducia nella importanza del
proprio compito e di continuare a sentirsi componente essenziale della crescita
dei ragazzi. Ancor più oggi i nostri giovani hanno bisogno di guide sicure e
autorevoli, che facilitino il percorso verso l’autonomia personale, un’autonomia
autentica fondata sulla consapevolezza che la cultura, quella vera, costituisce
un elemento imprescindibile per farsi strada nel mondo.
Nel momento in cui ho lasciato la scuola, ho dedicato ai docenti tutti un post, 
“La scintilla dei buoni maestri” in cui ricordavo quelli che per me, nel percorso della mia
vita, sono stati i grandi maestri, accumunati dal pensiero pedagogico
antiautoritario e democratico che hanno riversato nel rispetto e amore verso gli
allievi.  
Grandi maestri che hanno lasciato una eredità ad altrettanti maestri speciali
oggi, docenti a tutto tondo che insegnano in libertà.   
Sono insegnanti al mattino e volontari al pomeriggio in quartieri difficili. 

Sono educatori in organizzazioni internazionali e nazionali ONLUS.

Sono adulti che dedicano il loro tempo libero ad aiutare bambini e ragazzi
nel mondo.

Sono i docenti senza frontiere, sono gli educatori senza aule; in prima linea, per aiutare chi ha difficoltà a scuola, chi non va a scuola. Li tolgono dalla strada per sottrarli a un destino già scritto fatto di violenza e sopruso.
Sono maestri che non parlano alla televisione, ma sono a scuola, fuori della
scuola, trasversalmente per così dire, nei quartiere di degrado e dolore, nei
riformatori. Credenti e atei insieme. Li accomuna la FIDUCIA nei ragazzi, la
certezza che dare fiducia vuol dire mettere in moto un meccanismo di
riparazione nelle loro vite deprivate. Credere che sono capaci, possono
sottrarsi a un destino che sembra scritto.
E questo "riparare" passa attraverso la relazione. 
Sono educatori che lavorano in silenzio, che condividono l’idea di scuola attiva, partecipativa, fatta di emozioni e di passione.
Se la scuola tradizionale del mattino non funziona, o funziona male, scendono
in campo fuori di essa. 
Hanno scelto di fare e fanno cultura “uno a uno”, dove ognuno ha un NOME,
un SORRISO, un suo PENSIERO, una sua VOCE.  
Sostengono,  tali educatori , che  non è mai troppo tardi per dare di più ai
bambini, ai ragazzi.  
Li vedo, oggi, ogni giorno, questi docenti speciali, impegnati anche nella
comunità
L’immagine degli stupendi cortei dei Fridays For Future dove sfilano studenti
e studentesse insieme a tanti insegnanti è l’emblema di una condivisione
che rompe gli schemi abituali e presenta tutta la ricchezza di cui è fatta
“ostinatamente” la nostra scuola, il cui linguaggio universale dovrà essere
compreso, quanto prima, anche “dalla politica più distratta”, come ben ricorda
Francesco Sinopoli.
Sono insegnanti questi che aiutano i loro studenti fin da piccoli ad inserirsi in un contesto sociale, fatto di regole e diritti, relazioni e rispetto, possibilità e limiti, aprendo orizzonti di comunicazione in cui gestire la libertà soggettiva e quella degli altri.
“Forse è questo insegnare: fare in modo che a ogni lezione scocchi l’ora
del risveglio” (Daniel Pennac)
Meritano rispetto e considerazione i nostri docenti.



Donata Albiero


P.S 

 " Oggi ho riletto il post di Donata, dedicato agli insegnanti. Non si può leggere questo testo senza sentire ad ogni virgola, vibrare il grande segno di umanità e di amore per i ragazzi che ha caratterizzato nei fatti l’intera vita di questa docente senza frontiere. Caposaldo di una didattica viva nelle retrovie della provincia veneta “Nessun bambino è perduto se ha un insegnante che crede in lui” è il sotto titolo del suo scritto “DOCENTI SPECIALI INSEGNANO IN LIBERTA’”.
Il pensiero va alle mille riforme e controriforme che si sono succedute da quarant’anni a questa parte, che non hanno mai risolto i veri problemi della scuola italiana ma si sono risolte in una patetica guerriglia di bande politiche, uguali e contrapposte, intente solo a cancellare quello che la banda precedente aveva fatto. Ministri diseducati all’educazione. Se avessero lasciato fare ai ragazzi, probabilmente la scuola oggi, sarebbe molto migliore di ciò che rimane di un insano attacco all’autonomia della cultura
Questo continuo dibattersi, dentro il recinto del “pensiero unico”, è quello dove una politica screditata ha partorito concetti come “Scuola azienda” e ha cercato, sotto tutte le sigle politiche di destra e di sedicente sinistra di concepire come sponda del percorso scolastico e come modello sociale l’azienda, cercando grottescamente di adeguandosi ad essa, immaginando presidi manager e professori assoggettati alle disposizioni ministeriali.
Ci chiediamo, in questa asfittica visione, quale modello possa rappresentare l’azienda se non quello di una struttura piramidale dove un vertice decide ruoli, mansioni e obiettivi di tutto il personale, deprivato di ogni possibilità partecipativa e trasformato in numero, rotella intercambiabile dell’organizzazione aziendale.
Non parliamo di tutta la retorica nata dalla cosiddetta “Alternanza scuola lavoro”: cosa hanno da imparare in azienda i ragazzi? Come si obbedisce al capo? Come si sfrutta la manodopera parcellizzando le mansioni e i tempi di lavoro? Cosa faranno, una volta appresa la lezione? Appenderanno il cervello all’attaccapanni e diranno signorsì al preside?
“La giornata di quest’anno è dedicata ai giovani insegnanti e al futuro di questa
professione, un tema che rientra tra gli impegni dell’ “Agenda 2030”… adottata dalle Nazioni Unite nel 2015, che si propone di promuovere un’educazione di qualità, inclusiva e paritaria e garantire opportunità di apprendimento permanente per tutti”.
Quale scuola dovrebbe promuovere questa educazione, quella che accetta le SPONSORIZZAZIONI da industrie che distruggono l’ambiente con i reflui delle loro aziende?
“I valori del dialogo, della tolleranza, del rispetto e della solidarietà, che sono le basi del vivere democratico” si apprendono alla catena di montaggio?
“Troppi insegnanti non hanno la libertà e il sostegno di cui hanno bisogno per svolgere il proprio lavoro, che è di vitale importanza “
Donata parla della la difficoltà per i docenti di fare della scuola, della classe un luogo capace di dare ascolto, dignità, opportunità di confronto, di dare senso all’azione educativa soprattutto recuperando la distanza fra scuola e società. La difficoltà di inserire l’insegnamento all’interno di un contesto più vasto che comprenda con chiarezza e semplicità il nesso tra la loro vita, il proprio futuro e una pseudo informazione martellante emanata dai media che, dalla mattina alla sera, non parla del loro avvenire ma di quello delle banche e delle grandi multinazionali; una informazione che misura il mondo attraverso il PIL cioè la misura, puramente quantitativa, di una assurda crescita infinita che ha già bruciato gran parte delle risorse del pianeta e ci conduce verso il baratro del Climate Change.

E’ questa la società che ha come fine “ la formazione di menti libere da pregiudizi, flessibili e creative, capaci di connettere pensiero e azione” come auspica Domata?
E’ questo che si legge nei proclami ministeriali o nelle urla disarticolate di una opposizione sanguigna e disumana?
“Grandi maestri che hanno lasciato una eredità ad altrettanti maestri speciali
oggi, docenti a tutto tondo che insegnano in libertà.
Sono insegnanti al mattino e volontari al pomeriggio in quartieri difficili.
Sono educatori in organizzazioni internazionali e nazionali ONLUS.”
… “li accomuna la FIDUCIA nei ragazzi, la certezza che dare fiducia vuol dire mettere in moto un meccanismo di riparazione nelle loro vite deprivate. Credere che sono capaci, possono sottrarsi a un destino che sembra scritto.”

Non mi dilungherò a citare il teso che ad ogni riga esprime l’amore per l’insegnamento inteso come scuola di autonomia intellettuale e coscienza di sé e del contesto in cui i ragazzi crescono. Non mi dilungherò a citare le parti in cui Donata riversa la stima, l’affetto e la compartecipazione nei confronti degli insegnati così come le ho visto fare per anni quando, tornando a casa mi raccontava dei problemi della scuola Giuriolo.
Credo che questo testo dovrebbe essere letto e riletto molte volte per la ricchezza dei contenuti di una professione che non si ferma al suono della campanella."    


Giovanni Fazio