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In Veneto sedici organizzazioni firmano il percorso 2026-2027 del Gruppo Educativo Zero PFAS: dai contaminanti emergenti alle scelte produttive che li generano
05.09.2026
Il Gruppo Educativo Zero PFAS del Veneto ha
annunciato il 3 settembre da Arzignano l'avvio di una nuova fase del
suo percorso nelle scuole. L'itinerario formativo per l'anno scolastico
2026-2027 si intitola «Planetary Health. Contaminanti emergenti: PFAS e
microplastiche, violenza ambientale, violenza sociale e cittadinanza attiva» e
segna un cambio di cornice teorica rispetto agli otto anni precedenti.
Fino a oggi il riferimento culturale del gruppo era
la One Health, l'approccio che tiene insieme salute umana, animale
e ambientale come un unico sistema interconnesso. Su quella base sono stati
costruiti percorsi di apprendimento attivo e di cittadinanza che hanno
coinvolto 51 istituti scolastici del Veneto e oltre 14.000 persone fra
studenti, docenti e genitori.
La Planetary Health amplia il campo.
Riconosce che la salute delle persone dipende anche dai modelli di produzione e
consumo, dall'economia, dall'urbanizzazione e dalle scelte politiche. Nel
comunicato la coordinatrice Donata Albiero, già dirigente
scolastica, indica la posta in gioco: «Cambia lo sguardo con cui leggiamo la
realtà». Dietro ogni contaminante, aggiunge, si trova un insieme di decisioni
economiche, produttive e culturali, e il compito educativo è mettere gli
studenti in condizione di leggerle.
Lo spostamento ha una conseguenza diretta sul
modo di trattare i PFAS e le microplastiche in classe. Da problema
chimico e sanitario diventano casi attraverso cui ricostruire il rapporto fra
salute pubblica, diritti costituzionali, giustizia sociale e responsabilità
collettiva. La contaminazione smette di apparire come un incidente della
tecnica e viene ricondotta a chi l'ha decisa.
La metodologia resta quella
consolidata: apprendimento attivo, confronto in aula con medici ISDE,
ricercatori, geologi, giuristi ed esperti del territorio, dialogo con gli
attivisti del Movimento No PFAS, laboratori di cittadinanza attiva, uscite
didattiche nelle aree contaminate e progetti di citizen science sulle
microplastiche, anche con istituzioni scientifiche internazionali. Il supporto
organizzativo e divulgativo continua a essere garantito dall'associazione
ecologista CiLLSA.
Al percorso 2026-2027 hanno aderito
sedici organizzazioni. Fra queste la Rete Zero PFAS Italia, il Gruppo Mamme No
PFAS, il Comitato Zero PFAS di Padova, il collettivo PFAS.land, ISDE, Medicina
Democratica, Acqua Bene Comune, la Rete GAS Vicentina, Legambiente Alta
Padovana, Greenpeace Vicenza, Italia Nostra Medio Basso Vicentino, Libera
Veneto, Il mondo di Irene, la CGIL Veneto e il CESP Cobas di Padova. Sapere
medico, ambientalismo, sindacato e scuola nello stesso documento.
Il contesto in cui il percorso riparte resta aperto su
entrambi i fronti. Il 26 giugno 2025 la Corte d'Assise di Vicenza ha
condannato undici ex dirigenti della Miteni di Trissino a pene per complessivi
141 anni per disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque,
assolvendone quattro; tutti i condannati hanno impugnato e il processo
d'appello si celebrerà a Venezia.
Sul piano normativo, dal 12 gennaio 2026 valgono
in tutta l'Unione le soglie per i PFAS nell'acqua potabile fissate dalla
direttiva 2020/2184, mentre la restrizione universale proposta da cinque
governi europei nel 2023 attende ancora il parere definitivo dei comitati ECHA
e la successiva proposta legislativa della Commissione. In mezzo a questi tempi
lunghi si colloca il lavoro nelle scuole. Formare studenti capaci di leggere un
dato, risalire alla filiera che lo ha prodotto e riconoscervi una
responsabilità collettiva significa costruire competenza politica prima ancora
che ambientale.

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