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mercoledì 10 luglio 2019

SCUOLA REGIONALE, DISTRUZIONE NAZIONALE

TRADITA LA SCUOLA PUBBLICA. 

PROVE DI SMANTELLAMENTO ATTRAVERSO LA REGIONALIZZAZIONE 


Nell’indifferenza pressoché generale, l’Istruzione pubblica rischia di perdere il suo carattere nazionale.

Il blog di Marina Boscaino del 24/06 /2019 sintetizza il mio pensiero sulla questione  
  
Dal punto di vista politico è chiaro l’articolo de ‘il Manifesto’ datato 10/ 072019
“Autonomia, svelate le bozze che fanno a pezzi il paese.                                                  Il caso. Sul sito Roars.it le intese sul regionalismo differenziato tra governo e Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Flc Cgil a Conte: «Tradita l’intesa sull’istruzione sottoscritta a Palazzo Chigi»

La scuola in cui ho lavorato con passione e dedizione è la scuola esplicitata dalla nostra Costituzione, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale, la scuola della Repubblica insomma, a carico della fiscalità generale nazionale, in quanto esprime e soddisfa l’interesse generale.

La Costituzione italiana, agli articoli 3, 33 e 34, individua come scopo fondamentale della scuola pubblica la formazione del cittadino, l'elevazione culturale del Paese, l'emancipazione sociale dei meno abbienti, la formazione di una classe dirigente di livello elevato e la realizzazione delle pari opportunità nell'accesso alle cariche pubbliche.

Il padre costituente Piero Calamandrei, le cui parole non hanno mai perso di attualità, diceva che la scuola pubblica è organo costituzionale e fondamento della democrazia. 


Ora mi sgomenta la richiesta di autonomia differenziata della scuola, proposta anche dal mio Veneto. 

Si vuole la sostanziale regionalizzazione di scuola ed università, in concomitanza con la richiesta di attribuzione di maggiori risorse finanziarie in base a parametri che prendono in considerazione il maggior gettito fiscale del Veneto rispetto ad altre regioni italiane.


Il nesso fra gettito fiscale ed erogazione di un servizio pubblico di qualità che 
emerge dalla via veneta all’“autonomia 
differenziata” rivela una più generale concezione aberrante che esautora il carattere di diritto sociale dell’istruzione (o della salute) a vantaggio di una sua riconfigurazione come ricompensa morale dovuta ad una comunità virtuosa ed è, quindi, foriero di ulteriori attacchi a quello che resta di welfare, con forte impatto negativo sull’intero tessuto sociale, oltre che sulla scuola …                                                                                                             La regionalizzazione favorirà una maggiore apertura del sistema dell’istruzione verso le richieste del mercato, affrettando la liquidazione di quella formazione generale, attraverso i saperi disciplinari, dell’uomo e del cittadino che spetterebbe alla scuola curare. Lo stesso ruolo istituzionale – di strumento precipuo di formazione alla cittadinanza- che ad essa assegna la nostra Costituzione (non a caso oggetto di attacchi ripetuti da parte di schieramenti politici diversi) si trova fortemente compromesso da un’impostazione mirante ad adattare l’impianto scolastico ad esigenze privatistiche” (Fernanda Mazzoli, 2018 c/o sito Roars.it, specializzato nel dibattito sulla scuola e la ricerca universitaria )   

E’ infatti facilmente ipotizzabile, sulla scia dei percorsi resi possibili dalla L.107 (la cosiddetta Buona Scuola (sic!), da me sempre CONTRASTATA, la realizzazione di quello stretto raccordo tra “scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro e l’impresa”

Le imprese del Veneto (e, domani, di qualsiasi altra regione che vanti parametri di efficienza economica) di fatto, sicuramente rivendicheranno il loro ruolo attivo e propositiva in merito alla definizione dei curricula degli studenti.
E’ il carattere nazionale e unitario di tutto il sistema che “l’autonomia differenziata” rischia di fare saltare.
Già.
Continua l’articolo interessante di Roards intitolato "La regionalizzazione. Prove di smantellamento dell’istruzione pubblica"  
“…Programmi scolastici e modalità di reclutamento del personale sono gli obiettivi principali della possibile destrutturazione.
La regione Veneto ha già ottenuto di insegnare storia e cultura veneta. Si potrebbe, quindi, assistere nei prossimi anni ad una progressiva introduzione nei percorsi disciplinari di materie e temi legati a particolarismi comunitari, privi di qualsiasi fondamento epistemologico e ai quali verrebbe sacrificata una visione più complessa e di ispirazione universalistica. 
E’, qui, presente in nuce il rischio di una deriva culturale che va ben oltre il caso preso in esame, le cui conseguenze sul lungo periodo potrebbero essere devastanti”.
      
  

Ho sempre sostenuto e sostengo che un Paese che voglia innalzare il proprio livello d'istruzione generale deve unificare (non separare): unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità dell'offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Frammentare la scuola, regionalizzarla, significa, per me, frantumare il sistema educativo e formativo nazionale, la cultura stessa del Paese, foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, essendo oggi fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.


Parliamoci chiaro.

Che potrebbe succedere con la regionalizzazione se attuata in Veneto?  
Prendo spunto da quanto scrive Paolo Latella in FACEBOOK.

L’assessorato regionale all'istruzione (ne abbiamo avuto di esempi in questi anni) autonomamente decide politicamente come fare didattica, cosa insegnare, come insegnare, a chi insegnare. 
Decide le materie, i piani di studio, magari decide di eliminare qualche poeta che non incarna l'ideologia veneta, padana. 
Decide di cancellare dai libri di letteratura Pirandello, d'Annunzio, Verga, sostituendoli con sconosciuti ‘Cetto la Qualunque’, del Veneto però. 

 Lo stesso assessore rende obbligatoria la presunta lingua veneta e probabilmente facoltative le lingue europee. In nome degli italiani allontana gli stranieri dalle classi, in nome della famiglia allontana i gay e le lesbiche.

Questo è il pericolo.
 Volete dire addio alla libertà di insegnamento? 
Addio alla  libertà di opinione, alla negazione della propria dignità umana, alla cancellazione della coscienza critica degli studenti, all’asservimento alla Politica?

Qui non si tratta semplicemente di dividere le regioni cosiddette ricche da quelle povere, qui c'è il rischio reale di regredire sia a livello sociale che storico, mentre il mondo va avanti e progredisce.



Il tutto in un Veneto che esempio di eccellenza proprio non è.
  
Siamo la Regione degli inceneritori e delle discariche, senza contare i cementifici e le discariche abusive, non di rado nascoste sotto le nuove strade.
Abbiamo uno dei siti più inquinati d’Italia, Porto Marghera.
Siamo la Regione che utilizza più pesticidi di tutto il Paese, per non parlare dell’inquinamento dell’aria e delle falde acquifere con i Pfas o di città come Venezia, Padova e Vicenza che per numero di sforamenti di polveri sottili all’anno sono tra le città più inquinate d’Italia.
Siamo la Regione, laboratorio del sistema di Grandi Opere, nato col Mose e proseguito con il Tav e la Pedemontana, volto ad impostare un sistema di corruzione che ha letteralmente espropriato la democrazia grazie ad un iter collaudato di commissariamenti e leggi in deroga.
Chi denuncia i limiti e i rischi di una politica del consenso propagandistica a spese dell’ambiente viene dipinto come un nemico del benessere diffuso.

E’ questo, proprio questo il Veneto che invoca l’autonomia differenziata della scuola.
Per carità, NO NO NO. 


Donata Albiero                                                               10 luglio 2019


sabato 8 giugno 2019

THE DEVIL WE KNOW Il diavolo che conosciamo


   UNA ESPERIENZA  LABORATORIALE     

 Una serata, quella del 7 giugno, al Teatro Astra di Vicenza imperdibile in cui c’è stata la prima proiezione della «traduzione partecipata», di “The devil we know”

 TRAILER    The Devil We Know


Il comunicato stampa della redazione PFAS.land (di cui mi onoro essere parte) riporta: 

 “Il docufilm, prodotto da una delle più prestigiose case di produzione american, narra la vicenda della contaminazione ambientale da PFAS in West Virginia, USA, e la relativa class-action dei cittadini della Ohio Valley contro il colosso chimico DuPont. Siamo tra il 1960 e il 2014, anno in cui la seconda sessione dei processi si chiude positivamente per la popolazione, risarcita di 1006 milioni di dollari per lesioni alla salute e danni di altra natura giuridicamente riconosciuti dalla legislazione americana.
Un documentario sconcertante per i drammi personali, ma soprattutto per le verità che racconta e i parallelismi, le congiunzioni e le connessioni con il caso Veneto - ben più grave - al quale offrirà nuovi elementi d’indagine, mostrando con forza e lucidità la lotta della popolazione per il diritto ad avere acqua pulita e ad essere informati sui danni alla salute causati dall'esposizione ai contaminanti chimici, occultati dai poteri economici ed amministrativi. Il Veneto non poteva non sapere.
Il MOVIMENTO NO PFAS, dopo aver ospitato il 2 ottobre 2017 l'avvocato Robert Bilott a Lonigo, protagonista assoluto della vicenda e dei processi, torna a rifocalizzare l’attenzione sulla vicenda americana, portando il film in centro città a Vicenza, al pubblico vicentino, anch'esso vittima di crimini ambientali, in preparazione alle Giornate che si svolgeranno ad ottobre a Porto Burci, ideate dal nuovo Gruppo di Regia LET’S STOP THEM.
Il documentario sarà proiettato in lingua originale con i sottotitoli italiani curati dagli studenti di tre classi dell'Istituto Tecnico Boscardin, ad indirizzo Biotecnologie Sanitarie e Ambientali, organizzate in 16 gruppi di lavoro sotto la supervisione della docente di inglese, con la collaborazione del gruppo di redazione PFAS.land, dei medici ISDE di Vicenza e della stessa casa di produzione RocoFilms International.
Ne esce un documento unico per fedeltà al testo originale e per correttezza scientifica, che sarà proposto alle scuole delle province contaminate di Padova, Verona e Vicenza, all'interno del Progetto Educativo 2019-2020 del MOVIMENTO NO PFAS, anticipato e illustrato in sala, alla fine del film"

  Cultura, scuola, coscienza civica, cittadinanza attiva: parole che hanno dato senso alla serata attraverso gli interventi degli studenti, della loro professoressa e della preside, dei nuovi gruppi di giovani che si stanno formando nel territorio in difesa dell’ambiente e contro il cambiamento climatico.
Il pubblico ha fatto sicuramente propri sia il valore imperdibile ed esclusivo del documentario, sia il valore della esperienza laboratoriale, un lavoro dal potenziale enorme.


Chiamata,  dal nostro garante del movimento No Pfas, Alberto Peruffo, magnifico regista, conduttore dei vari interventi,  a salutare il pubblico a fine della serata, quale coordinatrice del progetto educativo sui Pfas appena concluso, dando a Cesare quel che è di Cesare, ho sottolineato il merito della scuola nel processo di crescita dei propri studenti ma precisando che essa deve essere sempre una scuola libera, libera da sponsorizzazioni ‘pelose’, senza bavagli, senza censure, senza strumentalizzazioni politiche/partitiche, una scuola che forma le coscienze critiche dei suoi allievi e che educa alla responsabilità.

A questa scuola ci siamo rivolti noi cittadini attivi parlando direttamente con gli studenti. 
Uniti nello sforzo collettivo di consegnare un futuro alle nuove generazioni: facendo conoscere direttamente ai ragazzi i rischi reali per la salute che questi ultimi corrono con i pfas; rendendoli consapevoli del territorio contaminato che li circonda; dando loro strumenti critici di analisi per poter difendersi e reagire.
Un progetto collaudato con successo, senza appoggi politici o sindacali, senza sponsor, senza pubblicità di stampa nazionale o locale, senza finanziamenti; penetrato in 9 scuole con corsi assemblee e incontri per i genitori e docenti, coinvolgendo 1500 studenti, tra i dodici e i diciannove anni.

La nostra forza? 
Il rappresentare la voce autonoma dei cittadini.    
La nostra sollecitazione? 
La necessità di un cambio di paradigma, che coinvolgesse l’intera comunità sul piano culturale, valoriale e pratico: da una società che pone al primo posto il consumo e il profitto (di pochi) alla società che pone al primo posto la salute (di tutti), il benessere, senza ricatti di sorta. La persona – che significa pure tutto ciò che la circonda, il suo ambiente – al primo posto.          
La nostra credibilità? 
Interloquire con i ragazzi senza strumentalizzazioni di sorta, falsi paternalismi.                                                                                                 
La nostra caratteristica?  
Essere attori di un progetto di squadra, caratterizzato non come conferenze o testimonianze estemporanee ma come percorso strutturato, partecipato, condiviso.

 Siamo stati legittimati nella nostra azione dalle scuole e dai ragazzi a cui ci siamo rivolti, senza vendere fumo ma consegnato dati, studi, documenti scientifici. Li abbiamo salutati, con un appello a fare qualcosa, individualmente e collettivamente, per difendere la loro salute e il loro diritto alla salute, a reagire ed agire.  

E ora?
I giovani sono l’unica speranza vera che abbiamo per un futuro vivibile.
 Non possiamo mollare.
Stiamo già sistemando il futuro progetto sulla scia di quello già effettuato. In esso inseriamo anche questo film. Una testimonianza, un'eredità che consegniamo ai nostri ragazzi, alle generazioni giovani, “non contaminate nell'intimo del loro pensiero libero, assieme alla nostra lotta, al nostro grido, alle nostre buone pratiche” (Marzia, di Pfas.land).



Una assemblea generale del Movimento No Pfas Veneto dovrà dare l’avallo finale entro la fine di giugno 2019, e il mandato per poter spedire poi tempestivamente i progetti in scuole delle tre province contaminate (VI, VR, PD).

Ognuno di noi sia poi il tramite per entrarci davvero!  
Insieme siamo una forza. Uniti si può.  


                         Teatro Astra VI 7 giugno 2019 , il saluto finale della prof.ssa  STEFANIA ROMIO 
                                       

Donata Albiero                                                    8 giugno 2019


APPROFONDIMENTO

 DISASTRO AMBIENTALE E PFAS A SCUOLA
 https://donataalbiero.blogspot.com/2019/06/disastro-ambientale-e-pfas-scuola_4.html


martedì 4 giugno 2019

DISASTRO AMBIENTALE E PFAS A SCUOLA


Inquinamento Pfas: un disastro ambientale e sanitario.


Ripartiamo,  con il progetto educativo nelle scuole.

Siamo, come gruppo operativo Zero Pfas, attori di un progetto di squadra, caratterizzato, non come un concatenarsi di conferenze o testimonianze estemporanee ma come percorso strutturato, partecipato, formativo, condiviso.
 Ci proponiamo di dare informazione e strumenti critici agli studenti per analizzare la realtà ‘contaminata’ in cui vivono e quindi per dare loro  la possibilità di agire come cittadini attivi per proteggere il loro futuro.

A fine mese l’assemblea generale del Movimento No PFas Veneto darà il via alla prosecuzione del nuovo progetto educativo sui pfas, in continuità con quanto già svolto.   

Il progetto mi coinvolge profondamente in quanto sono stata educatrice; ma al di là del mio ruolo professionale mi coinvolge come persona, genitrice, cittadina di questo paese, figlia della Terra al pari di ogni essere vivente, che lotta per garantire un futuro alle nuove generazioni.
Per tale motivo ritengo che il nostro intervento unitario sull’inquinamento dell’acqua, bene comune, si inserisca a pieno titolo nella battaglia più ampia che i ragazzi stanno conducendo contro il cambiamento climatico con i Fridays for future.

Siamo tutti coinvolti .
Invitiamo, pertanto, ogni singolo membro del movimento No pfas ad attivarsi nelle scuole portando a conoscenza quanto stiamo proponendo.


Ripercorriamo, perciò, sinteticamente, il nostro viaggio nelle SCUOLE  

Da PFAS.land:  
                            1) La scuola apre al movimento No pfas / novembre 2018  
                            2)  La scuola contro i pfas / febbraio 2019
                            3) Le gocce che scavano le rocce

Da GENERAZIONE SPERANZA             
      

1.     La lettera spedita alle scuole / giugno 2018

     2.     Politica a scuola /settembre 2018

     3.     La ragione per cui il movimento No Pfas è entrato nelle scuole / ottobre 2018 

    4.     Il significato da dare alla cittadinanza attiva /dicembre 2018   

    5.     La concretezza della partecipazione 

   6.     Riflessioni sul rapporto tra cittadini attivi e scuola /marzo 2019
   7.     Gli studenti cittadini attivi /marzo 2019

   8.     Rendiconto di un anno di attività / maggio 2019

 9.     Quando il potere politico imbavaglia la scuola / maggio 2019



Donata Albiero                                              4 giugno 2019 



giovedì 23 maggio 2019

QUANDO IL POTERE POLITICO IMBAVAGLIA LA SCUOLA



  CULPA IN VIGILANDO…
                                                                                      


Video      

 La memoria di ieri    I fatti di oggi                             https://youtu.be/mvOuXEEhPJ4https://youtu.be/mvOuXEEhPJ4




Sono state centinaia le iniziative, migliaia le prese di posizioni, centinaia di migliaia le firme per le petizioni online a sostegno della professoressa di Palermo, l’insegnante Rosa Maria Dell’Aria,
 sospesa dall’insegnamento per non aver vigilato sul  video dei suoi studenti in cui il decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini era paragonato alle leggi razziali nazifasciste.        
Non si contano più i sit in, gli appelli, gli interventi di intellettuali, le prese di posizioni delle varie scuole, dei docenti, degli studenti. Oltre 50 associazioni universitarie si sono rivolte al presidente della Repubblica e al premier Conte. Il 21 maggio nelle scuole in tutta Italia(anche a Vicenza) i docenti hanno letto gli art 21 e 33 della Costituzione.  
Ho firmato anch’io ovviamente. 
Quello che le è successo ci riguarda tutte e tutti, come cittadini prima ancora che come docenti, perché mette in discussione la libertà di opinione e la libertà di insegnamento, pilastri del dettato costituzionale.

 Scelgo di esprimere il mio modesto parere solo ora, a bocce ferme, onde si possa riflettere più pacatamente. Per quarantuno anni consecutivi ho lavorato nella scuola, di cui 31 come dirigente scolastica,  sperimentando, giorno dopo giorno, soprattutto nell’ultimo decennio,  la difficoltà per i docenti di  fare della scuola, della classe un luogo capace di dare ascolto, dignità, opportunità di confronto, di dare senso all’azione educativa soprattutto recuperando la distanza fra scuola e società, per rendere gli studenti capaci di comprendere i fatti del mondo in cui vivono, attraverso la pratica della ricerca. L’obiettivo è sempre stato ed è uno solo: la formazione di menti libere da pregiudizi, flessibili e creative, capaci di connettere pensiero e azione.
Nella mia vita non ho predicato ma agito, sempre, come cittadina attiva e per una scuola che sapesse formare i ragazzi allo spirito critico e libero. “Non sudditi ma cittadini” è stato e continua ad essere il mio slogan preferito.

Condivido perciò la mobilitazione pro professoressa sospesa e i ragazzi della scuola perché, come scrive il Movimento di Cooperazione Educativo
 “Questo provvedimento disciplinare non solo è un attacco al lavoro di ogni insegnante, ma è un attacco alla stessa democrazia. È il tentativo di creare anche dentro la scuola un clima di diffidenza, paura. È il tentativo di “aggredire” la partecipazione democratica, l’espressione libera, il diritto di critica, proprio nel luogo dove invece gli insegnanti sono chiamati dalla Costituzione ad educare bambine/i, ragazze/i alla cittadinanza attiva.

E, aggiungo io, gli insegnanti “devono” educare alla libertà e alla critica.


Ammetto, sono preoccupata per quanto è accaduto.  È senza dubbio un fatto importante, significativo e positivo che, da quando si è diffusa questa incredibile notizia, si sia sviluppata una mobilitazione generale;  ma, forse, non appare più di tanto che si è trattato anche di censura del lavoro (libero) di un gruppo di alunni. 

Anche questi ultimi sono oggetto di un bersaglio odioso.
Ha ragione Chiara Franzil, quando scrive:

È sempre facile puntare il dito contro i ragazzi. Qualsiasi cosa facciano, per l’opinione pubblica sbagliano. Se hanno delle idee sono offensivi, se non le hanno sono anestetizzati; se combattono per qualcosa vogliono solo bighellonare, se non lo fanno sprecano il loro tempo; se si interessano di politica si rivelano, a discrezione, o ignoranti o manipolati, se ne stanno alla larga sono disillusi e indifferenti. Eppure i ragazzi sono nel mondo, quotidianamente lo incontrano e provano a interpretarlo usando tutti gli strumenti – valoriali, culturali, tecnici – a loro disposizione. Se sono fortunati, trovano sulla propria strada qualcuno che si prende la briga di accompagnarli in questo faticoso lavoro di costruzione di significati. A volte, quel qualcuno è una insegnante”.

Chi ha a cuore la formazione dei ragazzi fornisce elementi per stimolare un pensiero critico e non per omologarsi al pensiero dominante. La posta in gioco in questa vicenda non è se sia giusto o meno l'accostamento dei provvedimenti attuali a quelli del ventennio, ma se sia giusto o meno che degli adolescenti esprimano un loro pensiero.
Ridurre la discussione al rispetto di leggi emanate in uno stato democratico è banale.
Chi di noi non critica una legge? Poter manifestare il proprio disaccordo è alla base della vera democrazia.  
Per quanto mi riguarda ho lottato sempre, all’interno della scuola e da cittadina attiva fuori contro l’utilizzo della stessa per favorire e produrre adesione acritica, conformismo, passività; per attaccare e indebolire i legami sociali, l’alleanza educativa tra i diversi attori che la vivono.

E qui si tratta di un attacco feroce alla scuola pubblica.


Questa povera nostra scuola pubblica continua ormai da tempo, ad essere oggetto di tentativi politici di   snaturare il proprio ruolo Talvolta si è intervenuti in modo manifesto e trasparente, e talvolta lo si è fatto in modo subdolo: scuole aziende in competizione l’una contro l’altra, dirigenti scolastici nel ruolo di “sceriffi”, il degrado provocato alla scuola pubblica attraverso tagli continui alle risorse, finanziarie e umane. 
Oggi, infine, assistiamo a un esercizio del controllo divenuto poliziesco e repressivo, suscitando negli studenti il timore di interpretare liberamente la realtà nella quale vivono.  

Quanti sit in, quante firme   in piazza ho raccolto in difesa della Costituzione e della libertà dell’insegnamento, come aderente al comitato LIP, contro i finanziamenti privati alla scuola pubblica, la mercificazione e l’aziendalizzazione della stessa.

La CENSURA operata alla prof.ssa di Palermo spiega tutto, POLITICAMENTE, purtroppo.
Romano Luperini, uno dei massimi esponenti della critica letteraria italiana, scrive a proposito della vicenda:
   
“Questo atto di forza vuole intimidire non solo una categoria (gli insegnanti) ma tutti i cittadini. E che si sia partito dai docenti non è casuale: sono loro che devono insegnare il rispetto dei diritti, la democrazia, la tolleranza, i principi della Costituzione antifascista. La scuola da sempre è un terreno di resistenza. Per questo è stata colpita per prima.

Questa prova di forza è solo un inizio, un ballon d’essai per vedere quanto avanti ci si può spingere sin da oggi nella fascistizzazione dello stato. Per questo esige una risposta pronta e decisa. Già gli insegnanti e gli studenti di Palermo, che sono subito scesi in sciopero, hanno reagito con decisione.
Nessuno sottovaluti quanto è successo. Di qui in avanti nessuno è più sicuro e, come è successo alla insegnante di Palermo, chiunque può trovarsi la Digos in casa o in classe. 
Si sta procedendo alacremente verso uno stato di polizia, e bisogna resistere, resistere subito con gli strumenti della democrazia ma con il massimo di determinazione”.


Dobbiamo, come CITTADINI, essere a fianco di docenti e studenti e alzare altissima la voce contro quello che sta serpeggiando nella scuola: timore e sconcerto.

Sì, gli insegnanti nelle scuole hanno paura
Potranno continuare a insegnare come finora hanno fatto decidendo liberamente di che cosa discutere al di fuori degli argomenti strettamente scolastici oppure dovranno limitarsi, cancellare i progetti, censurare sé stessi e i propri alunni?
 In altre parole, la Costituzione tutela la loro autonomia di insegnamento oltre che la libertà di pensiero: ma dovranno aspettarsi polemiche e polveroni politici e mediatici per ogni progetto presentato? Non è che ci troviamo di fronte a uno stato che sempre di più vuole influenzare il libero pensiero nelle scuole?
Altro che fare politica a scuola, i partiti non facciano politica sulla scuola con strumentalizzazioni e sterili polemiche.

Piacciono solo i cittadini indottrinati? Obbedienti? 
 La scuola lavora e deve lavorare affinché gli studenti abbiano un pensiero critico, sviluppino ragionamenti indipendenti e imparino a pensare con la propria testa.  

La Scuola è luogo di libertà, di civismo, di educazione alla tolleranza e ai saperi che educano al libero pensiero.

Non sarà che il far uscire dalle nostre aule cittadini consapevoli, capaci di interpretare criticamente la complessità dell’esistente è una minaccia intollerabile, per chi ci vuole e ci ha voluto sudditi, non cittadini?

E allora, non si molli.  
Don Milani oggi è più che mai attuale.

Lo abbiamo ripetuto agli studenti nei corsi sui Pfas organizzati come Movimento di cittadini attivi del Veneto.  


Continuiamo ad avere il coraggio di dire ai giovani sempre che non sono sudditi ma cittadini.

Donata Albiero                 23 maggio 2019