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giovedì 28 giugno 2018

IL MOVIMENTO ZERO PFAS NELLE SCUOLE DEL VENETO

  Gruppi, Comitati, Associazioni del Movimento No PFAS
Veneto     
  “Salvaguardare la Salute minacciata dalla contaminazione PFAS nelle falde del sud ovest Veneto” 
 

                             UN PROGETTO DI CITTADINANZA ATTIVA                                                                                                         (anno scolastico 2018/2019) 


  Siamo i rappresentanti del vasto movimento di cittadini costituito da Gruppi, Associazioni, Comitati di tre province del Veneto (VI, VR, PD) che, attraverso la pratica della cittadinanza attiva, da alcuni anni interloquiscono con le Istituzioni a vari livelli affinché si ponga fine a un vastissimo inquinamento da PFAS (Sostanze Perfluoro Alchiliche) delle acque superficiali e profonde.            
          
                                                                                                      
  Il movimento che rappresentiamo, espressione diretta dei cittadini, è totalmente autonomo e prescinde da ogni riferimento ad organizzazioni partitiche o confessionali.
























Ci rivolgiamo alle scuole delle province di Vicenza, Padova, Verona, colpite dall’inquinamento delle acque e degli alimenti.

RITENIAMO  infatti, che in questa fase storica caratterizzata purtroppo da grandi disastri ambientali, la Scuola, come struttura educante, abbia il diritto istituzionale e il dovere etico di intervenire:
1)      nella formazione delle nuove generazioni cui dare gli strumenti culturali e morali per far 
      fronte alle grandi problematiche che caratterizzano la nuova realtà del Pianeta e della società
2)      nel coinvolgimento dei  docenti,  per affrontare le nuove  tematiche  con gli studenti;  
3)      nella creazione di consapevolezza nei  genitori  di un futuro che, se non  affrontato per tempo
      e modificato, negherebbe  ogni opportunità di vita e salute per i loro figli

















 Oggi, l’acqua che esce dai nostri rubinetti è contaminata da PFAS.      
  
  L’avere stabilito, da parte delle istituzioni, dei limiti massimi entro i quali tali sostanze possono essere accettate nell’acqua potabile non ci garantisce dal rischio che esse rappresentano per la nostra salute.                        Si tratta infatti di molecole, con caratteristiche di persistenza nell’ambiente e nel corpo umano nel quale, una volta assimilate, permangono per anni. 
Tali molecole appartengono alla classe degli interferenti endocrini, che non contaminano il nostro organismo solo con l’assunzione dell’acqua ma anche attraverso i cibi (animali o piante) a loro volta contaminati.                                              
 E’ il fenomeno denominato Bio Accumulo.                                                                                        Le malattie neoplastiche (tumori) che aggrediscono, in maniera sempre più frequente e diffusa, i bambini fin dalla più tenera età sono una delle conseguenze di tale contaminazione.   
 Gli interferenti endocrini contenuti nelle acque e nei cibi contaminati possono raggiungere i feti già nel grembo materno.
I PFAS  sono anche responsabili di patologie degenerative sempre più diffuse, come dimostrano le ricerche epidemiologiche.      



E' dimostrata la correlazione tra questi contaminanti tossici e le patologie degenerative, sempre più diffuse, compreso l’Alzheimer, il Parkinson, il Diabete, nonché varie patologie neurologiche che colpiscono i bambini nella fase dell’accrescimento tra cui i casi di soggetti iperattivi, sempre più presenti.


Ci troviamo all’interno di una prospettiva di estrema gravità con cui riteniamo sia doveroso e improcrastinabile confrontarsi per arginarla, fronteggiandone cause ed effetti alla ricerca di risposte e proposte nella vasta gamma di soluzioni.
   
Potremmo concordare, se ritenuto utile, a seconda delle necessità delle singole scuole, una progettualità   che, attraverso la pratica dell’apprendimento attivo, possa interessare e coinvolgere gli studenti.
Utilizzeremmo a tal uopo i nostri esperti, presenti nel movimento No PFAS, disposti a intervenire senza alcun onere per la scuola (avvocati, medici, educatori, geologi, tecnici, personale specializzato , mamme, esponenti di Acquisto Solidale...)   

 
   

Prima di iniziare con gli allievi, 

prevediamo una sessione propedeutica informativa rivolta agli adulti (genitori e insegnanti) dell’intero istituto,  per far conoscere meglio loro il fenomeno inquinante, la sua origine e le sue conseguenze nonché i contenuti e le modalità dei nostri corsi







Insieme con gli stessi docenti siamo disponibili a personalizzare i percorsi formativi con le classi interessate, adattandoli alla loro età ed esigenze (scuole secondarie di I°e II°grado).
       
  Ciò che ci interessa è contribuire, con la Scuola stessa, a sviluppare nei giovani una maggiore consapevolezza degli eventi che coinvolgono la comunità in cui vivono. 

















 Sentiamo tutti il concreto bisogno di una nuova leadership morale.
La vediamo con fiducia e speranza nella SCUOLA.

Di qui la presentazione della nostra offerta progettuale che confidiamo sia presa in considerazione.
            

                                                                                       
        Distinti saluti
       
           Coordinatrice 
 gruppo educativo “Zero PFAS”,
        
      Donata Albiero (*) 






I nostri referenti per provincia sono:                                                                                   
VR                              Luca Cecchi                                     
VR                              Simone Rossini                               
PD                             Danilo Del Bello  
PD  (Montagnana)   Patrizia Zuccato                         
VI                               Claudio Lupo                                  

Claudio Lupo         medico chirurgo, esperto in psciconeuroendocrinoimmunologia 
                                e medicina dei bassi dosaggi (Low Dose Medicine )
Luca Cecchi           esponente dell'Associazione Monastero del Bene Comune di Sezano e del
                               Comitato Veronese Acqua e beni comuni. Lavora con il progetto "Scuole per
                                il Bene comune”sulle tematiche dell'accesso all'acqua come diritto umano
                                universale
Simone Rossini    genitore attivo e papà Zero PFAS. 
Patrizia Zuccato  Comitato Zero Pfas di Montagnana 
Danilo Delbello    docente di lettere presso l’istituto tecnico Duca degli Abruzzi, PD   

(*) Donata Albiero    già dirigente scolastica (alias preside e direttrice didattica) dal 1981 al 2012 
                                        docente di scuola primaria e secondaria dal 1972 al 1981      


2018 04 16 SEZZANO  (VR)  incontro gruppo educativo 

                                   
SIMONE














 DANILO, DONATA, CLAUDIO, LUCA 
                                                                  Allegato          
PROGETTO     “Salvaguardare la Salute minacciata dalla contaminazione PFAS nelle falde del
                               sud ovest Veneto”

UTENTI
a)      Genitori / Docenti di tutte le scuole di ogni ordine grado: assemblea serale 3h 
Incontro informativo con esperti e dibattito 
      b)     Studenti (scuola secondaria di primo e secondo grado)

Obiettivo generale formativo  
Creare consapevolezza che la salute è strettamente legata alla difesa dell’ambiente e che al di là della politica la cittadinanza attiva è la risposta da dare da parte del singolo cittadino
 Obiettivi intermedi
Sapere -  saper fare-  saper essere
Alla fine del percorso i ragazzi devono essere in grado di SAPERE che: 
1)      L’acqua è un bene comune
2)      Cosa sono i pfas e dove li troviamo
3)      Conoscere la storia dell’inquinamento del territorio dove vivono e le patologie provocate
4)      Conoscere la presenza di pfas negli alimenti
5)      Sapere le responsabilità delle istituzioni e dei cittadini
6)      Perché e come   esercitare la cittadinanza attiva 
         Lo studente, alla fine del percorso, dovrà essere in grado di fare proposte in merito alla
         prevenzione e a iniziative da attuarsi

Obiettivi specifici (operativi) e contenuti
1)      Capire che l’acqua è il “sangue” della terra e pertanto è un bene comune da proteggere; la ragione del cambiamento climatico e le conseguenze
2)      Prendere atto dell’inquinamento da pfas nel territorio e nel mondo e della sua storia; le responsabilità (politiche amministrative, economiche)
3)      Essere consapevoli che i pfas sono degli Interferenti endocrini e che hanno prodotto la contaminazione del cibo; azione dei GAS  (gruppi di Acquisto Solidale)
4)      Saper apprendere dalle Iniziative del movimento; ruolo degli studenti all’interno della scuola e all’esterno: proposte e soluzioni 
            Iniziative pubbliche degli stessi studenti

 Tempi
9 / 12 ore   divise in tre/ quattro moduli 

Metodologia   
Primi tre moduli: lezioni frontali in ogni incontro come imput: non più di venti minuti
                                consecutivi, lavori di gruppo, restituzione, proposte e discussione;
Quarto modulo: laboratorio finale degli allievi (con possibile intervento degli Angry animals di
                            Climate defense units)  
Prodotto  
Presentazione a fine percorso da parte dei ragazzi alla scuola e al comune di proposte e soluzioni.

Verifica e valutazione  
All’inizio del progetto si presenterà agli studenti un pre/ test per saggiare le loro conoscenze onde poter così tarare il tipo di interventi da fare ed eventualmente delle schede informative sui pfas
Alla fine del percorso sarà effettuato un post/ test per verificare la validità del corso effettuato.

il gruppo educativo  


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Donata Albiero                                                                28 giugno 2018

Spunti di ulteriore riflessione

La speranza di cambiare in meglio

Mi illumino di meno



domenica 27 maggio 2018

LA POVERTA’ EDUCATIVA E’ IL PRODOTTO DI UNA SOCIETA’ CHE DIMENTICA I BISOGNI DI TANTI RAGAZZI


Mancano infrastrutture culturali per sottrarre i ragazzi dall’isolamento educativo



La povertà educativa è la privazione, per i bambini e gli adolescenti, dell’opportunità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni; un fenomeno dilagante in Italia e che non risparmia la regione in cui vivo io, il Veneto. 

“Povertà educativa: il VENETO è maglia nera.                                                                   La Giunta regionale finanzi ed avvii interventi in grado di fronteggiare il fenomeno”. 
  E’  la mozione presentata dalla consigliera regionale del Veneto Cristina Guarda.     
Ciò è a seguito del nuovo rapporto di Save the children dell’11 maggio 2018 che fa luce sulla povertà educativa in Italia e sui fattori che stimolano la resilienza nei bambini e adolescenti che vivono nei contesti più disagiati.            
Lo studio dimostra quanto gli educatori conoscono bene: i fattori che aiutano i ragazzi ad emanciparsi dalle situazioni di disagio sociale ed economico sono l’aver frequentato un asilo nido (+39% di probabilità), una scuola ricca di attività extracurriculari(+127%), dotata di infrastrutture adeguate  (+167%) o caratterizzata da relazioni positive tra insegnanti e studenti (+100%).                                                                                                          
  Di contro, per i minori le probabilità di sviluppare percorsi di resilienza si riducono tra il 30% e il 70% se vivono in contesti segnati da alti tassi di criminalità minorile e dispersione scolastica e di quasi due volte se risiedono in aree dove la disoccupazione giovanile è più alta della media nazionale.
Mentre rimando allo studio della pubblicazione “Nuotare contro corrente” che contiene  appunto il rapporto, invitando le scuole (collegi dei docenti in primis)  a riflettere dal punto di vista educativo, qui mi preme sottolineare alcuni aspetti che mi coinvolgono direttamente, anche in ragione del mio curricolo professionale speso nella scuola.
I dati emersi dal rapporto di Save the children  sono , come ben spiega anche Cristina Guarda nella sua recente mozione una “ denuncia potente sull’insufficienza di servizi formativi indispensabili per consentire ai nostri ragazzi di apprendere, sperimentare e coltivare le proprie competenze e aspirazioni. La Regione deve impegnarsi a finanziare ed avviare interventi per ribaltare questo trend allarmante

Negli ultimi anni di dirigenza scolastica nel vicentino,  mi riferisco  dal 2008 al 2012 (Arzignano:  scuola media Giuriolo, inglobante 3 plessi scolastici e un CTP , cioè   scuola per Adulti con inseriti sezioni di terza media per alunni minorenni di 16/17 anni, casi per lo più difficili, problematici, a rischio di devianza),  quando ormai  le riforme scolastiche segnavano solo tagli agli  organici  con conseguente
eliminazione della mensa scolastica e dei rientri pomeridiani (sia tempo integrato e/o  tempo pieno) , consolidamento di “classi pollaio”  pur se in presenza di  diversi alunni problematici, disabili, stranieri, in affido ,  quando la comunità esterna pareva impotente ed  esigeva  dalla SCUOLA la  SOLUZIONE di ogni problema non solo educativo ma sociale, economico, politico,  discussi molto con i docenti  sul  Ruolo della
scuola connesso  a quello delle altre agenzie educative.
Le convinzioni di allora, testimoniate in numerosi interventi pubblici e in pubblicazioni della stessa scuola, sono le stesse che porto avanti nel volontariato e nella cittadinanza attiva oggi, in parte riportate dal rapporto di Save the children

La scuola non può essere unica responsabile della formazione dello studente perché non è la sola realtà che lo studente vive.
Non può essere la risposta universale a problemi che hanno natura esterna.
Anche i fenomeni di disagio/disaffezione alla scuola, dovuti sia a ragioni economiche e sociali o di scarsa motivazione/coinvolgimento dello studente nel proprio processo formativo vanno affrontati nel terreno in cui nascono e non semplicemente in quello in cui si manifestano. 
Solo strategie di cooperazione tra scuola, famiglia e società possono dare ragionevoli aspettative di superamento di questo ordine di problemi.

Per questo motivo, presi carta e penna e scrissi una lettera aperta il 20 febbraio 2010 alla Amministrazione Comunale di Arzignano che sintetizzo:

"Malgrado la mole di iniziative e di progetti della scuola sulla corresponsabilità, sul rispetto delle regole, sulla solidarietà, si pone l'esigenza di esperire modalità e attori per garantire il recupero dei casi difficili ‘extra moenia’.
Non possiamo lasciar soli gli insegnanti in questo difficile compito di recupero cui ogni giorno si dedicano impegnando cultura, energia, intelligenza; tale faticoso lavoro sarebbe destinato al fallimento e non produrrebbe che frustrazione nei docenti.
È necessario uno sforzo comune di tutti gli Enti territoriali che affianchino la Scuola: Comuni, U.L.S.S, Associazioni, Cooperative, Parrocchie e Oratori, al di fuori delle ore scolastiche, per recuperare alla dignità di cittadino chi marcia verso la emarginazíone e la devianza (Patto territoriale) .
È un compito difficile' ma necessario' che riguarda gli alunni stranieri e italiani per i quali la semplice repressione non è altro che un acceleratore verso la loro definitiva uscita dal consorzio civile.
Camminiamo, dunque ‘insieme’ nell'impegno comune di realizzare un percorso costruttivo e partecipato”.

Quali proposte?  

Restituiamo spazi pubblici e inventiamone di nuovi da far utilizzare ai bambini e ragazzi, magari recuperando quelli abbandonati e degradati; apriamo i centri estivi ,  costruiamo aule a cielo aperto ,  spalanchiamo con progetti ad hoc  le biblioteche  comunali,  regaliamo i doposcuola  o meglio laboratori extra scolastici ai meno abbienti, investiamo  sulla cultura  a 360°(credetemi ‘fa soldi’)

E voi,  Politici svegliatevi :  avete  la responsabilità sociale di sviluppare una nuova cultura politica basata sul  riconoscimento di  due valori chiave: la dignità umana, l'uguaglianza. E pertanto, non ignorate, nei vostri programmi partitici e nelle amministrazioni locali i bambini perché tanto non votano.
Investite in nuove strutture per bambini: asili nido, scuole d’infanzia là dove mancano, invece di essere sempre propensi, lo vediamo nel Veneto, a grandi opere che ritengo inutili, costose, il cui prezzo poi ricade sui cittadini (TAV, PEDEMONTANA, MOSE…).  

Date il via, diamo il via veramente alla Comunità educante, come modello di intervento che, a partire dall’obiettivo di restituire visibilità e centralità all’infanzia e all’adolescenza, restituisca anche dignità, protagonismi e diritti alle persone, rimettendole al centro dell’interesse pubblico, indipendentemente dal censo, dalle provenienze etniche, religiose e culturali, dagli orientamenti sessuali e dalla appartenenza di genere. 
Consentire a bambini, ragazze, giovani di prendere in mano un po’ di più il proprio destino, il proprio tempo, i territori in cui vivono e scoprire il piacere di apprendere e soprattutto di imparare facendo, cioè gli orizzonti della scuola diffusa, significa creare scuole, quartieri e comunità diverse, contribuire a costruire un mondo nuovo(Gianluca Carmosino)

Intanto, per fortuna c'è già chi si muove. 

 Proprio in considerazione che la  povertà educativa  lede il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una educazione di qualità e che la realizzazione delle piene potenzialità dei minorenni è un “bene comune” di cui  sono tutti responsabili, prenderà il via nei prossimi mesi il progetto di contrasto alla povertà educativa "Lost in Education",che verrà realizzato dall'UNICEF Italia  come  capofila,in collaborazione con Arciragazzi, in 20 scuole di 7 Regioni italiane ( manca il Veneto) . 
I ragazzi sono gli attori trasformativi del progetto e, con i docenti e accompagnati dagli operatori, diventano essi stessi “pontieri” tra scuola e altri attori della comunità educante.  Attraverso laboratori misti di studenti, docenti, famiglie e attori della comunità ci si pone l'obiettivo di costruire ambienti sicuri in cui i ragazzi possano sviluppare le proprie capacità e avviare percorsi territoriali di co-progettazione verso una comunità che si attesta come educante.


Donata Albiero                                                  27 maggio 2018