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sabato 3 luglio 2021

PFAS ED EDUCAZIONE CIVICA A SCUOLA

 RESOCONTO DI UN ANNO SCOLASTICO IN PIENA EMERGENZA COVID 


La prima politica è l'educazione civica, la cittadinanza attiva, il “sentirsi parte dell’incipit di un processo sociale, di un progetto collettivo”.

È la politica vera (nulla da spartire con i partiti) che riprende la dignità della sua origine, il suo desiderio: consegnare un mondo migliore. A partire dalla scuola.

È il desiderio che anima noi del gruppo educativo Zero Pfas impegnati nelle scuole del Veneto.

Quando entriamo negli istituti scolastici, per affrontare la drammatica questione dell’inquinamento da Pfas (ma potrebbe essere qualsiasi altra tematica riguardante il Territorio e il Pianeta in cui viviamo) sappiamo che il nostro compito è quello di innescare negli studenti un processo di autocoscienza e di consapevolezza, necessario alla crescita dell’autonomia intellettuale. 

Solo quest’ultima dà loro strumenti critici per confrontarsi con una concezione di vita distruttiva per l’uomo e per l’ambiente, oggi dominante, subordinata al solo Profitto e al Mercato, espressa dal cosiddetto Pensiero unico.

Un ambiente insalubre, oltraggiato, desertificato e depredato difficilmente consente lo sviluppo dell’uomo; al contrario, compromette la stessa sopravvivenza della specie umana, basata su presupposti ambientali che sempre più vengono meno.         

Cemento e consumo del suolo avanzano, colline e montagne urlano ferite laceranti mentre polveri sottili, invisibili come fantasmi, imprevedibili e impalpabili si espandono nell’aria.

 I fiumi sono invasi da colori plumbei e odori nauseabondi, il mare è inquinato dal petrolio e dalla plastica, il suolo marcisce nei fanghi e nei pesticidi, l’acqua dai rubinetti diffonde il veleno pfas.

In un quadro così sconfortante, le pratiche di cittadinanza attiva, che proponiamo, diventano l’antidoto necessario

Il desiderio di reagire allo scempio si manifesta in una nuova volontà di agire. L’importante è partire, fare “il primo passo”, per riportare i comportamenti umani su un piano di compatibilità con la bellezza della natura che l’uomo sta distruggendo.

Si tratta di mettere in gioco se stessi, come nella canzone “Cento passi”, rendersi conto che bisogna percorrerli tutti questi passi, uno alla volta, consapevoli che da soli non si va da nessuna parte. 

Di qui il nostro percorso collettivo, partendo dalla scuola, per difendere il diritto primario alla salute.


Qui sotto, il link con i risultati ottenuti che ci riempiono di... speranza  

 “LA SALUTE NELLA TERRA DEI PFAS. Nuove pratiche di cittadinanza attiva”, è il RESOCONTO di un anno di scuola IN PIENA EMERGENZA COVID (a.s.  2020 21)

  [https://bit.ly/2U4wPl7]

  Donata Albiero

 

                                                                                      

                                                                                                                  

 

 

lunedì 24 maggio 2021

CURRICOLO CLASSISTA DELLO STUDENTE E CONTRORIFORMA SCOLASTICA

 SCUOLA per ricchi 



Continua la controriforma scolastica. 


Ecco a voi il curricolo dello STUDENTE, l’ennesimo lascito della Buona Scuola renziana, la legge 107/2015 da me sempre combattuta. 

 E qui occorre aprire una parentesi su questa legge: dall’alternanza scuola-lavoro alla chiamata diretta del dirigente, dall’organico di potenziamento al bonus del merito per i docenti, tutto l’impianto della Buona scuola si è rivelato in questi anni clamorosamente sbagliato e fallimentare, classista e farraginoso. Anche il curriculum dello studente non fa eccezione: si tratta di “un mostro da un punto di vista pedagogico e normativo, come al solito mascherato da innovazione” (Internazionale.it). 


Ritornando alla questione nostra, è il curricolo un documento che dovrà essere compilato attraverso una piattaforma digitale, prima dell’esame conclusivo delle scuole superiori. La commissione dovrà tenerne conto nella valutazione; poi il documento verrà allegato al diploma. Avviene in un anno a dir poco complicato per la scuola, con un continuo alternarsi di didattica in presenza e di didattica a distanza: un vero percorso ad ostacoli, anche senza questa novità, introdotta a soli due mesi di distanza dagli esami finali. 


 Trattasi di una iniziativa che trasforma la scuola in promotrice di una rincorsa ad accaparrarsi titoli su titoli, certificazioni su certificazioni. Un odioso snaturamento classista dell’Istruzione pubblica, tutto a vantaggio di studenti e studentesse che hanno alle spalle famiglie con possibilità economiche, insomma una certificazione della disuguaglianza.


Ha ragione il filosofo Cacciari quando commenta: “Apprezzo che almeno non sia uno strumento ipocrita”; registrerà in modo formale “se c’è una famiglia che può far studiare i figli all’estero, con corsi a destra e manca”.

Ha ragione a lanciare l ‘allarme anche la Corte Costituzionale: “Rischia di favorire i più ricchi”



Considero, dunque anch'io, il Curriculum dello Studente, per come è impostato, la ‘negazione’ del principio di uguaglianza delle opportunità che dovrebbe essere motivo ispiratore dell’istituzione scolastica nel quadro dei valori della Costituzione Italiana.

Tale principio è stato anche il caposaldo della scuola pubblica A. Giuriolo di Arzignano che ho guidato negli ultimi dieci anni della mia carriera professionale.


 A partire da ora, vi saranno studenti che avranno la possibilità, in primo luogo economica, di seguire corsi privati di lingue, di musica, di informatica o altro e studenti che, per svantaggio economico, non potranno farlo. “La scuola rischia di diventare promotrice di una rincorsa da parte di studenti e famiglie ad accaparrarsi titoli su titoli, certificazioni su certificazioni, pur di arricchire il carnet finale che li vedrà “vincitori” di una corsa che altri non potranno neppure iniziare” (Manifesto)  


E se, come è vero che “non c’è ingiustizia più grande di fare parti uguali tra disuguali”, il rischio è quello di una scuola che tende ad accentuare le distanze tra questi disuguali.




Ma quel che è più grave, e mi pare che non siano molti ad averlo capito, Il curriculum è un tassello di un puzzle che si va componendo da diversi anni. Le tessere corrispondono alle voci di un nuovo vocabolario che sta plasmando il sistema educativo
: utilitarismo, competizione, individualizzazione, impresa, competenze. 

Rappresenta l’apice del processo di privatizzazione e aziendalizzazione che continua a colpire la scuola pubblica.


Lo storico dell’arte Tomaso Montanari scrive: “Il curriculum mette tra parentesi il diploma a cui è allegato: perché al mercato non basta il valore legale del titolo di studio, e nemmeno il voto. Il mercato vuole sapere cosa sta comprando. E così il ministero glielo dice: rendendo ben chiaro che la scuola deve servire non a formare cittadini, e prima persone umane, ma a piazzare capitale umano sul mercato del lavoro”.


E’ “l’ennesimo tassello della distorsione che fa della scuola non più un luogo di formazione del sapere critico, ma luogo in cui formare futuri lavoratori da plasmare a seconda delle esigenze del mercato del lavoro nella logica della scuola neoliberista” (Opposizione studentesca d’alternativa). 


 Già il periodo di didattica a distanza ha messo in luce quanto il nostro sistema scolastico sia classista, escludendo dall’istruzione e penalizzando una larga fetta degli studenti appartenenti alle classi popolari, ma il curriculum dello studente rappresenta un’accelerazione anche in questo senso: un altro schiaffo alla scuola pubblica.  


Non si può stare alla finestra e rassegnarsi.  


Anche questo passaggio conferma la necessità di dar vita a una riflessione profondamente critica, nella scuola e nella società, su un indirizzo di politica scolastica che rischia di fare molti danni. 


Donata Albiero                                                        24 maggio 2021 



lunedì 10 maggio 2021

ESSERE PARTIGIANI NELLA DIFESA DELLA PROPRIA TERRA

 

 LA SCUOLA  PER IL CAMBIAMENTO 

IN DAD (didattica a distanza) si conclude il terzo anno consecutivo di interventi nelle scuole, quest’anno con il progetto “La salute nella terra dei Pfas. Nuove pratiche di cittadinanza attiva “

Dopo aver esortato gli studenti ad essere Partigiani della loro Terra, ad innamorarsi di essa, così da averne cura, lottando contro ogni forma di inquinamento, per coltivare il senso di responsabilità l’unico che rende cittadini attivi, abbiamo concluso, riportando le parole di don Luigi Ciotti.

                         

  Il compito del gruppo educativo zero pfas      https://youtu.be/fI3Q7bPRSkg

                              25 maggio 2021 Pfas campo base davanti al Tribunale di VI 

"VI AUGURO DI ESSERE ERETICI

Eresia viene dal greco e vuol dire scelta.

Eretico è la persona che sceglie e, in questo senso è colui che più della verità ama la ricerca della verità.

E allora io ve lo auguro di cuore questo coraggio dell’eresia.

Vi auguro l’eresia dei fatti prima che delle parole, l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi.

Vi auguro l’eresia della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità e dell’impegno.

Oggi è eretico chi mette la propria libertà al servizio degli altri.

Chi impegna la propria libertà per chi ancora libero non è.

Eretico è chi non si accontenta dei saperi di seconda mano, chi studia, chi approfondisce, chi si mette in gioco in quello che fa.

Eretico è chi si ribella al sonno delle coscienze, chi non si rassegna alle ingiustizie.

Chi non pensa che la povertà sia una fatalità.

Eretico è chi non cede alla tentazione del cinismo e dell’indifferenza.

Chi crede che solo nel noi, l’io possa trovare una realizzazione.

Eretico è chi ha il coraggio di avere più coraggio".

 

Donata Albiero


L'intervento  del 25 aprile 2021 




mercoledì 28 aprile 2021

IL GRUPPO EDUCATIVO ZERO PFAS PER LA CITTADINANZA ATTIVA DEGLI STUDENTI

 

    

    (ph  di Federico Bevilacqua)  Davanti al Tribunale di Vicenza  Pfas campo base 25 aprile 2021  

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Ci piace pensare che l’antropologa statunitense Margaret Mead, vissuta nel ‘900, si sarebbe riferita, anche allo spirito positivo, combattivo, impegnato del gruppo educativo Zero Pfas  che opera nelle scuole su delega del Movimento No pfas del Veneto  

Difendere la salute dei nostri giovani è stata la ragione principale per la quale il gruppo educativo ZERO PFAS è sceso in campo nelle Scuole fin dal 2018 , a fronte di un silenzio assordante delle istituzioni e delle minimizzazioni del fenomeno PFAS con cui si mantiene il controllo sociale del Veneto.

Eppure, le evidenze scientifiche sui rischi per la salute provocati dai Pfas diventano ogni giorno sempre più pressanti e impongono che i giovani abbiano degli strumenti culturali (conoscere per capire ed agire) onde poter, con cognizione di causa, affrontare le varie problematiche aperte dalla grande contaminazione.

Il  gruppo (esperti, professionisti del mondo della scuola e della cultura, attivisti) opera nelle scuole per un cambio di PARADIGMA CULTURALE: la salute al primo posto nella scala dei valori, contro la logica del Mercato e del Profitto ad ogni costo. È la coscienza critica dei ragazzi che si ricerca in un dialogo che non conosce censure,  perché solo essa è in grado di contribuire alla costruzione di una nuova società civile,  più attiva e responsabile, capace di incoraggiare quei cambiamenti politici, economici e sociali coerenti con uno sviluppo umano sostenibile.

 Quando ci si  rapporta con gli studenti non si edulcora mai la pillola né si fa leva su premi, concorsi, incentivi attraenti come portano avanti numerosi altri progetti ministeriali, regionali, provinciali, di enti e istituzionali, che contano su finanziamenti pubblici e privati.  

 La  STORIA che si racconta come Movimento No pfas, documentata, si CONTESTUALIZZA nella realtà del Veneto inquinato;  non tralascia di individuare le responsabilità collettive e individuali – le corresponsabilità di Enti e istituzioni, le legittime richieste del popolo inquinato, di cui si auspica  possano divenire partecipi e protagonisti anche gli studenti.

È la storia che vuole rendere le nuove generazioni – il cosiddetto futuro della nostra società – “visibili” e attivi nelle scelte della Politica.

Perciò il punto di partenza degli interventi  è sempre il loro ascolto: se conoscono o meno il problema PFAS, se ne parlano in casa e / o con gli amici, a scuola come lo vivono, se sono preoccupati. 

 Nei tre anni scorsi prima del covid, senza luci e proiettori accesi su di noi da parte dei mass media, il progetto educativo sui Pfas ha coinvolto 4400 studenti in 17 scuole del Veneto e 700 adulti (genitori e docenti) interessati al progetto.

 Il covid, da marzo del 2020 fino alla fine dell’anno ha determinato la chiusura delle scuole costringendo ala sola didattica a distanza. Sono state stravolte le abitudini, sono state limitate le libertà personali e i contagi del virus hanno catturato l’attenzione e le preoccupazioni.

Purtroppo però i PFAS hanno continuato e continuano ad esserci, a propagarsi attraverso l’acqua, il cibo, l’aria e a colpire silenziosamente, agendo con un meccanismo ad orologeria, con effetti nefasti a distanza di decenni dalla contaminazione quando non saranno possibili rimedi se non si interviene ora. 

E' stata la ragione per cui il Gruppo non ha  mollato, adattandosi alla situazione di emergenza e operando con la didattica a distanza ma sempre sempre cercando di attivare un confronto

Da gennaio ad aprile 2021  ha operato in altre cinque scuole  (3 nel vicentino) una nel Padovano, 1 a Venezia: circa 550 studenti dagli 11 ai 19 anni (di cui 180 scuola media), con incontri specifici, per singole o più classi, bandendo le conferenze o le lezioni cattedratiche, cercando l’interazione, consegnando  documenti, approfondimenti, schede.                                                                                                                                                             

Insomma, decisamente è stato ed è  un progetto culturale che si proietta nell’azione; in esso sono gli studenti che non delegando ad altri quello che essi stessi dovrebbero e\o potrebbero fare, sperimentano nuove pratiche di cittadinanza attiva per coinvolgere i loro compagni della scuola, la comunità esterna nella comune battaglia contro  i Pfas, avendo  degli strumenti concreti che sono gli anticorpi culturali con cui  possono far fronte alla stoltezza di chi tuttora li espone al rischio di gravi malattie.

      Donata Albiero, coordinatrice gruppo Educativo Zero Pfas    

 


LINK            https://youtu.be/fI3Q7bPRSkg





venerdì 26 marzo 2021

STUDENTI NON PIU’ SACRIFICABILI. APRIAMO LE SCUOLE .

  La Scuola è sacra e inviolabile





 Bambini e adolescenti hanno bisogno di scuola. Hanno bisogno di costruire una propria identità, di formarsi delle opinioni derivanti da un corretto processo di raccolta e comprensione delle informazioni. Hanno bisogno di incontrarsi e confrontarsi, guidati da adulti in grado di aiutarli a crescere culturalmente, in condizioni di benessere psicofisico.


Un anno è passato da quando è avvenuta la chiusura delle scuole, nel marzo 2020, causando profonde ferite nei confronti di più generazioni. I bambini, i ragazzi, sono ormai stanchi, stressati, demotivati, frustrati, come emerge dalle moltissime testimonianze e proteste che pervengono sull’intero territorio nazionale.

Non è più giustificabile la continua adozione di misure proprie di uno stato di emergenza, senza che si sia provveduto, nel frattempo, a porre in essere politiche di miglioramento dei trasporti, di sanificazione dei locali con appositi impianti di areazione, di una migliore organizzazione della logistica, con la previsione di classi meno numerose, ecc.

 Spiace dirlo ma c’è l'assoluta mancanza di visione di uno Stato che pensa ai minori. Quest’ ultimo lockdown è stato ed è tuttora devastante. Chiudere nidi e materna è stato come ha scritto qualcuno “un atto feroce e inutile, intanto perché non esiste alcuna DAD per chi va al nido o alla scuola d’infanzia. La dad esiste al massimo per le primarie in su, e anche qui è uno strumento spuntato e dannoso, visto che difficilmente si potrà imparare a leggere e a scrivere con la maestra su uno schermo on line”.



 È l’ennesimo atto contro le donne lavoratrici, madri che dovrebbero sempre avere il dono dell’ubiquità. I rimedi offerti sono una presa in giro. Non è così facile lavorare a casa e accudire i figli (per chi può). Non è nemmeno facile avere pronta una baby sitter ‘sicura’ e disponibile (100 euro a settimana?) se la madre lavoratrice non può addirittura nemmeno permettersi il lusso di lavorare stando a casa e\o di usufruire di permessi speciali. 

Si fa, allora, per lo più (e per chi ce li ha)  ricorso ai nonni anche se non vaccinati, e d’altronde che altro si potrebbe fare?

        Nonno in DAD... 

Ma che importa alla Politica? La sicurezza prima di tutto: scuole chiuse per il bene dei minori ma fabbriche e supermercati sempre aperti per il bene degli adulti.

Che ipocrisia!

La DAD panacea di tutti mali?   

 Nella mia lunga carriera all’interno della scuola, studi scientifici alla mano, ho passato anni a garantire corsi di formazione/aggiornamento per genitori e personale docente, onde non si introducesse precocemente la tecnologia nella vita dei bambini, onde la Tv, il cellulare non sacrificassero le relazioni e le interazioni bambini -genitori, bambini -bambini, onde si privilegiassero, almeno nella scuola d’infanzia e primaria, esperienze di vita senza tecnologia.

  Adesso si cambia: la DAD fa tutto e di più.

 Siamo sinceri. Continuare a chiudere le scuole è quasi certamente una misura inutile. Lo sostiene a gran voce, assieme ad altri studiosi, Sara Gandini, docente di epidemiologia e biostatistica. È una misura inutile, in quanto irrilevante, perché non incide significativamente nel contenere la diffusione del contagio.

Se la scuola è possibile luogo di contagio …lo è al pari di altri esercizi, oserei dire, molto molto meno di altri, con i rigidi protocolli che ci sono all’interno. Se ci sono dei contagi a scuola, si gestiscono, come si è fatto fino ad ora, si fanno le quarantene necessarie, e basta.

 


Non possiamo più considerare gli studenti SACRIFICABILI. La scuola va considerata un bene essenziale.

Chiudere le scuole è la solita scelta facile e di comodo.

Con la Dad infatti “i docenti non perdono il lavoro, e gli studenti non perdono il programma. In apparenza  va tutto bene”, in sostanza non va affatto bene.

Lo ripeto: se si devono fare altri lockdown, che si facciano! Ma che pesino sugli adulti, non più sui ragazzi, tantomeno sui bambini.

Scrive Elisabetta Ambrosi Prima di rimandare a casa neonati che avevano appena iniziato a socializzare e a interagire con i nuovi compagni, prima di mandare a casa bambini di tre anni che forse si erano da poco aperti emotivamente ai nuovi compagni, avevano appena cominciato a parlare meglio, a interagire, prima di mandare a casa un bambino di sei che stava imparando a leggere ci si sarebbe dovuto pensare mille volte. Invece, ironia della sorte, nemmeno ci viene data una data per la riapertura, mentre la decisione della zona rossa arriva a due giorni dal suo inizio, come se uno potesse riorganizzare la propria vita in un weekend. Sulle chat e nei gruppi di madri c’è incredulità, amarezza, disperazione...?”

 “C’è , come ben spiega Daniele Novara, della crudeltà, chiamiamola col suo nome. Un accanimento sui bambini che non ha precedenti storici".

 Perciò appoggio lo sciopero DAD del 26 marzo 2021 per chiedere la riapertura in presenza, in sicurezza e in continuità di tutti gli istituti scolastici, dal nido all’università, senza ulteriori rinvii.



 Donata Albiero 26 marzo 2021


Approfondimenti

https://comune-info.net/il-covid-i-bambini-e-il-pifferaio-magico/?fbclid



sabato 6 marzo 2021

ALLA SCUOLA ITALIANA MANCA LA PEDAGOGIA

 La pedagogia permette di formulare una progettazione per costruire modelli di intervento didattici e educativi.


Questo è il nostro compito nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino. (Maria Montessori)

  Rifletto sulla scuola italiana soprattutto ora che me ne sono andata dopo un lungo percorso professionale, insegnante prima, dirigente dopo.  Mi sono laureata in Pedagogia (indirizzo psicologico), la scienza che studia l’educazione e la formazione dell’uomo.

 Tale impostazione teorica, arricchitasi nel corso di decenni di pratiche educative (L’educazione è il territorio di messa in pratica dell’esperienza umana), didattiche e metodologiche, di aggiornamento sul campo, mi ha aiutata molto sia nell’ inquadramento e progressione carriera (concorsi, abilitazioni, ruoli ) sia nella  gestione diretta della  scuola per oltre un trentennio, soprattutto quando nella comunità scolastica ho dovuto, quotidianamente, interagire e confrontarmi con docenti curricolari in discipline di cui non avevo alcuna specifica competenza.

 Mi erano di aiuto una chiara visione della scuola, dovuta alla impostazione degli studi universitari e a seminari di approfondimento post laurea su didattica e metodologie di apprendimento. La scuola per me è stata sempre il luogo dell’I CARE, il luogo dell’imparare, della creatività, della gioia, della crescita, del dialogo, dell’incontro e dell’ascolto autentico.

Tra i pedagogisti mei maestri Maria Montessori (Metodo educativo), Giuseppina Pizzigoni (metodo sperimentale), Célestin Freinet (Pedagogia popolare) Mario Lodi (Metodologie educative), Alberto Manzi (Non è mai troppo tardi), Gianni Rodari (Letteratura per l’infanzia) e in aggiunta l’educatore sacerdote don Lorenzo Milani (esperienza didattica), il sociologo Danilo Dolci (metodo maieutico). Infine mio costante ispiratore, il pedagogista Daniele Novara (fondatore Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti), incontrato di persona e frequentato, professionalmente parlando.

Ho lavorato con entusiasmo per una scuola di tutti e per tutti, laica, democratica, solidale, inclusiva, ma nel contempo ho assistito, dall’anno 2000, in cui si è sancita l’Autonomia scolastica, a un inesorabile, lento declino della scuola.

Di legislatura in legislatura, non importa di che colore, la scuola pubblica, palestra di democrazia e libertà, è stata smantellata pezzo per pezzo, impoverita, ridotta allo stremo.

E poi, di silenzio in silenzio, disinteressato, indifferente, colpevole e complice per l’indebolimento della fucina da cui si originano le nuove generazioni, è venuto l’anno scorso il lockdown.

La novità di oggi è che, proprio complice la pandemia da Covid e i problemi organizzativi della didattica a distanza, si parla di pedagogia nelle scuole.       

Bene o male, finalmente se ne parla” asserisce Luisa Piarulli in diversi suoi articoli.

Lo ribadisce anche nel suo libro Tempo di educare, tempo di esistere. Verso una pedagogia dell’esistenza”, il racconto di un sogno, il sogno di un mondo in cui le ferite prodotte dalla vita sociale contemporanea all'umano sono risanate dall'Educazione, da una Pedagogia dell'Esistenza per un terzo millennio che sappia rimettere appunto al centro la Persona, nel ruolo di protagonista autodeterminato e autocostruttivo.

È il mio sogno. Ma, mi chiedo, chi la coniuga siffatta Pedagogia dell’Esistenza? 

 Dichiara Novara, lo confermo per esperienza diretta, che l’Italia

ha un problema piuttosto serio: i nostri insegnanti presentano, nel loro complesso, una grave carenza pedagogica. Non è una responsabilità individuale. I docenti sono schiacciati dal mito della materia e nella difesa della pura conoscenza disciplinare. Sono stati così forgiati, soprattutto dalla media in poi, con la campanella a scandire lo scorrere delle ore e a fare da perimetro invalicabile”.

Rimedio indispensabile è investire sulla formazione professionale e pedagogica degli insegnanti:

Quello che importa è che questa attenzione, questi riflettori che si sono accessi sulla scuola ci portino finalmente ad analizzare i possibili cambiamenti e ribadisco che il cambiamento più importante è la formazione degli insegnanti che permetta alla scuola di essere veramente un’istituzione al servizio della crescita dei nostri bambini e dei nostri ragazzi”.

 Ecco…

Dipendesse da me, sono per la ricerca e per il ritorno alla pedagogia buona, da far conoscere a molti docenti, di Milani, Montessori, Rodari, Lodi, Dolci e tanti altri che con ‘l’eros del direttore d’orchestra’ (Edgar Morin), hanno scelto una rivoluzione pedagogica del pensiero.

Parla di una "rigenerazione dell'Eros" nella scuola il grande filosofo Morin.

"L'Eros, nel senso di desiderio, è presente nell'amore per il sapere che gli insegnanti hanno avuto quando hanno scelto il loro mestiere, e che oggi devono ritrovare. Nei bambini e nei giovani, l'Eros è presente in quella meravigliosa curiosità per tutte le cose, spesso purtroppo delusa da un insegnamento che taglia la realtà in pezzi separati, e con il quale anche la letteratura diventa noiosa nell'era semiotica".


Torniamo, dunque, a fare scuola!

Una bella scuola buona per ritrovare la bellezza e la preziosità di “quell’ora di lezione” (Massimo Recalcati) erotica, appassionante, che può restare per sempre.


Donata Albiero 6 marzo 2021