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domenica 6 settembre 2026

GLOBAL PROJECT SCUOLA COME TERRENO DEL CONFLITTO AMBIENTALE DALLA ONE HRALTH ALLA PLANETARY HEALTH


https://globalproject.info/2026/9/la-scuola-come-terreno-del-conflitto-ambientale-dalla-one-health-alla-planetary-health  

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 In Veneto sedici organizzazioni firmano il percorso 2026-2027 del Gruppo Educativo Zero PFAS: dai contaminanti emergenti alle scelte produttive che li generano

05.09.2026

 Dopo otto anni nelle scuole del Veneto, il Gruppo Educativo Zero PFAS cambia cornice teorica: dalla One Health alla Planetary Health. Sedici organizzazioni firmano l'adesione al percorso 2026-2027. Dietro un aggiornamento di lessico c'è una tesi precisa: la contaminazione è una decisione produttiva, e come tale può essere contestata.

Il Gruppo Educativo Zero PFAS del Veneto ha annunciato il 3 settembre da Arzignano l'avvio di una nuova fase del suo percorso nelle scuole. L'itinerario formativo per l'anno scolastico 2026-2027 si intitola «Planetary Health. Contaminanti emergenti: PFAS e microplastiche, violenza ambientale, violenza sociale e cittadinanza attiva» e segna un cambio di cornice teorica rispetto agli otto anni precedenti.

Fino a oggi il riferimento culturale del gruppo era la One Health, l'approccio che tiene insieme salute umana, animale e ambientale come un unico sistema interconnesso. Su quella base sono stati costruiti percorsi di apprendimento attivo e di cittadinanza che hanno coinvolto 51 istituti scolastici del Veneto e oltre 14.000 persone fra studenti, docenti e genitori.

La Planetary Health amplia il campo. Riconosce che la salute delle persone dipende anche dai modelli di produzione e consumo, dall'economia, dall'urbanizzazione e dalle scelte politiche. Nel comunicato la coordinatrice Donata Albiero, già dirigente scolastica, indica la posta in gioco: «Cambia lo sguardo con cui leggiamo la realtà». Dietro ogni contaminante, aggiunge, si trova un insieme di decisioni economiche, produttive e culturali, e il compito educativo è mettere gli studenti in condizione di leggerle.

Lo spostamento ha una conseguenza diretta sul modo di trattare i PFAS e le microplastiche in classe. Da problema chimico e sanitario diventano casi attraverso cui ricostruire il rapporto fra salute pubblica, diritti costituzionali, giustizia sociale e responsabilità collettiva. La contaminazione smette di apparire come un incidente della tecnica e viene ricondotta a chi l'ha decisa.

La metodologia resta quella consolidata: apprendimento attivo, confronto in aula con medici ISDE, ricercatori, geologi, giuristi ed esperti del territorio, dialogo con gli attivisti del Movimento No PFAS, laboratori di cittadinanza attiva, uscite didattiche nelle aree contaminate e progetti di citizen science sulle microplastiche, anche con istituzioni scientifiche internazionali. Il supporto organizzativo e divulgativo continua a essere garantito dall'associazione ecologista CiLLSA.

Al percorso 2026-2027 hanno aderito sedici organizzazioni. Fra queste la Rete Zero PFAS Italia, il Gruppo Mamme No PFAS, il Comitato Zero PFAS di Padova, il collettivo PFAS.land, ISDE, Medicina Democratica, Acqua Bene Comune, la Rete GAS Vicentina, Legambiente Alta Padovana, Greenpeace Vicenza, Italia Nostra Medio Basso Vicentino, Libera Veneto, Il mondo di Irene, la CGIL Veneto e il CESP Cobas di Padova. Sapere medico, ambientalismo, sindacato e scuola nello stesso documento.

Il contesto in cui il percorso riparte resta aperto su entrambi i fronti. Il 26 giugno 2025 la Corte d'Assise di Vicenza ha condannato undici ex dirigenti della Miteni di Trissino a pene per complessivi 141 anni per disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque, assolvendone quattro; tutti i condannati hanno impugnato e il processo d'appello si celebrerà a Venezia. 

Sul piano normativo, dal 12 gennaio 2026 valgono in tutta l'Unione le soglie per i PFAS nell'acqua potabile fissate dalla direttiva 2020/2184, mentre la restrizione universale proposta da cinque governi europei nel 2023 attende ancora il parere definitivo dei comitati ECHA e la successiva proposta legislativa della Commissione. In mezzo a questi tempi lunghi si colloca il lavoro nelle scuole. Formare studenti capaci di leggere un dato, risalire alla filiera che lo ha prodotto e riconoscervi una responsabilità collettiva significa costruire competenza politica prima ancora che ambientale.

 

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