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sabato 3 agosto 2019

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO ANCHE PER GLI INSEGNANTI



AVVENIRISTICA INIZIATIVA AVVIATA IN VENETO


Riporto, dal post di Giovanni Fazio, un commento a caldo sul corso formativo per insegnanti che partirà a settembre 2019 in Veneto,   avveniristica iniziativa avviata nella Regione in cui entrambi abitiamo  che  porta avanti, tra l'altro, anche il discorso della Autonomia differenziata che avversiamo .  

Non aggiungo commenti: il post dice tutto.

Apprendiamo da un comunicato, sul quale campeggia una accattivante foto dell’assessora Elena Donazzan, la recente istituzione da parte della Regione di un nuovo corso formativo per gli insegnanti veneti (delusi dalla mancata realizzazione dell’autonomia regionale)

 “Prof a scuola di impresa e aziende alla scoperta del sistema educativo regionale:l’incrocio formativo tra scuola e aziende è l’obiettivo dell’iniziativa sperimentale avviata in Veneto da Regione e Ufficio Scolastico regionale, nell’ambito del protocollo di intesa sull’alternanza scuola-lavoro siglato con le parti datoriali e sindacali”

(I sindacati, infatti, anche questa volta, non potevano deludere le aspettative del mondo della scuola).

Finalmente gli insegnanti delle scuole Arzignanesi potranno andare ad imparare dai conciari come si preserva il territorio dall’inquinamento.

 Sarà molto istruttivo, un vero spasso, per i bravi professori, aggirarsi tra bottali e sacchi di perfluorati, scoprendo come vengano scaricate legalmente e quindi impunemente, tonnellate di solfati, cloruri, cromo e altre fetenzie nel fiume Fratta Gorzone per la gioia delle centinaia di migliaia di cittadini che vivono a valle del nostro favoloso depuratore consorziale.
Una vera occasione da non perdere.

Sottolinea il comunicato della bella assessora

“L’iniziativa, battezzata “Si-Fa, la Scuola innovativa, si fa spazio in Azienda” … e punta a potenziare e sviluppare forme sempre più qualificate di alternanza scuola-lavoro. …Sono certa che questo nuovo strumento di alternanza, che rinforza il modello veneto dell’educazione, potrà diventare il modo per superare le reciproche diffidenze e portare quella giusta contaminazione tra esperienze e storie diverse, quella della scuola e quella dell’impresa”.



Gli insegnanti in verità erano in trepidante attesa di questa contaminazione e di conoscere dal di dentro “storie diverse”.

  
 Per esempio, come si costruisce in venti anni, senza mai venirne a capo, una superstrada pedemontana (a spese dei cittadini veneti) per assicurare lauti incassi al costruttore.

  Ci sono in queste mirabili imprese dei know how che sfuggono ai comuni mortali ma finalmente, con la contaminazione, forse potremo sopperire alla nostra incresciosa ignoranza. 

 
C’è poi da imparare a Vicenza come si costruisce illegalmente un tribunale in un terreno alluvionale. 

Sono cose difficilissime da portare a termine, ma la nostra imprenditoria è più in gamba di super man e arriva là dove i comuni mortali non oserebbero mai.

  Potremmo elencare tante imprese gloriose che fanno dei nostri imprenditori una classe speciale capace di trasmettere valori e saperi ai nostri modesti insegnanti;

per esempio il modo come siano stati capaci di spendere 5 miliardi per il MOSE senza che nessuno protesti perché non funzionerà mai. Sono abilità innegabili che i nostri poveri insegnanti non mancheranno di apprezzare.


 E che dire del turismo!
Bravissimi i nostri imprenditori del divertimento a far sfilare le grandi navi davanti a San Marco e al Palazzo Ducale. Ma nemmeno in America! Altro che Disney Land!

 

  
Non ci dilungheremo sulle magnifiche opportunità che offre il Trevigiano, dove non solo si irrorano vigne e territori con sostanze chimiche di prim’ordine ma si riesce a farlo togliendo posti agli ospedali. Una magia che sconvolge anche la mente del nostro Governatore.



E' infinita  la serie di innovazioni e soluzioni impensabili. Per quanto riguarda la finanza, per esempio, è tutto da imparare il metodo con cui far fallire due banche e farla franca; oppure l'assolutamente grandiosa innovazione nel campo dello smaltimento dei rifiuti, utilizzando i sottofondi autostradali per i rifiuti di fonderia. 

Insomma è proprio vero, l'imprenditoria veneta non ha più niente da imparare da quella partenopea. 

Anche per quanto riguarda l'infiltrazione mafiosa nelle aziende del territorio non siamo rimasti indietro a nessuno.

Tirando le somme, per gli insegnanti, questa opportunità di apprendere dalla viva voce degli imprenditori è una vera golosità, un'occasione unica che solo il Veneto può dare. 

Tornando a casa qualcuno mediterà sulla lezione di vita impartita, con arguta filosofia, dall’ultimo conciario: “Par far schei no ghe sé bisogno de studiare”

Davanti a tanta atavica saggezza si chiederanno, pensando con tristezza all’ultimo aumento di stipendio di 20 euro elargito dal governo, che cosa hanno studiato a fare ma anche che cavolo di lavoro totalmente inutile (per far schei) hanno intrapreso
  
Conclude l’assessora:

Ringrazio l’Ufficio scolastico regionale che ha subito colto la valenza dell’iniziativa e ha supportato e valorizzato questa significativa innovazione…A chi si spaventa per una eccessiva autonomia della scuola e nella scuola, rispondo con il nostro metodo di lavoro, fatto di obiettivi per il miglioramento della qualità del sistema educativo e di profonda collaborazione tra i diversi soggetti del territorio, di cui la scuola è parte integrante”.


 Donata Albiero 


Link originale 
 

mercoledì 10 luglio 2019

SCUOLA REGIONALE, DISTRUZIONE NAZIONALE

TRADITA LA SCUOLA PUBBLICA. 

PROVE DI SMANTELLAMENTO ATTRAVERSO LA REGIONALIZZAZIONE 


Nell’indifferenza pressoché generale, l’Istruzione pubblica rischia di perdere il suo carattere nazionale.

Il blog di Marina Boscaino del 24/06 /2019 sintetizza il mio pensiero sulla questione  
  
Dal punto di vista politico è chiaro l’articolo de ‘il Manifesto’ datato 10/ 072019
“Autonomia, svelate le bozze che fanno a pezzi il paese.                                                  Il caso. Sul sito Roars.it le intese sul regionalismo differenziato tra governo e Veneto, Lombardia, Emilia Romagna. Flc Cgil a Conte: «Tradita l’intesa sull’istruzione sottoscritta a Palazzo Chigi»

La scuola in cui ho lavorato con passione e dedizione è la scuola esplicitata dalla nostra Costituzione, garante del pluralismo culturale e preposta a rimuovere ogni ostacolo economico e sociale, la scuola della Repubblica insomma, a carico della fiscalità generale nazionale, in quanto esprime e soddisfa l’interesse generale.

La Costituzione italiana, agli articoli 3, 33 e 34, individua come scopo fondamentale della scuola pubblica la formazione del cittadino, l'elevazione culturale del Paese, l'emancipazione sociale dei meno abbienti, la formazione di una classe dirigente di livello elevato e la realizzazione delle pari opportunità nell'accesso alle cariche pubbliche.

Il padre costituente Piero Calamandrei, le cui parole non hanno mai perso di attualità, diceva che la scuola pubblica è organo costituzionale e fondamento della democrazia. 


Ora mi sgomenta la richiesta di autonomia differenziata della scuola, proposta anche dal mio Veneto. 

Si vuole la sostanziale regionalizzazione di scuola ed università, in concomitanza con la richiesta di attribuzione di maggiori risorse finanziarie in base a parametri che prendono in considerazione il maggior gettito fiscale del Veneto rispetto ad altre regioni italiane.


Il nesso fra gettito fiscale ed erogazione di un servizio pubblico di qualità che 
emerge dalla via veneta all’“autonomia 
differenziata” rivela una più generale concezione aberrante che esautora il carattere di diritto sociale dell’istruzione (o della salute) a vantaggio di una sua riconfigurazione come ricompensa morale dovuta ad una comunità virtuosa ed è, quindi, foriero di ulteriori attacchi a quello che resta di welfare, con forte impatto negativo sull’intero tessuto sociale, oltre che sulla scuola …                                                                                                             La regionalizzazione favorirà una maggiore apertura del sistema dell’istruzione verso le richieste del mercato, affrettando la liquidazione di quella formazione generale, attraverso i saperi disciplinari, dell’uomo e del cittadino che spetterebbe alla scuola curare. Lo stesso ruolo istituzionale – di strumento precipuo di formazione alla cittadinanza- che ad essa assegna la nostra Costituzione (non a caso oggetto di attacchi ripetuti da parte di schieramenti politici diversi) si trova fortemente compromesso da un’impostazione mirante ad adattare l’impianto scolastico ad esigenze privatistiche” (Fernanda Mazzoli, 2018 c/o sito Roars.it, specializzato nel dibattito sulla scuola e la ricerca universitaria )   

E’ infatti facilmente ipotizzabile, sulla scia dei percorsi resi possibili dalla L.107 (la cosiddetta Buona Scuola (sic!), da me sempre CONTRASTATA, la realizzazione di quello stretto raccordo tra “scopi e metodi della scuola con il mondo del lavoro e l’impresa”

Le imprese del Veneto (e, domani, di qualsiasi altra regione che vanti parametri di efficienza economica) di fatto, sicuramente rivendicheranno il loro ruolo attivo e propositiva in merito alla definizione dei curricula degli studenti.
E’ il carattere nazionale e unitario di tutto il sistema che “l’autonomia differenziata” rischia di fare saltare.
Già.
Continua l’articolo interessante di Roards intitolato "La regionalizzazione. Prove di smantellamento dell’istruzione pubblica"  
“…Programmi scolastici e modalità di reclutamento del personale sono gli obiettivi principali della possibile destrutturazione.
La regione Veneto ha già ottenuto di insegnare storia e cultura veneta. Si potrebbe, quindi, assistere nei prossimi anni ad una progressiva introduzione nei percorsi disciplinari di materie e temi legati a particolarismi comunitari, privi di qualsiasi fondamento epistemologico e ai quali verrebbe sacrificata una visione più complessa e di ispirazione universalistica. 
E’, qui, presente in nuce il rischio di una deriva culturale che va ben oltre il caso preso in esame, le cui conseguenze sul lungo periodo potrebbero essere devastanti”.
      
  

Ho sempre sostenuto e sostengo che un Paese che voglia innalzare il proprio livello d'istruzione generale deve unificare (non separare): unificare i percorsi didattici, soprattutto nella scuola dell’obbligo; garantire, incrementandola, l’offerta educativa e formativa e le possibilità di accesso all’istruzione fino ai suoi livelli più elevati; assicurare la qualità e la quantità dell'offerta di istruzione e formazione in tutto il Paese, senza distinzioni e gerarchie.

Frammentare la scuola, regionalizzarla, significa, per me, frantumare il sistema educativo e formativo nazionale, la cultura stessa del Paese, foriera di una disgregazione culturale e sociale che il nostro Paese non potrebbe assolutamente tollerare, essendo oggi fin troppo segnato da storie ed esperienze non di rado contrastanti e divisive.


Parliamoci chiaro.

Che potrebbe succedere con la regionalizzazione se attuata in Veneto?  
Prendo spunto da quanto scrive Paolo Latella in FACEBOOK.

L’assessorato regionale all'istruzione (ne abbiamo avuto di esempi in questi anni) autonomamente decide politicamente come fare didattica, cosa insegnare, come insegnare, a chi insegnare. 
Decide le materie, i piani di studio, magari decide di eliminare qualche poeta che non incarna l'ideologia veneta, padana. 
Decide di cancellare dai libri di letteratura Pirandello, d'Annunzio, Verga, sostituendoli con sconosciuti ‘Cetto la Qualunque’, del Veneto però. 

 Lo stesso assessore rende obbligatoria la presunta lingua veneta e probabilmente facoltative le lingue europee. In nome degli italiani allontana gli stranieri dalle classi, in nome della famiglia allontana i gay e le lesbiche.

Questo è il pericolo.
 Volete dire addio alla libertà di insegnamento? 
Addio alla  libertà di opinione, alla negazione della propria dignità umana, alla cancellazione della coscienza critica degli studenti, all’asservimento alla Politica?

Qui non si tratta semplicemente di dividere le regioni cosiddette ricche da quelle povere, qui c'è il rischio reale di regredire sia a livello sociale che storico, mentre il mondo va avanti e progredisce.



Il tutto in un Veneto che esempio di eccellenza proprio non è.
  
Siamo la Regione degli inceneritori e delle discariche, senza contare i cementifici e le discariche abusive, non di rado nascoste sotto le nuove strade.
Abbiamo uno dei siti più inquinati d’Italia, Porto Marghera.
Siamo la Regione che utilizza più pesticidi di tutto il Paese, per non parlare dell’inquinamento dell’aria e delle falde acquifere con i Pfas o di città come Venezia, Padova e Vicenza che per numero di sforamenti di polveri sottili all’anno sono tra le città più inquinate d’Italia.
Siamo la Regione, laboratorio del sistema di Grandi Opere, nato col Mose e proseguito con il Tav e la Pedemontana, volto ad impostare un sistema di corruzione che ha letteralmente espropriato la democrazia grazie ad un iter collaudato di commissariamenti e leggi in deroga.
Chi denuncia i limiti e i rischi di una politica del consenso propagandistica a spese dell’ambiente viene dipinto come un nemico del benessere diffuso.

E’ questo, proprio questo il Veneto che invoca l’autonomia differenziata della scuola.
Per carità, NO NO NO. 


Donata Albiero                                                               10 luglio 2019


sabato 8 giugno 2019

THE DEVIL WE KNOW Il diavolo che conosciamo


   UNA ESPERIENZA  LABORATORIALE     

 Una serata, quella del 7 giugno, al Teatro Astra di Vicenza imperdibile in cui c’è stata la prima proiezione della «traduzione partecipata», di “The devil we know”

 TRAILER    The Devil We Know


Il comunicato stampa della redazione PFAS.land (di cui mi onoro essere parte) riporta: 

 “Il docufilm, prodotto da una delle più prestigiose case di produzione american, narra la vicenda della contaminazione ambientale da PFAS in West Virginia, USA, e la relativa class-action dei cittadini della Ohio Valley contro il colosso chimico DuPont. Siamo tra il 1960 e il 2014, anno in cui la seconda sessione dei processi si chiude positivamente per la popolazione, risarcita di 1006 milioni di dollari per lesioni alla salute e danni di altra natura giuridicamente riconosciuti dalla legislazione americana.
Un documentario sconcertante per i drammi personali, ma soprattutto per le verità che racconta e i parallelismi, le congiunzioni e le connessioni con il caso Veneto - ben più grave - al quale offrirà nuovi elementi d’indagine, mostrando con forza e lucidità la lotta della popolazione per il diritto ad avere acqua pulita e ad essere informati sui danni alla salute causati dall'esposizione ai contaminanti chimici, occultati dai poteri economici ed amministrativi. Il Veneto non poteva non sapere.
Il MOVIMENTO NO PFAS, dopo aver ospitato il 2 ottobre 2017 l'avvocato Robert Bilott a Lonigo, protagonista assoluto della vicenda e dei processi, torna a rifocalizzare l’attenzione sulla vicenda americana, portando il film in centro città a Vicenza, al pubblico vicentino, anch'esso vittima di crimini ambientali, in preparazione alle Giornate che si svolgeranno ad ottobre a Porto Burci, ideate dal nuovo Gruppo di Regia LET’S STOP THEM.
Il documentario sarà proiettato in lingua originale con i sottotitoli italiani curati dagli studenti di tre classi dell'Istituto Tecnico Boscardin, ad indirizzo Biotecnologie Sanitarie e Ambientali, organizzate in 16 gruppi di lavoro sotto la supervisione della docente di inglese, con la collaborazione del gruppo di redazione PFAS.land, dei medici ISDE di Vicenza e della stessa casa di produzione RocoFilms International.
Ne esce un documento unico per fedeltà al testo originale e per correttezza scientifica, che sarà proposto alle scuole delle province contaminate di Padova, Verona e Vicenza, all'interno del Progetto Educativo 2019-2020 del MOVIMENTO NO PFAS, anticipato e illustrato in sala, alla fine del film"

  Cultura, scuola, coscienza civica, cittadinanza attiva: parole che hanno dato senso alla serata attraverso gli interventi degli studenti, della loro professoressa e della preside, dei nuovi gruppi di giovani che si stanno formando nel territorio in difesa dell’ambiente e contro il cambiamento climatico.
Il pubblico ha fatto sicuramente propri sia il valore imperdibile ed esclusivo del documentario, sia il valore della esperienza laboratoriale, un lavoro dal potenziale enorme.


Chiamata,  dal nostro garante del movimento No Pfas, Alberto Peruffo, magnifico regista, conduttore dei vari interventi,  a salutare il pubblico a fine della serata, quale coordinatrice del progetto educativo sui Pfas appena concluso, dando a Cesare quel che è di Cesare, ho sottolineato il merito della scuola nel processo di crescita dei propri studenti ma precisando che essa deve essere sempre una scuola libera, libera da sponsorizzazioni ‘pelose’, senza bavagli, senza censure, senza strumentalizzazioni politiche/partitiche, una scuola che forma le coscienze critiche dei suoi allievi e che educa alla responsabilità.

A questa scuola ci siamo rivolti noi cittadini attivi parlando direttamente con gli studenti. 
Uniti nello sforzo collettivo di consegnare un futuro alle nuove generazioni: facendo conoscere direttamente ai ragazzi i rischi reali per la salute che questi ultimi corrono con i pfas; rendendoli consapevoli del territorio contaminato che li circonda; dando loro strumenti critici di analisi per poter difendersi e reagire.
Un progetto collaudato con successo, senza appoggi politici o sindacali, senza sponsor, senza pubblicità di stampa nazionale o locale, senza finanziamenti; penetrato in 9 scuole con corsi assemblee e incontri per i genitori e docenti, coinvolgendo 1500 studenti, tra i dodici e i diciannove anni.

La nostra forza? 
Il rappresentare la voce autonoma dei cittadini.    

La nostra sollecitazione? 
La necessità di un cambio di paradigma, che coinvolgesse l’intera comunità sul piano culturale, valoriale e pratico: da una società che pone al primo posto il consumo e il profitto (di pochi) alla società che pone al primo posto la salute (di tutti), il benessere, senza ricatti di sorta. La persona – che significa pure tutto ciò che la circonda, il suo ambiente – al primo posto.    
      
La nostra credibilità? 
Interloquire con i ragazzi senza strumentalizzazioni di sorta, falsi paternalismi.          
                                                                                       
La nostra caratteristica?  
Essere attori di un progetto di squadra, caratterizzato non come conferenze o testimonianze estemporanee ma come percorso strutturato, partecipato, condiviso.

 Siamo stati legittimati nella nostra azione dalle scuole e dai ragazzi a cui ci siamo rivolti, senza vendere fumo ma consegnato dati, studi, documenti scientifici. Li abbiamo salutati, con un appello a fare qualcosa, individualmente e collettivamente, per difendere la loro salute e il loro diritto alla salute, a reagire ed agire.  

E ora?
I giovani sono l’unica speranza vera che abbiamo per un futuro vivibile.
 Non possiamo mollare.
Stiamo già sistemando il futuro progetto sulla scia di quello già effettuato. In esso inseriamo anche questo film. Una testimonianza, un'eredità che consegniamo ai nostri ragazzi, alle generazioni giovani, “non contaminate nell'intimo del loro pensiero libero, assieme alla nostra lotta, al nostro grido, alle nostre buone pratiche” (Marzia, di Pfas.land).



Una assemblea generale del Movimento No Pfas Veneto dovrà dare l’avallo finale entro la fine di giugno 2019, e il mandato per poter spedire poi tempestivamente i progetti in scuole delle tre province contaminate (VI, VR, PD).

Ognuno di noi sia poi il tramite per entrarci davvero!  
Insieme siamo una forza. Uniti si può.  


                         Teatro Astra VI 7 giugno 2019 , il saluto finale della prof.ssa  STEFANIA ROMIO 
                                       

Donata Albiero                                                    8 giugno 2019


APPROFONDIMENTO

 DISASTRO AMBIENTALE E PFAS A SCUOLA
 https://donataalbiero.blogspot.com/2019/06/disastro-ambientale-e-pfas-scuola_4.html