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sabato 11 maggio 2019

SCUOLA: TUTTI DIVERSI IN UNA DIVISA UGUALE?


  II grembiule soffoca la individualità? 
  
 Il grembiule rende gli alunni uguali?  


 Tempo di elezioni.  Si parla di scuola e i Politici di turno fanno proposte 

“Scuola: Salvini, vorrei reintrodurre il grembiule”
 "Abbiamo appena reintrodotto l'educazione civica a scuola e vorrei che tornasse anche il grembiule per evitare che vi sia il bambino con la felpa da 700 euro e quello che ce l'ha di terza mano perché non può permettersela. Ma sento già chi griderà allo scandalo ed evocherà il Duce, ma un paese migliore si costruisce anche con ordine e disciplina"

Un sondaggio (maggio 2019) di OrizzonteScuola,it sull’ obbligatorietà del grembiule a scuola tra i docenti non lascia dubbi. Il 77% favorevoli su più di 4mila e 700 partecipanti.

 Skuola.net riporta invece un sondaggio effettuato tra un migliaio di studenti: circa il 52% ha bocciato l’idea.





Non ci siamo, non ci siamo proprio.
Tra le tante problematiche reali del nostro sistema scolastico, bullismo, strutture mancanti, stipendi da fame dei docenti, riduzione di ore di insegnamento, decurtazione di fondi per le scuole statali … questa questione la ritengo, così come è stata fatta, per come è stata fatta pseudo ideologica

Per la fonte della proposta e la strumentalità della stessa, non vale neanche la pena aprire il dibattito sull’opportunità o meno di reintrodurre in via obbligatoria grembiuli o imporre divise scolastiche, all’americana (Nell’autonomia scolastica la competenza spetta solo alle singole scuole).
Non perché l’argomento non possa avere un suo senso pedagogicamente parlando, tutti uguali almeno nel vestiario (lo so bene essendo stata dirigente scolastica per 31 anni), anche se secondo molti non ce l’ha, visto che le disuguaglianze non si buttano sotto al tappeto del grembiule, si combattono col welfare e il confronto con le famiglie…

Quale significato dare alla parola uniforme-divisa scolastica?
Ormai da circa vent’anni è l’interrogativo che fonda il dibattito tra favorevoli e contrari. Funzione identificativa e senso di appartenenza a un gruppo, maggiore ordine e disciplina, miglior rendimento scolastico, netta diminuzione dell’assenteismo, delle disuguaglianze e delle conseguenti discriminazioni da un lato, oppure appiattimento dell’io, repressione dell’espressività e della fantasia personali, militarizzazione e standardizzazione del gruppo dall’altro?

Come dirigente scolastica (di scuole primarie e poi delle scuole secondarie) non ne ho mai fatto una battaglia di principio perché erano ben altre le priorità: garantire l’inizio scuola senza supplenti, assicurare il servizio pre scuola e post scuola, il prolungamento delle attività scolastiche, l’integrazione degli alunni a tutti gli effetti, i corsi di recupero gratuiti,  collaudare strutture scolastiche sicure, strumentazioni didattiche innovative e godere, didatticamente, della collaborazione reale tra famiglie e scuola, concordare il divieto in classe del cellulare…

Ho lasciato la scuola alcuni anni fa. Non penso che i problemi in cui mi dibattevo quotidianamente io siano oggi risolti. Anzi! Ecco perché, il grembiule a scuola, se non trovava l’assenso della gran parte dei professionisti e degli utenti, poteva aspettare.

Ad ogni modo, a chi mi ha riproposto la questione, ho sempre consegnato un articolo pubblicato nel 1968 sul Corrierino dei piccoli, a firma di “un certo” Gianni Rodari, che  riguarda proprio una riflessione sul tema grembiule.

Lo suggerisco oggi più di ieri.

Ecco il testo, ripreso da Famiglia Cristiana:
Ho seguito su un grande giornale una piccola polemica. Questa parola deriva dal greco “polemos”, che voleva dire “combattimento”. Ma per fortuna le polemiche giornalistiche si fanno senza bombe atomiche, con la penna o con la macchina per scrivere.
Dunque un noto professore di pedagogia (che sarebbe la scienza dell’educazione) si diceva contrario all’obbligo per gli scolari di indossare il grembiulino, col collettino col fiocchettino: la tradizionale uniforme dentro al quale i bambini dovrebbero sentirsi tutti uguali di fronte al maestro, ma che contrasta con la personalità, lo spirito di indipendenza, la libertà dei bambini.
Due madri di famiglia gli rispondevano sottolineando i vantaggi del grembiulino: economia, praticità, igiene, impossibilità (per le bambine specialmente di fare sfoggio di vanità.
Voglio entrare anch’io nel “combattimento”. Sono armatissimo, perché ho chiesto l’opinione dei maestri che conoscevo. «Se non ci fosse il grembiulino i bambini poveri avrebbero l’umiliazione di mostrare le loro toppe nei pantaloni ai bambini ricchi, vestiti come figurini».
 Questo ragionamento non mi convince. La povertà va abolita, non nascosta. Bambini con le toppe nei pantaloni non dovrebbero essercene più, ecco tutto.
Un altro maestro mi ha detto: «Il grembiulino aiuta la disciplina. Che cosa ne diresti di un esercito senza divisa, un soldato col maglione rosso, un caporale con il gilè a fiorellini?». Nemmeno questo ragionamento mi convince: la scuola non è una caserma. E sulla disciplina bisogna intendersi bene: secondo me una classe non è veramente disciplinata quando ascolta immobile e impassibile le spiegazioni del maestro, pena un brutto voto in condotta, ma quando sta facendo una cosa interessante, così interessante che a nessuno viene in mente di guardare dalla finestra, o di tirare le trecce alle bambine, o di leggere un fumetto sotto il banco.
Un grembiule o magari una bella tuta da lavoro, mi sembra indispensabile se si fa giardinaggio, se si usa la macchina per stampare (molte scuole al usano), se si fanno pitture con grandi pennelli, per non sporcarsi. Cioè. Accetto il grembiule dove e quando è utile e necessario. Come simbolo di uguaglianza, disciplina, eccetera non lo capisco. Il fiocco, poi, dà proprio fastidio. In certe scuole lo fanno portare lungo lungo, largo largo. Prima si vede il fiocco poi il bambino che c’è dietro. Ma forse in quelle scuole li fanno scrivere col fiocco invece che con la penna. Senza offesa per nessuno, ho detto la mia. Se non siete d’accordo non tiratemi le pietre: tiratemi i collettini bianchi, che fanno meno male”.

A voi ora, la decisione

Rodari è sempre Rodari

Donata Albiero

martedì 7 maggio 2019

"LE GOCCE CHE SCAVANO LE ROCCE". LA NUOVA ONDA DEGLI STUDENTI



 "IL CORAGGIO DI DIRE AI GOVANI CHE SONO TUTTI  SOVRANI"  



Un’impresa che all’inizio pareva solo un sogno: penetrare nelle scuole per sensibilizzare gli studenti su una problematica difficile e “pericolosa” per le Istituzioni:  L’INQUINAMENTO DA PFAS.



UN ANNO DI LOTTA E FORMAZIONE
Clicca ...per sapere come è andata!  

PROGETTO A .S. 2018 /2019 
“Salvaguardare la salute  minacciata dalla contaminazione PFAS nelle falde del sud ovest Veneto”  

Donata Albiero 



venerdì 22 marzo 2019

DA VOI STUDENTI UNA LEZIONE PER CHI GOVERNA IL MONDO



IL TEMPO E’ SCADUTO!    
Studenti a Vicenza   15 marzo 2019      https://youtu.be/msL_A5DG2Q4

Quando voi ragazzi, vi attivate trascinate tutti. Siete sorprendenti e coinvolgenti.
E davvero il vostro movimento Fridays for Future che ha protestato nelle varie città d’Italia il 15 marzo 2019, chiedendo che venga garantito un futuro all'insegna della sostenibilità, ci ha lasciato, noi adulti, soprattutto noi attivisti ambientalisti, senza parole.
Ho partecipato alla manifestazione di Vicenza, in quel giorno, accanto a voi, in mezzo a voi, con il mio cartello simbolico “We stop them, Chiudiamo tutte le Miteni del mondo”, in un rispettoso silenzio di fronte al vostro protagonismo.
Sono rimasta impressionata.
 Eravate diecimila.  Ballavate, ridevate, vi abbracciavate, cantavate ‘Cento passi’, ‘O bella ciao’, e nello stesso tempo la vostra gioia di vivere si intrecciava con una denuncia forte, incisiva, senza sconti per nessuno: un atto di accusa contro la mia generazione che vi ha preceduti.  
Avevate idee chiare:  
«Scioperiamo perché noi abbiamo fatto i nostri compiti
a casa e i politici no. Siamo arrabbiati perché le generazioni
più vecchie ci stanno rubando il futuro e non lo accetteremo più.
 Noi continueremo finché non faranno qualcosa, saremmo pazienti perché è il nostro futuro ma se non faranno niente, dovremo fare qualcosa noi, e lo farem



Certo, non eravate i giovani dipinti da certa stampa, descritti come una generazione ripiegata su se stessa, apatica, disincantata rispetto all’idea di cambiare la società, schiacciata dall’incertezza e dalla precarietà, pronta ad adattarsi al contesto in cui si trova a vivere, orientata all’individualismo.

C’era una precisa consapevolezza, da parte vostra, degli eventi che coinvolgono la comunità in cui vivete, eravate protagonisti della vostra vita, non sudditi ma cittadini, come amo spesso ripetere quando entro nelle scuole a portare il messaggio educativo di cittadinanza attiva nella lotta contro i pfas.

Rivedo le foto di cartelli di varie scuole della nostra provincia, risento le canzoni, gli slogan, che chiedevano ai Politici, agli adulti di far qualcosa per salvare l'unico pianeta che abbiamo.

E adesso?



 Io credo che sia rimasto anche qualcos'altro che continua a farsi sentire dopo la grande euforia di quel venerdì 15 marzo. 

E questo qualcos'altro è la voglia di ‘far qualcosa’ concretamente. Subito. Adesso. 
Agire prima che sia troppo tardi.


“Hanno insozzato fiumi, sterminato gli animali selvatici , distrutto foreste, gettato l’humus del suolo nel mare, arso un oceano di petrolio, dissipato minerali la cui formazione aveva richiesto tutta un’era geologica. 
Un'orgia di imbecillità criminale. E l'hanno chiamata progresso”. 
Aldous Huxley, -Ape and Essence-

Mi sono emozionata a Vicenza, quando vi ho sentiti al microfono volante esprimere valori forti quali la ribellione contro le ingiustizie, contro la rovina del territorio, contro gli inquinatori e chi li protegge in nome di un profitto che viene prima della salute.
Valori spesso declamati fino a ieri ma difficili da tradurre in comportamenti coerenti.             

 E voi avete, lì, proposto soluzioni e ci avete messo la faccia.   

Ecco perché in continuità, con il vostro messaggio, in rappresentanza del Movimento No PFAS del Veneto, siamo stati il 19 marzo scorso in assemblea degli studenti del Liceo di Arzignano e prima all’ITIS Rossi di Vicenza, o all’ITE del Piovene di Vicenza, o all’ITAS del Trentin di Lonigo. 

Noi vogliamo stimolare comportamenti coerenti nella difesa dell’acqua, bene comune, avvelenata dai PFAS, nella difesa del territorio devastato.
Noi entriamo nelle scuole come cittadini attivi, senza legami partitici, sollecitando da voi un cambio di paradigma culturale: puntiamo a una società che pone al primo posto non il consumo, il profitto (di pochi) ma la salute (di tutti), il benessere, senza ricatti di sorta.   

L’ impegno con cui ci stiamo operando nelle scuole è per contestare quanto di peggio è stato fatto da chi regge le redini della politica dell’amministrazione pubblica e della giustizia nella nostra Regione, ma il discorso si può e deve ampliare, per mostrare le piaghe e le ferite aperte di una concezione privatistica del potere.
    
Vale anche per voi tale impegno. 
 Del resto, dai vostri interventi a Vicenza, e in tutte le città d’Italia, durante le manifestazioni del 15 marzo 2019, emerge in modo chiarissimo il legame tra justice e climate change, tra giustizia ambientale e giustizia sociale.

Il tempo è vostro, segnato dalla capacità di autorganizzazione e di autodeterminazione.

Pensate, organizzatevi, protestate se occorre, proponete, agite!   
           
 Fate appello alle vostre capacità, ai vostri ideali, ai vostri sogni per un mondo più vivibile.

Voi potete fare la differenza, voi siete la generazione speranza …per un mondo migliore, per un mondo sostenibile














Il tempo è davvero scaduto!

Donata Albiero 






domenica 3 marzo 2019

QUANDO I CITTADINI ATTIVI ENTRANO NELLE SCUOLE


CRISI AMBIENTALE CAMBIAMENTI CLIMATICI  


Un corso di aggiornamento nazionale per docenti organizzato dal CESP di Padova il 27 febbraio 2019 sui temi ambientali, quasi un centinaio i docenti presenti, una declinazione didattica da illustrare, come coordinatrice del progetto educativo “Salvaguardare la salute dei cittadini minacciata dalla contaminazione PFAS nel Sud ovest Veneto”, su mandato del Movimento No pfas del Veneto ( PFAS, per chi ancora non lo sapesse, sono composti chimici che hanno avvelenato e continuano ad avvelenare le acque di gran parte del Veneto e a contaminare i cibi).
Si è trattato ‘formalmente’ di esplicitare un ‘format’ progettuale ben strutturato, impostato sulla metodologia dell’apprendimento attivo, con una equipe di esperti a disposizione a titolo gratuito, trasferibile in ogni scuola, ma per me, il convegno è stato un pretesto, una occasione imperdibile per condividere con i professionisti dell’educazione, i docenti, la ragione per cui i cittadini attivi hanno voluto e vogliono ancora penetrare nelle scuole. Raccontiamo il dramma PFAS agli studenti, per sollecitarli a prendere coscienza dei pericoli che corrono per la loro salute, per scuoterli contro l’inerzia, la superficialità, le omissioni, la connivenza delle autorità competenti che non hanno mai allertato la popolazione.
Il motto che ripetiamo, con l’occasione, agli studenti è che devono “non essere sudditi ma cittadini attivi”, mobilitandosi per difendere se stessi e il territorio in cui vivono. Lo colleghiamo a un altro che caratterizza le azioni che compiamo “Pensare globalmente e agire localmente”. 
Sappiamo che sono temi scomodi, temi scottanti, temi attuali, temi vivi: toccano la mala politica, la mala sanità, il ruolo delle lobby di potere miranti al profitto ad ogni costo, calpestando i diritti del cittadino, in primis la salvaguardia della salute.
Sappiamo che qui si gioca il ruolo spesso ‘falsamente neutrale ‘ che talvolta la Scuola mira ad assumere non prendendo posizione (Ponzio Pilato). Mi si perdoni la durezza, ma conosco il mondo della Scuola (se 41 anni vi sembran pochi…).
Il convegno mi ha dato l’occasione di chiarire la mia posizione personale e, sono certa, anche quella del movimento di cui faccio parte.  
Noi siamo entrati a scuola per rompere il silenzio e il muro di omertà delle Istituzioni, per dare informazioni INDIPENDENTI, ai nostri figli sui pericoli e sui rischi che causano i pfas, suffragate da risultati scientifici, da dati ufficiali, da sentenze emesse.  
E’ un dato di fatto che per cinquant’anni, in natura sono stati sversati gli scarti delle sostanze utilizzate per impermeabilizzare abiti e pelli, produrre pentole antiaderenti o carta da forno. A questo e altro servono i Pfas, che hanno contaminato nel tempo 180 mila chilometri quadrati fra le tre province venete coinvolgendo 50 comuni e quasi 400 mila persone.
E‘ un fatto che, prima che scoppiasse quella che oramai per tutti è l’ultima grande emergenza ambientale del nostro Paese, questo oscuro acronimo era una sigla nota solo a pochi addetti ai lavori. Sarebbe rimasto occulto se il movimento allarmato per la salute dei propri figli, non avesse preso in mano la situazione e non si fosse mosso nel suo insieme per chiedere acqua pulita e garanzie per la salute.
Gli ultimi studi in ordine di tempo hanno mostrato come gli Pfas siano causa di tumori e infertilità.
 Una storia fatta di inquinamento industriale, ma anche di reticenze, assenza delle istituzioni e finanza corsara.
“Da almeno due anni -   scrive LINKIESTA (01 marzo 2019)   le ricerche sui Pfas trovano sempre più spazio su riviste scientifiche di primaria importanza che stanno delineando un quadro preoccupante per le popolazioni colpite. Ultimo in ordine di tempo uno studio durato due anni del gruppo di ricerca dell’Università di Padova coordinato dal professor Carlo Foresta che ha analizzato i livelli ormonali delle ventenni residenti nell’area rossa della contaminazione: i risultati individuano il composto come responsabile dell’alterazione della fertilità della donna, provocando la poliabortività”  
Di questi studi parlano i nostri esperti agli studenti.   

E sarebbe terrorismo psicologico? 
I nostri ragazzi a scuola non devono essere informati e formati, in maniera chiara esaustiva senza censure e reticenze, sulla contaminazione in atto?  
E sarebbe POLITICA?
Ma allora, ci pare cosa buona e giusta, perché la politica a scuola, per noi, è parlare dei beni comuni e della loro amministrazione, di cittadinanza attiva e consapevole, di ambiente e della sua distruzione, di sistemi corrotti, di uguaglianza di tutti gli esseri umani, di rispetto dei diritti di tutti gli esseri viventi per poter salvare la Madre Terra.
Cerchiamo nei nostri interventi a scuola di rendere protagonisti i nostri giovani.                                                                                                              
Ripetiamo agli interessati, nella presentazione del progetto, quale nostro contratto formativo: “ Noi non vogliamo che voi, le nuove generazioni, il cosiddetto futuro della nostra società, continuiate  ad essere “invisibili” nelle scelte della Politica o vi rendiate voi  stessi in quanto sfiduciati ‘invisibili!’…E’ necessario che  partecipiate  attivamente e civilmente alle battaglie in difesa della salute e l’ambiente. Confidiamo nelle vostre capacità, nei vostri ideali, nei vostri sogni per un mondo più vivibile”.                                                       Insistiamo: "Questa è politica, nel senso nobile del termine, avulsa da interessi partitci ".

Quando entro nelle classi e mi rivolgo agli studenti, penso sempre al mio territorio martoriato e avvelenato, al movimento di cittadini …in movimento.
Sento che tutti noi cittadini, formatori, genitori, dobbiamo riappropriarci del termine e del significato di comunità; serve, un'assunzione di responsabilità.
Dobbiamo, in definitiva, riappropriarci del significato di cittadinanza attiva.
A tutti i ragazzi incontrati finora nelle scuole, per ‘raccontare’ di beni comuni da difendere, di salute da proteggere, di legalità da attivare, ripeto loro le parole di Bertrand Russel: “Non smettete mai di protestare; non smettete mai di dissentire, di porvi domande, di mettere in discussione l’autorità, i luoghi comuni, i dogmi… Non smettete di pensare. Siate voci fuori dal coro… Siate sempre informati e non chiudetevi alla conoscenza perché anche il sapere è un’arma
E concludo sempre con un appello speranza:   
Dovrete essere Voi, già da oggi, a dar vita a dei progetti destinati a invertire il processo di degrado globale, partendo dalla realtà in cui vivete, il vostro territorio e lo scempio che esso subisce.
 Fatevi protagonisti, inventate progetti, sullo sviluppo sostenibile; imparate a coordinarvi, a elaborare insieme analisi e strategie, a utilizzare le nozioni che avete appreso e che apprendete a scuola.
Smentite quanti vi dicono di essere solo dei bamboccioni, senza interessi e senza sogni. Non hanno fiducia in voi.
Prendete coscienza che adesso è la vostra generazione che deve intervenire, giacché la nostra, quella dei vostri genitori, purtroppo, ha causato danni ambientali ormai irreversibili
Cambiate paradigma culturale: da società dei consumi a società del benessere che pone al primo posto sempre la salute dell’uomo, senza ricatti, senza compromessi.
 Ricordatevi sempre che aria, acqua, suolo, sono beni comuni, di tutti i cittadini, da proteggere e difendere contro la rapacità di chi li vuole utilizzare per profitti privati. 
 Fate appello alle vostre capacità, ai vostri ideali, ai vostri sogni per un mondo più vivibile.
Pensate, organizzatevi, protestate se occorre, proponete, agite.   
Voi potete fare la differenza, voi siete la generazione speranza …per un mondo migliore, per un mondo sostenibile”

Che dire ancora? 


Dall’esempio di decenni fa, correva l’anno 1992, della dodicenne   Suzuki (Noi siamo quello che facciamo) a quello di oggi, anno 2019, della sedicenne  Greta Thunberg, che sta trascinando i coetanei del mondo allo sciopero generale contro i cambiamenti climatici, mi appare chiaro che “i giovani possono insegnare agli adulti”  









Per fortuna, grazie alle nuove generazioni , forse, siamo ancora in tempo tutti per salvarci.


Donata Albiero

Allegati
Politica a scuola

Trasformare i sudditi cittadini e’ un miracolo che solo la scuola può compiere

Educazione alla cittadinanza

La luce della speranza e la concretezza della partecipazione

Il movimento zero pfas nelle scuole

Ambiente i bambini possono fare la differenza