Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un’eternità
O solamente un’ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa
Dalla mia casa
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c’è quel che c’era
Non ci sei più tu
La ninna nanna del cantante Ermal Meta, a Sanremo 2026, è una filastrocca che parla di Gaza e di bambini che non ci sono più.
Ermal volge lo sguardo verso Gaza
per raccontare la storia di una bambina palestinese, strappata via a questa
vita dalla guerra.
Usa le parole rimate, sceglie i
toni cantilenanti, gioca con i ritmi tipici delle filastrocche, e parla di
infanzia Ermal Meta sul palco di Sanremo. Però delle nenie per bambini la sua
canzone non ha la leggerezza, la spensieratezza: è una ninna nanna dolorosa e
struggente per tutte le bambine e i bambini uccisi dalla guerra, specialmente
per quelli di Gaza.
La stellina che non c'è più
potrebbe chiamarsi Amal, o forse Nour, o Layla, chissà ... O magari potrebbe
essere Hind Rajab, la bambina resa tristemente nota dal film - Leone d'Argento
a Venezia - diretto da Kaouther Ben Hania, che ricostruisce la vera storia
della bimba palestinese di sei anni rimasta bloccata per ore in un'auto tra i
suoi familiari uccisi, diventata simbolo della tragedia dei minori in ogni
conflitto.
E anche Stella Stellina è un simbolo, lo sono i nomi ogni sera diversi ricamati sugli abiti: del cantante che ha affermato in un'intervista: "ogni nome è un incantesimo e tanti ne sono stati spezzati, dunque è doveroso dare un nome o un volto ai bambini e anche non sentirmi solo sul palco con la mia incapacità di fare qualcosa".
Dopo quell’attacco, la risposta
militare israeliana ha colpito Gaza con una forza devastante. Migliaia di
civili uccisi. Un numero altissimo di bambini. Quartieri interi distrutti.
Ospedali senza elettricità. Famiglie costrette a spostarsi senza sapere dove
andare. La discussione internazionale parla di proporzionalità, di diritto
umanitario, di responsabilità. Alcuni parlano apertamente di genocidio. Non
come parola provocatoria, ma come interrogativo giuridico e morale davanti a
una distruzione così estesa.
C’è chi chiede che la musica resti neutrale. Ma quando muoiono i bambini la neutralità non è equilibrio. È assenza. Meta non ha accusato nessuno per nome. Non ha trasformato il palco in un tribunale. Ha fatto una cosa più difficile: ha ricordato.
Sanremo finirà. Le classifiche
cambieranno. Le polemiche si spegneranno. Ma quel nome resta. E forse questo è
il punto. Restituire umanità dove l’abitudine rischia di cancellarla.
Non serve sapere se la canzone
vincerà. Alcune canzoni non hanno bisogno di podi. Hanno bisogno di essere
ascoltate.
E questa, nel rumore generale, ha
scelto di farci restare in silenzio davanti a un nome.
Grazie
Donata Albiero
