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domenica 4 settembre 2016

FORMAZIONE O SFRUTTAMENTO MINORILE ?

Alternanza Scuola Lavoro 

https://youtu.be/WpHOzifQtXY     Bliz dei collettivi studenteschi   



Sono stata impegnata per mesi, direttamente, nelle piazze, nelle assemblee, nel volantinaggio, a raccogliere le firme sui quattro quesiti referendari contro la legge  107 / 2015 della SCUOLA.
     
I quattro quesiti scelti , considerati unitariamente, hanno  voluto  lanciare un chiaro messaggio politico  di critica radicale al modello di scuola della 107: aziendalizzazione della scuola pubblica, gerarchizzazione, competizione individuale tra i docenti, subordinazione della didattica agli interessi imprenditoriali e concorrenza tra le scuole alla ricerca di finanziamenti con modalità privatistiche.

Sono state raccolte 2 milioni di firme e depositate in Cassazione per la convalida .
  

Di tre  quesiti ho dato la mia opinione  nel blog Generazione Speranza con diversi post ,  dalla denuncia “ Le mani  sulla scuola pubblica”  , alla considerazione che la Buona Scuola è stata una beffa per il Paese , dalla critica all’Expo come vetrina per le Scuole,  alla riflessione sul ruolo del dirigente scolastico , alla tematica della valutazione e del bonus scolastico  ,  alla difesa della scuola pubblica

Vorrei ora affrontare la questione dell’alternanza scuola lavoro, il   terzo quesito presentato con la raccolta firme per abrogarlo .

La formazione aziendale, così come è impostata nella legge 107, comporta il rischio della subordinazione degli obiettivi didattici e culturali della scuola pubblica agli interessi imprenditoriali.
È chiaro che gli studenti devono essere in grado di inserirsi nel mondo del lavoro, ma forniti di strumenti cognitivi che li mettano in grado di capire in quale contesto si collocano, per chi si produce, per quali scopi, in quale modo. Invece, la formazione aziendale si caratterizza nel migliore dei casi (lo confermano molti  studenti intervistati e  docenti coinvolti), per l’apprendimento rapido di nozioni o saper fare decontestualizzati,
da smettere rapidamente per acquisire altri saperi e saper fare analoghi, come è tipico di una forza lavoro flessibile e precaria. 
Per ragioni di opportunità politica si è scelto di focalizzare solo sulla abrogazione dell’assurdo obbligo di un monte orario così impegnativo, almeno 400 ore nel triennio di alternanza scuola lavoro per i tecnici e professionali e di almeno 200 ore per i licei, con una drastica riduzione delle ore di lezione e soprattutto l’alternanza Scuola Lavoro.

Che dire?  

In relazione all’obbligatorietà, la legge non fornisce alcuna giustificazione scientifica, pedagogica, didattica, cc.del monte ore individuato. 
Interviene a gamba tesa sull’autonomia didattica e organizzativa delle scuole alle quali compete progettare i percorsi e individuare le parti del profilo educativo previsto dai regolamenti della secondaria di II grado, le competenze, le abilità e le conoscenze dei vari campi e ambiti disciplinari, da sviluppare e valutare in relazione agli studenti in “carne ed ossa”.


C’è  il rischio, ancora,  che pur di coprire il numero di ore individuato dalla Legge, si utilizzino gli studenti come vera e propria manodopera gratuita.
Purtroppo, l’orizzonte culturale e valoriale in cui si muove la legge 107/15 è chiaro: la centralità non è del ragazzo in formazione, ma dell’impresa.      In questo senso il compito primario della scuola è quello di soddisfare il fabbisogno di competenze del sistema economico incrementandone la competitività. 
La lettura della realtà da parte della scuola deve essere tutta orientata costruire i percorsi formativi in correlazione con le filiere produttive.
“Ma il modello a cui crediamo noi educatori è un modello nel quale la centralità è data ai ragazzi in formazione, con i loro bisogni, le loro ansie e aspirazioni. L’alternanza in questo contesto, può essere uno strumento straordinario per sviluppare nei ragazzi le capacità di conoscenza, comprensione, interpretazione e di cambiamento della realtà, a partire anche dai contesti lavorativi. Tutto ciò potrebbe contribuire a rinnovare metodi di lavoro e modalità organizzative delle scuole secondarie di secondo grado” (Filc CGIL) .

La Scuola ha un compito, quello della formazione di persone complete, cittadini-e, non di operai e operaie o lavoratori e lavoratrici determinati dalle esigenze del mercato, già predisposti prima ancora di essere formati come persone intere.
È preoccupante vedere chiaramente esposto il principio dominante: dare risposte alle richieste del mercato del lavoro.
Questa è una scelta di tipo ideologico e conferma un’idea di scuola che perde i connotati di luogo democratico, sociale e culturale, come la nostra Costituzione la configura, per essere piegata ai bisogni delle imprese.

Si parla di necessità che i ragazzi conoscano il mondo lavorativo .
Giusto.  Ma  la formazione deve essere effettiva, con  rigorosi controlli da parte delle scuole e  con l’adeguata informazione alle  famiglie sulle persone alle quali sono affidati i loro figli.
E soprattutto è necessario che sia ben chiaro che i ragazzi continuano ad essere prima di tutto studenti e non lavoratori: l’adesione che obbligatoriamente il Miur ha fatto firmare ai genitori italiani è invece un classico esempio di contratto capestro dove il minore lavoratore ha solo obblighi, persino quello (assurdo) di presentare il certificato medico in caso di assenza dal lavoro.

Voglio qui parlare solo degli studenti. Tralascio perciò la 'strumentalizzazione' operata a mio parere , dei docenti :  INSEGNANTI IN AZIENDA titola con enfasi un articolo sul giornale di Vicenza del 3 09 2016  "Nell’ambito della collaborazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro, martedì 6 settembre Confartigianato e Confindustria propongono ai docenti delle scuole secondarie medie e superiori di Vicenza e provincia la possibilità di partecipare a un momento di informazione e di incontro con testimoni aziendali. L’appuntamento cade in occasione della “Giornata dell’orientamento” .... L’obiettivo dell’iniziativa non è solo quello di migliorare il raccordo tra istituti medi e superiori nell’ottica del futuro professionale degli studenti, tenendo conto delle esigenze del mercato e delle aspettative delle famiglie, ma anche di promuovere e diffondere la cultura del lavoro così come si esplica nel contesto economico del territorio "

Per fortuna qualcosa si muove: da Cagliari ad es è comunque partito un accorato appello ai genitori affinché tutelino i propri figli contro il sistema alternanza scuola lavoro varato con la legge 107/2015 (peraltro anche in violazione degli articoli 4, 8 e 13 della Carta Europea dei diritti dell’Uomo che prevedono il divieto di lavoro minorile e la tutela dei rapporti familiari).
Dalla sua pagina Facebook l’avvocato Francesco Scifo ha fornito ai genitori il fac-simile di una lettera da inviare al Miur per denunciare l’illegalità della alternanza scuola lavoro così come è impostata attualmente.
Ribelliamoci e impugnamo la nuova schiavitù minorile – scrive il legale -
Nessuno deve essere acquiescente alle leggi immorali altrimenti si giustifica tutto, anche le leggi razziali! Io combatto e voi? Scrivete il vostro dissenso alle scuole dei vostri figli! Protestare, reagire ai soprusi è doveroso".

Se può servire …

Donata Albiero


1 commento:

  1. Mi sembra che il post di Donata sull’ ”alternanza scuola lavoro” sia esaustivo e spieghi chiaramente la differenza che passa tra un progetto didattico e una sgangherata presenza di studenti minorenni in un ambiente di lavoro, al di fuori di un contesto progettuale che coinvolga oltre agli studenti, la scuola, i sindacati e le aziende.
    L’educazione ai processi produttivi esige una seria progettualità che consenta allo studente di comprendere l’organizzazione del lavoro, il ruolo e i diritti dei lavoratori previsti dalla costituzione, il ruolo della direzione aziendale, il contesto in cui si colloca l’attività lavorativa.
    L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Pertanto il LAVORO va inteso come valore assoluto e fondante e non come spesso avviene come “merce”.
    La presenza dello studente nelle aziende o in altri posti di lavoro deve fornirgli gli strumenti critici per valorizzare il lavoro e il ruolo dei lavoratori. Compito della scuola infatti è quello di formare dei cittadini e non degli operai specializzati.
    Una repubblica democratica non è una azienda, non ha un padrone e i cittadini hanno pari dignità.
    La presenza degli studenti nei luoghi di lavoro può essere utile se compatibile con il calendario scolastico e i tempi didattici della scuola.
    Può essere, se ben progettato , uno strumento bi direzionale che consenta , da una parte, agli studenti di capire l’organizzazione del lavoro in azienda, le finalità del mondo produttivo e i valori che esso esprime che non possono essere ridotti esclusivamente al profitto, ma dall’altra, anche alle aziende per una conoscenza dei valori e dei bisogni degli studenti e quindi dei cittadini lavoratori prendendo coscienza, in un confronto diretto con i ragazzi, le aspettative e i bisogni reali dei giovani rispetto al mondo del lavoro.
    Le aziende sono inserite all’interno di una società che non vive in funzione di esse. Non è quindi la specifica competenza manuale che gli studenti devono apprendere entrando nei luoghi della produzione o dei servizi, ma le logiche e la politica che sottintendono ad una attività lavorativa che deve realizzarsi armoniosamente e non in conflitto con le regole della nostra democrazia.

    Giovanni Fazio

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