Scuola: la nuova sfida del Gruppo Zero PFAS del Veneto con la Planetary
Health
Guardando i nostri territori, troppo spesso ne vediamo le ferite profonde. Molecole invisibili e indistruttibili come i PFAS e le microplastiche violano l'acqua, la terra e i corpi delle nostre comunità. Considerare questa contaminazione come una fatalità biologica o un destino inevitabile è un errore: si tratta di una vera e propria violenza ambientale e sociale, effetto diretto di un modello di sviluppo che mette il profitto davanti alla vita. Per dare una risposta concreta a questa emergenza, a settembre 2026 il Gruppo Educativo Zero PFAS — sostenuto dall'associazione CiLLSA per l’aspetto organizzativo e divulgativo — scende in campo per il nono anno consecutivo nelle scuole secondarie del Veneto.
Non si tratta di una novità assoluta, ma della maturazione di un percorso storico che si evolve profondamente quest'anno, mettendo al centro la sfida dell'approccio globale: “PLANETARY HEALTH. Contaminanti emergenti PFAS/Microplastiche: violenza ambientale, violenza sociale e cittadinanza attiva”.
Fino ad oggi, in otto anni di attività ininterrotta, il progetto ha incontrato cinquantuno scuole, dialogando con circa quattordicimila persone tra studenti, genitori ed educatori. Nel lungo cammino di formazione sul campo è emersa una consapevolezza fondamentale: non esiste salute umana fuori da un ecosistema sano. Se l'acqua e la terra sono contaminate, anche la società si ammala.
La
vera svolta dell'itinerario formativo per l'anno scolastico 2026/2027 è proprio
l'adozione strutturale della Planetary Health, un approccio che impone
uno sguardo sistemico, politico e sociale. Al centro dell'analisi non ci sono
più solo le dinamiche della natura, ma l'impatto dei sistemi antropici — i
modelli di produzione, consumo ed economia guidati dal solo profitto —
sull'intero pianeta. La Planetary Health permette di spiegare ai ragazzi
che l'inquinamento dell'acqua o del sangue non è solo un problema chimico o
medico. È il risultato di scelte precise. I PFAS e le microplastiche diventano
così i "casi studio" perfetti: non semplici agenti inquinanti, ma
manifestazioni di una violenza ambientale e sociale strutturale. Studiare tali fenomeni
in classe con questa nuova chiave di lettura permette agli studenti di non
limitarsi alla constatazione del danno, ma di attivarsi come cittadini
consapevoli, capaci di chiedere conto delle scelte politiche ed economiche che
determinano la salute del loro futuro.
I giovani vogliono essere i protagonisti del cambiamento.
“Se messi nelle condizioni di conoscere e capire, si trasformano nei custodi più lucidi e coraggiosi del territorio”, come ricordava Giovanni Fazio. Per questo il percorso rinnovato non propone dati da memorizzare, ma vere e proprie pratiche di libertà: vedere l'invisibile, capovolgendo i modelli economici che avvelenano le risorse vitali, studiando la chimica e la storia della terra locale per smontare bugie e zone d'ombra; custodire il domani, utilizzando il passaggio di testimone tra pari (peer education) per smettere di subire il presente e iniziare a scrivere una storia diversa; proteggere chi lavora portando la cultura della sicurezza nei contesti più fragili, come le scuole serali e i CPIA (Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti), dove il rischio espositivo tocca direttamente la dignità del lavoro quotidiano. Il progetto si conferma un patto con il futuro, un dono di attivismo, basato sulla solidarietà civile verso le nuove generazioni.
L'appello finale è rivolto a dirigenti, docenti,
genitori e alla società civile. “Non permettiamo che il cinismo o
l'indifferenza spengano l'energia dei ragazzi. È necessario dare loro spazio,
ascolto e fiducia. Un mondo migliore non è un'utopia lontana: è un pianeta che
vuole guarire, e quel processo di guarigione sta per ricominciare, ancora una
volta, dietro la porta di una scuola”
Donata Albiero, ideatrice progetto,
coordinatrice Gruppo Educativo Zero Pfas del Veneto


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