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lunedì 24 aprile 2023

HAI PRESENTE IL 25 APRILE? ORA E SEMPRE RESISTENZA

 25 APRILE 2023 

ORA E SEMPRE RESISTENZA

Una scuola, un impegno ricordando Antonio Giuriolo  https://youtu.be/Dh702LrKemA 



 Non dimentichiamo quanto è accaduto. Che sia monito per il presente e per il futuro.

Non sottovalutiamo l'arroganza di chi non conosce ciò che è stato e di chi lo nega o non lo vuole ricordare o ne modifica il ricordo.

Oggi e sempre resistere, resistere, resistere e impegnarsi per creare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato.

Perciò continuiamo a ricordare il 25 aprile, senza revisionismi storici, in memoria di quanti caddero per la nostra libertà e di quanti combatterono rischiando tutto, per la pace e la democrazia!. 




 Un  #podcast di Chora Media  si chiama "Hai presente il 25 aprile?"Sono Domande e risposte per capire i motivi per cui ogni anno, il 25 aprile, si festeggia l’Anniversario della Liberazione d’Italia. 

Il tutto, realizzato in collaborazione con l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri,  cerca di dare risposte competenti ma comprensibili a tutti, capaci di fare memoria e di combattere oblio e qualunquismo.

   Per ascoltare il podcast:

https://choramedia.com/podcast/hai-presente-il-25-aprile/

 

Buon 25 APRILE 2023.

 Donata Albiero

P.S. Una poesia   I BALONI di Severino Chiarello  

https://youtu.be/q-_Mohz9lvY   

 Ricordando i nostri partigiani 

https://drive.google.com/file/d/1OSr51znLNxI5vDBDL7BB9NBJopxYoiDJ/view?usp=share_link

 

sabato 18 marzo 2023

SCUOLA LUOGO DI PACE E ACCOGLIENZA. STOP ALL’IDEOLOGIA BELLICISTA.

 


OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE NELLE AULE

 “Fuori le forze armate dalla scuola”. Si tratta dell’appello lanciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle aule che lo scorso 9 marzo 2023 ha presentato a Roma il primo report.

 “Le scuole stanno sempre più diventando terreno di conquista di una ideologia bellicista e di un controllo securitario che si fa spazio attraverso l’intervento diretto delle forze armate declinato in una miriade di iniziative tese a promuovere la carriera militare in Italia e all’estero, e a presentare le forze armate e le forze di sicurezza come risolutive di problematiche che appartengono alla società civile”.

Rappresentanti delle forze militari addirittura in qualità di ‘docenti’ tengono lezioni su vari argomenti, arrivando a coinvolgere persino i percorsi di alternanza scuola-lavoro (PCTO) attraverso l’organizzazione di visite a basi militari o caserme”. E così si moltiplicano protocolli di intesa firmati da rappresentanti dell’Esercito con il ministero dell’Istruzione e del Merito, gli Uffici scolastici regionali e provinciali e i singoli istituti.

 Che aggiungere ancora?   

 La scuola era ed è diventata un immenso appetibile mercato. Negli ultimi tempi la presenza, peraltro non nuova, delle forze armate nelle scuole si è fatta più pesante ed invasiva. Si moltiplicano le esperienze di alternanza scuola lavoro presso le caserme; in molte scuole vediamo comparire polizia e carabinieri nell’improbabile ruolo di formatori a cui vengono “esternalizzati” interventi didattici che spaziano dall’educazione civica all’ambientalismo, al bullismo, fino addirittura alla questione della violenza di genere.

Come punto di snodo importante di questa crescente campagna di militarizzazione delle scuole, emerge lo spazio aperto dalla legge 107 del 2015 meglio conosciuta come “la Buona Scuola”, varata da Renzi. La compiuta formalizzazione dell’alternanza scuola lavoro all’interno di questa legge-riforma apriva infatti uno spazio in cui il Ministero della Difesa veniva riconosciuto come soggetto abilitato a tutti gli effetti a svolgere funzione formativa, cosa che emerge chiaramente da alcune successive disposizioni attuative.

 Avevo già denunciato nel 2016 tale pericolo che la BUONA SCUOLA di Renzi, da me sempre combattuta, portava in sé.     

 Non mi dilungo sulla vergognosa, insopportabile e diffusa campagna militarista indirizzata alle giovani generazioni, caratterizzata da aggressività, machismo, culto della gerarchia, dell’obbedienza, della disciplina. Un insieme di ordinarie mostruosità decorate con gradi e stellette…

 
Certo è che la presenza militare nelle scuole, via via sempre più massiccia “… è tanto più insopportabile in un periodo di guerra come quello che stiamo vivendo, in cui la propaganda bellicista è altamente pervasiva e funzionale al mantenimento di una soluzione armata ai problemi dell’esistente, all’imposizione della povertà, della miseria, del ricatto. La situazione che abbiamo delineato non può che aggravarsi” (giornalista Patrizia Nesti)

 Di questo dobbiamo essere consapevoli per organizzare le nostre risposte

 È bene, dunque, che nelle scuole, da parte soprattutto di chi ci studia e ci lavora, ma pure da settori più larghi, si denunci l’offensiva della campagna militarista e si mettano in atto azioni di protesta.

Va assunto come impegno. Contrastare la diffusione della propaganda militarista nelle scuole significa opporsi significativamente alla militarizzazione del territorio, una volta di più, nel nostro agire quotidiano.

 Ben venga dunque l’obiettivo postosi dall’ Osservatorio: 

"Smilitarizzare le scuole e l'educazione vuol dire rendere gli spazi scolastici veri luoghi di pace e di accoglienza, opporsi al razzismo e al sessismo di cui sono portatori i linguaggi e le pratiche belliche, allontanare dai processi educativi le derive nazionaliste, i modelli di forza e di violenza, l'irrazionale paura di un "nemico" (interno ed esterno ai confini nazionali) creato ad hoc come capro espiatorio. Smilitarizzare la scuola vuol dire restituirle il ruolo sociale previsto dalla Costituzione italiana”



Vigiliamo! 

Per quel che posso fare come cittadina attiva, io ci sono.

 Donata Albiero

 

Approfondimento

ELMETTI E MOSCHETTI IN CLASSE? GRAZIE, PREFERISCO DI NO

12 settembre 2016

https://donataalbiero.blogspot.com/2016/09/elmetti-e-moschetti-in-classe-grazie.html

 

 

 

 

sabato 11 marzo 2023

SEMINARE LA SPERANZA A DIECI ANNI DALLA SCOPERTA DELL'INQUINAMENTO PFAS IN VENETO

 

SEMINA LA SPERANZA


Semina semina,

l'importante è seminare
- poco, molto, tutto -
il grano della speranza...
Semina le tue energie
per affrontare
le battaglie della vita.
Semina il tuo coraggio
per risollevare quello altrui…
Semina le più piccole cose,
i nonnulla.
Semina e abbi fiducia:
ogni chicco arricchirà
un piccolo angolo della terra

 Sono stralci di una poesia di don Ottaviano Menato che ci accompagnano come gruppo operativo Zero Pfas, quando entriamo nelle scuole e ci rivolgiamo ai ragazzi affrontando la spinosa questione dell’acqua e dei cibi avvelenati dai PFAS. Cerchiamo di seminare, di svegliare le coscienze critiche, di fronte al crimine ambientale perpetrato ai danni dei cittadini, ai danni delle future generazioni.  Profitto o Salute? 

Un dilemma che personalmente non ho, considerato che scelgo la Salute al primo posto nella scala dei valori. E considero perciò importante quanto detto nel convegno della Conferenza Episcopale Italiana tenutasi a Vicenza lo scorso 4 marzo, da don Massimo Angelelli direttore dell'Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute       

"Non è accettabile che le comunità siano costrette a scegliere tra Salute, Ambiente, Lavoro perché si tratta di tre ambiti che sono parte di un unicum che non può essere scisso”  


Il fatto è che la questione "PFAS NON È ANCORA FINITA" come denuncia l'associazione ecologista CiLLSA parlando ai cittadini arzignanesi il 10 marzo 2023 

Bere per 50 anni acqua del rubinetto credendola innocua, salvo poi scoprire di aver esposto sé stessi e i propri cari alla contaminazione da PFAS. contaminazione che oggi si estende ai  prodotti alimentari, è stata la  triste realtà che riguarda almeno 350 000 persone (sono coinvolte circa 800.000 ) ma  in Veneto - nelle province più contaminate di Verona, Padova e Vicenza - migliaia di famiglie ancora, a distanza di dieci anni  dalla scoperta ufficiale nostra,  correva l’ anno 2013, i cittadini  non sanno quali siano le loro condizioni, quali le possibili effettive conseguenze e quali le cure e le norme di prevenzione da seguire, né che non possono effettuare analisi del sangue sui pfas    

 È la ragione per cui Noi come movimento No Pfas, cittadini autonomi e indipendenti da qualsiasi partito, entriamo nelle scuole attraverso il gruppo educativo Zero Pfas Stiamo terminando il quinto anno scolastico consecutivo, dopo aver già incontrato in precedenza 6.000 alunni e più di 700 adulti un progetto di sensibilizzazione, informazione, conoscenza sulla questione PFAS e di invito alla cittadinanza attiva.

 E affrontiamo l’inquinamento da pfas con un concetto generale “ONE HEALTH”, una salute che lega tutti gli esseri viventi tra loro e gli esseri viventi con la NATURA, la NOSTRA CASA COMUNE, per dirla con le parole di papa FRANCESCO nell’enciclica “LAUDATO SI’” in cui ci riconosciamo in toto. E una volta dati gli istrumenti di conoscenza critica della situazione in cui vivono. Invitiamo gli studenti a difendere la casa comune attraverso le loro azioni concrete 

Non edulcoriamo la pillola

Riteniamo che la nostra proposta educativa consenta agli studenti di partecipare, a ragion veduta, a quel processo collettivo che vuole operare e opera per il risanamento dell’ambiente e la tutela della vita (cittadinanza attiva).                                                                                                                        Invitiamo i ragazzi ad agire con le parole di san Francesco d'Assisi:           

"Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile".

 Ricordiamo ai ragazzi che nessuno si salva da solo. Il confronto, la condivisione, il mettere in comune moltiplica, fa più belle le cose e dà fiducia in risultati.

 Pensiamo a don Luigi Ciotti con “Libera”, a Papa Francesco con “Laudato si’, che hanno dato speranza a tantissime persone ha sollevato.

Pensiamo a Carlo Pedrini, fondatore di Slow food (una grande associazione internazionale no profit impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi, grazie ai saperi di cui sono custodi territori e tradizioni locali) che, con la rete “Terra Madre”, ha sollevato migliaia di contadini senza prospettiva:                      “Se pianto una palma nel deserto faccio la mia piccola oasi, se siamo in cento nascono 100 piccole oasi e il deserto sparisce”

Pensiamo al grande movimento No Pfas Veneto che, unendo molteplici e ricche diversità, conduce la battaglia contro i Pfas dando speranza alla popolazione contaminata.

 E noi riponiamo la nostra speranza sui ragazzi che effettuano il progetto per aggregare altri compagni, altri giovani nella visione di un mondo migliore e nella conseguente azione. 

Insieme, perché come disse il grande don Milani                                                                      “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”,



Ci sorreggono le parole della grande scrittrice e ambientalista Rebecca Solnit:     

 «Quello che dobbiamo fare è piantare i piedi nella speranza, che non è buon senso e neppure “andrà tutto bene”. È resistenza e sfida, vedere il mondo com’è e come potrebbe essere, mettendoci in moto in prima persona perché il cambiamento avvenga. Luogo della lotta e della gioia della lotta».

 Utilizziamo i nostri esperti, docenti nel campo della medicina, geologia, dei sistemi depurativi ambientali, della alimentazione, disposti a intervenire senza alcun onere per la scuola, nonché testimonianze di cittadini attivi sul campo (di associazioni, comitati, gruppi)

Oltre ai ragazzi ci incontriamo anche con i genitori, i docenti perché siano direttamente messi al corrente sulle ragioni che ci spingono ad entrare nelle scuole e ci rivolgiamo ai loro figli, ai loro studenti che riteniamo possano correre maggiori rischi per la salute se contaminati da Pfas e spieghiamo il perché.

  È per questo che siamo grati alle scuole, alle amministrazioni comunali che permettono e\o sollecitano tali incontri. 

 Noi vogliamo che la salute dei cittadini sia messa al primo posto nella scala dei valori. 

 Donata Albiero 


Ps Articolo  

https://www.eco-magazine.info/acqua/seminare-la-speranza-a-dieci-anni-dalla-scoperta-dellinquinamento-pfas-in-veneto.html?fbclid=



 

giovedì 23 febbraio 2023

SCUOLA. UNA SCELTA IRRESPONSABILE L’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

 

IL SISTEMA SCOLASTICO DEVE RIMANERE UNITARIO E NAZIONALE  

 


 Il Governo sta andando avanti con il disegno di legge Calderoli sull'autonomia differenziata.

Da molti anni denuncio il pericolo che comporta la regionalizzazione della nostra nazione soprattutto nell'ambito della sanità e dell'istruzione.

 Per fortuna Gilda degli Insegnanti insieme ad altri soggetti sindacali e associativi hanno avviato una raccolta di firme on line “in difesa del carattere unitario e nazionale del sistema pubblico di istruzione”. 

Siamo contrari – spiegano – per quanto riguarda la scuola al disegno di “autonomia differenziata”, inizialmente avanzato dalle regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna e rilanciato dalla attuale maggioranza di governo.

 "Tale progetto, invece di consolidare il carattere unitario e nazionale del sistema pubblico di istruzione, rafforzando la capacità di risposta dello Stato di cui si è avvertita l’estrema necessità durante la recente pandemia, ripropone un’ulteriore frammentazione degli interventi indebolendo l’unità del Paese, col rischio di aumentare le disuguaglianze senza garantire la tutela dei diritti per tutti i cittadini e ampliando i divari territoriali".

 Anche io sono contro l’autonomia differenziata. Il mio è un no deciso, da cittadina che conosce la scuola pubblica, avendoci lavorato dentro per quarantadue anni. La scuola deve restare fuori da ogni progetto di regionalizzazione.

La questione centrale è legata al concetto stesso di scuola, di accesso e di opportunità, di programmi, di personale scolastico, ed anche di mobilità e di stipendi. La riduzione dei divari territoriali, il superamento della dispersione scolastica sono gli obiettivi da raggiungere assolutamente. La scuola rappresenta il luogo principale per la costituzione dell’uguaglianza sociale. Quindi dobbiamo unire ancor più la scuola non dividerla.


Rinvio a un post che ho pubblicato il 10 luglio 2019 nel mio blog GENERAZIONE SPERANZA intitolato “
Scuola Regionale, distruzione nazionale” dove spiegavo che in essa si sarebbe tradita la scuola pubblica. Parlavo allora della proposta del Veneto sull’autonomia differenziata, appunto, che aveva incontrato, con mio rammarico, il parere favorevole di tutti i partiti in Regione

 Ripeto i concetti allora espressi. 

Qui non si tratta semplicemente di dividere le regioni cosiddette ricche da quelle povere, qui c'è il rischio reale di regredire sia a livello sociale che storico, mentre il mondo va avanti e progredisce.

Il tutto in un Veneto che esempio di eccellenza proprio non è.

Siamo la Regione degli inceneritori e delle discariche, senza contare i cementifici e le discariche abusive, non di rado nascoste sotto le nuove strade.

Abbiamo uno dei siti più inquinati d’Italia, Porto Marghera.

Siamo la Regione che utilizza più pesticidi di tutto il Paese, per non parlare dell’inquinamento dell’aria e delle falde acquifere con i Pfas o di città come Venezia, Padova e Vicenza che per numero di sforamenti di polveri sottili all’anno sono tra le città più inquinate d’Italia.

Siamo la Regione, laboratorio del sistema di Grandi Opere, nato col Mose e proseguito con il Tav e la Pedemontana, volto ad impostare un sistema di corruzione che ha letteralmente espropriato la democrazia grazie ad un iter collaudato di commissariamenti e leggi in deroga.

Chi denuncia i limiti e i rischi di una politica del consenso propagandistica a spese dell’ambiente viene dipinto come un nemico del benessere diffuso.

 È questo, proprio questo il Veneto che continua a invocare l’autonomia differenziata della scuola.

Per carità, NO NO NO.

 

 

 

 

mercoledì 25 gennaio 2023

FOLLIA UMANA. I GENOCIDI NON APPARTENGONO AL PASSATO

   


 “I genocidi non appartengono al passato. La storia palestinese lo dimostra”.                E questo il titolo di un interessante articolo del 2020 apparso in The Vision.

 Lo rispolvero proprio mentre mi accingo a leggere, di Lia Levi il libro “Il Giorno della Memoria spiegato ai miei nipoti”, per capire se lo posso regalare alla mia nipotina Luna di 9 anni il 27 gennaio 2023, in cui ricorre la Giornata Mondiale in Memoria delle Vittime dell'Olocausto. 


"Ricordare non basta, scrive l’autrice, il ricordo non resta lì per sempre. A volte ci si emoziona per un attimo e poi tutto vola via. Perché resti, questo è il punto, il ricordo si deve trasformare in memoria. Memoria è quando i ricordi sono diventati mattoncini del nostro oggi. Noi siamo qui e rappresentiamo il presente, lo sappiamo, ma senza il passato non avremmo senso, saremmo una scatola vuota."

 E ancora "C’è bisogno di qualcuno che in un preciso momento ti dica: Alt! Fermati un attimo per sentire e pensare. Certo, non solo un giorno obbligato, quindi sì al giorno della memoria, ma anche sì alla memoria tutti i giorni". 

Giusto.  Ma a questo punto mi blocco. 

Le commemorazioni istituzionali della giornata della memoria si ritrovano da anni a seguire gli stessi rituali, una ripetizione sistematica di date ed eventi del passato che però non servono davvero a influenzare in positivo il presente, finendo anzi col far passare in sordina alcuni olocausti contemporanei. 

Proiezioni di documentari sulla Shoah, testimonianze dei sopravvissuti all’orrore, viaggi organizzati in visita ai campi di concentramento sono di fondamentale importanza per mantenere viva la memoria storica e sensibilizzare le nuove generazioni. Tuttavia, quando si urla a gran voce che gli orrori del passato non devono ripetersi, nessuno sembra far caso alla politica di apartheid e alle ripetute violazioni dei diritti umani dello Stato di Israele, e in questo modo la memoria viene svilita riducendosi apparentemente a un mero esercizio retorico.

Una memoria, sì, ma parziale, è questo che rappresenta la giornata della memoria. Non possiamo continuare a ignorare i palestinesi, i curdi, gli armeni, i prigionieri dei campi di concentramento libici e tutti i popoli vittime degli olocausti di oggi. 

Il loro dramma ci aiuta a comprendere che gli orrori del Novecento si sono e si stanno tuttora ripetendo, e c'è ancora tanto da fare.  

Cercherò di SPIEGARLO alla mia nipotina.

Donata Albiero 

 

 

 

 

giovedì 5 gennaio 2023

IL GRIDO D'ALLARME DI ULTIMA GENERAZIONE

 SOLIDARIETA' 

Svegliamoci non c’è più tempo per andare contro il futuro!

https://drive.google.com/file/d/1W5LTI2AXmPQCKZEyWFnhECpawzvOxNwF/view?fbclid=IwAR2ZjK5HNNzNJ-GOH_hjf5gnQyVK2QBG2HgNBNrvNsgjMgR9i3e7nRYCb3E



Ragazzi e ragazze di Ultima Generazione il 2 gennaio  2023  a Palazzo Madama, dove sono stati imbrattati i muri con una vernice lavabile immediatamente rimossa

 Grottesche le reazioni: chi si è stracciato le vesti per l’irriverenza del gesto, chi si è disperato per il presunto danno subito dallo storico palazzo, chi ha accusato le attiviste e gli attivisti di ogni sorta di fantomatico crimine e chi è passato immediatamente alle vie di fatto, con l’arresto per danneggiamento aggravato.

 Solidarietà ai giovani di Ultima Generazione: gli incontri non sono bastati, i report scientifici non sono bastati, le manifestazioni non sono bastate, i flash mob non sono bastati.

Ora usano vernice lavabile e proteste non violente per risvegliarci da un anestetico che ci fa tollerare la crisi climatica e le inadempienze politiche.

Cosa dici serva ancora per risvegliare il nostro spirito di sopravvivenza?

 Sono ragazze e ragazzi che reclamano un futuro con gesti di protesta dimostrativi e non violenti; devono trovare ascolto, perché oltre a difendere un ideale, difendono il futuro di tutte e di tutti noi e quindi le stesse istituzioni democratiche che simbolicamente chiamano in causa.

Il gesto dimostrativo di ULTIMA GENERAZIONE la facciata del Senato è un grido di allarme disperato per richiamare le istituzioni alle loro responsabilità, le stesse che invece si scagliano con reazioni indignate che parlano di oltraggio o di offesa alle istituzioni.

Svegliamoci non c’è più tempo per andare contro il futuro!

 Esprimo perciò il mio sostegno a Laura, Alessandro e Davide autori del gesto

Il problema sono tre ragazzi che usano una vernice lavabile su un edificio pubblico o chi inquina o lucra e se ne frega del futuro?

Ce ne fossero altri, come i ragazzi di Ultima Generazione, che si pongono il problema invece di fregarsene!!

 


Qui sotto la loro dichiarazione

https://ultima-generazione.com/sosteniamo-simone/

 

.Donata Albiero            4 gennaio 2023 

 

venerdì 30 dicembre 2022

IN MARCIA PER FARE LA… DIFFERENZA

  BUON ANNO NUOVO!

 

Foto d'archivio   marcia dei FFF di VI, a. 2022   

Il 2022 sicuramente sarà ricordato soprattutto per la guerra in Ucraina e le conseguenze nefaste che essa ha provocato in Europa e in Italia.

Guerra: una parola che non vorrei mai sentire pronunciare. Invece sono 59 i conflitti in corso n4el mondo : dalla Palestina all'Afganistan, conflitti ancora aperti di cui nessuno parla. E le vittime sono prima di tutto i bambini.  
Sono oltre un milione i bambini in fuga dalle bombe russe in Ucraina. Ma sono 200 milioni quelli che vivono nelle zone dove si svolgono le guerre del mondo, molti dei quali affrontano già livelli di fame snza precedenti . Un numero che continua vertiginosamente ad aumentare.   


 Non è andata meglio con la questione del cambiamento climatico.

“Siamo su un’autostrada verso l’inferno climatico con il piede ancora sull’acceleratore”. L’ultimo rapporto dell’IPCC (l’Intergovernmental Panel on Climate Change, il gruppo di esperti e scienziati internazionali che studia i cambiamenti climatici) l’ha detto in maniera netta

E con la guerra… in quest’ultimo anno il problema non ha avuto posto nella politica tesa solo a trovare soluzioni inquinanti al problema del caro bollette e della ricerca di fonti energetiche.

 Le differenze sociali, poi, si stanno acuendo non solo nel mondo ma all’interno del nostro stesso Paese, mostrando una tara di sistema della nostra società e delle istituzioni che la governano, l’incapacità di mettere al centro la “cura”, intesa come sistema integrato di politiche imperniate sui diritti individuali, collettivi, ambientali (cambio di paradigma): i cittadini e il loro diritto alla salute al primo posto.

 Viviamo in un’epoca caratterizzata dalla paura, dalla divisione e dalla demonizzazione, dallo sconforto, dalla rassegnazione.

Dobbiamo reagire se vogliamo salvarci, dobbiamo cambiare lo status quo in cui ci troviamo a vivere. E per cambiare dobbiamo avere speranza.

Avere speranza è un atto politico, “un tratto di sopravvivenza”, per dirla con le parole di Jane Goodall. Dall’Età della pietra in poi l’essere umano si è sempre affidato alla speranza per superare le prove più dure. Perché perdere la speranza di fronte al male significa arrendersi.

 E io non voglio arrendermi.

 Così continuerò  il mio impegno in CiLLSA , associazione ambientalista dell’’ovest vicentino,  nel  movimento No Pfas, nel  progetto educativo sui Pfas, che il Gruppo operativo Educativo, continua a portare nella scuola condividendolo con gli studenti , nel  diffondere  la narrazione di Nino Fezza cine reporter, che racconta, con le sue struggenti foto nel web e i suoi report sul campo, di bambini che sono "ultimi nel mondo", delle loro storie, dei loro sogni, delle speranze e delle loro sofferenze, nel  condividere ogni azione per la Pace .

Auguro un 2023 di rinnovata energia positiva, per tutti gli attivisti (mi ci metto dentro anch’io) che si battono contro le ingiustizie sociali, culturali e ambientali, i diritti umani negati, per i giovani impegnati per il clima, i Fridays for future”, per i ‘difensori’ della scuola pubblica, inclusiva e solidale, per quanti promuovono l'integrazione dei rifugiati e migranti in Europa, per quanti si adoperano per la Pace ... 


 
Ogni lacrima o goccia di sudore versato, ogni singolo bambino aiutato, ogni nostro giorno vissuto nell’impegno sociale significa cambiare le cose, comunque vada. 

 Dobbiamo avere coraggio, coraggio di non mollare, coraggio di andare avanti. Non mi stancherò mai di ripetere a me stessa e agli altri “ Insieme possiamo fare la differenza”

  Teniamoci per mano e mettiamo la pace al centro delle nostre parole e delle nostre azioni. 


Donata Albiero