Visualizzazioni totali

mercoledì 28 aprile 2021

IL GRUPPO EDUCATIVO ZERO PFAS PER LA CITTADINANZA ATTIVA DEGLI STUDENTI

 

    

    (ph  di Federico Bevilacqua)  Davanti al Tribunale di Vicenza  Pfas campo base 25 aprile 2021  

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Ci piace pensare che l’antropologa statunitense Margaret Mead, vissuta nel ‘900, si sarebbe riferita, anche allo spirito positivo, combattivo, impegnato del gruppo educativo Zero Pfas  che opera nelle scuole su delega del Movimento No pfas del Veneto  

Difendere la salute dei nostri giovani è stata la ragione principale per la quale il gruppo educativo ZERO PFAS è sceso in campo nelle Scuole fin dal 2018 , a fronte di un silenzio assordante delle istituzioni e delle minimizzazioni del fenomeno PFAS con cui si mantiene il controllo sociale del Veneto.

Eppure, le evidenze scientifiche sui rischi per la salute provocati dai Pfas diventano ogni giorno sempre più pressanti e impongono che i giovani abbiano degli strumenti culturali (conoscere per capire ed agire) onde poter, con cognizione di causa, affrontare le varie problematiche aperte dalla grande contaminazione.

Il  gruppo (esperti, professionisti del mondo della scuola e della cultura, attivisti) opera nelle scuole per un cambio di PARADIGMA CULTURALE: la salute al primo posto nella scala dei valori, contro la logica del Mercato e del Profitto ad ogni costo. È la coscienza critica dei ragazzi che si ricerca in un dialogo che non conosce censure,  perché solo essa è in grado di contribuire alla costruzione di una nuova società civile,  più attiva e responsabile, capace di incoraggiare quei cambiamenti politici, economici e sociali coerenti con uno sviluppo umano sostenibile.

 Quando ci si  rapporta con gli studenti non si edulcora mai la pillola né si fa leva su premi, concorsi, incentivi attraenti come portano avanti numerosi altri progetti ministeriali, regionali, provinciali, di enti e istituzionali, che contano su finanziamenti pubblici e privati.  

 La  STORIA che si racconta come Movimento No pfas, documentata, si CONTESTUALIZZA nella realtà del Veneto inquinato;  non tralascia di individuare le responsabilità collettive e individuali – le corresponsabilità di Enti e istituzioni, le legittime richieste del popolo inquinato, di cui si auspica  possano divenire partecipi e protagonisti anche gli studenti.

È la storia che vuole rendere le nuove generazioni – il cosiddetto futuro della nostra società – “visibili” e attivi nelle scelte della Politica.

Perciò il punto di partenza degli interventi  è sempre il loro ascolto: se conoscono o meno il problema PFAS, se ne parlano in casa e / o con gli amici, a scuola come lo vivono, se sono preoccupati. 

 Nei tre anni scorsi prima del covid, senza luci e proiettori accesi su di noi da parte dei mass media, il progetto educativo sui Pfas ha coinvolto 4400 studenti in 17 scuole del Veneto e 700 adulti (genitori e docenti) interessati al progetto.

 Il covid, da marzo del 2020 fino alla fine dell’anno ha determinato la chiusura delle scuole costringendo ala sola didattica a distanza. Sono state stravolte le abitudini, sono state limitate le libertà personali e i contagi del virus hanno catturato l’attenzione e le preoccupazioni.

Purtroppo però i PFAS hanno continuato e continuano ad esserci, a propagarsi attraverso l’acqua, il cibo, l’aria e a colpire silenziosamente, agendo con un meccanismo ad orologeria, con effetti nefasti a distanza di decenni dalla contaminazione quando non saranno possibili rimedi se non si interviene ora. 

E' stata la ragione per cui il Gruppo non ha  mollato, adattandosi alla situazione di emergenza e operando con la didattica a distanza ma sempre sempre cercando di attivare un confronto

Da gennaio ad aprile 2021  ha operato in altre cinque scuole  (3 nel vicentino) una nel Padovano, 1 a Venezia: circa 550 studenti dagli 11 ai 19 anni (di cui 180 scuola media), con incontri specifici, per singole o più classi, bandendo le conferenze o le lezioni cattedratiche, cercando l’interazione, consegnando  documenti, approfondimenti, schede.                                                                                                                                                             

Insomma, decisamente è stato ed è  un progetto culturale che si proietta nell’azione; in esso sono gli studenti che non delegando ad altri quello che essi stessi dovrebbero e\o potrebbero fare, sperimentano nuove pratiche di cittadinanza attiva per coinvolgere i loro compagni della scuola, la comunità esterna nella comune battaglia contro  i Pfas, avendo  degli strumenti concreti che sono gli anticorpi culturali con cui  possono far fronte alla stoltezza di chi tuttora li espone al rischio di gravi malattie.

      Donata Albiero, coordinatrice gruppo Educativo Zero Pfas    

 


LINK            https://youtu.be/fI3Q7bPRSkg





venerdì 26 marzo 2021

STUDENTI NON PIU’ SACRIFICABILI. APRIAMO LE SCUOLE .

  La Scuola è sacra e inviolabile





 Bambini e adolescenti hanno bisogno di scuola. Hanno bisogno di costruire una propria identità, di formarsi delle opinioni derivanti da un corretto processo di raccolta e comprensione delle informazioni. Hanno bisogno di incontrarsi e confrontarsi, guidati da adulti in grado di aiutarli a crescere culturalmente, in condizioni di benessere psicofisico.


Un anno è passato da quando è avvenuta la chiusura delle scuole, nel marzo 2020, causando profonde ferite nei confronti di più generazioni. I bambini, i ragazzi, sono ormai stanchi, stressati, demotivati, frustrati, come emerge dalle moltissime testimonianze e proteste che pervengono sull’intero territorio nazionale.

Non è più giustificabile la continua adozione di misure proprie di uno stato di emergenza, senza che si sia provveduto, nel frattempo, a porre in essere politiche di miglioramento dei trasporti, di sanificazione dei locali con appositi impianti di areazione, di una migliore organizzazione della logistica, con la previsione di classi meno numerose, ecc.

 Spiace dirlo ma c’è l'assoluta mancanza di visione di uno Stato che pensa ai minori. Quest’ ultimo lockdown è stato ed è tuttora devastante. Chiudere nidi e materna è stato come ha scritto qualcuno “un atto feroce e inutile, intanto perché non esiste alcuna DAD per chi va al nido o alla scuola d’infanzia. La dad esiste al massimo per le primarie in su, e anche qui è uno strumento spuntato e dannoso, visto che difficilmente si potrà imparare a leggere e a scrivere con la maestra su uno schermo on line”.



 È l’ennesimo atto contro le donne lavoratrici, madri che dovrebbero sempre avere il dono dell’ubiquità. I rimedi offerti sono una presa in giro. Non è così facile lavorare a casa e accudire i figli (per chi può). Non è nemmeno facile avere pronta una baby sitter ‘sicura’ e disponibile (100 euro a settimana?) se la madre lavoratrice non può addirittura nemmeno permettersi il lusso di lavorare stando a casa e\o di usufruire di permessi speciali. 

Si fa, allora, per lo più (e per chi ce li ha)  ricorso ai nonni anche se non vaccinati, e d’altronde che altro si potrebbe fare?

        Nonno in DAD... 

Ma che importa alla Politica? La sicurezza prima di tutto: scuole chiuse per il bene dei minori ma fabbriche e supermercati sempre aperti per il bene degli adulti.

Che ipocrisia!

La DAD panacea di tutti mali?   

 Nella mia lunga carriera all’interno della scuola, studi scientifici alla mano, ho passato anni a garantire corsi di formazione/aggiornamento per genitori e personale docente, onde non si introducesse precocemente la tecnologia nella vita dei bambini, onde la Tv, il cellulare non sacrificassero le relazioni e le interazioni bambini -genitori, bambini -bambini, onde si privilegiassero, almeno nella scuola d’infanzia e primaria, esperienze di vita senza tecnologia.

  Adesso si cambia: la DAD fa tutto e di più.

 Siamo sinceri. Continuare a chiudere le scuole è quasi certamente una misura inutile. Lo sostiene a gran voce, assieme ad altri studiosi, Sara Gandini, docente di epidemiologia e biostatistica. È una misura inutile, in quanto irrilevante, perché non incide significativamente nel contenere la diffusione del contagio.

Se la scuola è possibile luogo di contagio …lo è al pari di altri esercizi, oserei dire, molto molto meno di altri, con i rigidi protocolli che ci sono all’interno. Se ci sono dei contagi a scuola, si gestiscono, come si è fatto fino ad ora, si fanno le quarantene necessarie, e basta.

 


Non possiamo più considerare gli studenti SACRIFICABILI. La scuola va considerata un bene essenziale.

Chiudere le scuole è la solita scelta facile e di comodo.

Con la Dad infatti “i docenti non perdono il lavoro, e gli studenti non perdono il programma. In apparenza  va tutto bene”, in sostanza non va affatto bene.

Lo ripeto: se si devono fare altri lockdown, che si facciano! Ma che pesino sugli adulti, non più sui ragazzi, tantomeno sui bambini.

Scrive Elisabetta Ambrosi Prima di rimandare a casa neonati che avevano appena iniziato a socializzare e a interagire con i nuovi compagni, prima di mandare a casa bambini di tre anni che forse si erano da poco aperti emotivamente ai nuovi compagni, avevano appena cominciato a parlare meglio, a interagire, prima di mandare a casa un bambino di sei che stava imparando a leggere ci si sarebbe dovuto pensare mille volte. Invece, ironia della sorte, nemmeno ci viene data una data per la riapertura, mentre la decisione della zona rossa arriva a due giorni dal suo inizio, come se uno potesse riorganizzare la propria vita in un weekend. Sulle chat e nei gruppi di madri c’è incredulità, amarezza, disperazione...?”

 “C’è , come ben spiega Daniele Novara, della crudeltà, chiamiamola col suo nome. Un accanimento sui bambini che non ha precedenti storici".

 Perciò appoggio lo sciopero DAD del 26 marzo 2021 per chiedere la riapertura in presenza, in sicurezza e in continuità di tutti gli istituti scolastici, dal nido all’università, senza ulteriori rinvii.



 Donata Albiero 26 marzo 2021


Approfondimenti

https://comune-info.net/il-covid-i-bambini-e-il-pifferaio-magico/?fbclid



sabato 6 marzo 2021

ALLA SCUOLA ITALIANA MANCA LA PEDAGOGIA

 La pedagogia permette di formulare una progettazione per costruire modelli di intervento didattici e educativi.


Questo è il nostro compito nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino. (Maria Montessori)

  Rifletto sulla scuola italiana soprattutto ora che me ne sono andata dopo un lungo percorso professionale, insegnante prima, dirigente dopo.  Mi sono laureata in Pedagogia (indirizzo psicologico), la scienza che studia l’educazione e la formazione dell’uomo.

 Tale impostazione teorica, arricchitasi nel corso di decenni di pratiche educative (L’educazione è il territorio di messa in pratica dell’esperienza umana), didattiche e metodologiche, di aggiornamento sul campo, mi ha aiutata molto sia nell’ inquadramento e progressione carriera (concorsi, abilitazioni, ruoli ) sia nella  gestione diretta della  scuola per oltre un trentennio, soprattutto quando nella comunità scolastica ho dovuto, quotidianamente, interagire e confrontarmi con docenti curricolari in discipline di cui non avevo alcuna specifica competenza.

 Mi erano di aiuto una chiara visione della scuola, dovuta alla impostazione degli studi universitari e a seminari di approfondimento post laurea su didattica e metodologie di apprendimento. La scuola per me è stata sempre il luogo dell’I CARE, il luogo dell’imparare, della creatività, della gioia, della crescita, del dialogo, dell’incontro e dell’ascolto autentico.

Tra i pedagogisti mei maestri Maria Montessori (Metodo educativo), Giuseppina Pizzigoni (metodo sperimentale), Célestin Freinet (Pedagogia popolare) Mario Lodi (Metodologie educative), Alberto Manzi (Non è mai troppo tardi), Gianni Rodari (Letteratura per l’infanzia) e in aggiunta l’educatore sacerdote don Lorenzo Milani (esperienza didattica), il sociologo Danilo Dolci (metodo maieutico). Infine mio costante ispiratore, il pedagogista Daniele Novara (fondatore Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti), incontrato di persona e frequentato, professionalmente parlando.

Ho lavorato con entusiasmo per una scuola di tutti e per tutti, laica, democratica, solidale, inclusiva, ma nel contempo ho assistito, dall’anno 2000, in cui si è sancita l’Autonomia scolastica, a un inesorabile, lento declino della scuola.

Di legislatura in legislatura, non importa di che colore, la scuola pubblica, palestra di democrazia e libertà, è stata smantellata pezzo per pezzo, impoverita, ridotta allo stremo.

E poi, di silenzio in silenzio, disinteressato, indifferente, colpevole e complice per l’indebolimento della fucina da cui si originano le nuove generazioni, è venuto l’anno scorso il lockdown.

La novità di oggi è che, proprio complice la pandemia da Covid e i problemi organizzativi della didattica a distanza, si parla di pedagogia nelle scuole.       

Bene o male, finalmente se ne parla” asserisce Luisa Piarulli in diversi suoi articoli.

Lo ribadisce anche nel suo libro Tempo di educare, tempo di esistere. Verso una pedagogia dell’esistenza”, il racconto di un sogno, il sogno di un mondo in cui le ferite prodotte dalla vita sociale contemporanea all'umano sono risanate dall'Educazione, da una Pedagogia dell'Esistenza per un terzo millennio che sappia rimettere appunto al centro la Persona, nel ruolo di protagonista autodeterminato e autocostruttivo.

È il mio sogno. Ma, mi chiedo, chi la coniuga siffatta Pedagogia dell’Esistenza? 

 Dichiara Novara, lo confermo per esperienza diretta, che l’Italia

ha un problema piuttosto serio: i nostri insegnanti presentano, nel loro complesso, una grave carenza pedagogica. Non è una responsabilità individuale. I docenti sono schiacciati dal mito della materia e nella difesa della pura conoscenza disciplinare. Sono stati così forgiati, soprattutto dalla media in poi, con la campanella a scandire lo scorrere delle ore e a fare da perimetro invalicabile”.

Rimedio indispensabile è investire sulla formazione professionale e pedagogica degli insegnanti:

Quello che importa è che questa attenzione, questi riflettori che si sono accessi sulla scuola ci portino finalmente ad analizzare i possibili cambiamenti e ribadisco che il cambiamento più importante è la formazione degli insegnanti che permetta alla scuola di essere veramente un’istituzione al servizio della crescita dei nostri bambini e dei nostri ragazzi”.

 Ecco…

Dipendesse da me, sono per la ricerca e per il ritorno alla pedagogia buona, da far conoscere a molti docenti, di Milani, Montessori, Rodari, Lodi, Dolci e tanti altri che con ‘l’eros del direttore d’orchestra’ (Edgar Morin), hanno scelto una rivoluzione pedagogica del pensiero.

Parla di una "rigenerazione dell'Eros" nella scuola il grande filosofo Morin.

"L'Eros, nel senso di desiderio, è presente nell'amore per il sapere che gli insegnanti hanno avuto quando hanno scelto il loro mestiere, e che oggi devono ritrovare. Nei bambini e nei giovani, l'Eros è presente in quella meravigliosa curiosità per tutte le cose, spesso purtroppo delusa da un insegnamento che taglia la realtà in pezzi separati, e con il quale anche la letteratura diventa noiosa nell'era semiotica".


Torniamo, dunque, a fare scuola!

Una bella scuola buona per ritrovare la bellezza e la preziosità di “quell’ora di lezione” (Massimo Recalcati) erotica, appassionante, che può restare per sempre.


Donata Albiero 6 marzo 2021





domenica 10 gennaio 2021

LA POLITICA E LA GENERAZIONE PERDUTA DELLA DIDATTICA A DISTANZA

    VENETO : riaccendiamo i ragazzi  ormai 'spenti'  con la scuola in presenza

 

 Inizia male, nello sconcerto generale, l’anno 2021 per la nostra scuola. 

La Regione Veneto, quella in cui abito, ha deciso, senza se e senza ma, di continuare con la chiusura delle scuole ‘superiori’ almeno fino al 31 gennaio, lasciando gli adolescenti nelle case, davanti al PC, a fare didattica a distanza. Riparte l'immensa  incertezza sul destino degli studenti che abbiamo vissuto nel 2020. Che cosa sarà della loro frequenza scolastica?

Non me lo aspettavo.

 Dal 24 febbraio del 2020 e fino al 31 gennaio di quest’anno gli studenti veneti delle superiori sono andati a scuola, in presenza, solamente 38 giorni. Mi illudevo che la questione delle scuole, di ogni ordine e grado, in presenza, fosse in cima all’agenda politica e che esse riaprissero tutte dal 7 gennaio, in totale sicurezza. C’erano stati mesi e mesi di tempo, di proposte e controproposte, di documenti consegnati, di appelli, petizioni, proteste in piazza

La priorità da salvaguardare. Invece no, in Veneto si è scelto ancora una volta la via più facile, prorogare la chiusura della scuola superiore.

 "In un colpo di spugna, il Governatore Zaia ha risolto tutti i problemi che erano legati al ritorno sui banchi - lo spiega la mamma Monica Buson, che ho avuto il piacere di incontrare a Monselice due anni fa, in una lettera aperta: i trasporti, i tracciamenti, le classi pollaio, l’edilizia fatiscente, la mancanza di personale, di fondi” Tanto gli studenti e le studentesse delle scuole superiori sono grandi, possono stare a casa da soli e fare la DAD. Che bella invenzione.  Loro, i ragazzi, le ragazze, nell’immaginario collettivo, non esistono più. Sono spariti. Chiusi tra quelle mura. Non se ne parla più, se non in termini di numeri...L'età evolutiva ha bisogno di tutto tranne che di Dad, limitazione della socializzazione, reclusione. I fattori che sostengono la crescita sono proprio tutti quelli che il lockdown rende impossibile e su cui la Dad va ad impattare in maniera molto forte…”   

E’ il diritto all’istruzione a essere cancellato, l’art. 34 della nostra Costituzione, quello che dice che “La scuola è aperta a tutti. I capaci e i meritevoli anche se privi di mezzi hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Perché per l’ennesima volta solo chi avrà una connessione buona, un PC per figlio, una famiglia alle spalle, una tranquillità economica, continuerà, anche se tramite la didattica a distanza, a frequentare la scuola. Gli altri, anche se capaci, anche se meritevoli, lasceranno e si perderanno.


E’ da trent’anni che la scuola è sotto
attacco, tagliata e depauperata di tutto, lo so bene io che il mondo della scuola l l’ho vissuto direttamente. Oggi i nodi stanno venendo al pettine. E sarà questa generazione che ne pagherà le conseguenze. Tutta la società ne pagherà le conseguenze. C'è tutta la nostra responsabilità verso i giovani in tali scelte.

Non è in discussione la gravità della pandemia covid, il numero dei contagi, la drammatica preoccupazione per gli effetti sul sistema sanitario, bensì il valore che intendiamo dare all’Istruzione, soprattutto in un’età delicata qual è l’adolescenza.

Lo ricorda il movimento “Priorità alla scuola” in cui mi riconosco. Sì perché c’era tutto il tempo per redigere un piano ad hoc di rientro, che comprendesse vaccinazioni per i docenti, trasporti, ingressi scaglionati, classi divise. Sempre che la scuola sia ritenuta un servizio essenziale, a beneficio della comunità. L’impressione è invece che i nostri ragazzi siano considerati dei meri potenziali vettori del virus, non come persone che hanno bisogno di formazione, dialogo a tu per tu, contatto umano per una loro completa formazione. In classe, in presenza, gli allievi non ricevono solo nozioni relativamente alle diverse materie del loro ciclo di studi, ma hanno la felice opportunità di porre le basi per diventare le donne e gli uomini di domani.

 La Dad non è scuola.  

  Lo conferma il quadro allarmante tracciato dalla ricerca di IPSOS per conto di  "Save the children": La ricerca, intitolata “I giovani ai tempi del Coronavirus”, ha preso in esame un campione di 1000 adolescenti tra i 14 e i 18 anni frequentanti la scuola superiore secondaria, con l’obiettivo di far luce su opinioni, stati d’animo e aspettative dei ragazzi in epoca di crisi ma anche sui rischi di dispersione scolastica connessi alla didattica a distanza. Gli adolescenti che vivono e studiano nel nostro Paese tracciano un bilancio dei mesi di didattica a distanza che ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di secondo grado. 

Un quadro critico, quello che emerge dagli studenti, che fa suonare un campanello d'allarme sul rischio di dispersione scolastica.

 Ancora, il Consiglio nazionale dell’ordine degli psicologi, assieme a una società di indagini demoscopiche, a dicembre ha svolto per il ministero un’analisi trasversale alla popolazione scolastica con una serie di quesiti preparati dal proprio centro studi. Il presidente Lazzari e colleghi hanno coinvolto gli alunni dalla scuola infanzia alle superiori e anche i genitori: «Le nostre paure sono confermate: la pandemia ha scatenato disagi che velocemente si trasformano in disturbi. La didattica a distanza acuisce i pericoli…”

 «Stiamo imponendo agli adolescenti una distorsione evolutiva tragica. Li stiamo inchiodando nel nido materno, rendendo impossibile oggi fare l’adolescente. Dal punto di vista psicologico è molto rischioso», spiega il pedagogista Daniele Novara

E allora mi chiedo.

Chi si sta incaricando di capire com’è la percezione della vita in ragazzi che, nel momento decisivo della loro esperienza umana, si trovano espropriati, per ragioni oggettive, di ogni relazione, ogni forma di intrattenimento e di svago? E quanto pesa l’assenza dalla dimensione scolastica che è certo apprendimento ma anche scambio, condivisione, definizione di uno spazio proprio, il primo autonomo dalla famiglia, in cui ciascuno mostra sé stesso ed è messo alla prova? 

Nell'educazione un tesoro, così scriveva Jacques Delors nel 1996 nel Rapporto all’Unesco della Commissione Internazionale sull’educazione per il XXI secolo. Dove, per educazione, si intendeva la scuola (quella in presenza che permette la socializzazione), la formazione, il tempo dedicato alla crescita delle ragazze e dei ragazzi considerato centrale per il futuro di ogni Stato in Europa.

 Oggi, la scuola è quel tesoro rubato dal Covid e dalla Politica.

 Che vogliamo fare?  La scuola si cura non si chiude.

Opporsi alla chiusura generalizzata, utile scorciatoia politica, non significa «volere scuole aperte comunque» significa adoperarsi per scuole più sicure, accettare chiusure mirate là dove ci fossero focolai e valorizzare gli istituti anche come luoghi di monitoraggio territoriale del contagio.

Non è possibile che in pratica insegniamo ai ragazzi che la cultura è la prima struttura di una nazione a poter essere sacrificata, che proponiamo una società fatta solo di consumi, commercio e di soldi. Abbiamo chiuso le scuole ma abbiamo lasciato che i loro pomeriggi fossero senza controllo tenendo aperti i centri commerciali e alcuni luoghi di ritrovo - tristemente noti per risse e assembramenti - permettendo una socialità fine a sé stessa e a volte insana. 

Sia chiaro non sottovaluto la pandemia e la paura che procura. Io ci sono passata. Infatti, se ho mille e più motivi per chiedere che i nostri ragazzi tornino a scuola: perché a casa stanno male, perché perdono il diritto all’istruzione, perché si giocano il loro futuro, perché non possono socializzare, perché non possono innamorarsi, perché sono privati di esperienze e attimi che mai più rivivranno con le emozioni proprie delle loro età, e tanto altro ancora, intendo, con le manifestazioni a cui aderisco, premere per far tornare i ragazzi il più presto possibile dentro la scuola, ma solo quando INTORNO la scuola sarà sicura.

E le nostre manifestazioni, come ben sintetizzato nella pagina facebook di Giovanni Cocchi, .devono servire a questo: rendere il di fuori sicuro perché possano tornare dentro luoghi sicuri..

Questi ragazzi saranno la classe dirigente del futuro, i politici, i medici, gli scienziati, coloro che decideranno per noi adulti  quando saremo anziani, nessuno ci pensa? 

Facciamoli tornare a scuola! 

 Donata Albiero

 

Approfondimenti

 La stampa si muove

 https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/01/09/scuola-miozzo-cts-contro-aperture-sparse-delle-regioni-siamo-allanarchia-didattica-la-dad-fa-piu-danni-della-presenza-ben-gestita/6060138/

  https://www.repubblica.it/cronaca/2021/01/09/news/lettera_studenti_chiedo_scusa-281876429/

 https://ilmanifesto.it/lettere/bisogna-far-ripartire-la-scuola-statale-secondaria-superiore-in-presenza-in-sicurezza-e-con-continuita/?fbclid=IwAR2nw2ZKW-

 https://www.famigliacristiana.it/articolo/la-protesta-solitaria-di-una-mamma-di-quattro-figli--per-il-ritorno-della-scuola-in-presenza.aspx

 http://www.vita.it/it/article/2021/01/08/la-scuola-quel-tesoro-rubato-dal-covid-e-dalla-politica/157922/?fbclid=IwAR3AcY1cEfmtgdU_at2AUunR1SLgGagEicwzKsrZ3T3bSz_KFLvsDFvcs6Q

 https://www.corriere.it/cronache/21_gennaio_07/quei-ragazzi-dimenticati-nell-inverno-pandemia-1cc95b16-505c-11eb-9028-