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lunedì 12 luglio 2021

ATTIVISTI A SCUOLA IN DIFESA DELLA SALUTE DEI CITTADINI

  RIFLESSIONI POST PANDEMIA DA COVID  

 


La Terra è malata. Il Veneto è malato

Non v’è dubbio. La pandemia da covid ce l’ha dimostrato.

  Come ho scritto nella relazione di giugno che ha accompagnato il progetto educativo sui Pfas nelle scuole

Siamo all’interno di una problematica che investe sistemicamente l’essenza del nostro modo di vivere: il rapporto tra le grandi multinazionali e il diritto alla salute degli esseri umani. Lo scontro tra Mercato e Natura, che mette in gioco le stesse regole della democrazia, è la questione del giorno, in un pianeta, sopraffatto dal dogma della crescita infinita, che manda segnali tanto terrificanti quanto ignorati dai più. Il problema sollevato da questioni legate al degrado ambientale è, per me, ormai, un problema filosofico sulla essenza dell’uomo, sul senso del limite, sul rapporto degli esseri umani con gli altri viventi, piante e animali che convivono assieme a noi nel pianeta”.

 La questione dell’inquinamento da Pfas rappresenta uno degli esempi più fulgidi di come la forsennata estrazione di valore dai territori produca disastri socio-ambientali che le popolazioni pagano per decenni.  Si passa dall’annosa questione del passaggio delle grandi navi in Laguna alla costruzione di grandi opere inutili come la Superstrada Pedemontana Veneta, dalla mala gestione dei rifiuti di 4 inceneritori (Padova, Fusina, Verona e Schio altamente inquinanti) alla costruzione di nuovi maxi polo targati Amazon: un mosaico di sfruttamento della natura e delle persone che non accenna a diminuire.

"Un ragazzo di Montagnana, nell’ambito di un incontro a scuola sui PFAS organizzato dal gruppo educativo zero Pfas che coordino, si chiedeva, pochi mesi fa, se la collettività, in nome della comune salvezza, sarebbe stata in grado di rinunciare alla propria libertà di scelta di fronte alle offerte del mercato. Abbiamo risposto e rispondiamo che tale libertà è puramente virtuale in quanto governata, fin dalla nostra nascita, dai messaggi continui, il più delle volte subliminali, di una propaganda massiva, finalizzata a creare falsi bisogni e indurre desideri miranti a soddisfare il consumo. In poche parole, è il dominio del profitto sulle coscienze. Il cosiddetto libero mercato disegna la nostra intera esistenza.

A chi pretende di fare di noi e delle nuove generazioni dei “consumatori”, automi da incanalare nel libero mercato e nel mondo del lavoro, subordinando la salute al profitto, abbiamo risposto e rispondiamo che la libertà di scelta razionale e cosciente, capace di capovolgere il paradigma del consumismo è garantita solo dalla scuola pubblica (almeno quella che abbiamo conosciuto finora) che attiva coscienza critica, educa alla metodologia scientifica ed evidenzia valori autentici, non subordinati alle leggi del profitto.

Il punto è che non esiste alcuna soluzione tecnica per un problema che non è né tecnico né economico, ma politico, filosofico ed esistenziale. Si tratta di cambiare paradigma culturale, sovvertire le basi di un modello sociale che sta portando l’intera umanità verso la catastrofe, inseguendo il dogma della crescita infinita. L’avvenire sarà tremendamente duro per la nuova generazione; perciò ci rivolgiamo ad essa, nella speranza che sappia prendere per tempo nelle mani le redini del proprio futuro”.                                                                                                         

 


E quale speranza dovranno avere i giovani?          

Sono le parole della grande scrittrice e ambientalista Rebecca Solnit: «Quello che dobbiamo fare è piantare i piedi nella speranza, che non è buon senso e neppure “andrà tutto bene”. 

È resistenza e sfida, vedere il mondo com’è e come potrebbe essere, mettendoci in moto in prima persona perché il cambiamento avvenga. Luogo della lotta e della gioia della lotta».

Il futuro lo costruiamo oggi, con le nostre azioni, indolenze, scelte e priorità. E abbiamo un grande potere, non sempre come singoli ma spesso come collettività. 

 La cittadinanza attiva, dunque, è una sfida ‘collettiva’ la cui conclusione dipende dall’impegno personale di tutti noi.

La presenza, infatti, di comitati locali e di piccole e grandi forme di resistenza può rappresentare l’unico antidoto e l’unica via d’uscita da un modello di sviluppo che, tanto a livello locale che globale, neppure una pandemia globale e una crisi di portata epocale è riuscito a scalfire o a modificare.

In questa fase, per costruire alternative e risposte all’altezza, è ancora più necessario andare oltre la pura dimensione locale e creare spazi di confronto costanti e allargati. E’ ancora più necessario guardare al di là della contingenza e avere un respiro in grado di cogliere i nessi tra gli impatti ambientali più visibili e una crisi ecologica globale. E’ancora più necessario consolidare i legami tra le tante lotte e forgiare un lessico che parli sempre più di giustizia ambientale, sociale, razziale e di genere.

 Con la speranza, rivolta ai giovani, che coltivino il senso di responsabilità, l’unico che li “rende” cittadini attivi, continuo anch’io con loro e per loro il percorso di attivista a scuola, in continuità con quanto già realizzato.

 Riporto il link per la lettura completa                                                                                                   TERRITORI INQUINATI E PROGETTO EDUCATIVO PFAS a s 2020 2021                                  Resoconto di un lavoro di educazione civica e di cittadinanza attiva

[https://bit.ly/2U4wPl7]



 

 

Donata Albiero

 

 

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