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mercoledì 14 settembre 2016

UN PANINO A SCUOLA CONTRO L'INGIUSTIZIA

Il diritto allo studio deve passare attraverso la gratuità della mensa
  

                    

La  “questione mensa”, sorta in Piemonte in seguito ad un ricorso di un gruppo di genitori che hanno rivendicato il diritto di poter far consumare il panino portato da casa ai propri figli, è giunta ormai al termine, con la vittoria dei genitori, grazie alle sentenze della Corte d’Appello e del Tribunale di Torino “… la gratuità dell’istruzione è un principio assoluto e in alcun modo relazionato al reddito dei soggetti che devono fruirne. Subordinare il diritto allo studio all’adesione al servizio a pagamento viola il dettato costituzionale” 
Il panino della vittoria o della sconfitta, a seconda dei punti di vista.

La sentenza ha innescato una reazione a catena in altre Regioni creando non poche polemiche e difficoltà di tipo organizzativo.
   

Sono molto preoccupata per gli sviluppi che porterà tale sentenza.

    La questione di fondo è correlata alla norma sul diritto allo studio che ha portato la refezione scolastica ad essere riconosciuta come parte integrante della formazione scolastica.


Il passaggio dal concetto di assistenza a quello di servizio e di educazione alimentare ha le sue origini negli anni Settanta, con la soppressione del Patronato che gestiva il servizio di refezione per integrare la razione alimentare dei bambini in situazioni economiche disagiate.  Si sancisce infatti il passaggio da assistenza a servizio con il trasferimento delle competenze in fatto di assistenza sociale ai Comuni (art.45 D.P.R. 24 luglio 1977, n.616).                                                                                                                  Nel 1974 la Lombardia, con la Legge Regionale n.54, individua la refezione scolastica come componente del diritto allo studio e, a seguito dell’introduzione del tempo pieno nella scuola elementare (1975-1980), mangiare a scuola diventa a tutti gli effetti di un servizio al cittadino quando inizia il suo percorso scolastico.                                                        
  Nel 2010 vengono emanate dal Ministero della salute le linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica che diventa uno strumento fondamentale di educazione alimentare. Queste “muovono dall’esigenza di facilitare, sin dall’infanzia, l’adozione di abitudini alimentari corrette per la promozione della salute e la prevenzione delle patologie cronico-degenerative di cui l’alimentazione scorretta è uno dei principali fattori di rischio”.

In altri termini, l’istituzione della mensa scolastica ha storicamente perseguito gli obiettivi irrinunciabili in una scuola pubblica, di garantire a tutti i bambini, indipendentemente dalle risorse della loro famiglia, almeno un pasto di elevato valore nutritivo e bilanciato al giorno e fare del momento del pasto un momento di educazione sia alimentare sia comportamentale. Per questo motivo, la presenza in mensa fa parte dell’orario di lavoro degli insegnanti ed i bambini, almeno fino a tutte le classi della scuola primaria non sono lasciati a se stessi mentre sono a mensa.

La ristorazione scolastica, pertanto, non può essere considerata riduttivamente  come un soddisfacimento di fabbisogni nutrizionali, ma va intesa come un momento di educazione e di promozione della salute salute.                               Mangiare a scuola vuol dire anche arricchire il modello alimentare casalingo, attraverso nuovi sapori, gusti ed esperienze alimentari, gestendo le difficoltà di alcuni bambini nei confronti dei piatti mai assunti o di fronte a un gusto non gradito al primo assaggio. 

La refezione scolastica è una componente fondamentale della didattica e non si possono escludere alcuni bambini da questo momento di crescita.
Rinforza tale concetto Chiara Saraceno quando scrive:
Paradossalmente, questa funzione educativa della mensa è stata riconosciuta anche dalla sentenza dei giudici della Corte d’appello di Torino del 22 giugno scorso, che ha dato ragione ai genitori che chiedono di lasciare a scuola i figli con il pasto portato da casa, senza obbligarli a tornare a casa per mangiare. Secondo la Corte, tuttavia, è “il tempo della mensa”, il tempo dedicato al pasto, non il fatto di imparare, insieme ai propri compagni, a mangiare cose diverse ed eventualmente confrontare e rispettare esigenze dietetiche o di cultura alimentare differenti, ad essere parte della formazione dei ragazzi. Il che mi pare francamente riduttivo”


Insisto.
C’è un discorso di uguaglianza e di corretta nutrizione: una ricerca dello University College di Londra (2012) ha valutato che gli apporti nutrizionali del pranzo portato da casa erano nettamente inferiori a quelli presenti nel menu scolastico. A scuola si mangia con maggior attenzione alle qualità (la scelta dei fornitori è sempre più bio e a filiera corta), c’è un incentivo alla varietà e un controllo medico sulle porzioni, con relativo carico di apporto calorico e di nutrienti.

Altra cosa è invece discutere della qualità della mensa scolastica e del    costo di tale servizio che, coerentemente con quanto enunciato finora, essendo un momento della didattica scolastica non può, nella scuola dell’obbligo, comportare alcuna spesa da parte delle famiglie.
Perciò anch’io come Chiamparino, governatore del Piemonte invoco una legge “Bisogna colmare il vuoto normativo evidenziato dalla magistratura. Il tema dei costi troppo alti non può essere sfruttato smontando una conquista raggiunta negli anni”

Donata Albiero

lunedì 12 settembre 2016

ELMETTI E MOSCHETTI IN CLASSE? GRAZIE, PREFERISCO DI NO

"Libro e moschetto fascista perfetto"

 Ci sono cose da fare ogni giorno: lavarsi, studiare, giocare, preparare la tavola, a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte: chiudere gli occhi, dormire, avere sogni da sognare, orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra
Gianni Rodari, Promemoria

https://youtu.be/KJZI02bdVWI   La  scuola ripudia la guerra

La Buona Scuola  si sta configurando , a mio parere,   sempre più militare e militarizzata.

 Lezioni di Costituzione affidate a generali e ammiragli, concorsi spaziali con tanto di premi offerti dalle aziende produttrici di sistemi di morte, seminari e conferenze sulle missioni “umanitarie” delle forze armate italiane in Afghanistan, Iraq, Somalia, Libano e nei Balcani; visite guidate di intere scolaresche a caserme, aeroporti e porti
militari, installazioni radar, poligoni e industrie belliche.

Per fortuna contro tale impostazione si sta sempre più diffondendo la  Campagna “Scuole Smilitarizzate” iniziata nel 2013 .

Hanno scritto i giovani di PAX Christi nel presentarla:
“La scuola deve educare alla nonviolenza e alla pace come espressione di quella cittadinanza attiva sempre presente nelle indicazioni ministeriali, per formare costruttori di pace, tessitori di dialogo e di relazioni tra i popoli, nella ricerca di risoluzioni autenticamente pacifiche dei conflitti.
Al contrario, quando nella realtà formativa dei ragazzi entrano le attività promozionali dell'Esercito italiano, della Marina militare e dell'Aeronautica militare, si promuove un militarismo che educa all'arte della guerra piuttosto che alla costruzione della pace con mezzi pacifici e attraverso il rispetto per l'altro.
Riteniamo sia grave responsabilità la contaminazione dell'attività didattica con la promozione di una cultura di guerra in cui il soldato è proposto come colui che diffonde la pace e sacrifica la sua vita, sorvolando sul fatto che lo fa armi in pugno, imparando ad eliminare l'altro. Su questo crinale degenerativo dell'altissimo compito formativo della scuola, la patria è proposta non più come bene comune da proteggere, ma astrazione da difendere con l'uso della forza militare. Si indicano scelte di morte e di violenza
laddove si dovrebbero aprire i ragazzi ad un futuro di responsabilità, al dono di sé, piuttosto che alla considerazione dell'altro come possibile nemico…”
La Campagna Scuole smilitarizzate non richiede di aggiungere impegnative attività all'orario scolastico né alcun impegno economico, ma una presa di coscienza aperta ad una conseguente integrazione degli attuali programmi educativi-didattici nelle tematiche della pace.


Tre documenti possono essere di riflessione per ogni operatore della scuola prima di partire con qualsiasi tipo di programmazione:   

Manifesto di una scuola smilitarizzata

Quando l’esercito entra a scuola    

La pace si studia. La pace si impara.   

Se si ritengono condivisibili, si deve agire.  

La firma a una petizione on line per portare percorsi di educazione alla pace nelle scuole primarie e medie e abbandonare la prassi di armare la mano dei bambini (...non è una metafora) come purtroppo accade nel corso delle “gite scolastiche” che spesso vengono promosse per le scolaresche in particolare in occasione della festa dalle Forze Armate, se la fate, sancisce la convinzione per una scuola che condanna tout court la guerra e la cultura alla guerra.

Dalle parole si passa ai fatti   

Si aderisce come scuola (o classe) alla grande iniziativa di educazione alla pace, ai diritti umani e alla cittadinanza responsabile In marcia da Perugia ad Assisi” il 9 ottobre,  che vede come protagonisti della Marcia  scuole,  studenti, insegnanti  dirigenti scolastici impegnati nei tanti percorsi di educazione alla cittadinanza (italiana, europea, globale) e alla Costituzione, alla pace e ai diritti umani, alla legalità, al dialogo interculturale e all’ambiente sostenibile.

Ecco un modo concreto per dare avvio al nuovo anno scolastico all’insegna dell’educazione alla cittadinanza responsabile; consentire agli studenti di essere protagonisti di una grande iniziativa per la pace e la fraternità; sostenere quanti cercano di trasformare la scuola in un luogo dove si studia e s’impara la pace, dove si vive e si cresce in pace nel riconoscimento e nel rispetto dei diritti umani.









Io lo spero, per i nostri ragazzi, per noi tutti .

Donata Albiero  

venerdì 9 settembre 2016

MELA AVVELENATA ANCHE A SCUOLA?

Alimenti e pesticidi


La salute non è in vendita. 
(http://donataalbiero.blogspot.it/2013/01/la-salute-non-e-in-vendita.html) 
   

Abbiamo il dovere di salvare i nostri bambini e le nostre vite. Il progressivo avvelenamento della terra e dei suoi frutti deve essere fermato.

La scuola nel suo compito educativo deve fare la sua parte informando e formando perché la buona educazione comincia da piccoli.    

Riporto il parere di un medico per l’Ambiente (ISDE), dott. Giovanni Fazio, con cui collaboro quotidianamente nella  piccola associazione  ambientalista CiLLSA  (Cittadini per il Lavoro, la Legalità , la Salute e l’Ambiente ) di Arzignano, il paese dove vivo

Il suo  POST inizia con una  domanda: " Dareste a vostro figlio una mela comperata al supermercato?
 Se fate la stessa  DOMANDA  al vostro pediatra vi risponderà il più delle volte che sì, la mela è un alimento sanissimo, ricca di fibra, zuccheri e vitamine, l’ideale per il pasto di un bambino. Allo stesso modo vi risponderebbe sulla salubrità dello yogurt, dei biscotti per bambini, della pastina delle grandi marche, del pane e delle fette biscottate. 
Purtroppo invece la risposta è NO " ...

http://newjbi.blogspot.it/2016/09/dareste-al-vostro-bambino-una-mela_22.html


Donata Albiero 

domenica 4 settembre 2016

FORMAZIONE O SFRUTTAMENTO MINORILE ?

Alternanza Scuola Lavoro 

https://youtu.be/WpHOzifQtXY     Bliz dei collettivi studenteschi   



Sono stata impegnata per mesi, direttamente, nelle piazze, nelle assemblee, nel volantinaggio, a  raccogliere le firme sui quattro quesiti referendari contro la legge  107/2015 della SCUOLA.
     
I quattro quesiti scelti , considerati unitariamente, hanno  voluto  lanciare un chiaro messaggio politico  di critica radicale al modello di scuola della 107: aziendalizzazione della scuola pubblica, gerarchizzazione, competizione individuale tra i docenti, subordinazione della didattica agli interessi imprenditoriali e concorrenza tra le scuole alla ricerca di finanziamenti con modalità privatistiche.

Sono state raccolte 2 milioni di firme e depositate in Cassazione per la convalida .
  

Di tre  quesiti ho dato la mia opinione  nel blog Generazione Speranza con diversi post ,  dalla denuncia “ Le mani  sulla scuola pubblica”  , alla considerazione che la Buona Scuola è stata una beffa per il Paese , dalla critica all’Expo come vetrina per le Scuole,  alla riflessione sul ruolo del dirigente scolastico , alla tematica della valutazione e del bonus scolastico  ,  alla difesa della scuola pubblica

Vorrei ora affrontare la questione dell’alternanza scuola lavoro, il   terzo quesito presentato con la raccolta firme per abrogarlo .

La formazione aziendale, così come è impostata nella legge 107, comporta il rischio della subordinazione degli obiettivi didattici e culturali della scuola pubblica agli interessi imprenditoriali.

È chiaro che gli studenti devono essere in grado di inserirsi nel mondo del lavoro, ma forniti di strumenti cognitivi che li mettano in grado di capire in quale contesto si collocano, per chi si produce, per quali scopi, in quale modo. Invece, la formazione aziendale si caratterizza nel migliore dei casi (lo confermano molti  studenti intervistati e  docenti coinvolti), per l’apprendimento rapido di nozioni o saper fare decontestualizzati, 
da smettere rapidamente per acquisire altri saperi e saper fare analoghi, come è tipico di una forza lavoro flessibile e precaria. 
Per ragioni di opportunità politica si è scelto di focalizzare solo sulla abrogazione dell’assurdo obbligo di un monte orario così impegnativo, almeno 400 ore nel triennio di alternanza scuola lavoro per i tecnici e professionali e di almeno 200 ore per i licei, con una drastica riduzione delle ore di lezione e soprattutto l’alternanza Scuola Lavoro.


Che dire?  

In relazione all’obbligatorietà, la legge non fornisce alcuna giustificazione scientifica, pedagogica, didattica, cc.del monte ore individuato. 
Interviene a gamba tesa sull’autonomia didattica e organizzativa delle scuole alle quali compete progettare i percorsi e individuare le parti del profilo educativo previsto dai regolamenti della secondaria di II grado, le competenze, le abilità e le conoscenze dei vari campi e ambiti disciplinari, da sviluppare e valutare in relazione agli studenti in “carne ed ossa”.


C’è  il rischio, ancora,  che pur di coprire il numero di ore individuato dalla Legge, si utilizzino gli studenti  come vera e propria manodopera gratuita.
Purtroppo, l’orizzonte culturale e valoriale in cui si muove la legge 107/15 è chiaro: la centralità non è del ragazzo in formazione, ma  dell’impresa. In questo senso il compito primario della scuola è quello di soddisfare il fabbisogno di competenze del sistema economico incrementandone la competitività. 

La
 lettura della realtà da parte della scuola deve essere tutta orientata costruire i percorsi formativi in correlazione con le filiere produttive.
“Ma il modello a cui crediamo noi educatori è un modello nel quale la centralità è data ai ragazzi in formazione, con i loro bisogni, le loro ansie e aspirazioni. L’alternanza in questo contesto, può essere uno strumento straordinario per sviluppare nei ragazzi le capacità di conoscenza, comprensione, interpretazione e di cambiamento della realtà, a partire anche dai contesti lavorativi. Tutto ciò potrebbe contribuire a rinnovare metodi di lavoro e modalità organizzative delle scuole secondarie di secondo grado” (Filc CGIL) .

La Scuola ha un compito, quello della formazione di persone complete, cittadini-e, non di operai e operaie o lavoratori e lavoratrici determinati dalle esigenze del mercato, già predisposti prima ancora di essere formati come persone intere.
È preoccupante vedere chiaramente esposto il principio dominante: dare risposte alle richieste del mercato del lavoro.
Questa è una scelta di tipo ideologico e conferma un’idea di scuola che perde i connotati di luogo democratico, sociale e culturale, come la nostra Costituzione la configura, per essere piegata ai bisogni delle imprese.


Si parla di necessità che i ragazzi conoscano il mondo lavorativo .
Giusto.  Ma  la formazione deve essere effettiva, con  rigorosi controlli da parte delle scuole e  con l’adeguata informazione alle  famiglie sulle persone alle quali sono affidati i loro figli.
E soprattutto è necessario che sia ben chiaro che i ragazzi continuano ad essere prima di tutto studenti e non lavoratori: l’adesione che obbligatoriamente il Miur ha fatto firmare ai genitori italiani è invece un classico esempio di contratto capestro dove il minore lavoratore ha solo obblighi, persino quello (assurdo) di presentare il certificato medico in caso di assenza dal lavoro.

Voglio qui parlare solo degli studenti. Tralascio perciò la 'strumentalizzazione' operata a mio parere , dei docenti : INSEGNANTI IN AZIENDA titola con enfasi un articolo sul giornale di Vicenza del 3 09 2016  "Nell’ambito della collaborazione tra mondo della scuola e mondo del lavoro, martedì 6 settembre Confartigianato e Confindustria propongono ai docenti delle scuole secondarie medie e superiori di Vicenza e provincia la possibilità di partecipare a un momento di informazione e di incontro con testimoni aziendali. L’appuntamento cade in occasione della “Giornata dell’orientamento” .... L’obiettivo dell’iniziativa non è solo quello di migliorare il raccordo tra istituti medi e superiori nell’ottica del futuro professionale degli studenti, tenendo conto delle esigenze del mercato e delle aspettative delle famiglie, ma anche di promuovere e diffondere la cultura del lavoro così come si esplica nel contesto economico del territorio "

Per fortuna qualcosa si muove: da Cagliari ad es è comunque partito un accorato appello ai genitori affinché tutelino i propri figli contro il sistema alternanza scuola lavoro varato con la legge 107/2015 (peraltro anche in violazione degli articoli 4, 8 e 13 della Carta Europea dei diritti dell’Uomo che prevedono il divieto di lavoro minorile e la tutela dei rapporti familiari).
Dalla sua pagina Facebook l’avvocato Francesco Scifo ha fornito ai genitori il fac-simile di una lettera da inviare al Miur per denunciare l’illegalità della alternanza scuola lavoro così come è impostata attualmente.
Ribelliamoci  contro la nuova schiavitù minorile – scrive il legale -
Nessuno deve essere acquiescente alle leggi immorali altrimenti si giustifica tutto, anche le leggi razziali! Io combatto e voi? Scrivete il vostro dissenso alle scuole dei vostri figli! Protestare, reagire ai soprusi è doveroso".

Se può servire …

Donata Albiero


giovedì 1 settembre 2016

LA ‘BUONA SCUOLA’ E’ NATA SOTTO UNA STELLA CATTIVA

Per la scuola della costituzione

                                   https://youtu.be/fh3axMhnNU8


La scuola è stata la mia seconda casa per più di 40 anni, la mia vita, la mia occasione di riscatto sociale e culturale.
 Non posso accettare che essa subisca da anni   attacchi nobilitati dalla formula “razionalizzazione e semplificazione” e dalla retorica dell’innovazione.
 Sono del tutto consapevole ma non mi rassegno che la progressiva distruzione della scuola disegnata dalla Costituzione (anche se mai pienamente attuata) vale a dire laica, libera, pluralista e aperta a tutti, faccia parte dell’involuzione liberale della nostra società.  La legge 107 che delinea la cosiddetta buona scuola né è l’esempio lampante.

Concordo perciò con Armando Spataro quando ricorda che Impegnarsi per la scuola pubblica, sotto attacco come la giustizia, significa impegnarsi perché i cittadini del futuro si riconoscano nei principi della nostra Costituzione e nella nostra storia. Grazie agli insegnanti, i veri eroi del nostro tempo

Sottoscrivo la riflessione dell’ex ispettore Trittico che ho conosciuto in passato nel mio ruolo di dirigente: l’ho sempre stimato per la sua professionalità e competenza  .
E' agosto ormai e so che i tanti amici/che DS sono impegnati/e nella cerca dei nuovi docenti dai bacini territoriali. Non li/le invidio: è un'impresa faticosa e rischiosa. … Noi abbiamo una scuola che abbiamo costruito, con anni e con fatica (…) sulla base della Carta costituzionale. Gli anonimi avventurieri della buona scuola
hanno disegnato una scuola altra, o meglio una miriade di "scuole private" che saranno sempre più in competizione tra di loro. Scuole che nulla hanno a che fare con i principi del dpr 275/99. E con la 107 di fatto - non di diritto, ma gli anonimi estensori sono ignoranti in materia di diritto se non troppo scaltri - il 275 viene abrogato. Ma viene spesso citato quando fa comodo! Siamo governati - almeno per quanto riguarda il sistema di istruzione - da gente incompetente, saccente e un po' cialtrona: boria e faccia tosta!!! L'ho detto e l'ho scritto: invece di perder tempo a scrivere i 200 e passa commi della107, potevano limitarsi a scrivere: "le scuole pubbliche italiane non sono più pubbliche, ma private". Cari DS! So che alcuni di voi sono ben felici di avere più poteri! Mah! Attenzione! Se ormai le scuole pubbliche sono diventate private, di fatto, sotto il profilo giuridico, sono ancora pubbliche! E ne vedremo delle belle quando, tra i tanti competitori, scoppieranno grane e ricorsi.
 La buona scuola nasce sotto una stella cattiva.

Rincara la dose la dirigente scolastica Sabina Pirri che in una lettera alla rivista Orizzonte Scuola spiega i motivi della sua pensione anticipata l’1 settembre 2016. 
“La scuola è la mia vita…Tuttavia,  in totale dissenso con la legge 107, ho scelto di andare in pensione il prossimo primo settembre con Opzione Donna e 36 anni di servizio. 
Ci perdo del denaro  -non i pochi spiccioli di cui ciancia il premier-
ma la dignità non ha prezzo … ho fronteggiato alla meglio - grazie all'aiuto di molti docenti - quest'anno horribile... 
Gli ultimi adempimenti sono i più gravosi: in cauda venenum! l'attribuzione del bonus premiale e.la chiamata diretta, rischiosi, .forse anche anticostituzionali..

ll mio ultimo mese di servizio mi amareggia...penso ai docenti in piazza a ferragosto,.agli abilitati  bocciati  in massa al concorso che, cacciati dalla porta della docenza, rientreranno dalla finestra  come supplenti a settembre.dimostrando il fallimento dell'Università e delle abilitazioni che ha rilasciato a caro prezzo...ai 2000 presidi che mancheranno a settembre.alle 2000 scuole date a reggenza...e non mi consola neanche l'affetto da cui mi sento circondata…”.

Siamo in molti a temere,  nel nuovo anno scolastico, una scuola dove vigerà un modello di orga­niz­za­zione ver­ti­ci­stico che dirige un appa­rato tec­nico senza lasciare spa­zio alla dif­fe­renza: gli inse­gnanti diven­te­ranno tec­nici dell’insegnamento che dovranno met­tere in opera ciò che è stato deciso dall’alto e gli stu­denti vivranno in una scuola dove il modello azien­dale sarà appli­cato com­ple­ta­mente, senza alcuno scarto.


Ma la scuola non è morta; la scuola continua a reagire.
Nono­stante tutto, è rima­sta un’enclave dov’è ancora viva l’idea del «pub­blico» anche se è accerchiata dall'arroganza del potere. 
 Continua a combattere, come può, con pochi soldi ed armi spesso vecchie e spuntate. Alle volte, quando non ha i mezzi, sopperisce con l'ingegno e spesso con l'eroismo del singolo o del manipolo di coraggiosi.
Ma c'è. Non molla. Si batte e continuerà a farlo, nei prossimi mesi.
Quando prende una mazzata, resta tramortita per un attimo, ma poi caparbia si rialza e ricomincia. Anche se nessuno se ne accorge. Anche se tutti la danno per morta” 

Ho letto, in questi giorni, il comunicato del Comitato nazionale Legge di iniziativa popolare “per una Buona Scuola per la Repubblica del 5 agosto 2016.
Mi riconosco.

Negli ultimi dodici mesi, dopo la straordinaria mobilitazione contro la legge 107, ho seguito il percorso di partecipazione democratica che ha portato alla presentazione dei quesiti referendari contro la  buona scuola (sic)  di Renzi.


 Ho partecipato al comitato provinciale di VI e contribuito alla costruzione del comitato Ovest Vicentino  impegnandomi totalmente con la presenza ai banchetti per la raccolta delle firme.

Nel mio agire quotidiano in difesa della scuola pubblica sono sempre stata guidata da un fermo ancoraggio ai principi costituzionali. Non posso certo arrendermi
Come cittadina e componente del Comitato LIP-Scuola di VI aderirò convintamente al Comitato per il no nel referendum alle modifiche costituzionali











La a guerra è ancora in corso.
(Buona scuola una beffa al paese e agli insegnanti     https://youtu.be/iVLl3Ck4r7w)


Donata Albiero

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APPROFONDIMENTI

Buona scuola? Un bluf indecoroso 
http://www.tvsvizzera.it/radio-monteceneri/Hypercorsivi/La-Buona-Scuola-Un-bluff-indecoroso-7976051.html