Università degli Studi di Padova
Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche
L’inquinamento da PFAS nel Veneto
Disastro ambientale e cittadinanza attiva
Relatore: Ch.ma Prof.ssa ELISABETTA NOVELLO
Laureando: GIORGIO PARRELLA Matricola: 2130547
INSIEME NELLA VITA E NELL'ATTIVISMO
(OMISSIS)
Dal
2018 è coordinatrice del gruppo educativo Zero PFAS, quando movimenti e
associazioni impegnati nel contrasto all’inquinamento ambientale causato dalla
Miteni hanno deciso di entrare nelle scuole per affrontare questa tematica con
gli studenti.
Giovanni è laureato
in medicina; ha fatto il medico di famiglia per 42 anni.
Entrambi
fanno parte di un’associazione strutturata, CILLSA, acronimo di ‘Cittadini per
il lavoro, la legalità, la salute e l'ambiente’, Giovanni ne è stato il
fondatore.
Pur
conoscendo già la problematica, il loro approccio concreto con il mondo PFAS è
avvenuto al momento della costituzione delle cosiddette ‘zone di osservazione’,
effettuata sulla base delle concentrazioni di PFAS riscontrate. Il loro comune
di residenza, Arzignano, non rientrava in nessuna di queste zone.
Donata
ha raccontato così la loro esperienza iniziale: “Arzignano
risultava, a pochi chilometri da Trissino, assolutamente non compresa in
nessuna di queste zone a rischio. E Arzignano è il centro del distretto
conciario; ora a noi pareva assolutamente assurda questa questione e allora
abbiamo fatto delle analisi private, sì private in un laboratorio.
Ci siamo fatti analizzare e lì abbiamo scoperto di avere il
PFAS; ora abbiamo pensato noi due insieme, se noi che siamo tutto sommato dei
cittadini virtuosi, nel senso che cerchiamo prodotti buoni, abbiamo avuto i
PFAS, cosa era dei nostri concittadini di Arzignano e da lì è iniziata
veramente la battaglia”.
Dal 2018 Donata ha iniziato ad entrare nelle scuole per
parlare dell’inquinamento da PFAS. È tornata nel mondo in cui ha operato per
tanti anni perché, a ragione, ha ritenuto essenziale coinvolgere le nuove
generazioni in questa grave problematica. Una grande opera di divulgazione e di
corretta informazione.
Da allora, con il gruppo educativo Zero PFAS del Veneto, su
mandato del movimento, ha incontrato più di diecimila studenti e più di duemila
fra genitori e docenti:
E allora, siccome eravamo preoccupati perché uno dei target a
maggior rischio sono proprio le nuove generazioni, e lo sono tuttora, abbiamo
detto è bene che noi andiamo nelle scuole per un cambio di paradigma culturale.
Se i ragazzi conoscono e poi prendono consapevolezza del
problema è più facile farli agire e solo agendo possiamo sperare in un futuro
migliore”.
Il gruppo educativo Zero PFAS, coordinato da Donata, lavora
in modo autonomo ma, alla fine di ogni anno, rendiconta quanto fatto, in
maniera trasparente e pubblica, sia alle scuole che al movimento. Allo stesso
tempo, all’inizio dell’anno scolastico, la scelta di proseguire in questo
importante momento educativo/formativo viene condivisa con il gruppo di
movimenti e associazioni.
Donata ha precisato che attualmente sono 16 quelli che
inseriscono il loro ‘logo’ nel pubblicizzare l’iniziativa.
Li ha elencati analiticamente, sono: Rete Zero PFAS Italia,
Cittadini Zero PFAS Di Vicenza, Comitato Zero PFAS Val d’Agno Chiampo, Zero
PFAS di Padova, Pfas.Land, ISDE Nazionale, CILLSA, Libera Veneto, Rete Gas
Vicentina, Acqua Bene Comune Vicenza, Mamme No PFAS, Legambiente Alta Padovana,
Greenpeace Vicenza, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, Cgil Veneto,
Il Mondo di Irene Verona.
Ha poi evidenziato alcuni aspetti interessanti che
caratterizzano questa esperienza:
“Il gruppo è ristretto, il gruppo ristretto è formato
soprattutto da esperti ISDE per la questione salute, esperti del territorio, da
geologi a professori universitari a ex funzionari dell'ARPAV che vanno a
parlare dal punto di vista scientifico.
Cerco di provocare i ragazzi con dei documenti già preparati
in modo che quando noi entriamo nelle scuole siano preparati e possano fare
domande e cerco di far sì che l'esperto non si metta a fare la relazione di due
o tre ore, che non risolve niente, ma si metta in dialogo in metodo
interattivo.
Allora con i ragazzi, con le scuole che decidono non solo di
fare la sensibilizzazione ma di fare un progetto autonomo di cittadinanza
attiva, dopo che ci hanno sentito e si sono confrontati con noi, alla fine
porto allora gli attivisti, alcuni attivisti e faccio il confronto
intergenerazionale. Tu ragazzo, tu scuola, hai fatto questo tipo di percorso di
cittadinanza attiva, adesso ti spiego come io sono entrata nel movimento e che
percorso ho fatto, e quindi è bello, è quel dibattito finale in cui i ragazzi
si sentono forti, ma anche noi cresciamo insieme.
Eravamo partiti soltanto con le scuole secondarie di secondo
grado, però ci siamo resi conto che se ben preparati possono dare soddisfazione
anche i ragazzi di terza media.
Ci avevano chiesto anche le primarie, ma non ce la facciamo,
quindi facciamo proprio le scuole secondarie. Le tre province, Vicenza risponde
tantissimo, Padova risponde tantissimo, un po' meno Verona, facciamo però delle
capatine anche nella provincia di Treviso e siamo stati anche nella provincia
di Venezia”.
Ho chiesto poi a Giovanni qualche ulteriore informazione su
CILLSA:
“CILLSA l'abbiamo creata alla fine del 2012, è una
associazione registrata. Abbiamo cominciato con iniziative per divulgare la
necessità di agire contro il riscaldamento terrestre e poi contro il TAP (Trans
Adriatic Pipeline).
Il mio compito era quello poi di trasferire nella
zona, nell'Ovest Vicentino, la conoscenza di questi fatti, di coinvolgere le
persone, cioè fare in modo che ci fosse attorno a noi una presa di coscienza
generale della popolazione”.
Ma il motivo principale della nascita dell’associazione nel
2012 è legato, secondo Donata, alla volontà di impedire la costruzione
dell'inceneritore ad Arzignano. Così ne ha parlato Giovanni:
“La lotta dell'inceneritore è stata durissima,
considerato che noi siamo una piccola associazione, siamo riusciti in tutti
questi anni a fermare le forti organizzazioni dei conciari. Purtroppo in quel
periodo c'era anche l'amministrazione comunale che remava a favore
dell'inceneritore e quindi la nostra battaglia era estremamente difficile, ma
proprio per questo noi abbiamo raccolto più di duemila firme. L'inceneritore è
legato anche al problema dei PFAS.
Perché come sappiamo, i fanghi sono delle concerie e
contengono ampiamente i PFAS. Comunque fino ad ora non c'è l'inceneritore”.
Da quattro anni viene anche organizzata l'eco festa di
CILLSA; un'occasione di iniziative culturali che Alberto Peruffo ha definito,
secondo Donata azzeccando il termine, una manifestazione di ‘ecologia
militante’. Quest'anno è stato presentato il libro di Alessandro Tasinato ‘Il
funerale dell'esperto ambientale’, un’opera che parla della crisi di questa
società e del ruolo degli attivisti e degli esperti.
Ho poi chiesto a Donata e Giovanni quanto ritenessero fosse
stato importante l'impegno e l'attività delle associazioni, dei movimenti e
degli attivisti per contrastare l'inquinamento da PFAS Per Donata è stato
essenziale. Ritiene che senza l’intervento dei movimenti non sarebbe stato
fatto nulla. Fondamentale quindi, come ripete spesso ai ragazzi che incontra;
Davide contro Golia per semplificare il discorso.
Prima di finire l’intervista, parlando del comportamento
delle Istituzioni in questa vicenda, è emerso nuovamente il ruolo del Comune di
Arzignano. Giovanni ha sottolineato come, a livello locale, sono stati
raggiunti notevoli successi, anche in contraddizione con quelle che erano le
direttive del Paese che, pur essendo un comune leghista, si comporta con
modalità ecologiste facendo sempre nuovi passi in avanti.
Allora,
grazie per la disponibilità, partiamo da Donata; ti puoi presentare
velocemente, anche l'ambito associativo di cui stai parlando.
Subito
nel 2013 e da allora non abbiamo mai smesso, sono anche stata nominata
coordinatrice del gruppo educativo Zero PFAS dal movimento in un incontro
storico avvenuto nel 2018, dove decidemmo di entrare nelle scuole per
affrontare questa tematica con gli studenti.
GF - Sì, è un’associazione, abbiamo il codice fiscale e tutto quanto.
Ci siamo fatti analizzare e lì abbiamo scoperto di avere il
PFAS; ora abbiamo pensato noi due insieme, se noi che siamo tutto sommato di
cittadini virtuosi, nel senso che cerchiamo prodotti buoni, abbiamo avuto i
PFAS cosa era dei nostri concittadini di Arzignano e da lì è iniziata veramente
la battaglia.
Però tieni presente che comunque nel 2013 noi, il dottor
Fazio, fece un esposto, no un esposto, una diffida in comune per conoscere
quali erano i dati di Arzignano perché avevamo nella nostra associazione il
dottor Vincenzo Cordiano che è stato il primo che in piazza ad Arzignano ha
anche fatto una conferenza sui PFAS, di cui nessuno sapeva niente. C’erano
quindi questi motivi.
Ma poi il fatto che i colleghi, i medici di famiglia, non
erano per niente interessati a venire a sentire di cosa si trattava, mentre noi
ci rendevamo conto della gravità di quello che stava succedendo e quindi questo
ci ha spinti a lavorare, a fare proposte, a entrare in contatto con gli altri
gruppi per informare prima di tutto i cittadini.
E così siamo partiti con azioni concrete di propaganda,
soprattutto incontri nei comuni, conferenze, dibattiti eccetera, e portando la
partecipazione delle persone ad un livello un po’ più alto.
Tieni presente che dal 2018 ad adesso noi, io con il gruppo
educativo Zero PFAS del Veneto, su mandato del movimento, abbiamo incontrato
più di diecimila studenti, più di duemila fra genitori e docenti.
Sempre per il discorso che siamo entrati nelle scuole perché
ci eravamo resi conto da una parte del silenzio istituzionale, da una parte
della disinformazione istituzionale, da una parte della minimalizzazione
istituzionale sul problema, ma dall'altra anche che la cittadinanza non sapeva
nulla e la cittadinanza era restia ad apprendere.
E allora, siccome eravamo preoccupati perché uno dei target a
maggior rischio sono proprio le nuove generazioni, e lo sono tuttora, abbiamo
detto è bene che noi andiamo nelle scuole per un cambio di paradigma culturale.
Se i ragazzi conoscono e poi prendono consapevolezza del
problema è più facile farli agire e solo agendo possiamo sperare in un futuro
migliore; quindi questo è stato il paradigma e così è dimostrato, sono i
ragazzi, perché io faccio un questionario di entrata, e le famiglie non ne
parlano con i ragazzi, sono i ragazzi che portano a casa la problematica.
Ogni anno io chiedo siete convinti eccetera, adesso siamo
arrivati a 16 loghi di associazioni che dicono andate avanti.
Poi se le scuole oltre all'incontro di sensibilizzazione, che
comunque è ben organizzato, cioè non è un incontro di relatore, perché prima
c'è un lavoro a monte, preparatorio, io devo sapere se e quanto conoscono i
ragazzi, quali sono i loro bisogni, le loro aspettative.
Cerco di provocarli con dei documenti già preparati in modo
che quando noi entriamo nelle scuole siano preparati e possano fare domande e
cerco di far sì che l'esperto non si metta a fare la relazione tre ore o due
ore, che non risolve niente, ma si metta in dialogo in metodo interattivo.
Allora con i ragazzi, con le scuole che decidono non solo di
fare la sensibilizzazione ma di fare un progetto autonomo di cittadinanza
attiva dopo che ci hanno sentito e poi di confrontarsi con noi, allora porto
alla fine gli attivisti, alcuni attivisti e faccio il confronto
intergenerazionale. Tu ragazzo, tu scuola, hai fatto questo tipo di percorso di
cittadinanza attiva, adesso io ti spiego come io sono entrata nel movimento e
che percorso ho fatto, e quindi è bello, è quel dibattito finale in cui i ragazzi
si sentono forti, ma anche noi cresciamo insieme.
DA – Certo, c’è l’ISDE, la Rete Zero PFAS Italia, Greenpeace
di Vicenza, Italia Nostra della sezione dell'Alto Vicentino, Lega Ambiente la
sezione del Bassanese, CILLSA, Rete Gas Vicentina, Acqua Bene Comune, CGL del
Veneto, forse me ne sono dimenticata qualcuno, ma ci sono anche organizzazioni
a livello nazionale, Libera dell'associazione naturalmente di Don Ciotti del
Veneto.
Praticamente ho prodotto diversi report con delle analisi
molto puntuali, per esempio sulla mancata bonifica del Fratta Gorzone, due
patti stato/regione decennali, uno dal 2005 al 2015, uno dal 2015 al 27, di cui
non c'è stata nemmeno la prima pietra, e dovevano essere dei patti che salvano,
il Fratta Gorzone è uno dei fiumi più inquinati d'Italia, però dal punto di
vista, diciamo, come viene presentata la cosa, se domandiamo al consorzio,
diciamo, Arica, che raccoglie i reflui di tutte le concerie, diciamo, e loro ti
dicono, beh noi da sempre abbiamo rispettato i limiti, siamo perfettamente nei
limiti, poi se sentiamo poi quello che dicono i responsabili regionali
dell'ISP, quello dell'ISP eccetera, ti dicono, il Fratta Gorzone è un fiume
biologicamente morto, quindi la politica dice, ma come, qua tutto a posto, però
il fiume è morto, e comunque queste sono delle analisi che abbiamo fatto.
Poi mi sono soprattutto occupato della prevenzione, perché ci
troviamo in una situazione in cui anche adesso c'è una parte del movimento che
chiede giustamente la bonifica del sito, e quello che sta succedendo adesso,
non chiedete niente, perché la quantità di sostanze perfluoroalchiliche che
vengono acquistate ogni anno dalle varie aziende eccetera, che sono più di 50,
sono circa 500 aziende che li usano, sono tonnellate, sono 360 tonnellate
documentate nel Veneto, quindi parliamo di sostanze che si misurano a
nanogrammi, ovviamente tutti i reflui di queste sostanze vanno a finire dove?
Nei depuratori o direttamente dopo nei corsi d'acqua. Questo cosa comporta?
Comporta che poiché siamo di fronte a un tipo di inquinamento straordinario,
differente da tutti gli altri, perché sappiamo che nell'ambiente non viene
assolutamente distrutto il carico, quindi il carico ambientale aumenta di anno
in anno, come dico siamo nei limiti però il fiume è morto.
Quindi la prima cosa da fare non è tanto pensare
all'inquinamento del passato, cioè della Miteni, che è giusto fare, ma non vi
accorgete che non fate niente per fermare quello di oggi. Allora la mia
preoccupazione è questa, sì d'accordo dobbiamo fare le lotte, le firme,
dobbiamo mirare al bando finale eccetera, ma nel frattempo noi abbiamo una
responsabilità, dobbiamo salvare la vita e il futuro di quelli che vivono oggi
e che oggi mangiano prodotti fortemente contaminati, che vivono in zone
fortemente... e allora, proprio perché mi occupo della prevenzione, la prima
cosa che noi chiediamo e adesso sono andato anche a portarla su all'ultimo
incontro che si è fatto in persona per la rete Zero PFAS Veneta, la prima cosa
che bisogna chiedere è assolutamente il divieto di scaricare reflui contenenti
i PFAS nell'ambiente, questo sia per i depuratori che per la gente, questo è
fondamentale e su questo non possiamo più accontentarci del limite, poiché il
limite potrebbe essere accettabile per un inquinante che poi col tempo viene
ossidato, si cambia e poi scompare, ma il limite per una sostanza che è perenne
significa che noi di anno in anno oltretutto ne abbiamo sempre di più.
GP – Dovrebbe essere zero…
DA - Ti do con esattezza i loghi che attualmente al 30
settembre mando nelle scuole come aderenti: Rete Zero PFAS Italia, Cittadini
Zero PFAS Di Vicenza, Comitato Zero PFAS Val d’Agno Chiampo, Zero PFAS di
Padova, Pfas.Land, ISDE Nazionale, CILLSA, Libera Veneto, Rete Gas Vicentina,
Acqua Bene Comune Vicenza, Mamme No PFAS, Legambiente Alta Padovana, Greenpeace
Vicenza, Italia Nostra Sezione Medio Basso Vicentino, CGL Veneto, Il Mondo di
Irene Verona. Per precisione.
Abbiamo cominciato con iniziative per divulgare la necessità
di agire contro il riscaldamento terrestre e poi contro il TAP e praticamente a
tutto tondo, ma soprattutto il mio compito era quello poi di trasferire nella
zona, nell'Ovest Vicentino, trasferire la conoscenza di questi fatti, di
coinvolgere le persone, cioè fare in modo che ci fosse attorno a noi una presa
di coscienza generale nella popolazione.
Perché come sappiamo, i fanghi sono delle concerie e
contengono ampiamente i PFAS, quindi non è un fatto estraneo. Lo stesso,
abbiamo aiutato all'inizio, dato quello che succedeva negli Stati Uniti, al
movimento delle rive del Brenta contro gli inceneritori, spiegandogli che i
fanghi che venivano dalle concerie, eccetera contenevano i PFAS. Questo è stato
quello che ha permesso di bloccare attualmente l'inceneritore da 100.000
tonnellate dell'Eni.
Comunque noi poi ci siamo concentrati ovviamente
sull'inquinante più forte e quindi abbiamo cooperato insieme ad Alberto Peruffo
nella realizzazione di grandi manifestazioni, te l'avrà detto.
E allora su questo abbiamo fatto tante iniziative, convegni,
riunioni: l'ultimo convegno che abbiamo fatto adesso di CILLSA che ha visto
proprio il problema ‘ic et nunc’, cosa si fa adesso per salvare la popolazione
e allora una delle domande che poniamo è: primo ridare al medico la possibilità
e il dovere di fare le analisi del sangue per i PFAS che attualmente non sono
consentite dalla Regione Veneto, in maniera veramente contraddittoria con il
fatto che siamo la Regione più inquinata da PFAS. Però viene vietato ai medici
di accertare e di visitare una donna oppure parliamo anche dei consultori
familiari, non si è formato il personale...
Quindi c'è un blocco degli esami su cui noi adesso nella
campagna autunnale intenderemo mettere con le spalle al muro la Regione. Ma non
solo questo, abbiamo bisogno di avere, chiediamo che si faccia una linea di
prodotti alimentari riconosciuti dalla Regione PFAS free, che si faccia un
documento in cui gli alimenti, ma questo a livello nazionale, l'obbligo per chi
produce qualunque prodotto alimentare, di inserire nella confezione se contiene
PFAS o meno.
Perché è fondamentale, si dice sì va bene che c'è da fare la
discarica, ma noi dobbiamo salvare i bambini che nascono oggi, già stanno
nascendo oggi dei bambini che non sono protetti, non sono protetti. Ecco quindi
la nostra preoccupazione come associazione e l'abbiamo proposto nel convegno
che abbiamo fatto il 13 di settembre, la nostra lotta adesso va proprio con
obiettivi ben precisi per pretendere la prevenzione, sia della continuazione
dell'inquinamento sia del danno, quindi chiudere tutte le porte di ingresso ai
PFAS.
GF - I ceti sociali, abbiamo molti pensionati, poi diciamo
che abbiamo anche degli operai però sono operai in pensione e ceti medi
ovviamente.
Abbiamo continuato con il convegno di cui il moderatore e
conduttore è stato il dottor Fazio, che è il cuore perché noi vogliamo portare
dei risultati. L'anno scorso dal convegno abbiamo portato delle proposte a
Firenze, a Greenpeace e da lì è nato il movimento Zero PFAS del Veneto, quindi
voglio dirti, che è diventato d'Italia. Quindi noi abbiamo sempre l'ambizione
di portare delle proposte poi da condividere a tappeto e diventare una rete
perché crediamo nelle reti, quindi c'è questo aspetto e poi c'è l'aspetto di un
CILLSA che mi aiuta, forse perché ci lavoro dentro, forse perché ci sono tanti
medici dentro, non lo so, ma un CILLSA che mi aiuta nella divulgazione di
quello che è il mio lavoro a scuola perché io dove metto tutto il lavoro nelle
scuole? Quindi il sito mi regala due o tre pagine in cui parlo dei PFAS, in cui
parlo del gruppo educativo Zero PFAS, in cui faccio un archivio di tutto quello
che hanno fatto le scuole.
Se vuoi, in CILLSA Informa lui manda sempre i comunicati,
quindi da lì puoi trarre degli spunti.
Quando è scoppiato questo attacco noi abbiamo detto che
difendiamo il comune che fa questa proposta e loro quando hanno visto che noi
li abbiamo difesi hanno trovato in noi una spalla forte e quindi è nato un
rapporto molto costruttivo insieme, perché da lì abbiamo lavorato per avere i
filtri, l'acqua nel comune.
Abbiamo lavorato con l'Acqua del Chiampo per portare, quando
ancora l'acqua non era filtrata, i boccioni nelle scuole. Lavoriamo col comune
per verificare le mense scolastiche da dove vengono i cibi, tutta una serie di
iniziative.
GF - Certo, praticamente abbiamo coinvolto in tutta una serie di operazioni ecologiche un'amministrazione che era impensabile. E questo è anche un modo importante per fare politica, perché questo comporta anche l'ascolto maggiore da parte di una popolazione, per esempio leghista che ci vedeva come avversari.
GF - Ovest Vicentina.
La speranza non si crea dal nulla stando in casa nelle
poltrone, ma agendo. E poi l'altro obiettivo è di creare un rapporto
relazionale con gli adulti, di creare uno scambio intergenerazionale. Siamo
tutti sulla stessa barca.
Ancora l'obiettivo, è vero che bisogna partire da se stessi,
assolutamente, però da soli non facciamo niente.
Ci avevano chiesto anche le primarie, ma non ce la facciamo,
quindi facciamo proprio le scuole secondarie. Le tre province, Vicenza risponde
tantissimo, Padova risponde tantissimo, un po' meno Verona, facciamo però delle
capatine anche nella provincia di Treviso e siamo stati anche nella provincia
di Venezia.
46 Istituti, però tieni presente, io sono una maniaca della
statistica, che più di 12 ci hanno chiamato 3-4 volte. 3-4 volte intendo in
anni diversi, che quindi ripetono le esperienze con altri studenti.
Quindi l'obiettivo nostro, soprattutto da parte di CILLSA, ma
confortato dal fatto che partecipano a questa idea Alberto Peruffo e tanti
altri, è quello di trasformare ora e non fra…, come dicevo prima, sentire
l'urgenza di trasformare in obiettivi quelle che sono le istanze generiche e
lasciando la forma democratica dal basso dell'associazione, della rete, perché
la rete è una cosa interessantissima è un'esperienza di democrazia dal basso.
E quindi dalla rete ci vengono le istanze, io propongo che ci
sia un nucleo interno che a queste istanze dia una forma, sia giuridica sia
formale eccetera, per dire dobbiamo presentare una richiesta al Dipartimento
regionale di prevenzione, deve essere fatta in un certo modo, ma risponde
all'istanza della associazione che dice vogliamo che si facciano gli esami del
sangue.
Quindi è cominciare a trasformare in obiettivi concreti
immediati tutta una serie di istanze che vengono dalla base, una volta
trasformate in obiettivi facendoli approvare da tutte le associazioni e
presentarle come richiesta di tutte le associazioni e che chi le presenta è
solo un portavoce che poi a sua volta risponderà di quello che ha risposto la
controparte.
Questo significa che il soggetto devono restare le
associazioni, non ci deve essere una segreteria, una linea politica, anzi tanto
la possibilità in certi obiettivi di astenersi e di non partecipare in modo che
si dà la massima libertà alle associazioni ma si rende possibile un'azione
politica forte senza creare una linea politica tipo partito, segretario
politico, comitato centrale e tutto il resto, quindi è anche una
sperimentazione di democrazia diretta. Importante però: questa cosa deve
portare risultati, quindi si deve trasformare in oggetto.
Se poi la controparte ti dice no, stabiliamo le forme di
lotta, andremo nei supermercati, faremo quello che dobbiamo fare, faremo
richieste all'autore giudiziaria e così via, ma tutto questo deve essere sempre
presentato in forma concreta alle associazioni dopo che sono state ricevute le
istanze e quindi approvate. Dopodiché si parte da domani, si faranno le
iniziative davanti ai supermercati e basta, magari si stampa il volantino con
cui ci si va.
Questo permette di non creare mai gruppi dirigenti più o meno
mascherati, ma che siano realmente democratici.
Quelli che pensano che non fanno parte del loro patrimonio
culturale, possono dire che questi obiettivi noi non li seguiamo, tutti gli
altri sì, e allora presentiamo gli obiettivi con i nomi di tutti quelli che ci
stanno.
E questo è il modo democratico di gestire una rete, dando
anche la libertà. Certo, se scoppiano delle contraddizioni per cui a un certo
punto ci sono stati dei casi in cui i portavoce di queste reti difendevano il
gestore delle acque e non i compagni che andavano là a protestare e a
raccogliere i dati, eccetera, è chiaro che lì nasce una contraddizione
incompatibile e allora col tempo si deve vedere il modo di chiedere a questi…
Siamo andati a Firenze per due giorni, è stata una due
giorni. Greenpeace ci ha pagato anche il soggiorno; lì abbiamo costruito
insieme la proposta, cioè di fare una rete nazionale. L'anno scorso. L'ottobre
dell'anno scorso.
Erano presenti anche attivisti del Piemonte, della Val
d'Aosta e della Toscana, e quindi insieme abbiamo detto si doveva fare una rete
nazionale. Abbiamo portato queste istanze e quindi bene o male abbiamo detto,
ognuno fa una rete nella propria regione, ma stiamo lavorando a costituire
quella nazionale. E da lì è nata questa proposta.
Diciamo che all'inizio, in realtà abbiamo fatto qualche
riunione via internet, via zoom, abbiamo avuto molte adesioni, ma di fatto,
concretamente, azioni specifiche in nome della rete, ancora, anche se abbiamo
tanti documenti, tante istanze eccetera, ecco perché dicevo prima che bisognava
creare gli obiettivi apportati. Non se ne sono fatte, infatti, tranne qualche
proclama così in generale.
GP - È in fieri quindi.
Non hai l'obbligo di praticare una fede politica, hai
l'appoggio per il tuo lavoro, sei al Lago di Garda, prendi la gente del Lago di
Garda, oppure di Treviso, da Treviso al Lago di Garda ci troviamo e facciamo
delle cose insieme.
E abbiamo sostenuto questa linea. E guardate che far chiudere
una multinazionale e questo, quando si è visto che le cose andavano in questa
direzione, allora il Tribunale, che prima aveva nicchiato dicendo ma no, non si
sa nemmeno se farà uscire il precedente procuratore del Tribunale di Vicenza.
Invece quando ha visto il movimento di massa, le adesioni,
migliaia di persone alle manifestazioni, allora la magistratura ha cominciato a
capire che forse era meglio cominciare a pensare a queste cose e siamo arrivati
alla sentenza. Questa sentenza non ci sarebbe stata senza l'azione del
movimento.
Però intanto formalmente la magistratura l'ha fatto, questo è
un fatto storico.
Quindi abbiamo influenzato anche l'amministrazione comunale,
ma noi non trattiamo col comune, collaboriamo nel senso che si deve fare questa
cosa e loro la fanno. Abbiamo appena criticato che è venuto ad Arzignano il
McDonald's, quindi continuiamo nella nostra strada.
I movimenti, si sa, si gonfiano e si sgonfiano, hanno grande
potere in certi momenti, ma poi ovviamente…non essendo organizzati.
Ecco, se però noi riusciamo veramente a strutturare una rete,
e parlo di una rete nazionale, capace di incidere anche localmente, ma
ovviamente perché è fatta da associazioni locali, questo è il rapporto,
riuscire all'associazione locale, che continua a fare la sua politica locale,
riuscire a inserirla in una rete nazionale.
Cosa che darebbe una potenza formidabile anche all'azione
locale e soprattutto quando individuare gli avversari, individuare le
controparti, ma individuarle non scrivendo la rete, ma scrivendo duecento
associazioni ti stanno chiedendo questo, perché hanno sottoscritto quel
determinato punto.
Perché è il soggetto politico che deve decidere sia cosa
chiedere, sia cosa fare in caso di risposta negativa. Allora questo secondo noi
è un modo di fare politica che abbiamo visto anche con le femministe, ha
funzionato, funziona proprio per il problema delle differenze di genere,
funziona per la Palestina, dove sono andati alle manifestazioni un po' tutti,
quindi è la contraddizione degli errori che si sono fatti nelle politiche, nel
modo di fare politiche in tutto il novecento e nella prima parte del 2000, una
democrazia che cresce, che ha un futuro sicuro.
DA - Ecco, questo concetto io cerco di trasferire alla scuola
per gli studenti, nel senso che sentinelle del territorio, studenti
ambientalisti, protagonisti, ma in una visione generale, perché non basta il
locale, si agisce nel locale ma si pensa globalmente.
Adesso hanno fatto un monumento ai martiri, agli operai che
sono morti nei campi di concentramento nazista, hanno fatto le pietre di
inciampo, hanno fatto tutte cose stranissime che di solito un comune leghista
non fa e quindi noi pensiamo che i comuni che sono fatti da persone e che hanno
interessi concreti con la gente, nei comuni se si trovano delle controparti
intelligenti che capiscono l'importanza delle nostre proposte è possibile
ottenere.
Adesso, per esempio, abbiamo raccolto, stiamo raccogliendo in
tutti i comuni del Veneto un documento da presentare in Parlamento affinché si
faccia una legge sui PFAS e siamo andati a chiedere a tutti i comuni, il nostro
naturalmente l'ha firmato subito.
GP – ‘Il Mondo di Irene’ è molto attivo, ho parlato con Luisa Aprili.
D'altra parte penso che come la sento io questa cosa,
cominciano a sentirla anche gli altri. Non dimentichiamoci la famosa lettera
che Draghi e Trichet inviarono all'Italia sulle condizioni: volevano abbassare
la contrattualità degli operai legando i contratti nazionali, abbassare i
salari, definanziare la scuola pubblica, definanziare la sanità e sono tutte
scritte. Ogni tanto io la ripubblico perché la gente sappia qual è la mia
opinione.
Tanto non c'era problema perché sono la coordinatrice del
progetto educativo, quindi ho presentato tutto il progetto della scuola come
associazione CILLSA perché loro avevano bisogno di un codice fiscale. L'abbiamo
presentato ed è stato accettato. Cosa significa questa visibilità? Perché io
non avendo alle spalle né giornali, né istituzioni, né provincia, né
provveditorati gioco sul tam tam fra gli attivisti e su queste forme di
comunicazione.
Da tener presente anche che, da due anni a questa parte, sono
riuscita a mobilitare anche la stampa, addirittura la stampa a livello
nazionale, quindi ho avuto riscontro nel Fatto Quotidiano, nel Potere al
Popolo. Anche finalmente nei giornali cosiddetti cattolici, per cui c'è questo
tam tam. Adesso sanno chi è il gruppo educativo Zero PFAS.
Nel 2017 le Mamme vengono a scoprire, grazie a questo
monitoraggio che è stato fatto, che i loro figli avevano quantità enormi di
PFAS, e quindi io fui chiamato dalla Michela Piccoli, mi ricordo la prima sera,
in una tavernetta e spiegai cosa erano questi PFAS.
Mi dicevano che c'era questo risultato, ma nessuno ci spiega,
e fui io anche a suggerire di chiamarle Mamme, perché questo è un nome che vi
può portare più consenso, e organizzammo la prima manifestazione con le Mamme a
Lonigo.
Mi ricordo la sera in cui la preparammo c'era il sindaco di
Lonigo, che aveva coinvolto anche i sindaci delle altre città, e alcuni
assessori regionali, perché doveva essere... e allora dice, mettiamo in testa
naturalmente i sindaci, allora io vedo che nessuno aveva il coraggio, c'era un
certo malumore, c'erano una trentina di persone che discutevano, io ho detto
no, davanti ci stanno le mamme con i bambini, poi ci stanno tutti quelli del
movimento, poi ci stanno i cittadini, sindaci e assessori si mettono in coda
senza diritto di parlare.
E lui era ammutolito e così è stato fatto, perché eravamo in
diecimila, da quel momento la Regione ha cambiato tutto; niente esami,
minimizzare, non facciamo sapere niente, quindi ha avuto un ruolo di
minimizzazione per difendere la linea politica, perché ha capito che perdeva i
consensi, e questa è la politica che ha fatto fino ad ora.
Tuttora, come ti avranno detto gli altri, l'ennesimo
monitoraggio sugli alimenti, non si sa che fine ha fatto, non te le dicono,
perché si sa come sono.
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