Il sistema scolastico è oggi sottoposto a crescenti pressioni che mettono in discussione la libertà di espressione e il ruolo educativo della scuola.
In effetti, come sostiene Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio regionale del Veneto, per quanto riguarda un episodio spiacevole in una scuola vicentina:
“Dobbiamo opporci alla censura, come quella
avvenuta al Liceo Fogazzaro dove agli studenti è stato
impedito di discutere del genocidio dei palestinesi durante un’assemblea
d’istituto. Occorre reagire alle direttive
ministeriali che vogliono limitare il pensiero critico e al modello di scuola
promosso dal ministro Valditara, che tenta di indebolire l’educazione sessuale
e affettiva proprio quando sarebbe più necessaria”.
La risposta?
È
nato in provincia di Vicenza il comitato Aula 33 -per la difesa della scuola
pubblica (30 gennaio 2026 comunicato ufficiale)
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| Primo incontro del comitato AULA 33 |
Aula: lo spazio dove ogni giorno esercitiamo il
pensiero critico.
33: l'articolo della Costituzione che garantisce
la libertà d'insegnamento.
Si
racchiude, in siffatta definizione, tutto il mio impegno quarantennale nella scuola statale, poi
pubblica (undici anni da docente, trentuno da dirigente scolastica), portato
avanti senza mai subire i ricatti dei Partiti di turno, a livello nazionale e
locale (e a dir la verità anche talvolta del Sindacato).
Una visione
che ha fatto parte, ripeto, del mio vissuto professionale e che proseguo da
otto anni, con il Gruppo Educativo Zero Pfas del Veneto nelle scuole, con l’obiettivo
di svegliare le coscienze critiche degli studenti di fronte ai crimini ambientali
che minano il loro futuro.
Mi sono iscritta
al comitato Aula 33, sia a livello individuale, sia a livello di associazione ecologista
CiLLSA di cui sono portavoce.
Abbiamo aderito al manifesto con cui Aula 33 esplica la sua posizione:
In sintesi:
Viviamo un tempo di pericolose derive. C’è chi tenta di riscrivere la storia, normalizzare linguaggi autoritari e silenziare il pensiero critico”
Come Comitato per la difesa della scuola
pubblica, abbiamo messo nero su bianco quello che sentiamo come un dovere
fondamentale: costruire una SCUOLA DI PACE”
“VOGLIAMO
UNA SCUOLA CHE NON SI LIMITI A ISTRUIRE, MA CHE SAPPIA ACCOGLIERE.
Per il nostro Comitato, la priorità è chiara:
servono spazi sicuri, armoniosi e dignitosi. Perché l’apprendimento non è un
prodotto industriale...”
La scuola
italiana, sulla carta, è basata sulla collegialità: su organi cioè che decidono
insieme le strategie didattiche e le policy più adeguate per assicurare un
ambiente di apprendimento a misura di studente”.
“UNA SCUOLA PER SCOPRIRE, CONOSCERE E RICONOSCERE. UNA SCUOLA CAPACE DI TROVARE IL SENSO DELLE COSE.
Subordinare la
scuola al mondo del lavoro è un disegno non occulto di questo governo: basta
vedere la centralità data, anche in sede d’esame, alla Formazione Scuola Lavoro
e ai percorsi di orientamento
Vogliamo una
scuola come luogo “altro”, dove si sta bene e si impara stando insieme. Un
luogo della cura, del dialogo, del pensiero critico. Un luogo in cui si possa
scoprire chi siamo, conoscerci e riconoscerci; conoscere e riconoscere i nostri
sogni, le aspirazioni, le abilità; praticare la comprensione del mondo, cercare
il senso delle cose, riattivare il desiderio di futuro”.
Gli studenti
vivono in un ambiente scolastico basato sull’obbedienza sistemica: la dirigenza
esercita spesso un potere assoluto sulle decisioni senza un confronto diretto
con la comunità studentesca.
Riteniamo necessario creare spazi di confronto
tra studenti che siano funzionali alla crescita e allo sviluppo del pensiero
critico: assemblee e laboratori autogestiti come spazi autonomi, svincolati
dalle decisioni di un potere superiore, dove condividere le conoscenze e le
capacità in una dinamica orizzontale”.
Aderiamo alla manifestazione in difesa della scuola pubblica e della Costituzione, il 14 marzo p.v., a Vicenza.
" Non possiamo non arginare una deriva sempre più preoccupante che vuole trasformare la scuola in un luogo di controllo e omologazione e non di libertà”.
Donata Albiero















