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giovedì 27 febbraio 2020

PFAS SPEZZATA LA CATENA DELL' OMERTA' ISTITUZIONALE NELLE SCUOLE

BILANCIO DI META’ ANNO SCOLASTICO DEL PROGETTO EDUCATIVO  




CORONAVIRUS: misure drastiche, psicosi collettiva, isolamento, quarantena, a seguito di un migliaio di persone contagiate in Italia e alcune decine di  morti tra persone anziane (29 le vittime, 1049 i positivi secondo l'ultimo bollettino ufficiale della Protezione civile- la Repubblica )Certo, non sta a me valutare l’opportunità del provvedimento, non so come si svilupperà la situazione e  non sono una esperta, mi fido delle autorità e ne osservo scrupolosamente le indicazioni (Oms: il livello di minaccia mondiale del virus ora è molto alto). Quando ci si sente minacciati da un nemico invisibile lo si vede ovunque; niente di nuovo sotto il sole, mi verrebbe da dire.
PFAS: 350.000 persone contaminate in Veneto, una emergenza sanitaria denunciata dall’ISDE da anni, di proporzioni immani in codesta Regione; studi scientifici indipendenti che sottolineano i rischi enormi per la salute, soprattutto per le nuove generazioni  da valutarsi tra decenni. Misure precauzionali quasi inesistenti: sicurezza alimentare non adottata, bonifica sito contaminato non attuata, popolazione non allertata. Il principio di precauzione totalmente ignorato. 

                dal libro "NON TORNERANNO I PRATI" di Alberto Peruffo 


‘CATTIVE ACQUE’:  film dal 20 febbraio 2020  nelle sale italiane, ispirato a fatti  realmente accaduti in America in una località del West Virginia contaminata dai Pfas scaricati per anni  da un'azienda chimica americana, la DuPont.
Sala semivuota ad Arzignano, il mio comune, che in quanto a Pfas ne ha da vendere, nel rubinetto, nella produzione industriale, nel sangue dei cittadini; non colpisce la storia raccontata, evidentemente.
Avrei immaginato la fila per vederlo e rimango sconvolta per quello che considero il risultato di una campagna di mitigazione del problema fino ad arrivare al quasi negazionismo delle cause e degli effetti.

Ha senso quello che sto facendo con altri migliaia di attivisti?  
Chi siamo, cosa facciamo, perché continuiamo a entrare nelle scuole? Che bilancio a metà anno scolastico?


Siamo il Movimento No Pfas un insieme di gruppi, comitati, associazioni, cittadini, ricco, al suo interno, di specificità e procedure diverse, competenze multiple, integrate fra loro nella lotta comune contro l’inquinamento da Pfas e i suoi effetti. 

“Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci.”                            Sono le parole di Mahatma Gandhi, le orme del nostro cammino di cittadini attivi del movimento No Pfas Veneto in questi anni, la nostra speranza per quello che deve ancora accadere, vincere la battaglia civile, sociale e giudiziaria contro gli inquinatori della nostra acqua e chi li ha protetti sotto il manto istituzionale.
Sono le parole che ci sorreggono nel nostro bisogno di restituire la politica ai cittadini, battendoci in difesa del diritto alla salute che ci viene negato.
Passo dopo passo, giorno dopo giorno, ci stiamo impegnando conquistando nuovi spazi, consapevoli che si tratta di una tragedia collettiva e collettivamente ne dobbiamo uscire. Insieme. 

Abbiamo combattuto e combattiamo contro un nemico subdolo perché invisibile, nascostoci per anni e anni.

All’inizio nessuno ci considerava.
Abbiamo percorso un sentiero impervio superando irrisioni, ostacoli, difficoltà, diffidenze, diffide, minacce pur di arrivare alla nostra meta: rompere gli schemi dell’immobilismo, del silenzio assordante, della rassicurazione dei Partiti, delle Istituzioni, degli Enti preposti a salvaguardare la nostra salute.


Stiamo battendo tutte le strade possibili per informare la cittadinanza sui danni che causano tali sostanze chimiche perfluoroalchiliche, interferenti endocrini, sostanze POP (persistenti) e soggette al bioaccumulo, per le cui caratteristiche i più esposti risultano essere i giovani.
Non accettiamo le assicurazioni, le minimizzazioni delle Autorità competenti
 Siamo contaminati, centinaia di migliaia di persone.

Informare. Ecco allora una pista nuova per noi: la scuola.                                              Un PERCORSO  educativo specifico per i ragazzi, i giovani.


I ragazzi entrano in contatto con le grandi questioni del tempo, prendendo lo spunto dalla tematica affrontata relativa ai Pfas. Questioni che è responsabilità di tutti affrontare perché “condividiamo tutti lo stesso pianeta e non abbiamo qualche altro posto dove andare, quindi i nostri destini sono molto più interconnessi di quanto saremmo disposti ad ammettere” (Zygmunt Bauman, Homo consumens, p. 14).

Lo ricordavo a novembre 2019 in un incontro tenuto con i ragazzi del Fridays For Future di Padova; lo ribadivo una decina di giorni fa alla assemblea pubblica organizzata dai FFF di Vicenza per costruire insieme un percorso verso la Marcia per il clima da tenersi a Venezia in aprile. Lo ripeterò a un giovane gruppo scout, n un quartiere di Vicenza.

Siamo nelle scuole, come gruppo educativo zero PFAS, espressione diretta del Movimento NO PFAS del Veneto. Sono ben dodici sigle, a rappresentare i comitati, le  associazioni, i gruppi ambientalisti, all'interno del nostro progetto educativo unitario;  ci affiancano esperti del territori, tecnici, medici Isde, avvocati, educatori, gruppi equo solidali e Pfas land, organo di informazione on line.

Pfas, ancora pfas: una storia di ordinaria follia che non ci stanchiamo di raccontare…


Il titolo del nostro progetto parla chiaro: “PFAS in Veneto. Salute a rischio. Conoscere per capire ed agire"

Entriamo negli istituti scolastici del Veneto che ci chiamano perché gli studenti sono tutti nostri figli, i più colpiti dagli effetti disastrosi dei Pfas. Nove istituti, tra Vicenza e Padova nell’anno scolastico 2018 2019 e 1500 studenti incontrati; già sei scuole, secondarie di secondo grado in questo prima metà dell’anno scolastico 2019/ 2020, tra Vicenza, Padova, Verona approdando a Venezia, dialogando con studenti dai 14 ai 19 anni. con corsi strutturati, assemblee studentesche, serate informative per adulti ,  cineforum .   

Li educhiamo a riconoscere cause ed effetti provocati dalla contaminazione e a reagire con cognizione di causa individualmente e collettivamente.
Il nostro allarme scientifico si trasforma in un inno alla vita quando ci confrontiamo con loro, attraverso l’elaborazione di un nuovo pensiero in cui si riflette la necessità di un cambio di paradigma culturale, cioè il rifiuto di una società mercantilistica, priva di valori, responsabile del degrado totale del Pianeta.

I ragazzi prendono coscienza della gravità della situazione in cui sono coinvolti e si stupiscono del ritardo con cui vengono informati.
Non sanno che la nostra voce, autonoma, apartitica, libera, è scomoda per i messaggi, i documenti, le testimonianze che portiamo e che penetrare nelle scuole non è giusto una passeggiata. 



Niente ci ferma.  
Non le circolari, dall’alto pervenute alla scuole del padovano ricordando ai dirigenti, che in nome della neutralità, scientificità e competenza i temi delicati quali quelli relativi ai pfas andrebbero meglio affrontati con le istituzioni che se ne occupano
Non le diffidenze di vari dirigenti scolastici e docenti che non vogliono ‘correre rischi' con la nostra presenza o di chi all’interno della stessa scuola ci vorrebbe imporre ‘versioni soft'.   


 Le voci che portiamo agli studenti sono tante.
Sono le voci degli esperti, delle mamme di ragazzi contaminati che parlano attraverso il nostro progetto, quelle di gruppi di cittadini virtuosi e attivi, dei comitati e associazioni che difendono il loro territorio.  
Sono le voci degli stessi ragazzi, troppo ancora ignari di quanto avviene nella loro terra e nel loro corpo, indignati per essere stati quasi totalmente esclusi dalle informazioni di quanto accade.
Sono le voci delle scuole che ci chiamano, dei dirigenti scolastici che ci ringraziano alla fine del percorso, dei docenti che chiedono chiarimenti e approfondimenti



Tante voci che si identificano in una unica, corale, la voce del movimento No PFAS del Veneto che ha prevalso e prevale sui tentativi autoritari di tacitare le coscienze, di censurare le evidenze dei fatti che, anche senza il nostro impegno, urlano da sé. 
                                    
                           


Noi resistiamo, resisteremo; non ci fermiamo, non ci fermeremo, per i nostri figli.

Donata Albiero 
  









venerdì 14 febbraio 2020

POVERA SCUOLA PUBBLICA SE PASSASSE LA SECESSIONE DEI RICCHI

AUTONOMIA DIFFERENZIATA SIMBOLO DI UN PAESE ALLO SFASCIO  
Così si passa da ‘prima gli italiani’ a ‘prima alcuni italiani’ 
Mai interrogativo è più azzeccato di quello riportato dalla associazione Roars 
nell’affrontare la questione della Autonomia differenziata: Insegnanti o maggiordomi? La scuola della secessione dei ricchi e il miraggio degli schei” 

Avevo già fatto il punto della situazione l’anno scorso con un post significativo in cui esprimevo la mia preoccupazione. Non per niente lo intitolavo “Tradita la scuola pubblica. Prove di smantellamento attraverso la regionalizzazione”  

Avevo, ancora prima, denunciato l’iniziativa della Regione Veneta di considerare il dialetto, lingua da insegnare nelle scuole venete dichiarando ciò che considerava priorità: l'indipendenza e l'autonomia, il dialetto nella scuola.     
Espedienti di bassa politicali avevo chiamati io, che minavano le fondamenta della scuola pubblica. 

A siffatte personali annotazioni rimando per spiegare le ragioni del mio No alla autonomia differenziata. 

Qui accentuo solo alcuni aspetti ignorati dai cittadini e persino dagli addetti ai lavori.


La propaganda che filtra attraverso la rete, i social e le testate locali punta l’accento su vantaggi economici per i territori più efficienti, dimenticando non solo di dire chi pagherà il conto ma anche di spiegare cosa accadrà in concreto alla scuola e ai suoi lavoratori. In questa trappola (miraggio di più soldi) ci sono cascati anche molti docenti del Veneto che io conosco personalmente e, con meraviglia, numerosi   docenti meridionali stabilizzatosi qui.  

La cosiddetta regionalizzazione dell’istruzione è parte di quel progetto di “smontaggio” dello Stato ben più ampio (dalla sanità alle infrastrutture, dai beni culturali all’ambiente, etc).

Il progetto merita la massima attenzione di tutti i cittadini perché  è di una gravità senza precedenti: in un colpo solo vengono annullati i principi di uguaglianza e solidarietà della Costituzione repubblicana, fondamenta della nostra democrazia; il contratto collettivo nazionale, con l’obbligo di garanzie di diritti e doveri per tutte/i, in nome della dignità del lavoro; i diritti universali (salute, istruzione) esigibili ugualmente, indipendentemente da dove si vive; il nostro stesso assetto istituzionale.

 
Si afferma invece una cittadinanza basata sulla residenza: sarà del tutto normale che un sardo o un calabrese valga meno di un emiliano o un veneto, e che ovunque un ricco valga più di un povero; le diseguaglianze, invece che essere superate, saranno legittimate. Si liquida tutto ciò che è “pubblico”, finalizzato cioè all’interesse di tutti/e: istruzione, sanità, ambiente, infrastrutture, sicurezza sul lavoro, principi e diritti sociali previsti nella I^ parte della Costituzione che di fatto vengono annullati. Come l’unità della Repubblica in quanto garanzia di identica possibilità di accesso a quei diritti e alla rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona: tutto scalzato dal famelico egoismo di chi pensa che una maggiore ricchezza (Veneto, Lombardia, Emilia) debba essere ricompensata con maggiori diritti.

Dal “prima gli italiani” si passerà al prima gli emiliani, i lombardi, i veneti e così via, dal momento che solo due regioni non hanno ancora avviato le procedure per rivendicare la rapace richiesta. Un sistema di tante piccole signorie: ogni Regione fa da sé, con i propri fondi, trattenendo la maggior parte del proprio gettito fiscale.

Non c’è dubbio. L’autonomia differenziata è emblematica del declino dell’Italia. C’è un paese che, come nazione, sta andando allo sfascio. Ognun per sé, in barba al principio di solidarietà.  
E’ il progetto politico di chi vuole sfasciare l’unità nazionale
Avremmo 20 sistemi scolastici diversi, 20 politiche ambientali diverse, e così via.

 “Stanno cambiando il volto dell'Italia e lo stanno facendo nel silenzio generale”. L'autore del libro “Verso la secessione dei ricchi?” Gianfranco Viesti, docente di Economia all’Università di Bari, è tra i più combattivi nel denunciare le nefaste conseguenze, se fosse varata, della riforma sull'autonomia regionale differenziata.

 Siamo sull’orlo del precipizio.

Non distraiamoci e premiamo su tutti i Politici affinché lo sciagurato progetto venga ritirato.





Donata Albiero        14 febbraio 2020                         
    






domenica 26 gennaio 2020

ENI A SCUOLA PER FORMARE DOCENTI IN EDUCAZIONE AMBIENTALE ?



 UNA PROPOSTA INQUINANTE.


 La legge n.92 del 20 agosto 2019 prevede che l’anno scolastico 2020/2021
inserisca “l’insegnamento dell’educazione civica, comprensivo dell’educazione
ambientale, nelle scuole di ogni ordine e grado in Italia“.
Una decisione importante e significativa per il nostro paese che introduce la
sostenibilità come materia disciplinare,
 “ NON E’ UNA BUONA SCUOLA SENZA L’EDUCAZIONE AMBIENTALE
è stato sempre il mio principio ispiratore quale educatrice, così come la
convinzione che  la educazione civico-ambientale debba insegnare a prendersi
cura del nostro territorio, del nostro mondo, per renderlo  più equo per le
future generazioni ( APPRENDERE TRA SCUOLA E TERRITORIO IL
CAMBIAMENTO CLIMATICO)
E’ altrettanto vero che conoscendo molto, molto bene il mondo della scuola,
quando c’è stata la legge 92/2019 mi sono chiesta se non fosse l ‘ ennesimo
specchietto per allodole.  
Ad ogni modo, volendo accogliere l’aspetto positivo delle parole scritte nella
legge citata, ora si passa ogni limite di decenza coinvolgendo nell’azione
formativa dei docenti un’azienda “DISCUTIBILE”.

E’, però, un déjà vu
 Mi ritorna alla mente l’anno 2015 Expo Milano: una vetrina dello spreco e
corruzione.  
Il tema assegnato era “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”.  
Invitate le grandi multinazionali Coca-Cola, McDonald’s, Nestlé, Eni, Enel,
Pioneer-Dupont, Selex-Es, e altre aziende sponsor dei padiglioni nazionali,
anche se rappresentavano alcune delle aziende responsabili dell’inquinamento
di terre e mari, di deforestazioni, di nocività e morti sul lavoro, di
allevamenti come campi di concentramento, di armi da guerra e di nuove
tecnologie di controllo utilizzate sia in ambito militare che civile, non certo
modelli da imitare.
Biglietti gratis… per scolaresche e docenti che vi entravano a frotte.


Adesso una altra multinazionale, l’ ENI.



Sul tavolo degli imputati un protocollo firmato dalla multinazionale dell’energia
ENI e dall’ Associazione Nazionale Presidi (Anp): “Dal 21 gennaio Anp ed Eni
organizzano in tutta Italia seminari su tematiche ambientali per affiancare le
scuole e formare i docenti” su CAMBIAMENTI CLIMATICI, L'EFFICIENZA
ENERGETICA, RIFIUTI E BONIFICHE AMBIENTALI.
Un insulto all’ intelligenza, un paradosso, una proposta indecente, che a insegnare
sostenibilità” a scuola sia una delle aziende che inquinano di più, accusata di
enormi disastri ambientali.
 Sarebbe come assegnare la cattedra di matematica a un docente che non sa
contare fino a 10!
Sarebbe come chiamare una volpe a promuovere il rispetto...delle galline!”

Una proposta inquinante, perché per chi non lo sapesse, ENI E' parte responsabile
del modello energetico ed economico che ha portato ai livelli di estrema criticità
denunciati ultimamente dalla "generazione Greta".



L’azienda che figura al 30° posto nella classifica dei maggiori emettitori di CO2
ed è responsabile di devastazione dei territori in Italia e nel mondo dovrebbe
insegnare la sostenibilità? 
 Dopo aver messo le mani sulle fonti fossili, sugli ecosistemi, sugli habitat marini
e terrestri, sulla flora e sulla fauna, e spesso anche sugli interessi politici, non si
può consentire che ENI si impossessi anche delle reti del sapere e della
conoscenza per propagandare un modello di sviluppo
 Appoggio, perciò, tutte le voci che si levano contro e denunciano tale mostruosa
assurdità:
le insegnanti di Teachers For Future Italia, collettivo facente parte del
movimento Fridays for Future, che raggruppa insegnanti di ogni ordine e grado
particolarmente sensibili ai temi ambientali;

 le varie associazioni ambientaliste, Greenpeace, Kyoto Club e Legambiente, che hanno a loro volta evidenziato il paradosso di una azienda privata , l’Eni, che fa profitti sfruttando i fossili, tutt’ altro che estranea all’ inquinamento ambientale;
Italian Climate Network, associazione da anni impegnata in percorsi di
educazione con i ragazzi
 L’’Eni sia rimpiazzata al più presto da esperti super partes,  non mancanti di
certo dato l’alto numero di associazioni e organizzazioni non governative che
portano avanti, già da anni, programmi di educazione ambientale.

  Aspetto infine la diffida contro ENI firmata da Michele Carducci (professore
Ordinario di Diritto Costituzionale Comparato - Unisalento) insieme agli avvocati
della rete legale “legalità per il clima”

Ho letto le motivazioni e le condivido tutte


Non sono suddita ma cittadina: firmerò la diffida entro l’1 febbraio  e la
pubblicizzo

Donata Albiero 

sabato 28 dicembre 2019

FERMARE L'ODIO LE GUERRE LA FAME NEL MONDO. IL NOSTRO FUTURO RIPARTE DA QUI

 L'IMPEGNO DI TUTTI PER INVERTIRE LA ROTTA



Lo so, da diversi anni, a dicembre, nel fare il bilancio dell’anno passato e nell’augurare un nuovo anno, migliore del precedente, senza essere retorica, ricordo a me stessa che vivo in una società abbruttita, senza speranza e senza dignità ma che tale consapevolezza non mi esime dal reagire per migliorare la situazione.

Il mio primo pensiero è per i bambini, quelli che sono nati, sfortunatamente, in paesi sbagliati.
Tutto ciò che mi scorre intorno si ripete incalzante, senza soluzione di continuità: guerre, orrori, paura, disperazione, violenza, sfruttamento per milioni di bambini.
Il mio secondo pensiero è sull’umanità… ‘uccisa’.
L’ indifferenza impera e strozza l’intelligenza; aumenta la disuguaglianza, deteriorano le condizioni di vita della maggior parte della gente, la corruzione dilaga, il razzismo imperversa, la distruzione ambientale è sempre più grave.

Il terzo è su me stessa, chi sono io e che faccio.                                                                
Mi ritrovo così, come cittadina attiva, agli sgoccioli di questo anno 2019, dopo aver effettuato l'ultimo incontro a scuola per il progetto Pfas, chiuso il bilancio della associazione locale cui sono iscritta, CiLLSA, seguito con passione le manifestazioni dei FFF (Fridays For Future) che si battono per garantire il proprio domani, guardato con curiosità le ‘sardine’ scese nelle piazze contro ogni forma di razzismo e di paura, a fare un bilancio consuntivo dell’anno trascorso. 
 Mi sento in parte svuotata: l’adrenalina è calata, la stanchezza si fa sentire, non ci sono più sveglie da caricare e strade da macinare.
Ne è valsa la pena di darmi tanto da fare? Valeva la pena? Non era, non è meglio godermi la vita privata fino a che la salute me lo permette? Che senso ha l’impegno sociale se la gente si gira dall’altra parte?       
                        
 Dovunque mi giri, vedo situazioni drammatiche.  
 A livello mondiale, l’ultimo report dell’Unicef non lascia spazio a “riflessioni” o a interpretazioni di comodo. Sessanta milioni di bambini rischiano quotidianamente le loro vite in Paesi in stato di guerra o colpiti da calamità naturali. Stiamo parlando delle emergenze. 
Come si fa a rimanere indifferente?  
 Il cambiamento climatico sta provocando impatti sempre più distruttivi e irreversibili sulla Terra. Avanza il negazionismo climatico mentre fallisce la conferenza sul cambiamento climatico organizzata dall’ONU, la cosiddetta COP25, a Madrid.
Si può’ rimanere indifferenti?














A livello locale, nel territorio dove vivo, dove abito, respiro la vergognosa abitudine di una politica fatta di scontri, derisioni e ingiustizie, una terra martoriata, inquinata, distrutta ma quel che più amareggia è l’indifferenza, il qualunquismo della gente che pur subisce quotidianamente l’oltraggio, l’offesa di istituzioni incapaci di far fronte al ‘male’ con misure adeguate, incapaci di riconoscere l’oggettiva inadeguatezza rispetto ai compiti che i tempi richiedono.
Intanto a farne la spesa è la nostra salute: aria malsana, acqua avvelenata, suolo contaminato.
Come si fa a rimanere indifferente?  

Rimugino su quello che ai ragazzi nelle scuole, dovrò ricordare ‘raccontando di beni comuni calpestati per il dio denaro, di salute da proteggere, di legalità da attivare.  Non possiamo rimanere indifferenti.
Prendo in considerazione l’ondata fresca dei Fridays For Future, giovani, studenti che manifestano per il Futuro con il loro slogan System change not climate change". Questo pezzo di “generazione” senza etichette sa che contrastare i cambiamenti climatici è una battaglia civile per il “diritto alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua, ai servizi igienici, a un ambiente sano, a un adeguato tenore di vita, all’alloggio, alla proprietà, all’autodeterminazione, allo sviluppo e alla cultura. 
Per chi nasce oggi, non domani.

 Fantastico e vagheggio sul nuovo movimento delle sardine di oggi. Nonostante le varie polemiche e i vari distinguo è stata una gran bella sorpresa. Vedremo come andrà a finire. Certo è che, a chi predica l’individualismo e si chiude in casa per difendersi dalle minacce esterne, hanno risposto con la ripresa delle piazze come luoghi dell’incontro collettivo. A chi semina odio per raccogliere rancore elettorale, hanno opposto la forza dell’ironia.  E a chi pensa che la società si sostanzi nella perenne competizione dei forti contro i deboli, hanno risposto con il mare aperto come luogo della cooperazione.  


Mi rendo conto che la ‘Legalità’, parola per lo più misconosciuta ai politici che ci governano, abbia acquistato forza con Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro mentre nel contempo, valuto il silenzio di giornali e politica sugli arresti in Calabria, purtroppo il silenzio di un’Italia che tace davanti al malaffare.
Non posso stare in silenzio, io sto con Gratteri e con me migliaia di cittadini onesti.
Uno, due, dieci, cento, mille Nicola Gratteri e l'Italia sarà più libera.

 Rifletto sulla nascita a novembre 2019 del Forum Veneto Ambiente Salute Solidarietà, una rete non violenta che intende raccogliere e unire le varie iniziative ecologiste già presenti sul territorio.
Un compito immane, una sfida generosa che deve individuare progetti e lotte prioritarie; sostenere le iniziative/lotte esemplari unendo tutti i soggetti concordi sugli obiettivi individuati, senza discriminazioni di alcun tipo.
Si tratta di un cambio di paradigma culturale.
Insieme, dobbiamo lavorare per la realizzazione di una alternativa politica, culturale, sociale, economica, dal basso, di rottura e costruzione.
Movimenti sociali, associazioni, comitati, collettivi, singole personalità, dobbiamo liberare progressivamente territori ed istituzioni dalle occupazioni di un sistema profondamente corrotto, per la difesa dei beni comuni e contando sulla partecipazione attiva dei cittadini.  
Come non dare il mio contributo?
Io devo partecipare.

 E penso, alla quotidianità del mio agire, in un comune contaminato nell’acqua, nell’aria, nel suolo, ma che vantala spusa dei schei (la puzza dei soldi).
Sono sei anni che mi do da fare nella associazione ambientalista locale, CiLLSA, per ricordare che non ci può’ essere alcun ricatto tra Lavoro e Salute ma mi pare di essere una marziana.
Certamente, da sola posso fare ben poco se i cittadini fingono di non vedere.
Ma so che “piccoli turbamenti possono portare a grandi cambiamenti”.    
Devo andare avanti.
Non mi posso ritirare proprio ora.
 Confido, ancora, come feci l’anno scorso, nel nuovo anno, con l'amore nel cuore.
“Senza amore si può sopravvivere; con l'amore, invece, si lotta e si vive”.
Ogni cosa a suo tempo: questo è il tempo giusto per ripartire.
 Buon 2020! 
 Donata Albiero