Visualizzazioni totali

venerdì 20 agosto 2021

QUALE SCUOLA CI ASPETTA?

Il tempo stringe. Ricomincia la scuola

“Il trauma del Covid 19 ha colonizzato pesantemente la vita collettiva. Una calamita mortifera ha bloccato le nostre energie e le nostre risorse. Ne è un esempio emblematico e drammatico quello della scuola. Tutto il dibattito attuale sul suo presente e sul suo futuro appare integralmente assorbito dal problema della sicurezza”                              (Massimo Recalcati).

 Il fatto che della scuola, durante la pandemia si sia parlato tanto, dal 2019 al 2021, ma anche tanto male, e che non siano stati adottati studi di fattibilità e piani alternativi alla chiusura (se non la DAD, di cui ho già espresso il parere negativo in altri post), ha evidenziato quello che all’apparenza sembrerebbe un grave vuoto politico sul tema.

Si è deciso – o si è lasciato – che la scuola fosse sacrificata agli interessi e alle necessità produttive, in linea con il pensiero dominante per il quale il benessere delle imprese è considerato motore del benessere della società, e la scuola debba svolgere un ruolo funzionale al mercato. Pertanto, secondo questa visione, essa è subordinata ai trasporti, al mercato delle vacanze, alla contingenza delle strutture fatiscenti, alla logica del weekend, (concentrando tutto in cinque giorni), all’occupazione del personale scolastico, agli interessi concreti delle aziende.   Mentre, al contrario, la società dovrebbe provvedere primariamente al benessere della scuola intesa come diritto all’istruzione per il quale anche le misure di prevenzione anti Covid 19 dovrebbero essere prese col criterio della compatibilità e non della subalternità.

 Nei mesi di chiusura della scuola e/ o in quelli della didattica a distanza, sono stati messi in risalto ed esasperati i problemi della scuola pubblica, evidenziati dalla contingenza pandemica: aule pollaio, banchi a rotelle, personale insufficiente, strutture vecchie e cadenti, insegnanti poco idonei all'insegnamento, tecnologia obsoleta, amministratori di aziende pubbliche più che dirigenti scolastici, genitori che legiferano in chat...

 Accade però che Il ‘paziente - scuola’ continua a non essere curato, a non ricevere una terapia d’urto. Il dibattito non può restare ostaggio del virus e del problema della sicurezza, come subdolamente si sta tentando di fare.  

Quale “ricostruzione” vogliamo per essa? I suoi problemi ‘atavici’ sono rimasti lì, camuffati dalla risoluzione green pass e dalla competenza digitale.   

 Il problema è più generale e radicale insieme: “… quale centralità la scuola sarà in grado di affermare nel tempo della ricostruzione? Il suo futuro sarà ancora una volta sbarrato, senza risorse, relegato ai margini di una rappresentazione del Paese che può fare a meno dell’istruzione, della formazione e della ricerca?” Se lo chiede Recalcati, me lo chiedo anch’io da operatrice a lungo corso nella scuola. 

 La scuola pubblica ha come obiettivo la difesa della condizione di civiltà del Paese. Essa rientra tra i diritti inviolabili dei cittadini (art 2 della costituzione)”, nel caso specifico quello all’istruzione. 

 E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini (art 3)”                                          

La Repubblica detta le norme generali dell’istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e grado (art 33) “                                                                                           

"La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita (art 34)”

 
E’, pertanto, un diritto ben codificato dalla Costituzione e non una norma ancillare subordinata al mercato. Per questo la sua competenza investe la nostra comunità, la sua stessa identità. Si spiega allora, credo, perché c’è ancora chi, come me, crede che la scuola pubblica sia una conquista e il futuro di un paese libero.

 Sulla scuola, da sempre, si addensano domande e aspettative, ma, forse, mai come in questo periodo, tali domande stanno assumendo un carattere contrastante. Da una parte si celebra la crisi dell’istituzione scolastica, dall’altra si proiettano sulla scuola le speranze per uscire dalla crisi più complessiva. Pensiamo solo all’enfasi del discorso pubblico sulla relazione tra scuola e lavoro, ma soprattutto tra scuola, crescita e sviluppo: la scuola è vista come parte del problema e al tempo stesso come parte della soluzione.                                               

In realtà, secondo me, la posta in gioco investe il ruolo della scuola, la sua autonomia, ovvero la possibilità che la scuola rimanga un luogo in grado di non arrendersi al pensiero unico che la finalizza alle logiche del MercatoLa scuola pubblica, nel futuro imminente, dovrà necessariamente essere, quella concepita dalla nostra Costituzione, laboratorio di democrazia, di cittadinanza attiva, di autonomia intellettuale, fucina di idee.

 
 "Come disse il poeta William Butler Yeats La scuola non è riempiere un secchio, ma accendere un incendio”. In aggiunta pensiamo che solo il fuoco è in grado di sciogliere la rigidità dei metalli e fare della canna di un fucile un vomere per dissodare la terra, al fine di prepararla per un nuovo raccolto (Gabriele Bastianutti).

Ritengo che il caos creato nella Scuola pubblica non sia del tutto casuale e non dipenda solo da incapacità politica. Temo che sia il portato di una strategia neo iberista che tende
privatizzare i servizi pubblici fondamentali, tra cui sanità e scuola (welfare) per immetterli nel mercato come merci.

 La difesa della scuola pubblica è la punta di diamante della nostra difesa dello Stato di Diritto. Confido principalmente negli studenti. 

Con tale consapevolezza aspetto il nuovo anno scolastico .

 Donata Albiero                               19 agosto 2021


 

 


lunedì 12 luglio 2021

ATTIVISTI A SCUOLA IN DIFESA DELLA SALUTE DEI CITTADINI

  RIFLESSIONI POST PANDEMIA DA COVID  

 


La Terra è malata. Il Veneto è malato

Non v’è dubbio. La pandemia da covid ce l’ha dimostrato.

  Come ho scritto nella relazione di giugno che ha accompagnato il progetto educativo sui Pfas nelle scuole

Siamo all’interno di una problematica che investe sistemicamente l’essenza del nostro modo di vivere: il rapporto tra le grandi multinazionali e il diritto alla salute degli esseri umani. Lo scontro tra Mercato e Natura, che mette in gioco le stesse regole della democrazia, è la questione del giorno, in un pianeta, sopraffatto dal dogma della crescita infinita, che manda segnali tanto terrificanti quanto ignorati dai più. Il problema sollevato da questioni legate al degrado ambientale è, per me, ormai, un problema filosofico sulla essenza dell’uomo, sul senso del limite, sul rapporto degli esseri umani con gli altri viventi, piante e animali che convivono assieme a noi nel pianeta”.

 La questione dell’inquinamento da Pfas rappresenta uno degli esempi più fulgidi di come la forsennata estrazione di valore dai territori produca disastri socio-ambientali che le popolazioni pagano per decenni.  Si passa dall’annosa questione del passaggio delle grandi navi in Laguna alla costruzione di grandi opere inutili come la Superstrada Pedemontana Veneta, dalla mala gestione dei rifiuti di 4 inceneritori (Padova, Fusina, Verona e Schio altamente inquinanti) alla costruzione di nuovi maxi polo targati Amazon: un mosaico di sfruttamento della natura e delle persone che non accenna a diminuire.

"Un ragazzo di Montagnana, nell’ambito di un incontro a scuola sui PFAS organizzato dal gruppo educativo zero Pfas che coordino, si chiedeva, pochi mesi fa, se la collettività, in nome della comune salvezza, sarebbe stata in grado di rinunciare alla propria libertà di scelta di fronte alle offerte del mercato. Abbiamo risposto e rispondiamo che tale libertà è puramente virtuale in quanto governata, fin dalla nostra nascita, dai messaggi continui, il più delle volte subliminali, di una propaganda massiva, finalizzata a creare falsi bisogni e indurre desideri miranti a soddisfare il consumo. In poche parole, è il dominio del profitto sulle coscienze. Il cosiddetto libero mercato disegna la nostra intera esistenza.

A chi pretende di fare di noi e delle nuove generazioni dei “consumatori”, automi da incanalare nel libero mercato e nel mondo del lavoro, subordinando la salute al profitto, abbiamo risposto e rispondiamo che la libertà di scelta razionale e cosciente, capace di capovolgere il paradigma del consumismo è garantita solo dalla scuola pubblica (almeno quella che abbiamo conosciuto finora) che attiva coscienza critica, educa alla metodologia scientifica ed evidenzia valori autentici, non subordinati alle leggi del profitto.

Il punto è che non esiste alcuna soluzione tecnica per un problema che non è né tecnico né economico, ma politico, filosofico ed esistenziale. Si tratta di cambiare paradigma culturale, sovvertire le basi di un modello sociale che sta portando l’intera umanità verso la catastrofe, inseguendo il dogma della crescita infinita. L’avvenire sarà tremendamente duro per la nuova generazione; perciò ci rivolgiamo ad essa, nella speranza che sappia prendere per tempo nelle mani le redini del proprio futuro”.                                                                                                         

 


E quale speranza dovranno avere i giovani?          

Sono le parole della grande scrittrice e ambientalista Rebecca Solnit: «Quello che dobbiamo fare è piantare i piedi nella speranza, che non è buon senso e neppure “andrà tutto bene”. 

È resistenza e sfida, vedere il mondo com’è e come potrebbe essere, mettendoci in moto in prima persona perché il cambiamento avvenga. Luogo della lotta e della gioia della lotta».

Il futuro lo costruiamo oggi, con le nostre azioni, indolenze, scelte e priorità. E abbiamo un grande potere, non sempre come singoli ma spesso come collettività. 

 La cittadinanza attiva, dunque, è una sfida ‘collettiva’ la cui conclusione dipende dall’impegno personale di tutti noi.

La presenza, infatti, di comitati locali e di piccole e grandi forme di resistenza può rappresentare l’unico antidoto e l’unica via d’uscita da un modello di sviluppo che, tanto a livello locale che globale, neppure una pandemia globale e una crisi di portata epocale è riuscito a scalfire o a modificare.

In questa fase, per costruire alternative e risposte all’altezza, è ancora più necessario andare oltre la pura dimensione locale e creare spazi di confronto costanti e allargati. E’ ancora più necessario guardare al di là della contingenza e avere un respiro in grado di cogliere i nessi tra gli impatti ambientali più visibili e una crisi ecologica globale. E’ancora più necessario consolidare i legami tra le tante lotte e forgiare un lessico che parli sempre più di giustizia ambientale, sociale, razziale e di genere.

 Con la speranza, rivolta ai giovani, che coltivino il senso di responsabilità, l’unico che li “rende” cittadini attivi, continuo anch’io con loro e per loro il percorso di attivista a scuola, in continuità con quanto già realizzato.

 Riporto il link per la lettura completa                                                                                                   TERRITORI INQUINATI E PROGETTO EDUCATIVO PFAS a s 2020 2021                                  Resoconto di un lavoro di educazione civica e di cittadinanza attiva

[https://bit.ly/2U4wPl7]



 

 

Donata Albiero

 

 

.

sabato 3 luglio 2021

PFAS ED EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA

 RESOCONTO DI UN ANNO SCOLASTICO IN PIENA EMERGENZA COVID 


La prima politica è l'educazione civica, la cittadinanza attiva, il “sentirsi parte dell’incipit di un processo sociale, di un progetto collettivo”.

È la politica vera (nulla da spartire con i partiti) che riprende la dignità della sua origine, il suo desiderio: consegnare un mondo migliore. A partire dalla scuola.

È il desiderio che anima noi del gruppo educativo Zero Pfas impegnati nelle scuole del Veneto.

Quando entriamo negli istituti scolastici, per affrontare la drammatica questione dell’inquinamento da Pfas (ma potrebbe essere qualsiasi altra tematica riguardante il Territorio e il Pianeta in cui viviamo) sappiamo che il nostro compito è quello di innescare negli studenti un processo di autocoscienza e di consapevolezza, necessario alla crescita dell’autonomia intellettuale. 

Solo quest’ultima dà loro strumenti critici per confrontarsi con una concezione di vita distruttiva per l’uomo e per l’ambiente, oggi dominante, subordinata al solo Profitto e al Mercato, espressa dal cosiddetto Pensiero unico.

Un ambiente insalubre, oltraggiato, desertificato e depredato difficilmente consente lo sviluppo dell’uomo; al contrario, compromette la stessa sopravvivenza della specie umana, basata su presupposti ambientali che sempre più vengono meno.         

Cemento e consumo del suolo avanzano, colline e montagne urlano ferite laceranti mentre polveri sottili, invisibili come fantasmi, imprevedibili e impalpabili si espandono nell’aria.

 I fiumi sono invasi da colori plumbei e odori nauseabondi, il mare è inquinato dal petrolio e dalla plastica, il suolo marcisce nei fanghi e nei pesticidi, l’acqua dai rubinetti diffonde il veleno pfas.

In un quadro così sconfortante, le pratiche di cittadinanza attiva, che proponiamo, diventano l’antidoto necessario

Il desiderio di reagire allo scempio si manifesta in una nuova volontà di agire. L’importante è partire, fare “il primo passo”, per riportare i comportamenti umani su un piano di compatibilità con la bellezza della natura che l’uomo sta distruggendo.

Si tratta di mettere in gioco se stessi, come nella canzone “Cento passi”, rendersi conto che bisogna percorrerli tutti questi passi, uno alla volta, consapevoli che da soli non si va da nessuna parte. 

Di qui il nostro percorso collettivo, partendo dalla scuola, per difendere il diritto primario alla salute.


Qui sotto, il link con i risultati ottenuti che ci riempiono di... speranza  

 “LA SALUTE NELLA TERRA DEI PFAS. Nuove pratiche di cittadinanza attiva”, è il RESOCONTO di un anno di scuola IN PIENA EMERGENZA COVID (a.s.  2020 21)

  [https://bit.ly/2U4wPl7]

  Donata Albiero

 

                                                                                      

                                                                                                                  

 

 

lunedì 24 maggio 2021

CURRICOLO CLASSISTA DELLO STUDENTE E CONTRORIFORMA SCOLASTICA

 SCUOLA per ricchi 



Continua la controriforma scolastica. 


Ecco a voi il curricolo dello STUDENTE, l’ennesimo lascito della Buona Scuola renziana, la legge 107/2015 da me sempre combattuta. 

 E qui occorre aprire una parentesi su questa legge: dall’alternanza scuola-lavoro alla chiamata diretta del dirigente, dall’organico di potenziamento al bonus del merito per i docenti, tutto l’impianto della Buona scuola si è rivelato in questi anni clamorosamente sbagliato e fallimentare, classista e farraginoso. Anche il curriculum dello studente non fa eccezione: si tratta di “un mostro da un punto di vista pedagogico e normativo, come al solito mascherato da innovazione” (Internazionale.it). 


Ritornando alla questione nostra, è il curricolo un documento che dovrà essere compilato attraverso una piattaforma digitale, prima dell’esame conclusivo delle scuole superiori. La commissione dovrà tenerne conto nella valutazione; poi il documento verrà allegato al diploma. Avviene in un anno a dir poco complicato per la scuola, con un continuo alternarsi di didattica in presenza e di didattica a distanza: un vero percorso ad ostacoli, anche senza questa novità, introdotta a soli due mesi di distanza dagli esami finali. 


 Trattasi di una iniziativa che trasforma la scuola in promotrice di una rincorsa ad accaparrarsi titoli su titoli, certificazioni su certificazioni. Un odioso snaturamento classista dell’Istruzione pubblica, tutto a vantaggio di studenti e studentesse che hanno alle spalle famiglie con possibilità economiche, insomma una certificazione della disuguaglianza.


Ha ragione il filosofo Cacciari quando commenta: “Apprezzo che almeno non sia uno strumento ipocrita”; registrerà in modo formale “se c’è una famiglia che può far studiare i figli all’estero, con corsi a destra e manca”.

Ha ragione a lanciare l ‘allarme anche la Corte Costituzionale: “Rischia di favorire i più ricchi”



Considero, dunque anch'io, il Curriculum dello Studente, per come è impostato, la ‘negazione’ del principio di uguaglianza delle opportunità che dovrebbe essere motivo ispiratore dell’istituzione scolastica nel quadro dei valori della Costituzione Italiana.

Tale principio è stato anche il caposaldo della scuola pubblica A. Giuriolo di Arzignano che ho guidato negli ultimi dieci anni della mia carriera professionale.


 A partire da ora, vi saranno studenti che avranno la possibilità, in primo luogo economica, di seguire corsi privati di lingue, di musica, di informatica o altro e studenti che, per svantaggio economico, non potranno farlo. “La scuola rischia di diventare promotrice di una rincorsa da parte di studenti e famiglie ad accaparrarsi titoli su titoli, certificazioni su certificazioni, pur di arricchire il carnet finale che li vedrà “vincitori” di una corsa che altri non potranno neppure iniziare” (Manifesto)  


E se, come è vero che “non c’è ingiustizia più grande di fare parti uguali tra disuguali”, il rischio è quello di una scuola che tende ad accentuare le distanze tra questi disuguali.




Ma quel che è più grave, e mi pare che non siano molti ad averlo capito, Il curriculum è un tassello di un puzzle che si va componendo da diversi anni. Le tessere corrispondono alle voci di un nuovo vocabolario che sta plasmando il sistema educativo
: utilitarismo, competizione, individualizzazione, impresa, competenze. 

Rappresenta l’apice del processo di privatizzazione e aziendalizzazione che continua a colpire la scuola pubblica.


Lo storico dell’arte Tomaso Montanari scrive: “Il curriculum mette tra parentesi il diploma a cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando. E così il ministero glielo dice: rendendo ben chiaro che la scuola deve servire non a formare cittadini, e prima persone umane, ma a piazzare capitale umano sul mercato del lavoro”.


E’ “l’ennesimo tassello della distorsione che fa della scuola non più un luogo di formazione del sapere critico, ma luogo in cui formare futuri lavoratori da plasmare a seconda delle esigenze del mercato del lavoro nella logica della scuola neoliberista” (Opposizione studentesca d’alternativa). 


 Già il periodo di didattica a distanza ha messo in luce quanto il nostro sistema scolastico sia classista, escludendo dall’istruzione e penalizzando una larga fetta degli studenti appartenenti alle classi popolari, ma il curriculum dello studente rappresenta un’accelerazione anche in questo senso: un altro schiaffo alla scuola pubblica.  


Non si può stare alla finestra e rassegnarsi.  


Anche questo passaggio conferma la necessità di dar vita a una riflessione profondamente critica, nella scuola e nella società, su un indirizzo di politica scolastica che rischia di fare molti danni. 


Donata Albiero                                                        24 maggio 2021 



lunedì 10 maggio 2021

ESSERE PARTIGIANI NELLA DIFESA DELLA PROPRIA TERRA

 

 LA SCUOLA  PER IL CAMBIAMENTO 

IN DAD (didattica a distanza) si conclude il terzo anno consecutivo di interventi nelle scuole, quest’anno con il progetto “La salute nella terra dei Pfas. Nuove pratiche di cittadinanza attiva “

Dopo aver esortato gli studenti ad essere Partigiani della loro Terra, ad innamorarsi di essa, così da averne cura, lottando contro ogni forma di inquinamento, per coltivare il senso di responsabilità l’unico che rende cittadini attivi, abbiamo concluso, riportando le parole di don Luigi Ciotti.

                         

  Il compito del gruppo educativo zero pfas      https://youtu.be/fI3Q7bPRSkg

                              25 maggio 2021 Pfas campo base davanti al Tribunale di VI 

"VI AUGURO DI ESSERE ERETICI

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.

Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.

E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.

Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.

Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.

Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.

Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.

Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.

Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.

Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.

Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio".

 

Donata Albiero


L'intervento  del 25 aprile 2021 




mercoledì 28 aprile 2021

IL GRUPPO EDUCATIVO ZERO PFAS PER LA CITTADINANZA ATTIVA DEGLI STUDENTI

 

    

    (ph  di Federico Bevilacqua)  Davanti al Tribunale di Vicenza  Pfas campo base 25 aprile 2021  

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Ci piace pensare che l’antropologa statunitense Margaret Mead, vissuta nel ‘900, si sarebbe riferita, anche allo spirito positivo, combattivo, impegnato del gruppo educativo Zero Pfas  che opera nelle scuole su delega del Movimento No pfas del Veneto  

Difendere la salute dei nostri giovani è stata la ragione principale per la quale il gruppo educativo ZERO PFAS è sceso in campo nelle Scuole fin dal 2018 , a fronte di un silenzio assordante delle istituzioni e delle minimizzazioni del fenomeno PFAS con cui si mantiene il controllo sociale del Veneto.

Eppure, le evidenze scientifiche sui rischi per la salute provocati dai Pfas diventano ogni giorno sempre più pressanti e impongono che i giovani abbiano degli strumenti culturali (conoscere per capire ed agire) onde poter, con cognizione di causa, affrontare le varie problematiche aperte dalla grande contaminazione.

Il  gruppo (esperti, professionisti del mondo della scuola e della cultura, attivisti) opera nelle scuole per un cambio di PARADIGMA CULTURALE: la salute al primo posto nella scala dei valori, contro la logica del Mercato e del Profitto ad ogni costo. È la coscienza critica dei ragazzi che si ricerca in un dialogo che non conosce censure,  perché solo essa è in grado di contribuire alla costruzione di una nuova società civile,  più attiva e responsabile, capace di incoraggiare quei cambiamenti politici, economici e sociali coerenti con uno sviluppo umano sostenibile.

 Quando ci si  rapporta con gli studenti non si edulcora mai la pillola né si fa leva su premi, concorsi, incentivi attraenti come portano avanti numerosi altri progetti ministeriali, regionali, provinciali, di enti e istituzionali, che contano su finanziamenti pubblici e privati.  

 La  STORIA che si racconta come Movimento No pfas, documentata, si CONTESTUALIZZA nella realtà del Veneto inquinato;  non tralascia di individuare le responsabilità collettive e individuali – le corresponsabilità di Enti e istituzioni, le legittime richieste del popolo inquinato, di cui si auspica  possano divenire partecipi e protagonisti anche gli studenti.

È la storia che vuole rendere le nuove generazioni – il cosiddetto futuro della nostra società – “visibili” e attivi nelle scelte della Politica.

Perciò il punto di partenza degli interventi  è sempre il loro ascolto: se conoscono o meno il problema PFAS, se ne parlano in casa e / o con gli amici, a scuola come lo vivono, se sono preoccupati. 

 Nei tre anni scorsi prima del covid, senza luci e proiettori accesi su di noi da parte dei mass media, il progetto educativo sui Pfas ha coinvolto 4400 studenti in 17 scuole del Veneto e 700 adulti (genitori e docenti) interessati al progetto.

 Il covid, da marzo del 2020 fino alla fine dell’anno ha determinato la chiusura delle scuole costringendo ala sola didattica a distanza. Sono state stravolte le abitudini, sono state limitate le libertà personali e i contagi del virus hanno catturato l’attenzione e le preoccupazioni.

Purtroppo però i PFAS hanno continuato e continuano ad esserci, a propagarsi attraverso l’acqua, il cibo, l’aria e a colpire silenziosamente, agendo con un meccanismo ad orologeria, con effetti nefasti a distanza di decenni dalla contaminazione quando non saranno possibili rimedi se non si interviene ora. 

E' stata la ragione per cui il Gruppo non ha  mollato, adattandosi alla situazione di emergenza e operando con la didattica a distanza ma sempre sempre cercando di attivare un confronto

Da gennaio ad aprile 2021  ha operato in altre cinque scuole  (3 nel vicentino) una nel Padovano, 1 a Venezia: circa 550 studenti dagli 11 ai 19 anni (di cui 180 scuola media), con incontri specifici, per singole o più classi, bandendo le conferenze o le lezioni cattedratiche, cercando l’interazione, consegnando  documenti, approfondimenti, schede.                                                                                                                                                             

Insomma, decisamente è stato ed è  un progetto culturale che si proietta nell’azione; in esso sono gli studenti che non delegando ad altri quello che essi stessi dovrebbero e\o potrebbero fare, sperimentano nuove pratiche di cittadinanza attiva per coinvolgere i loro compagni della scuola, la comunità esterna nella comune battaglia contro  i Pfas, avendo  degli strumenti concreti che sono gli anticorpi culturali con cui  possono far fronte alla stoltezza di chi tuttora li espone al rischio di gravi malattie.

      Donata Albiero, coordinatrice gruppo Educativo Zero Pfas    

 


LINK            https://youtu.be/fI3Q7bPRSkg